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Art. 1367 Codice Civile — Anno 2024

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259 provvedimenti

Altri anni per Art. 1367 Codice Civile

Cessione crediti bancari: il contenzioso passa?
Una società fa causa a una banca per addebiti illegittimi. La banca viene posta in liquidazione e cede parte delle sue attività a un altro istituto di credito. La Corte d'Appello esclude che il contenzioso sia stato trasferito alla banca cessionaria. La Cassazione, con ordinanza interlocutoria, riconosce la complessità della questione legata alla cessione dei crediti bancari delle ex banche venete e rinvia la causa a nuovo ruolo per una trattazione congiunta con altri casi analoghi.
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Compravendita immobile inesistente: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 16034/2024, ha stabilito l'impossibilità di una compravendita di un immobile inesistente. Il caso riguardava una terrazza costruita dopo la stipula del contratto di vendita. Poiché il bene non esisteva al momento dell'accordo, non poteva essere oggetto del trasferimento di proprietà. La Corte ha rigettato il ricorso, condannando i ricorrenti per abuso del processo.
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Danno non patrimoniale: la Cassazione sulla prova
In un caso complesso riguardante la richiesta di risarcimento per un danno non patrimoniale ereditato, la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. La decisione si fonda sul principio consolidato che la violazione di un diritto non comporta automaticamente il risarcimento del danno. La parte che lo richiede ha l'onere di provare le concrete conseguenze negative subite, non essendo il danno considerato 'in re ipsa'. In questo caso, la prova del pregiudizio economico, presupposto della sofferenza morale, non è stata fornita.
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Garanzia del venditore: quando la dichiarazione è vincolante
Una società immobiliare ha acquistato un terreno scoprendo l'assenza di un diritto di passaggio dichiarato e la presenza di una servitù di elettrodotto non menzionata. La Cassazione chiarisce che una dichiarazione fattuale del venditore non equivale a una garanzia del venditore, ponendo un onere di diligenza sul compratore. La Corte ha confermato il risarcimento solo per la servitù non dichiarata, respingendo le altre pretese per mancanza di una vera e propria garanzia e di prove sui danni.
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Aspettativa e comporto: come salva il posto di lavoro
La Cassazione chiarisce il rapporto tra aspettativa e comporto. Una lavoratrice, licenziata per superamento del periodo di malattia, viene reintegrata perché aveva richiesto l'aspettativa prima della scadenza del comporto. La Corte stabilisce che la richiesta sospende il calcolo, rendendo illegittimo il licenziamento.
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Recesso del conduttore: quando è legittimo? La Cassazione
Un conduttore ha esercitato il recesso anticipato da una locazione commerciale, ma la Corte d'Appello ha ritenuto il recesso inefficace, condannandolo al pagamento dei canoni residui. Impugnata la decisione, la Corte di Cassazione ha sospeso il giudizio. La ragione è che una questione fondamentale sul risarcimento del danno in caso di recesso del conduttore è attualmente al vaglio delle Sezioni Unite, la cui decisione è attesa per garantire uniformità di giudizio.
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Indennità subappaltatore: no al pagamento dal cliente
Un'impresa subappaltatrice ha richiesto il pagamento dei lavori sia all'appaltatore principale che al committente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il subappaltatore non ha diritto all'indennità dal committente ai sensi dell'art. 936 c.c., poiché non è qualificabile come "terzo". La sua pretesa resta confinata al rapporto contrattuale con l'appaltatore. La mancanza di prove sull'esecuzione dei lavori ha ulteriormente indebolito la sua posizione. La parola chiave è indennità subappaltatore.
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Legato in sostituzione di legittima: la Cassazione
In una disputa ereditaria tra fratelli, la Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito. La disposizione a favore della figlia, definita con il verbo "lego" e "a titolo di legittima", è correttamente qualificata come legato in sostituzione di legittima. La Corte sottolinea che l'interpretazione del testamento, se ben motivata, non è sindacabile in sede di legittimità. Il ricorso del fratello, nominato erede universale, viene dichiarato inammissibile.
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Contributo calamità naturali: quando sorge il diritto?
Un cittadino, danneggiato da un'alluvione, ha ricevuto un anticipo del 35% su un contributo statale per calamità naturali. Quando ha agito in giudizio per il restante 65%, la Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. La Corte ha chiarito che la valutazione iniziale del danno non crea un diritto automatico all'intero importo. Il diritto al pagamento sorge solo con un atto amministrativo specifico che assegna i fondi necessari, che in questo caso era limitato all'anticipo del 35%.
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Riliquidazione pensione: conta la qualifica finale
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini della riliquidazione pensione complementare, si deve considerare la qualifica lavorativa detenuta al momento della cessazione del servizio. Il diritto a ottenere il calcolo corretto della pensione è imprescrittibile e non è soggetto alla prescrizione decennale. La controversia nasceva dalla richiesta di alcuni ex dipendenti di applicare l'aliquota dell'85% (per i Quadri) anziché dell'82% (per i Funzionari), come correttamente riconosciuto dalla Corte, respingendo il ricorso del Fondo Pensione.
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Pensione complementare e superbonus: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 15184/2024, ha chiarito due aspetti cruciali in materia di pensione complementare. In primo luogo, ha stabilito che la percentuale di calcolo della prestazione si basa sulla qualifica del lavoratore al momento della cessazione del servizio, non su quella precedente. In secondo luogo, ha confermato che l'adesione all'opzione "superbonus" (incentivo a posticipare il pensionamento) determina la "cristallizzazione" della posizione previdenziale, escludendo dal calcolo integrativo il periodo lavorativo successivo all'opzione. La Corte ha quindi respinto sia il ricorso del lavoratore che quello del fondo pensione.
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Contributo pubblico: acconto non garantisce il saldo
Un cittadino ha ricevuto un parziale contributo pubblico per danni da alluvione. Dopo aver richiesto il saldo, la Corte di Cassazione ha stabilito che l'erogazione di un "acconto" non crea un diritto automatico al pagamento dell'intera somma. La decisione dell'amministrazione è discrezionale e limitata dai fondi disponibili. L'interpretazione del termine "acconto" da parte dei giudici di merito è stata confermata, sottolineando che si trattava di un'anticipazione su future e incerte provvidenze, non di una prima rata di un importo già dovuto.
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Litisconsorzio necessario: terzi pignorati sempre parti
Una sentenza della Cassazione stabilisce il principio del litisconsorzio necessario nei giudizi di opposizione a pignoramento. Se i terzi pignorati non vengono citati in giudizio, si verifica una nullità insanabile. La Corte ha cassato la sentenza d'appello per mancata integrità del contraddittorio, rimandando la causa al primo giudice.
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Contributo calamità naturali: quando spetta il saldo?
Una cittadina ha ricevuto un acconto come contributo per calamità naturali a seguito di un'alluvione. Avendo agito in giudizio per ottenere il saldo, la sua richiesta è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che il versamento di un acconto non crea un diritto automatico al saldo. Tale diritto sorge solo con un successivo e specifico provvedimento amministrativo che, nel caso di specie, non è mai stato emesso. La corretta interpretazione degli atti amministrativi è stata cruciale per la decisione.
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Interpretazione contratto: la Cassazione e i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un socio che contestava il rigetto della sua richiesta di pagamento basata su un'opzione put. La decisione si fonda sul principio che l'interpretazione del contratto, operata dal giudice di merito, non può essere sindacata in sede di legittimità se risulta plausibile e non irrazionale. In questo caso, la richiesta di "restituzione" della quota è stata considerata diversa dalla "cessione" prevista dall'accordo, rendendo l'esercizio dell'opzione inefficace.
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Cessione azienda bancaria: chi paga i debiti?
Una società ha citato in giudizio il proprio istituto di credito per la restituzione di somme indebitamente percepite su un conto corrente, poi estinto. Successivamente, la banca è stata posta in liquidazione e un'altra banca ha acquisito un suo ramo d'azienda. La Corte d'Appello ha negato la responsabilità della banca acquirente, sostenendo che il rapporto, essendo già estinto al momento della cessione azienda bancaria, non rientrava nel perimetro delle passività trasferite. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, ha rinviato la decisione per trattare la questione insieme ad altri casi analoghi, data la sua rilevanza.
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Giurisdizione giudice ordinario: Stato vs Regioni
La Corte di Cassazione ha stabilito la giurisdizione del giudice ordinario in una controversia finanziaria tra lo Stato e una Regione Autonoma. La Regione richiedeva il versamento di somme derivanti dalla 'voluntary disclosure', che lo Stato si rifiutava di erogare invocando un precedente accordo. La Corte ha chiarito che, trattandosi di una pretesa puramente patrimoniale e non di un conflitto di attribuzioni o dell'esercizio di un potere pubblico, la competenza spetta al giudice civile e non a quello costituzionale o amministrativo.
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Dichiarazione Pubblica Utilità: Cassazione al vaglio
In un complesso caso di espropriazione, la Corte di Cassazione esamina un ricorso basato sulla validità della dichiarazione di pubblica utilità. Gli eredi di alcuni proprietari terrieri hanno impugnato la decisione della Corte d'Appello, la quale aveva riconosciuto un'indennità per l'occupazione legittima ma respinto le doglianze sulla legittimità dell'intera procedura. Data la complessità delle questioni sollevate, in particolare riguardo all'interpretazione degli atti amministrativi e alla reiterazione della dichiarazione di pubblica utilità, la Suprema Corte ha deciso di non pronunciarsi in camera di consiglio, rinviando il caso a una pubblica udienza per un'analisi più approfondita.
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Precetto su assegno: nullo se non è trascritto tutto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13373/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla validità del precetto su assegno. Un creditore aveva notificato un precetto basato su un assegno circolare, omettendo però di trascrivere il retro del titolo. L'istituto bancario debitore si è opposto, eccependo la nullità dell'atto. La Corte ha accolto l'opposizione, chiarendo che la mancata trascrizione integrale impedisce al debitore di verificare la legittimazione del creditore (ad esempio, l'esistenza di una girata per l'incasso a una banca), pregiudicando il suo diritto di difesa e rendendo nullo il precetto.
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Recesso per giusta causa: limiti del ricorso in Cassazione
Un'associazione ha impugnato in Cassazione la sentenza che negava il recesso per giusta causa da un contratto a progetto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che non è possibile utilizzare il giudizio di legittimità per ottenere una nuova valutazione dei fatti. La decisione sottolinea i rigorosi limiti del ricorso in Cassazione, che non può trasformarsi in un terzo grado di merito.
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