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Art. 1350 Codice Civile — Anno 2025

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112 provvedimenti

Altri anni per Art. 1350 Codice Civile

Inadempimento contratto preliminare: le prove contano
Un promissario acquirente ha citato in giudizio i venditori per inadempimento contratto preliminare, lamentando una servitù non dichiarata e la mancata regolamentazione dei confini. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'obbligazione di delimitare i confini, intesa come attività materiale tra le parti, può essere provata anche tramite testimoni. Ha inoltre chiarito che il rigetto di un'eccezione preliminare non determina una soccombenza reciproca ai fini della ripartizione delle spese legali, se l'appello viene integralmente respinto nel merito.
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Servitù di veduta: no, se la ringhiera è divisoria
La Corte di Cassazione ha stabilito che una semplice ringhiera di confine tra due proprietà, posta sullo stesso livello, non costituisce una servitù di veduta. La sua funzione principale è divisoria, e la possibilità reciproca di guardare attraverso di essa non crea la soggezione di un fondo all'altro, elemento necessario per una servitù. Di conseguenza, è stata respinta la richiesta di un proprietario di rimuovere dei pannelli di vetro opaco installati dal vicino sulla ringhiera stessa.
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Accollo interno: effetti sul creditore e contratto
Un professionista agisce in giudizio contro i propri committenti per ottenere il pagamento del suo compenso. I committenti si difendono sostenendo che un terzo (una società costruttrice) si era assunto l'obbligo di pagare tramite una clausola inserita in un contratto preliminare di vendita. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale accordo, configurandosi come un accollo interno, produce effetti solo tra le parti che lo hanno stipulato (committenti e società) e non è opponibile al creditore, il quale ha diritto di ricevere l'intero pagamento dai suoi debitori originali. Di conseguenza, i committenti sono stati condannati a saldare l'intero importo dovuto al professionista.
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Onere della prova estratti conto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29908/2025, interviene sulla questione dell'onere della prova in un contenzioso bancario per la rideterminazione del saldo di conto corrente. Un cliente aveva citato in giudizio la propria banca per l'applicazione di interessi anatocistici. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda del cliente per non aver prodotto tutti gli estratti conto. La Cassazione ha cassato tale decisione, stabilendo che in caso di documentazione incompleta, il ricalcolo del saldo deve partire dal primo saldo disponibile, anche se a debito del cliente. Grava su quest'ultimo l'onere di dimostrare l'eventuale illegittimità di tale saldo iniziale.
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Probatio Diabolica: la prova della proprietà è d’obbligo
In una disputa ereditaria su beni immobili, la Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della cosiddetta probatio diabolica attenuata. La Corte ha stabilito che, anche quando la controparte non contesta la titolarità originaria del bene, chi agisce in rivendica per ottenere il rilascio di un immobile deve comunque produrre in giudizio il titolo di proprietà, come l'atto notarile di acquisto. La mancata produzione di tale prova fondamentale rende la domanda di rivendica non accoglibile. La sentenza ha quindi cassato la decisione d'appello, che aveva erroneamente esonerato i rivendicanti da tale onere probatorio.
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Obblighi informativi banca: doveri dopo l’acquisto
La Corte di Cassazione stabilisce che gli obblighi informativi della banca non cessano con la vendita di un prodotto finanziario. In un caso riguardante obbligazioni poi fallite, la Corte ha sancito che l'intermediario ha il dovere di comunicare al cliente ogni aggravamento del rischio, specialmente in presenza di garanzie contrattuali specifiche che implicano un monitoraggio post-vendita. La sentenza chiarisce che il dovere di diligenza e trasparenza persiste anche dopo l'acquisto.
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Prova incarico professionale: Cassazione chiarisce
Uno studio di commercialisti si è visto rigettare la domanda di ammissione al passivo per compensi professionali dal tribunale, per mancata prova scritta dell'incarico. La Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che la prova dell'incarico professionale non richiede la forma scritta e può essere fornita con ogni mezzo, anche con presunzioni. I documenti prodotti non possono essere ritenuti inammissibili solo perché la loro pertinenza non è stata dettagliata singolarmente. Il caso è stato rinviato al tribunale per un nuovo esame.
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Risarcimento danni servitù: il proprietario ha diritto
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento danni servitù per il proprietario del fondo dominante, anche se l'attività agricola è svolta dal coniuge. Il caso riguardava una controversia tra fratelli, in cui uno aveva impedito l'accesso al fondo dell'altro piantando un vigneto sulla servitù di passaggio. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo la distinzione tra legittimazione ad agire e titolarità del diritto, e confermando la condanna al risarcimento per la mancata raccolta.
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Allegazione del contratto: onere essenziale in giudizio
Un fornitore di energia si è visto negare l'ammissione al passivo di un'azienda fallita per un credito derivante da consumi non pagati. Il motivo? La mancata allegazione del contratto alla base della fornitura. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del fornitore, sottolineando che, prima ancora della prova, è fondamentale l'allegazione del contratto come fatto costitutivo del diritto. La sentenza evidenzia come i motivi di ricorso debbano centrare la specifica 'ratio decidendi' della decisione impugnata per essere ammessi.
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Distanza tra costruzioni: la regola della frontistanza
Una controversia tra proprietari confinanti riguardo una sopraelevazione e opere nel sottosuolo. La Corte di Cassazione cassa la decisione d'appello, chiarendo che la regola della distanza tra costruzioni di 10 metri si applica solo in presenza del requisito di 'frontistanza', ovvero quando le pareti dei due edifici si fronteggiano, anche solo parzialmente. La Corte ha stabilito che il giudice di merito ha errato non verificando in concreto tale presupposto. Viene inoltre ribadito che la rinuncia a una servitù deve avvenire per iscritto e non può essere presunta.
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Controdichiarazione testamentaria: prova della donazione
In una complessa disputa ereditaria, la Cassazione stabilisce che una controdichiarazione testamentaria, anche se non consegnata in vita, è una prova valida per dimostrare la simulazione parziale di donazioni precedenti. La Corte ha rigettato il ricorso principale di una società acquirente di una quota ereditaria, confermando che la pubblicazione del testamento rende la dichiarazione conoscibile e quindi efficace. Ha inoltre accolto il ricorso incidentale degli eredi, rinviando alla Corte d'Appello il compito di ricalcolare le quote di legittima alla luce della simulazione accertata.
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Danno non patrimoniale: no se si vieta il parcheggio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11256/2025, ha chiarito i limiti del risarcimento del danno non patrimoniale in ambito immobiliare. Il caso riguardava una disputa sulla comproprietà di un cortile, il cui accesso era stato bloccato da uno dei proprietari. La Corte ha confermato che un'area cortilizia, anche se non menzionata in un atto di donazione, si trasferisce in comproprietà se funzionale agli immobili principali. Tuttavia, ha escluso il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale, specificando che l'impossibilità di parcheggiare non costituisce una lesione grave di un diritto inviolabile della persona, come il diritto all'abitazione.
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Diritto di riscatto box: no per le pertinenze
Un inquilino di un alloggio di edilizia residenziale pubblica, dopo aver acquistato l'appartamento, ha citato in giudizio l'ente proprietario per ottenere anche la proprietà del box auto pertinenziale. L'inquilino sosteneva che il suo diritto di riscatto si estendesse anche al box. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il diritto di riscatto previsto dalla legislazione speciale sull'edilizia pubblica è limitato esclusivamente alle unità abitative e non si applica alle loro pertinenze, come i garage. La Corte ha inoltre escluso che le normative urbanistiche sui parcheggi obblighino l'ente a trasferire la proprietà del box insieme a quella dell'alloggio.
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Scrittura privata vendita: quando è definitiva e revoca
La Corte di Cassazione ha stabilito che una scrittura privata di vendita può costituire un contratto definitivo con effetto traslativo immediato, e non un mero preliminare, anche se le parti prevedono un successivo atto notarile. Di conseguenza, tale vendita è idonea a revocare un precedente legato testamentario avente ad oggetto lo stesso immobile. La Corte ha cassato la decisione d'appello che, valorizzando la previsione di un futuro rogito e la mancata trascrizione, aveva erroneamente qualificato l'accordo come preliminare, senza considerare la chiara volontà delle parti di trasferire subito la proprietà, manifestata con l'uso di termini come 'cede e vende' e il pagamento integrale del prezzo.
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Transazione beni comuni: serve l’unanimità?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10419/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia condominiale. Una transazione che dispone di beni comuni, come la cessione dell'uso esclusivo di una parte del tetto, è invalida se non approvata all'unanimità da tutti i condòmini. Anche se l'avvocato del condominio possiede una procura per transigere, questa non è sufficiente a superare la necessità del consenso unanime richiesto per gli atti dispositivi su parti comuni. Il caso riguardava un condomino che aveva trasformato parte del tetto in terrazza privata e un successivo accordo stragiudiziale ritenuto nullo dalla Suprema Corte per mancanza del requisito dell'unanimità.
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Contratto preliminare: recesso e onere della prova
Un'ordinanza della Cassazione esamina un caso di recesso da un contratto preliminare per la vendita di un'azienda. Il promissario acquirente si è ritirato a causa di vizi giuridici sui beni, come diritti di terzi non dichiarati. I giudici di merito hanno confermato la legittimità del recesso. La Cassazione, prima di decidere nel merito, ha emesso un'ordinanza interlocutoria per risolvere una questione procedurale legata alla cessazione di una delle società venditrici, ordinando l'integrazione del contraddittorio nei confronti dei suoi successori.
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Licenziamento per giusta causa: condotta e fiducia
Un lavoratore è stato licenziato per aver distratto beni aziendali (telefoni cellulari) a favore di un soggetto terzo. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa, ritenendo che tale condotta comprometta irrimediabilmente il rapporto fiduciario con il datore di lavoro, anche in assenza di un profitto personale diretto per il dipendente. La decisione sottolinea che la gravità del comportamento risiede nell'abuso della posizione e nella violazione degli obblighi di lealtà.
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Condizione sospensiva mediazione: provvigione a rischio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9435/2025, ha chiarito che il diritto alla provvigione del mediatore sorge solo se la condizione sospensiva prevista nel contratto preliminare si avvera esattamente come pattuita. Nel caso di specie, la Corte ha annullato la decisione di merito che aveva ritenuto erroneamente avverata una condizione relativa a un contratto di leasing, stabilendo che i giudici non possono sostituire l'evento previsto dalle parti con uno diverso, anche se economicamente simile. La corretta interpretazione della condizione sospensiva mediazione è quindi fondamentale.
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Provvigione mediatore immobile da costruire: quando?
La Cassazione stabilisce che la provvigione al mediatore per un immobile da costruire non è dovuta se il contratto è nullo per mancato rilascio della fideiussione obbligatoria (D.Lgs. 122/2005). Tale nullità, essendo 'di protezione', può essere rilevata d'ufficio dal giudice, invalidando il diritto al compenso dell'agenzia.
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Diritto alla provvigione: quando spetta al mediatore?
La Corte di Cassazione chiarisce che la semplice visita di un immobile, organizzata da un mediatore, non è sufficiente a garantire il suo diritto alla provvigione se la vendita si conclude anni dopo, a seguito di una trattativa autonoma e successiva. L'ordinanza sottolinea la necessità di un 'nesso di causalità adeguata' tra l'intervento del mediatore e la conclusione dell'affare, nesso che può essere interrotto da una lunga inerzia e dalla ripresa delle negoziazioni in modo del tutto indipendente.
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