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Art. 1372 Codice Civile

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855 provvedimenti

Restituzione azienda e IVA: la Cassazione decide
L'Agenzia delle Entrate ha contestato la detrazione dell'IVA da parte di un contribuente sulla restituzione di beni al termine di un contratto di affitto d'azienda. La Corte di Cassazione ha stabilito che la restituzione azienda, comprensiva di rimanenze di magazzino e beni strumentali aggiunti dall'affittuario, costituisce un'operazione unitaria non soggetta a IVA. Di conseguenza, la Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia, negando il diritto alla detrazione per il proprietario dell'azienda.
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Obblighi banca fideiussione: buona fede e doveri
La Corte di Cassazione ha stabilito che la banca viola i suoi obblighi nella fideiussione se concede ulteriore credito a un debitore in difficoltà finanziarie senza informare il garante. Questo comportamento, contrario al principio di buona fede, rende la garanzia inefficace. La Corte ha precisato che la violazione dell'art. 1956 c.c. può essere rilevata anche d'ufficio e non è strettamente legata a una tempestiva eccezione di parte, cassando la sentenza d'appello e rinviando per un nuovo esame.
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Impugnazione delibera condominiale: limiti del giudice
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29927/2025, ha rigettato il ricorso di alcuni condòmini contro una delibera che approvava una transazione. La Corte ha ribadito che l'impugnazione di una delibera condominiale non può basarsi sulla mera convenienza della decisione. Il controllo del giudice è limitato alla legittimità e all'eccesso di potere, che si configura solo in caso di 'grave pregiudizio' per la cosa comune. È stato inoltre escluso il conflitto d'interessi dell'amministratore, poiché agiva su mandato specifico dell'assemblea.
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Buoni pasto: quando l’azienda può revocarli?
Un gruppo di lavoratori ha citato in giudizio il nuovo datore di lavoro per aver interrotto l'erogazione dei buoni pasto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i buoni pasto non costituiscono retribuzione, bensì un'agevolazione di carattere assistenziale. Pertanto, non sono protetti dal principio di irriducibilità della retribuzione e l'azienda ha potuto legittimamente recedere dall'accordo aziendale che ne prevedeva la corresponsione.
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Buoni pasto: non sono retribuzione per la Cassazione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha respinto il ricorso di un gruppo di lavoratori contro la decisione del loro datore di lavoro di interrompere l'erogazione dei buoni pasto. La Corte ha ribadito un principio consolidato: i buoni pasto non hanno natura retributiva, ma rappresentano un'agevolazione di carattere assistenziale. Di conseguenza, non sono protetti dal principio di irriducibilità della retribuzione e la loro erogazione può essere interrotta se basata su accordi collettivi da cui il datore può recedere.
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Canone concessorio: quando è dovuto per l’uso di acque?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14995/2024, ha stabilito che una società è tenuta al pagamento di un canone concessorio per l'utilizzo di un corso d'acqua, anche se su di esso ha eseguito opere private. La decisione si fonda sul fatto che il corso d'acqua era stato inserito nel reticolo idrico minore del Comune con una delibera mai impugnata dalla società. Di conseguenza, la natura pubblica del bene è incontestabile e l'uso esclusivo per scarichi industriali giustifica la richiesta del canone. La Corte ha respinto il ricorso della società, confermando le decisioni dei precedenti gradi di giudizio.
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Deposito cauzionale e compensazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni inquilini che si opponevano alla compensazione del loro deposito cauzionale con i canoni di locazione non versati. Nonostante una clausola contrattuale vietasse l'uso del deposito per pagare i canoni, i giudici hanno confermato che, a fine rapporto, la compensazione legale tra debiti e crediti reciproci è possibile. L'inammissibilità del ricorso è stata determinata da motivi procedurali, tra cui la mancata impugnazione di tutte le ragioni a fondamento della decisione d'appello.
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Retribuzione dirigenziale: quando va restituita?
La Cassazione chiarisce che la retribuzione dirigenziale accessoria, se erogata da un ente pubblico senza rispettare i presupposti di legge (come l'istituzione di un apposito fondo), deve essere restituita. Tuttavia, ha accolto i motivi procedurali di un dirigente, annullando la sentenza d'appello per omessa pronuncia su questioni cruciali come il minimo contrattuale e un precedente giudicato.
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Project financing giurisdizione: chi decide sui contratti
Un'ordinanza della Cassazione sul tema della project financing giurisdizione stabilisce che le controversie per inadempimento del contratto stipulato a valle dell'aggiudicazione, inclusa la richiesta di risoluzione e risarcimento, rientrano nella competenza del giudice ordinario e non di quello amministrativo. Il caso riguardava la riqualificazione di un'area comunale.
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Inefficacia sublocazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14505/2024, ha stabilito che l'inefficacia del contratto di sublocazione deriva direttamente dall'inopponibilità del contratto di locazione principale al nuovo proprietario, subentrato a seguito di pignoramento. Se la locazione principale, trascritta dopo il pignoramento, non è valida nei confronti del nuovo acquirente, anche il contratto di sublocazione perde ogni efficacia, obbligando il sublocatore alla restituzione del deposito cauzionale.
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Spese condominiali: l’acquisto implica l’obbligo
Una proprietaria immobiliare ha contestato l'obbligo di versare le spese condominiali, sostenendo che il suo contratto di acquisto non prevedeva tale vincolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'acquisto di un'unità immobiliare all'interno di un complesso, se il contratto menziona l'acquisizione di quote sulle parti comuni, fonda automaticamente l'obbligo di contribuire alle spese. La Corte ha chiarito che tale obbligazione (propter rem) sorge direttamente dal contratto di compravendita, che manifesta la volontà dell'acquirente di entrare a far parte della collettività condominiale.
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Regolamento condominiale e limiti alla proprietà privata
La Corte di Cassazione ha stabilito che una delibera assembleare approvata a maggioranza non può imporre limiti orari per lavori di manutenzione (es. giardinaggio) svolti all'interno di una proprietà esclusiva. Tali restrizioni, incidendo sul diritto di proprietà, richiedono l'unanimità dei consensi o devono essere previste da una clausola chiara ed inequivocabile del regolamento condominiale di natura contrattuale. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva ritenuto sufficiente una maggioranza semplice, basandosi su un'interpretazione estensiva di una norma generica del regolamento sui rumori.
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Contratto atipico: quando il rogito non cancella patti
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto atipico complesso, come una permuta di terreno in cambio della costruzione di immobili, non viene superato da un successivo atto di compravendita se quest'ultimo ha una mera funzione esecutiva degli obblighi già assunti. La sentenza chiarisce che il rogito non estingue l'obbligo di costruzione se le parti non hanno manifestato una chiara volontà novativa. La quietanza di pagamento nel rogito è stata ritenuta simulata, con la prova derivante dalle scritture private originarie che definivano il vero corrispettivo.
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Accordo Collettivo: legittima la scelta tra bonus
Un'azienda di trasporti ha modificato la struttura retributiva con un nuovo accordo collettivo, offrendo ai dipendenti la scelta tra mantenere un assegno personale o aderire a nuove indennità legate alla presenza. Una lavoratrice ha impugnato l'accordo, ma la Cassazione ha respinto il ricorso, ritenendo l'opzione legittima. La Corte ha stabilito che un accordo collettivo può modificare trattamenti preesistenti e che la rinuncia a un superminimo individuale è una scelta disponibile per il lavoratore.
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Mutuo consenso: fine rapporto dopo 9 anni di silenzio
Una lavoratrice, formalmente impiegata da un'agenzia, agisce in giudizio contro l'azienda utilizzatrice nove anni dopo la cessazione del rapporto per ottenerne il riconoscimento. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, stabilendo che un ritardo così prolungato e ingiustificato, unito al reperimento di un'altra occupazione, configura un'ipotesi di risoluzione del rapporto per mutuo consenso, anche nel contesto di un contratto di somministrazione.
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Licenziamento disciplinare: la falsa laurea lo giustifica
Un dipendente pubblico è stato licenziato per aver falsamente dichiarato di possedere una laurea in due diverse procedure di progressione economica. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare, ritenendolo una sanzione proporzionata alla gravità della condotta. La Corte ha sottolineato che la dichiarazione mendace, intenzionale e ripetuta nel tempo, ha irrimediabilmente compromesso il rapporto fiduciario con l'amministrazione, a prescindere dal fatto che il titolo fosse o meno indispensabile per la progressione di carriera.
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Accertamento presuntivo: onere della prova del Fisco
Un'impresa del settore giochi contesta un accertamento presuntivo basato su dati di terzi. La Cassazione rigetta il ricorso, confermando che spetta al contribuente fornire prova contraria specifica, come i contratti, per superare le presunzioni del Fisco. Viene inoltre negata la deducibilità di costi non provati nell'inerenza e effettività.
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Espromissione: la fusione non estingue il debito
Una società creditrice ottiene la dichiarazione di fallimento di una società debitrice basandosi su un decreto ingiuntivo definitivo. Le società socie della fallita ricorrono in Cassazione, sostenendo che il debito si fosse estinto per confusione. La loro tesi era che una terza società, che si era assunta il debito tramite espromissione, era stata successivamente incorporata dalla società creditrice. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'espromissione ha natura cumulativa e non liberatoria, salvo espressa dichiarazione del creditore. La fusione ha creato confusione solo tra creditore ed espromittente, ma non ha estinto l'obbligazione del debitore originario.
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Accordo tra coniugi: valido anche se via email
La Corte di Cassazione ha stabilito la validità di un accordo tra coniugi sulla ripartizione delle spese familiari, anche se formalizzato tramite email prima della separazione. Un marito aveva chiesto il rimborso della quota di spese familiari a carico della moglie, come pattuito. I giudici di merito avevano respinto la richiesta, ma la Suprema Corte ha cassato la sentenza, affermando che tali patti sono vincolanti e derogano al generale principio di irripetibilità delle spese sostenute durante il matrimonio.
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Eccezione riconvenzionale e leasing: la difesa chiave
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13345/2024, ha chiarito un punto cruciale in materia di leasing e fallimento. Una società di leasing, citata in giudizio dal fallimento di un'azienda utilizzatrice per la restituzione dei canoni pagati, si era difesa chiedendo un equo indennizzo. I giudici di merito avevano ritenuto tardiva tale richiesta. La Cassazione ha ribaltato la decisione, specificando che la richiesta non era una domanda nuova, ma una eccezione riconvenzionale, finalizzata unicamente a paralizzare la pretesa avversaria. Questa qualificazione permette di presentarla nei termini previsti per le difese, cambiando l'esito della causa.
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