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Art. 1363 Codice Civile — Anno 2025

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659 provvedimenti

Altri anni per Art. 1363 Codice Civile

Diritto di sopraelevazione: quando si trasferisce?
La Corte di Cassazione chiarisce che il diritto di sopraelevazione, se riservato dal venditore originario, non si trasferisce automaticamente all'acquirente di un piano dell'edificio. Per il trasferimento è necessaria un'esplicita menzione nell'atto di vendita. La Corte ha inoltre respinto le domande di usucapione in quanto proposte contro soggetti non titolari del diritto, ribadendo principi fondamentali in materia di proprietà immobiliare e procedura civile.
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Valore doganale: royalties e sanzioni sproporzionate
Una multinazionale dell'abbigliamento sportivo e il suo spedizioniere contestavano un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Dogane che rettificava il valore doganale delle merci importate, includendo costi per royalties, commissioni e sviluppo, e irrogando sanzioni per oltre 7 milioni di euro. La Corte di Cassazione ha stabilito che i diritti di licenza vanno inclusi nel valore doganale se rappresentano una 'condizione della vendita', mentre le commissioni d'acquisto vanno escluse. Ha inoltre annullato le sanzioni, ritenendole sproporzionate e affermando il principio che il giudice deve disapplicare la norma interna per garantire la proporzionalità richiesta dal diritto UE. Infine, ha escluso la responsabilità dello spedizioniere per l'IVA all'importazione.
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Valore doganale e royalties: la Cassazione decide
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha annullato una decisione di merito che escludeva le royalties dal calcolo del valore doganale delle merci importate. La Corte ha stabilito che, per determinare se il pagamento delle royalties costituisce una 'condizione di vendita', non è sufficiente un'analisi parziale dei contratti. È necessario valutare l'intera relazione tra licenziante, licenziatario e venditore, inclusi gli indicatori di controllo indiretto che il licenziante esercita sul processo produttivo. La Cassazione ha rinviato il caso per una nuova valutazione basata su questi principi, affermando anche la responsabilità solidale dello spedizioniere doganale.
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Sanzioni doganali: il potere del giudice tributario
Una società di spedizioni impugna delle sanzioni doganali per l'omessa inclusione di royalties nel valore dichiarato delle merci. La Corte di Cassazione, pur respingendo le difese sulla non colpevolezza, accoglie parzialmente il ricorso. La sentenza chiarisce che il giudice tributario, una volta accertata la sproporzione di una sanzione, ha il potere-dovere non solo di annullarla, ma di rideterminarne concretamente l'importo corretto, in quanto il processo tributario è un giudizio di merito e non di mera legittimità.
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Riliquidazione pensione part-time: il diritto dei dipendenti
La Corte di Cassazione ha stabilito che i dipendenti pubblici, inclusi quelli dell'Istituto Previdenziale, che hanno trasformato il loro rapporto di lavoro in part-time percependo contestualmente la pensione di anzianità (ex L. 662/1996), hanno diritto alla riliquidazione della pensione al momento della cessazione definitiva. Questa riliquidazione deve includere i contributi versati durante il periodo di lavoro part-time, poiché la normativa speciale prevale sulle regole generali che prevedono solo un supplemento pensionistico.
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Qualifica dirigenziale: mansioni superiori non bastano
Una dipendente pubblica, stabilizzata nei ruoli di un'Amministrazione Regionale, ha richiesto il riconoscimento di una qualifica dirigenziale basandosi sulle mansioni superiori svolte. La Corte d'Appello aveva accolto la sua richiesta. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che nel pubblico impiego lo svolgimento di fatto di compiti superiori non è sufficiente per ottenere l'inquadramento superiore. È necessario che esista una specifica posizione organizzativa dirigenziale e che l'accesso avvenga secondo le procedure formali, come un concorso pubblico. La domanda della lavoratrice è stata quindi definitivamente respinta.
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Errore di fatto: quando non basta per la revocazione
La Corte di Cassazione ha rigettato un ricorso per revocazione, stabilendo che un presunto errore di fatto, consistente nella mancata percezione di una delle parti ricorrenti, non è sufficiente a invalidare la decisione se non risulta decisivo. Nel caso specifico, la Corte ha chiarito che l'errore non era decisivo poiché l'esito del giudizio non sarebbe cambiato, essendo state esaminate e respinte tutte le questioni giuridiche sollevate da entrambe le parti. La revocazione è un rimedio eccezionale per sviste documentali oggettive, non per correggere valutazioni giuridiche.
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Clausola floor: la Cassazione esclude il derivato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1942/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due clienti contro una banca, confermando la legittimità della clausola floor inserita in un contratto di mutuo. I giudici hanno stabilito che tale clausola non costituisce un derivato implicito, ma una lecita pattuizione che definisce l'oggetto del contratto, regolando la misura minima del tasso di interesse. La Corte ha escluso la nullità per indeterminatezza, la violazione della normativa sui servizi di investimento e la natura vessatoria della clausola, in quanto chiara e comprensibile.
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Presupposizione fideiussione: lo status di socio
La Corte di Cassazione ha stabilito che la garanzia personale (fideiussione) prestata da un socio a favore della propria società non perde efficacia automaticamente se questi cessa di essere socio. La Corte ha chiarito che lo status di socio costituisce un motivo soggettivo e non una 'presupposizione fideiussione' oggettiva del contratto, a meno che non sia esplicitamente previsto. Il ricorso dell'ex socio è stato rigettato anche per l'inammissibilità di altri motivi, presentati in modo generico.
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Deroga art. 1957 c.c.: i limiti del giudice di rinvio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, annulla per la seconda volta una decisione della Corte d'Appello, ribadendo i rigidi limiti imposti al giudice di rinvio. Il caso riguarda una fideiussione e la presunta deroga all'art. 1957 c.c., che libera il garante se il creditore non agisce entro sei mesi. La Suprema Corte stabilisce che il giudice di rinvio non può cercare nuove clausole contrattuali per giustificare una deroga già esclusa in un precedente giudizio di cassazione, ma deve attenersi strettamente al principio di diritto enunciato e ai fatti già accertati.
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Accordo di ristrutturazione e credito contestato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società che si era vista respingere un accordo di ristrutturazione. La decisione si fonda sulla non corretta gestione di un credito contestato, ma ritenuto esistente dal giudice, che era stato inserito in un fondo rischi anziché essere garantito per l'integrale pagamento, come previsto per i creditori non aderenti. La Corte ha ribadito che il controllo del tribunale sull'accordo non è meramente formale, ma deve valutare la plausibilità e la ragionevolezza del piano, inclusa l'effettiva garanzia di pagamento per tutti i creditori estranei.
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Società di fatto: prova e oneri per il Fisco
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni contribuenti contro un accertamento fiscale basato sull'esistenza di una società di fatto. La Corte ha ribadito che, ai fini fiscali, non basta l'apparenza esterna, ma l'Amministrazione Finanziaria deve provare l'effettiva esistenza degli elementi costitutivi del vincolo societario, anche tramite presunzioni. Il ricorso è stato respinto per vizi procedurali, tra cui la mancata specificità dei motivi e il tentativo di ottenere una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Clausola compromissoria e responsabilità precontrattuale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2145/2025, ha stabilito un importante principio in materia di clausola compromissoria. Il caso riguardava la vendita di un'azienda farmaceutica, in cui l'acquirente aveva successivamente scoperto che uno dei beni ceduti era oggetto di un procedimento amministrativo non dichiarato dalla venditrice. Dopo un primo lodo arbitrale che aveva ridotto il prezzo, l'acquirente agiva in tribunale per ottenere il risarcimento del danno da responsabilità precontrattuale. La Suprema Corte ha chiarito che una clausola compromissoria generica, che devolve agli arbitri le controversie su interpretazione ed esecuzione del contratto, non si estende alle pretese di natura precontrattuale. Queste ultime, infatti, non trovano la loro fonte (causa petendi) nel contratto, ma nella violazione del dovere di buona fede durante le trattative, un obbligo imposto dalla legge. Pertanto, in assenza di un'esplicita volontà delle parti, la competenza per tali controversie rimane del giudice ordinario.
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Annullamento delibera condominiale: effetti sul debito
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'annullamento della delibera condominiale di ripartizione delle spese non estingue automaticamente l'obbligo di pagamento del condomino, specialmente per le spese ordinarie. In un caso complesso che vedeva contrapposti un condominio e una società immobiliare, la Corte ha chiarito che, anche a fronte dell'annullamento della delibera per erronea applicazione di tabelle millesimali convenzionali, il giudice dell'opposizione a decreto ingiuntivo deve comunque verificare la fondatezza del credito del condominio. In pratica, il giudice dovrà ricalcolare le somme dovute sulla base dei corretti criteri legali, senza che il debito venga meno del tutto.
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Servitù di non costruire: validità e interpretazione
Una proprietaria immobiliare ha impugnato una decisione che confermava una servitù di non costruire derivante da un contratto di compravendita del 1983. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che l'interpretazione del contratto da parte del giudice di merito era plausibile e che le nuove argomentazioni legali proposte erano inammissibili. La servitù di non costruire è stata quindi ritenuta validamente costituita a beneficio delle proprietà adiacenti.
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Interpretazione contratto: la Cassazione chiarisce
Una disputa nasce da un accordo per la vendita di merce invenduta tra un'azienda produttrice e la nuova licenziataria di un noto marchio. L'azienda sosteneva l'obbligo di riacquisto, mentre la licenziataria lo negava, definendo l'intesa come un contratto-quadro non vincolante. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'interpretazione contratto è una valutazione di fatto riservata ai giudici di merito e che un accordo può legittimamente contenere clausole vincolanti (come il pagamento di royalties) e altre non vincolanti (come un'opzione di riacquisto) senza risultare contraddittorio.
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Risoluzione contratto affiliazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di risoluzione contratto affiliazione commerciale (franchising). A seguito di un grave episodio avvenuto in un punto vendita, la casa madre aveva risolto tutti e tre i contratti con l'affiliato. L'organo arbitrale prima, e la Corte d'Appello poi, hanno ritenuto la risoluzione giustificata solo per il negozio coinvolto, qualificando la cessazione degli altri due rapporti come recesso. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'affiliato, confermando la decisione e chiarendo i limiti di impugnazione del lodo arbitrale e il principio di proporzionalità.
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Retribuzione ferie: sì a indennità aggiuntive
Un gruppo di macchinisti ha contestato il metodo di calcolo della propria retribuzione ferie, chiedendo l'inclusione di varie indennità accessorie. Inizialmente, la Corte d'Appello aveva respinto la loro richiesta. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha ribaltato tale decisione, stabilendo che la retribuzione durante le ferie deve essere onnicomprensiva e includere tutte le voci retributive intrinsecamente connesse alla mansione svolta. Basandosi su consolidati orientamenti giurisprudenziali e sulla normativa europea, la Corte ha cassato la sentenza e rinviato il caso per un nuovo esame.
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Controlli a distanza: licenziamento e privacy policy
La Corte di Cassazione interviene su un caso di licenziamento basato sulla cronologia internet di una dipendente. La Corte ha confermato l'illegittimità del licenziamento perché i dati erano inutilizzabili a causa di una policy aziendale poco chiara sui controlli a distanza. Tuttavia, ha chiarito che, in questi casi, il risarcimento per la lavoratrice non può superare le 12 mensilità, riformando parzialmente la decisione della Corte d'Appello che aveva ordinato una reintegra piena.
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Retribuzione ferie: la Cassazione e le indennità
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di alcuni macchinisti, stabilendo che le indennità accessorie, come quelle di utilizzo, disponibilità e assenza dalla residenza, devono essere incluse nel calcolo della retribuzione durante le ferie. La Corte ha cassato la sentenza della Corte d'Appello di Torino, che aveva escluso tali voci, richiamando l'interpretazione del diritto dell'Unione Europea e la necessità di garantire un trattamento economico al lavoratore durante le ferie che sia comparabile a quello ordinario, per non disincentivare il godimento delle stesse. La decisione si fonda su un orientamento giurisprudenziale consolidato, sottolineando l'importanza della funzione nomofilattica della Corte per assicurare stabilità e prevedibilità del diritto.
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