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Art. 1372 Codice Civile

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855 provvedimenti

Recesso anticipato incarico dirigenziale: stop della PA
La Corte di Cassazione ha stabilito che la Pubblica Amministrazione non può applicare il recesso anticipato per raggiungimento dell'anzianità contributiva massima a un incarico dirigenziale a tempo determinato. La sentenza chiarisce che tale facoltà, prevista dall'art. 72 del D.L. 112/2008, è riservata ai soli rapporti di lavoro a tempo indeterminato, data la diversa natura e finalità degli incarichi a termine, che si fondano su una durata e su valutazioni fiduciarie specifiche che devono essere rispettate fino alla scadenza.
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Trattamento retributivo: il giudicato lo protegge
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11334/2024, ha confermato il diritto di una collaboratrice linguistica universitaria a percepire le differenze retributive basate su un precedente giudicato. La Corte ha stabilito che, anche in presenza di modifiche normative successive, il trattamento retributivo più favorevole accertato da una sentenza passata in giudicato viene salvaguardato dalle apposite clausole legislative, non potendo essere peggiorato. Il ricorso dell'ateneo, basato sull'inapplicabilità del vecchio giudicato, è stato integralmente respinto.
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Mansioni superiori: qualifica di inviato speciale
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, riconoscendo le mansioni superiori di 'inviato speciale' a una giornalista, nonostante la mancanza di una nomina scritta. La Suprema Corte ha stabilito che lo svolgimento effettivo delle mansioni prevale sui requisiti formali. Il ricorso dell'azienda radiotelevisiva, basato sulla necessità di un atto scritto e sulla natura del programma televisivo, è stato respinto. La sentenza sottolinea che l'interpretazione dei requisiti contrattuali, come il periodo di 'biennio solare', rientra nella competenza del giudice di merito se logicamente motivata.
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Obblighi informativi datore di lavoro e sindacati
Una compagnia aerea internazionale, operante sul territorio nazionale, è stata citata in giudizio da organizzazioni sindacali per condotta antisindacale, consistita nel rifiuto di fornire informazioni e di avviare consultazioni. I tribunali di merito hanno dato ragione ai sindacati, affermando la giurisdizione italiana e l'esistenza degli obblighi informativi anche in assenza di applicazione di un contratto collettivo specifico. La società ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la giurisdizione e la base legale di tali obblighi. La Corte di Cassazione, riconoscendo la particolare rilevanza delle questioni di diritto sollevate, ha disposto il rinvio della causa a pubblica udienza per una trattazione approfondita.
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Clausola esonero responsabilità: inefficace vs terzi
Una recente sentenza della Cassazione chiarisce l'inefficacia della clausola esonero responsabilità nei confronti di terzi danneggiati. Il caso riguardava una società ferroviaria condannata in solido con l'appaltatore per danni causati da errori di progettazione, nonostante una clausola contrattuale che attribuiva ogni responsabilità all'impresa esecutrice. La Corte ha stabilito che tali patti hanno valore solo tra le parti (committente e appaltatore) e non possono pregiudicare i diritti dei terzi, né quelli dell'assicuratore che si surroga nei loro diritti.
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Obblighi informativi banca: doveri dopo l’acquisto
La Corte di Cassazione stabilisce che gli obblighi informativi della banca non cessano con la vendita di un prodotto finanziario. In un caso riguardante obbligazioni poi fallite, la Corte ha sancito che l'intermediario ha il dovere di comunicare al cliente ogni aggravamento del rischio, specialmente in presenza di garanzie contrattuali specifiche che implicano un monitoraggio post-vendita. La sentenza chiarisce che il dovere di diligenza e trasparenza persiste anche dopo l'acquisto.
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Sfruttamento unilaterale brevetto: la Cassazione decide
Una società di design slovena e un'azienda italiana di attrezzature subacquee sono contitolari di un brevetto. Dopo la fine del loro accordo, l'azienda italiana continua lo sfruttamento commerciale dell'invenzione. La Corte d'Appello lo ritiene legittimo, applicando le norme sulla comunione. La Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sul tema dello sfruttamento unilaterale brevetto, non decide nel merito ma rinvia la causa alla pubblica udienza della Prima Sezione Civile per risolvere la questione di diritto.
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Accordo sindacale: può modificare i superminimi?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla validità di un accordo sindacale che introduceva nuovi elementi retributivi, condizionandone la percezione alla rinuncia da parte dei lavoratori al proprio superminimo individuale. I giudici hanno respinto il ricorso dei dipendenti, stabilendo che l'accordo è legittimo in quanto non modifica unilateralmente il contratto individuale, ma offre al lavoratore una scelta tra il mantenimento del vecchio trattamento e l'accesso ai nuovi benefici collettivi.
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Valutazione prove indiziarie: il Fisco vince in Cassazione
In un caso di presunta frode IVA su un'operazione di leasing immobiliare, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito. La sentenza stabilisce che per una corretta valutazione prove indiziarie, tutti gli elementi indiziari (transazioni contestuali, sovrapprezzo, rapporti infragruppo) devono essere analizzati nel loro complesso e non singolarmente. L'errore dei giudici di secondo grado è stato quello di richiedere una prova 'certa', ignorando la forza probatoria complessiva degli indizi che suggerivano un'operazione di finanziamento mascherata, finalizzata a un'indebita detrazione d'imposta.
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Indennità di perequazione: no rinuncia senza accordo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'università, confermando il diritto dei suoi dipendenti distaccati presso un ente di ricerca a mantenere un'indennità di perequazione. La Corte ha stabilito che l'accettazione di un nuovo inquadramento contrattuale non costituisce una novazione del rapporto né una rinuncia implicita a un trattamento economico più favorevole precedentemente acquisito, in assenza di una chiara ed esplicita volontà delle parti in tal senso.
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Accordo sindacale: legittima la scelta sul superminimo
Un dipendente di un'azienda di trasporto pubblico ha contestato un accordo sindacale che subordinava l'accesso a nuove voci retributive alla rinuncia al proprio superminimo individuale. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando la legittimità della scelta offerta al lavoratore, in quanto l'accordo ha operato una riorganizzazione dei trattamenti accessori collettivi senza intaccare unilateralmente il diritto individuale.
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Conflitto di interessi: annullamento vendita immobiliare
La Corte di Cassazione conferma l'annullamento di una compravendita immobiliare tra due società gestite da coniugi. La decisione si fonda sul riconoscimento di un conflitto di interessi, in quanto il prezzo della vendita non fu mai realmente versato, ma creato artificiosamente tramite una provvista di denaro proveniente dalla stessa società venditrice, a suo danno.
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Premio di servizio: calcolo e retribuzione esclusa
La Corte di Cassazione ha stabilito che la retribuzione di posizione non rientra nel calcolo del premio di servizio per i dipendenti pubblici. La decisione si fonda sull'interpretazione restrittiva della Legge n. 152/1968, che elenca in modo tassativo le voci retributive utili a tal fine, escludendo la possibilità per la contrattazione collettiva di integrare tale elenco. Il caso riguardava un dirigente di un ente locale che chiedeva di includere nel suo premio di servizio la retribuzione di posizione percepita in modo continuativo.
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Mutuo Dissenso Immobiliare: Guida all’Imposta di Registro
Una società immobiliare ha annullato una vendita tramite mutuo dissenso immobiliare. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene l'atto di risoluzione sia un nuovo contratto soggetto a imposta di registro, si deve applicare il principio di alternatività IVA/registro. Pertanto, se l'operazione di ritrasferimento è soggetta a IVA, l'imposta di registro è dovuta in misura fissa e non proporzionale.
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Cessione contenzioso bancario: a chi tocca pagare?
Un ex dirigente bancario, licenziato prima della liquidazione e successiva cessione di un ramo d'azienda della banca, ha citato in giudizio sia l'istituto originario che quello acquirente. La Corte di Cassazione ha chiarito che in una cessione contenzioso bancario, le cause relative a rapporti di lavoro già terminati al momento della cessione non si trasferiscono all'acquirente, salvo diverso accordo. La legittimazione passiva resta quindi in capo alla società cedente in liquidazione, poiché il contenzioso riguarda un 'rapporto estinto' escluso dall'accordo di cessione.
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Interpretazione contratto: leggere tutte le clausole
Un assicurato si vede negare l'indennizzo per il furto della sua auto perché parcheggiata in strada e non nel garage previsto dalla polizza. La Corte di Cassazione accoglie il suo ricorso, stabilendo che i giudici di merito hanno errato nel non considerare una clausola specifica che prevedeva una copertura anche in quel caso. La sentenza ribadisce il principio fondamentale della corretta interpretazione del contratto assicurativo, che deve essere sempre valutato nella sua interezza e non in modo parziale.
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Cessione pro solvendo: la prova dell’insolvenza
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce aspetti fondamentali della cessione del credito pro solvendo a scopo di garanzia. Il caso riguardava l'opposizione a un decreto ingiuntivo per un mutuo garantito da cessione del quinto dello stipendio. La Corte ha stabilito che, sebbene spetti al creditore dimostrare l'insolvenza del datore di lavoro (debitore ceduto), tale prova può essere ricavata in via presuntiva dagli atti di causa e dalle stesse ammissioni e comportamenti processuali del debitore originario, senza necessità di un'azione esecutiva formale.
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Risoluzione contratto appalto e danni: le regole
Una società ottiene la risoluzione di un contratto di appalto pubblico a causa di illegittime e prolungate sospensioni dei lavori da parte della stazione appaltante. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8765/2024, chiarisce che in caso di risoluzione del contratto, che ha effetto retroattivo, non si applicano le norme speciali sul risarcimento del danno da sospensione (D.M. 145/2000). Il danno deve essere provato secondo le regole generali e il mancato utile può essere liquidato in via equitativa, ad esempio nella misura del 10% del valore dell'appalto.
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Cessione del credito: limiti e poteri del cessionario
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del cessionario di un credito. In un caso relativo a un contratto preliminare di compravendita di quote societarie, la Corte ha stabilito che la cessione del credito alla restituzione della caparra non conferisce al cessionario la legittimazione a chiedere la risoluzione del contratto per inadempimento. Tale azione rimane di competenza esclusiva del cedente, titolare della posizione contrattuale. La sentenza ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso del cessionario su questo punto, distinguendo nettamente tra cessione del credito e cessione del contratto.
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Transazione con il Comune: nullità senza impegno di spesa
Un avvocato ha richiesto il pagamento di compensi professionali a un Comune sulla base di un accordo transattivo. L'ente locale si è opposto, eccependo la nullità della transazione per mancanza del necessario impegno di spesa. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità dell'accordo, ribadendo che qualsiasi contratto stipulato da un ente locale che comporti una spesa deve essere assistito, a pena di nullità, dalla relativa copertura finanziaria e da uno specifico impegno contabile. Il diritto del professionista al compenso per l'attività svolta, tuttavia, rimane salvo e può essere fatto valere sulla base del contratto di patrocinio originario.
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