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Art. 1366 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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247 provvedimenti

Altri anni per Art. 1366 Codice Civile

Inadempimento contrattuale appalto: la Cassazione
La Corte di Cassazione si pronuncia su un complesso caso di inadempimento contrattuale appalto. Un consorzio di imprese aveva citato in giudizio un ente previdenziale per il mancato affidamento del volume di lavoro promesso. La Corte ha stabilito che le delibere amministrative preparatorie non integrano il contratto, a meno che non siano esplicitamente richiamate. Tuttavia, ha cassato la sentenza d'appello per omessa pronuncia su un profilo specifico di inadempimento, relativo alle modalità di esecuzione della prestazione, rinviando la causa per un nuovo esame su quel punto.
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Interpretazione clausola contrattuale: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un'acquirente immobiliare che lamentava la mancata ultimazione dei lavori di ristrutturazione. La controversia verteva sull'interpretazione di una clausola contrattuale di manleva. La Corte ha stabilito che l'interpretazione fornita dai giudici di merito, secondo cui la manleva copriva solo le pretese economiche aggiuntive dell'appaltatore e non la mancata esecuzione delle opere, era plausibile e non censurabile in sede di legittimità. Di conseguenza, la corretta interpretazione della clausola contrattuale è stata decisiva per respingere le pretese dell'acquirente.
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Poteri rappresentante: limiti e contratti nulli
La Corte di Cassazione ha stabilito che i contratti stipulati dal legale rappresentante di un ente ecclesiastico, senza le necessarie autorizzazioni previste dal diritto canonico per atti di straordinaria amministrazione, sono inefficaci. Questa inefficacia è opponibile ai terzi, a prescindere dalla loro buona fede, in virtù della specifica disciplina (L. 222/1985). La Corte ha chiarito che non si applica il principio generale dell'apparenza del diritto. Inoltre, ha precisato che i documenti contabili, in cui il rappresentante riconosce di aver ricevuto somme, hanno valore di riconoscimento del debito, invertendo l'onere della prova sulla destinazione dei fondi.
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Rinnovo tacito contratto: la Cassazione decide
Una società contesta il pagamento di una penale, sostenendo la scadenza di un contratto di fornitura senza un valido rinnovo tacito contratto. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte chiarisce che, di fronte a clausole ambigue, l'interpretazione deve valorizzare lo scopo pratico dell'accordo e il principio di conservazione, validando così il rinnovo tacito e la relativa clausola penale.
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Accordo transattivo: copre anche le sanzioni fiscali?
Una società fornitrice e una acquirente hanno siglato un accordo transattivo per saldare pagamenti e regolarizzare l'IVA. La fornitrice ha poi pagato sanzioni tramite ravvedimento operoso, chiedendone il rimborso. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che un accordo transattivo onnicomprensivo, se non diversamente specificato, copre tutti gli aspetti economici della controversia, incluse le sanzioni prevedibili, negando così il diritto al rimborso.
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Compenso professionale avvocato: accordi e tariffe
In una complessa disputa sul compenso professionale avvocato, la Corte di Cassazione interviene per chiarire l'interpretazione di accordi tariffari e di un patto liquidatorio tra un legale e un istituto di credito. La Corte ha stabilito che il rimborso forfettario delle spese generali è sempre dovuto, anche se non previsto nell'accordo, e che la legge sull'equo compenso non è retroattiva. Inoltre, ha precisato che se il compenso è legato all'effettivo recupero del credito da parte del cliente, spetta all'avvocato dimostrare che tale condizione si sia verificata. La precedente decisione è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione su questi punti.
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Compenso professionale avvocato: i limiti del patto
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta una complessa disputa sul compenso professionale di un avvocato nei confronti di un istituto di credito. La Corte ha rigettato sia il ricorso principale del legale sia quello incidentale della banca, confermando la decisione di merito. I giudici hanno stabilito la prevalenza di un accordo liquidatorio specifico sulle tariffe forensi, hanno chiarito i limiti dell'interpretazione contrattuale in sede di legittimità e hanno confermato la non retroattività della legge sull'equo compenso. È stato inoltre ritenuto legittimo il frazionamento del credito da parte dell'avvocato, data la pluralità di incarichi professionali distinti.
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