LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1363 Codice Civile

Pagina 58 di 40

2199 provvedimenti

Vendita a corpo: quando il prezzo non cambia?
Una società immobiliare vende un immobile a un ente universitario. Nonostante la superficie finale risulti superiore alla tolleranza del 3% pattuita, la Cassazione nega il diritto a un supplemento di prezzo. La decisione si fonda sull'interpretazione del contratto come una vendita a corpo, dove il comportamento delle parti ha dimostrato la volontà di mantenere fisso il corrispettivo, rinunciando a future pretese.
Continua »
Privilegio credito pubblico: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20362/2024, ha stabilito che il privilegio del credito pubblico, derivante da finanziamenti agevolati, sussiste anche se non esplicitamente menzionato nel contratto. Il caso riguardava una società in concordato preventivo che contestava la natura privilegiata del credito vantato da un ente gestore di fondi pubblici. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando l'orientamento consolidato secondo cui il privilegio si applica a tutti gli interventi di sostegno pubblico rientranti nel D.Lgs. n. 123/1998, estendendosi oltre le sole ipotesi di revoca del beneficio per illeciti.
Continua »
Onere della prova: il danno va sempre dimostrato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20257/2024, ha respinto il ricorso di una società fornitrice di gas contro un cliente industriale. Nonostante fosse stato accertato l'inadempimento del cliente, che aveva ritirato meno gas del pattuito, la richiesta di risarcimento è stata negata. La Corte ha sottolineato che spetta al danneggiato l'onere della prova del danno effettivo, che non può essere presunto. Il fornitore non è riuscito a dimostrare di aver acquistato il gas in eccesso e di averlo poi rivenduto in perdita, rendendo la sua richiesta risarcitoria infondata.
Continua »
Diritto buono pasto: sì anche per il turno notturno
Una dipendente di un'azienda sanitaria pubblica ha richiesto il riconoscimento del suo diritto al buono pasto per i turni notturni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando che il diritto buono pasto è una misura assistenziale legata alla durata del turno di lavoro (superiore a sei ore), a prescindere che sia diurno o notturno. La Corte ha inoltre ribadito che la prescrizione per questo diritto è decennale e non quinquennale.
Continua »
Retribuzione di risultato: fondi medici e veterinari
Un dirigente veterinario ha contestato l'unificazione del fondo per la retribuzione di risultato con quello dei dirigenti medici, sostenendo un pregiudizio economico. La Corte di Cassazione ha accolto la sua tesi, stabilendo che la contrattazione collettiva del periodo prevedeva fondi distinti. La Corte ha invece rigettato la richiesta di indennità di polizia giudiziaria, poiché per il periodo in questione era necessaria una nomina formale non dimostrata.
Continua »
Canone a scaletta: quando è legittimo l’aumento?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della clausola di 'canone a scaletta' nei contratti di locazione commerciale. Un conduttore aveva impugnato tale clausola, sostenendone la nullità. La Corte ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile e ribadendo che l'aumento progressivo del canone è valido, a meno che non si provi che il suo unico scopo sia eludere i limiti di aggiornamento legati alla svalutazione monetaria. La Corte ha sottolineato che la censura del ricorrente era generica e non affrontava specificamente le ragioni della decisione d'appello.
Continua »
Copertura assicurativa retroattiva: vale anche se paghi
Gli eredi di un professionista citano in giudizio una compagnia assicurativa per il rimborso di spese legali. I giudici di merito negano il rimborso, ritenendo la polizza inefficace a causa del pagamento tardivo del premio. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, affermando che il pagamento, seppur tardivo, riattiva la piena efficacia della polizza, compresa la copertura assicurativa retroattiva. Il caso viene quindi rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
Continua »
Indennità di perequazione: no a retribuzione di posizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità di perequazione per i dipendenti universitari in servizio presso aziende ospedaliere non include automaticamente la retribuzione di posizione. Tale emolumento è legato all'effettivo svolgimento di un incarico dirigenziale, che i ricorrenti non ricoprivano. La Corte ha così confermato un orientamento consolidato, distinguendo tra trattamento economico fondamentale e componenti accessorie legate a specifiche funzioni.
Continua »
Definizione agevolata tributaria: estinzione del rito
Una controversia tra l'Agenzia delle Dogane e diverse società, inclusa una nota azienda di abbigliamento, riguardo l'inclusione delle royalties nel valore doganale delle merci importate, è giunta fino alla Corte di Cassazione. Il procedimento si è concluso non con una sentenza di merito, ma con un'ordinanza di estinzione. Le società contribuenti hanno infatti aderito alla definizione agevolata tributaria prevista dalla L. 197/2022, pagando i tributi dovuti e chiudendo così la lite pendente. La Corte ha quindi dichiarato estinto il giudizio, senza decidere sulla questione originaria.
Continua »
Superminimo: quando può essere eliminato? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un superminimo non assorbibile, concesso per compensare differenze retributive dopo un trasferimento d'azienda e derivante da un accordo collettivo, può essere legittimamente eliminato se tale accordo viene disdettato. La tutela dell'art. 2112 c.c. non congela le condizioni retributive per sempre, ma le protegge solo al momento del trasferimento. Le successive dinamiche della contrattazione collettiva possono modificare o rimuovere tali voci retributive.
Continua »
Superminimo non assorbibile: si può eliminare?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un superminimo non assorbibile, se istituito tramite un accordo collettivo, può essere legittimamente eliminato qualora tale accordo venga disdettato dall'azienda. Il caso analizzato riguarda dei lavoratori che, a seguito di un trasferimento d'azienda, avevano ottenuto un emolumento per compensare la differenza retributiva. La Corte ha chiarito che le tutele previste per il trasferimento d'azienda non impediscono le successive modifiche derivanti dalla dinamica della contrattazione collettiva.
Continua »
Clausola sociale: onere della prova del lavoratore
Un lavoratore si è visto negare il diritto all'assunzione dalla nuova azienda in un cambio appalto. La Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che la clausola sociale richiede la prova, a carico del lavoratore, di aver maturato l'anzianità di 240 giorni presso il cantiere. Le comunicazioni tra aziende non bastano se non supportate da prove concrete del servizio effettivo.
Continua »
Trasferimento d’azienda: lo stipendio è intoccabile?
La Cassazione chiarisce che nel trasferimento d'azienda, l'obbligo di mantenere le condizioni economiche non è eterno. Un 'superminimo' nato da un accordo collettivo per compensare un cambio di contratto può essere legittimamente eliminato se l'accordo viene disdettato, senza violare l'art. 2112 c.c.
Continua »
Superminimo non assorbibile: quando è modificabile?
Una lavoratrice si oppone alla cancellazione del suo "superminimo non assorbibile", introdotto anni prima da un accordo collettivo per compensare un cambio di CCNL. L'azienda aveva successivamente disdetto l'accordo. La Corte di Cassazione ha stabilito che, poiché il superminimo aveva origine collettiva e non era legato a meriti individuali, non si è mai incorporato nel contratto individuale come diritto quesito. Pertanto, la sua fonte (il contratto collettivo aziendale) poteva essere legittimamente modificata o cessare, anche con effetti peggiorativi per il lavoratore, senza violare il principio di irriducibilità della retribuzione.
Continua »
Superminimo non assorbibile: quando è modificabile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18902/2024, ha stabilito che un 'superminimo non assorbibile' introdotto da un accordo collettivo aziendale per compensare il passaggio a un nuovo CCNL non costituisce un diritto acquisito del lavoratore. Pertanto, può essere legittimamente eliminato se l'accordo collettivo che lo prevedeva viene disdettato. La Corte ha distinto tra elementi retributivi di fonte collettiva e quelli pattuiti individualmente, chiarendo che i primi seguono le sorti della contrattazione che li ha generati e non si incorporano automaticamente nel contratto individuale.
Continua »
Trasferimento dopo reintegra: quando è legittimo?
Un lavoratore, dopo aver ottenuto un ordine di reintegrazione a seguito di un licenziamento illegittimo, veniva immediatamente trasferito in un'altra sede. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18892/2024, ha dichiarato illegittimo il trasferimento. Il principio chiave è che il datore di lavoro deve prima ottemperare all'ordine di reintegra riammettendo il lavoratore nella sede originaria. Solo successivamente, e solo dimostrando l'impossibilità di mantenerlo in quella sede, può disporre un legittimo trasferimento dopo reintegra. La semplice esistenza di ragioni organizzative nella sede di destinazione non è sufficiente.
Continua »
Contratto preliminare multiproprietà: requisiti validità
Una società acquirente impugnava un contratto preliminare di multiproprietà sostenendone la nullità per indeterminatezza dell'oggetto. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18878/2024, ha rigettato il ricorso, chiarendo che per un contratto preliminare multiproprietà tra imprese non si applicano le tutele del consumatore. La validità dell'oggetto è garantita se, pur non essendo esplicitata la quota millesimale, essa è chiaramente determinabile dagli elementi presenti nel contratto, come l'indicazione delle suite e dei periodi di godimento.
Continua »
Mobilità verticale: non è automatica per il CCNL
Un lavoratore ha richiesto differenze retributive sostenendo di avere diritto a una promozione automatica in base al CCNL Metalmeccanici. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18744/2024, ha ribaltato le decisioni dei giudici di merito. Ha stabilito che la mobilità verticale prevista dal contratto non è automatica ma subordinata a un preciso iter di valutazione delle capacità del lavoratore, che deve avvenire solo dopo il decorso di 18 mesi di esperienza nella categoria di appartenenza.
Continua »
Ricorso tardivo: quando è inammissibile in Cassazione
Una società finanziaria ha presentato un'istanza di ammissione al passivo fallimentare di un'azienda sua cliente, ma la richiesta è stata respinta. La società ha quindi impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. Tuttavia, la Corte ha dichiarato l'appello inammissibile in quanto si trattava di un ricorso tardivo. È stato dimostrato che la comunicazione del precedente decreto era avvenuta regolarmente tramite Posta Elettronica Certificata (PEC), facendo così decorrere un termine per l'impugnazione che non è stato rispettato.
Continua »
Licenziamento nullo: è possibile la rinnovazione?
Un lavoratore contesta un licenziamento orale seguito da uno scritto. La Cassazione, confermando la decisione di merito, stabilisce che un licenziamento nullo per vizio di forma può essere validamente rinnovato. Il risarcimento del danno per il lavoratore è limitato al solo periodo intercorrente tra i due atti. La Corte dichiara inoltre inammissibili i motivi di ricorso volti a una nuova valutazione dei fatti, come le richieste di differenze retributive e la contestazione di una compensazione con crediti vantati dall'azienda.
Continua »