LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1373 Codice Civile

Pagina 2 di 9

166 provvedimenti

Disdetta del contratto collettivo: addio al premio aziendale
Un gruppo di dipendenti ha fatto causa all'azienda per continuare a ricevere un premio aziendale fisso, denominato "ex premio aziendale individuale ad personam", anche dopo la disdetta del contratto collettivo aziendale del 2007. I lavoratori sostenevano che l'emolumento fosse ormai parte del loro contratto individuale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei lavoratori, confermando che le disposizioni dei contratti collettivi non si incorporano nei contratti individuali ma operano dall'esterno. Di conseguenza, la legittima disdetta del contratto collettivo da parte dell'azienda comporta la cancellazione del premio, in quanto non si tratta di un diritto quesito né di un trattamento minimo costituzionale intoccabile.
Continua »
Agevolazione tariffaria: ex dipendenti perdono lo sconto
Un gruppo di ex dipendenti ha fatto causa all'Azienda per mantenere lo sconto sulla bolletta elettrica, beneficio storicamente concesso tramite accordi collettivi. L'Azienda aveva cancellato l'agevolazione tariffaria esercitando il recesso unilaterale dagli accordi a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha respinto le richieste dei pensionati, confermando che lo sconto in bolletta non ha natura retributiva e non costituisce un diritto quesito. Di conseguenza, l'accordo collettivo può essere disdettato e il beneficio legittimamente eliminato. Vince l'Azienda.
Continua »
Premio aziendale ad personam: il bonus svanisce con la disdetta
I Lavoratori hanno fatto causa all'Azienda chiedendo di mantenere il premio aziendale ad personam anche dopo la disdetta dell'accordo integrativo aziendale del 2007. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei dipendenti, confermando che le disposizioni dei contratti collettivi non si incorporano nei contratti individuali. Di conseguenza, la disdetta dell'accordo collettivo da parte dell'Azienda ha legittimamente azzerato l'obbligo di pagare il premio per il futuro. Non si tratta di un diritto quesito, poiché le tutele collettive operano dall'esterno e possono essere modificate o cancellate, a differenza dei patti individuali. L'Azienda vince la causa e i lavoratori sono condannati a pagare le spese di giudizio.
Continua »
Disdetta dell’accordo integrativo aziendale: addio al premio
Un gruppo di dipendenti ha fatto causa all'Azienda per continuare a ricevere l'ex premio aziendale individuale, soppresso dopo la disdetta dell'accordo integrativo aziendale del 2007. I lavoratori sostenevano che il premio fosse ormai parte integrante del loro contratto individuale e quindi irriducibile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei lavoratori. I giudici hanno chiarito che i contratti collettivi aziendali non si incorporano nei contratti individuali. Di conseguenza, la legittima disdetta dell'accordo integrativo aziendale fa venir meno il diritto a percepire i relativi premi accessori, senza violare il principio di irriducibilità della retribuzione. I lavoratori perdono la causa e sono condannati a pagare le spese di giudizio.
Continua »
Contratto integrativo aziendale: premio perso dopo la disdetta
Alcuni dipendenti hanno fatto causa all'Azienda per mantenere un premio economico individuale derivante da un vecchio accordo collettivo del 2007. L'Azienda aveva infatti cancellato questo beneficio dopo aver dato regolare disdetta del contratto integrativo aziendale. I lavoratori sostenevano che la somma fosse ormai parte intoccabile del loro stipendio individuale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei lavoratori. I giudici hanno chiarito che le regole stabilite da un contratto integrativo aziendale non entrano per sempre nel contratto di lavoro del singolo dipendente. Di conseguenza, se l'accordo collettivo viene disdettato, il diritto a ricevere quel premio cessa per il futuro. La riduzione dello stipendio è quindi legittima perché non tocca il minimo costituzionale garantito.
Continua »
Multa penitenziale: quando il recesso non diventa automatico
L'Azienda Venditrice ha chiesto la condanna dell'Azienda Acquirente al pagamento di una multa penitenziale di 31.500 euro, sostenendo che quest'ultima avesse esercitato il diritto di recesso previsto dal contratto di vendita di un macchinario agricolo. L'Azienda Acquirente si era opposta sostenendo di aver voluto risolvere il contratto a causa dell'inadempimento della venditrice, che non aveva consegnato un accessorio fondamentale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della venditrice, stabilendo che il recesso esercitato per presunto inadempimento della controparte non può essere convertito d'ufficio in un recesso unilaterale libero (ad nutum). Di conseguenza, non è dovuta alcuna multa penitenziale, anche se l'inadempimento contestato non viene accertato, poiché la reale volontà della parte era quella di reagire a un torto subito.
Continua »
Contratto di subfornitura: recesso senza preavviso costa caro
Nel contesto di un contratto di subfornitura, la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Committente contro la condanna al pagamento di una penale per recesso anticipato senza preavviso. Il Committente contestava la validità del contratto per la mancanza di un allegato e chiedeva la riduzione della penale. La Suprema Corte ha confermato che la pluriennale collaborazione e i successivi accordi sanano eventuali indeterminatezze iniziali. Inoltre, ha stabilito che il recesso senza il preavviso di un anno pattuito costituisce un inadempimento che giustifica l'applicazione della penale. Quest'ultima, calcolata sulla media del fatturato, è stata ritenuta congrua e non riducibile d'ufficio in mancanza di prove concrete fornite dal debitore.
Continua »
Agevolazioni tariffarie dei pensionati: la Cassazione dice no
Un gruppo di ex dipendenti di un'azienda energetica ha fatto causa per mantenere le agevolazioni tariffarie dei pensionati sulla fornitura di elettricità, revocate dall'azienda dopo la disdetta degli accordi collettivi. I pensionati sostenevano che lo sconto fosse un diritto quesito e parte della retribuzione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che lo sconto sulla bolletta non ha natura retributiva, poiché non è legato alla quantità o qualità del lavoro prestato. Inoltre, la Corte ha stabilito che i contratti collettivi non si incorporano per sempre nei contratti individuali. Di conseguenza, l'azienda poteva legittimamente recedere dall'accordo a tempo indeterminato per evitare un vincolo perpetuo. Gli ex dipendenti perdono definitivamente il beneficio e sono condannati a pagare le spese di giudizio.
Continua »
Agevolazione tariffaria: perché i pensionati perdono lo sconto
Un gruppo di ex dipendenti di un'azienda energetica ha fatto causa per mantenere l'agevolazione tariffaria sulla fornitura di energia elettrica, un beneficio storico rimosso dai successivi contratti collettivi e infine revocato dall'azienda. I pensionati sostenevano che lo sconto fosse un diritto quesito e parte integrante della retribuzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'agevolazione tariffaria non ha natura retributiva, poiché non è legata alla quantità o qualità del lavoro svolto. Inoltre, i contratti collettivi non si incorporano per sempre nei contratti individuali, consentendo la modifica o la revoca delle agevolazioni tramite successivi accordi o recesso unilaterale. I pensionati hanno perso la causa e sono stati condannati a pagare le spese legali.
Continua »
Diritto quesito dei lavoratori: svanisce lo sconto in bolletta
Un gruppo di ex dipendenti di un'azienda energetica ha fatto causa per mantenere lo sconto sulla bolletta elettrica, rimosso dall'azienda dopo la disdetta degli accordi collettivi. I pensionati sostenevano che il beneficio fosse ormai un diritto quesito dei lavoratori e parte della loro retribuzione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'agevolazione tariffaria non ha natura retributiva, poiché non è legata alla quantità o qualità del lavoro svolto. Inoltre, non si tratta di un diritto quesito dei lavoratori: i contratti collettivi non si incorporano per sempre nei contratti individuali. Di conseguenza, in caso di accordi a tempo indeterminato, l'azienda può legittimamente recedere per evitare vincoli perpetui, lasciando ai pensionati solo una mera aspettativa di mantenimento del beneficio.
Continua »
Diritto quesito e sconti in bolletta: i pensionati perdono la causa
Un gruppo di pensionati ha fatto causa alla propria ex azienda per ottenere il ripristino delle agevolazioni tariffarie sulla fornitura di energia elettrica, eliminate a seguito della disdetta del contratto collettivo da parte della società. I pensionati sostenevano che lo sconto sulle bollette rappresentasse ormai un diritto quesito, entrato stabilmente nel loro patrimonio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei lavoratori. I giudici hanno chiarito che le agevolazioni previste dai contratti collettivi non si incorporano nei contratti individuali e possono essere legittimamente revocate o modificate nel tempo. Di conseguenza, i pensionati non possono vantare alcun diritto quesito su tali benefici assistenziali e devono rassegnarsi alla perdita dello sconto, oltre a dover pagare le spese di giudizio.
Continua »
Bollette ed ex dipendenti: lo sconto non è un diritto quesito
Un gruppo di ex dipendenti di un'azienda energetica ha fatto causa per mantenere lo sconto sulla bolletta elettrica, previsto da vecchi accordi collettivi. L'azienda aveva infatti cancellato l'agevolazione tramite un recesso unilaterale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei pensionati, stabilendo che l'agevolazione tariffaria non costituisce un diritto quesito. I contratti collettivi non si incorporano per sempre nel contratto individuale di lavoro e possono essere modificati o disdettati nel tempo. Inoltre, lo sconto non ha natura retributiva poiché non è legato alla qualità o quantità del lavoro svolto. L'azienda ha quindi legittimamente eliminato il beneficio, offrendo in cambio una somma una tantum. I pensionati perdono la causa e devono pagare le spese legali.
Continua »
Agevolazione tariffaria: perché i pensionati perdono lo sconto
Un gruppo di pensionati, ex dipendenti di un'azienda energetica nazionale, ha fatto causa per mantenere l'agevolazione tariffaria sulla fornitura di energia elettrica domestica. L'azienda aveva infatti disdetto unilateralmente l'accordo collettivo che prevedeva questo sconto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei pensionati, confermando le decisioni dei precedenti gradi di giudizio. I giudici hanno stabilito che lo sconto sulle bollette non ha natura retributiva, poiché non è legato alla quantità o qualità del lavoro svolto, e non costituisce un diritto quesito. Trattandosi di un beneficio derivante da un accordo collettivo a tempo indeterminato, l'azienda poteva legittimamente disdirlo, lasciando ai pensionati una mera aspettativa non tutelabile dopo la cessazione dell'accordo stesso. Di conseguenza, i ricorrenti hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese legali.
Continua »
Agevolazione tariffaria: perché i pensionati perdono lo sconto
Alcuni ex dipendenti in pensione hanno fatto causa all'Azienda energetica per contestare la revoca unilaterale dello sconto sulle bollette elettriche. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei pensionati, confermando che l'agevolazione tariffaria non ha natura retributiva e non costituisce un diritto quesito. Il beneficio, infatti, era slegato dalla prestazione lavorativa e concesso anche ai familiari. Trattandosi di consumi futuri e incerti, l'Azienda poteva legittimamente recedere dall'accordo collettivo a tempo indeterminato per evitare un vincolo perpetuo. Di conseguenza, i ricorrenti hanno perso la causa e sono stati condannati a pagare le spese legali.
Continua »
Agevolazione tariffaria: perché la revoca Enel è legittima
Un gruppo di ex dipendenti ha fatto causa all'Azienda per contestare la revoca di uno sconto sulla bolletta elettrica. I lavoratori sostenevano che questa agevolazione tariffaria costituisse un diritto quesito e avesse natura di retribuzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'agevolazione tariffaria non ha natura retributiva poiché non è legata alla prestazione lavorativa o alla qualifica. Inoltre, trattandosi di un beneficio derivante da accordi collettivi senza scadenza, l'Azienda poteva legittimamente esercitare la disdetta unilaterale per il futuro. Di conseguenza, i futuri sconti non rappresentano un diritto quesito ma una semplice aspettativa, ormai venuta meno. Gli ex dipendenti hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese legali.
Continua »
Agevolazione tariffaria: perché i pensionati hanno perso
Un gruppo di ex dipendenti in pensione ha fatto causa alla Società Energetica per chiedere il ripristino dello sconto sulle bollette elettriche, soppresso unilateralmente dall'azienda nel 2015. I pensionati sostenevano che l'agevolazione tariffaria fosse un diritto quesito e parte integrante della loro retribuzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito che l'agevolazione tariffaria, nata da accordi collettivi per scopi assistenziali familiari, non ha natura retributiva e non costituisce un diritto intangibile per il futuro. La disdetta del contratto collettivo da parte del datore di lavoro estingue legittimamente il beneficio per il futuro, senza che la comunicazione ricevuta al momento del pensionamento possa considerarsi una novazione individuale del contratto. I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese di giudizio.
Continua »
Clausola di ripensamento: il recesso che blocca la vendita
Due fratelli firmano una scrittura privata per la vendita di una quota immobiliare, inserendo una Clausola di ripensamento che permette il recesso pagando il doppio degli acconti. Successivamente, il venditore esercita il recesso, ma l'acquirente si oppone chiedendo il trasferimento coattivo del bene. La Corte d'Appello dichiara nullo il recesso, ritenendo il contratto una vendita immediata e incompatibile con il ripensamento. La Cassazione accoglie il ricorso del venditore: i giudici d'appello hanno errato isolando la clausola dal resto del testo. La comune intenzione dei contraenti va ricostruita leggendo l'accordo nella sua interezza e rispettando il principio di conservazione dei patti. La causa torna in appello per una nuova valutazione.
Continua »
Agevolazioni tariffarie dipendenti: la Cassazione nega lo sconto
Due ex dipendenti di una grande azienda energetica hanno fatto causa per mantenere le agevolazioni tariffarie dipendenti sulla fornitura di elettricità, revocate dall'azienda dopo la disdetta del contratto collettivo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei lavoratori. I giudici hanno chiarito che lo sconto sulla bolletta non ha natura retributiva, poiché non è legato alla qualità o quantità del lavoro svolto, ma rappresenta un beneficio sociale. Di conseguenza, l'agevolazione non costituisce un diritto quesito intangibile. Trattandosi di un accordo a tempo indeterminato, l'azienda poteva legittimamente recedere per evitare un vincolo perpetuo. I lavoratori perdono la causa e sono condannati a pagare le spese legali.
Continua »
Sconto energia ex dipendenti: la Cassazione nega il diritto eterno
Un gruppo di ex dipendenti in pensione ha fatto causa all'Azienda per mantenere lo sconto energia ex dipendenti sulle bollette elettriche domestiche, rimosso unilateralmente dall'Azienda nel 2015. I pensionati sostenevano che il beneficio fosse ormai un diritto acquisito e parte della loro retribuzione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'agevolazione tariffaria non ha natura retributiva poiché non è legata alla quantità o qualità del lavoro svolto. Inoltre, i contratti collettivi a tempo indeterminato possono essere disdettati per evitare vincoli eterni. Di conseguenza, l'Azienda ha vinto la causa e gli ex dipendenti hanno perso definitivamente il diritto allo sconto, venendo anche condannati a pagare le spese legali.
Continua »
Sconto energia elettrica dipendenti: addio al bonus in bolletta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un gruppo di ex dipendenti in pensione contro l'azienda datrice di lavoro. I pensionati chiedevano il ripristino dello sconto energia elettrica dipendenti sulle bollette domestiche, revocato unilateralmente dall'azienda dopo la disdetta degli accordi collettivi nel 2015. I giudici hanno stabilito che questa agevolazione tariffaria non ha natura retributiva diretta e non costituisce un diritto quesito (un diritto ormai acquisito e intangibile). Di conseguenza, l'azienda poteva legittimamente revocare il beneficio alla scadenza o tramite disdetta del contratto collettivo a tempo indeterminato. I pensionati perdono la causa e devono pagare le spese processuali.
Continua »