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Art. 133 Codice di Procedura Civile

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160 provvedimenti

Revocazione sentenza Cassazione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione contro una propria precedente ordinanza. La ricorrente, una legale, aveva tentato di impugnare la decisione sostenendo profili di incostituzionalità. La Corte ha chiarito che la revocazione sentenza Cassazione ex art. 395 c.p.c. è uno strumento eccezionale, utilizzabile solo per i motivi tassativamente indicati dalla legge, e non per contestare genericamente la legittimità di una pronuncia passata in giudicato.
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Comunicazione telematica sentenza: quando decorre?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda energetica, confermando che la comunicazione telematica della sentenza tramite PEC da parte della cancelleria è sufficiente a far decorrere il termine breve per l'impugnazione. Questo vale anche se il file allegato è una mera minuta priva di sottoscrizione del giudice e attestazione di deposito, in base alla normativa sul processo telematico.
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Gestione Separata professionisti: la Cassazione decide
Un ingegnere, già lavoratore dipendente e iscritto alla propria cassa professionale (a cui versava solo il contributo integrativo), si è visto richiedere i contributi per la Gestione Separata. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di iscrizione per i redditi professionali non coperti da una contribuzione pensionistica piena. Tuttavia, ha annullato la richiesta dell'ente previdenziale, accogliendo l'eccezione di prescrizione. La Corte ha chiarito che il termine di cinque anni per la riscossione decorre dalla scadenza del termine per il pagamento dei contributi e non dalla data di presentazione della dichiarazione dei redditi.
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Comunicazione cancelleria e termini per l’appello
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1264/2025, ha stabilito che la comunicazione di cancelleria via PEC, per far decorrere il termine breve di 30 giorni per l'impugnazione, deve avere requisiti formali precisi. Nel caso esaminato, una comunicazione avente come oggetto 'Invio atti all'Agenzia delle Entrate' è stata ritenuta inidonea a tale scopo, poiché non indicava chiaramente l'evento 'Pubblicazione' del provvedimento. La Corte ha quindi respinto il ricorso di un'ex moglie che sosteneva la tardività dell'appello dell'ex marito, confermando la decisione di merito che aveva riconosciuto a quest'ultimo un indennizzo per l'occupazione dell'immobile comune.
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Deposito sentenza notificata: l’errore che costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato improcedibile un ricorso perché il ricorrente, pur avendo dichiarato nell'atto che la sentenza impugnata era stata notificata, non ha poi provveduto al deposito della sentenza notificata completa di relata di notifica, come richiesto dalla legge. La Corte ha sottolineato che tale dichiarazione genera un'autoresponsabilità processuale che non può essere ritrattata, rendendo l'omissione un errore insanabile che conduce all'improcedibilità del ricorso.
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Decadenza NASpI: quando inizia il termine per la domanda
Una lavoratrice si è vista negare la NASpI per aver presentato la domanda oltre il termine. La Cassazione ha stabilito che la decadenza NASpI scatta 68 giorni dopo la comunicazione di deposito della sentenza che accerta il lavoro subordinato, e non dalla successiva notificazione formale. La comunicazione della cancelleria è ritenuta sufficiente a garantire la conoscenza necessaria per avviare la pratica, rendendo tardiva la richiesta della lavoratrice.
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Termine lungo appello: decorrenza e deposito telematico
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito un principio cruciale sulla decorrenza del termine lungo appello per le sentenze depositate telematicamente. Il caso riguardava un appello dichiarato inammissibile perché tardivo. La parte ricorrente sosteneva che il termine dovesse decorrere non dalla data di pubblicazione, ma dal giorno successivo, data di effettiva conoscibilità. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che il dies a quo per il termine lungo di sei mesi coincide con la data di pubblicazione della sentenza (deposito in cancelleria con assegnazione del numero), un momento certo e pubblico che prevale sulla successiva comunicazione alle parti.
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Costituzione in giudizio via posta: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza 5644/2025, stabilisce che la costituzione in giudizio via posta dinanzi al Giudice di Pace, sebbene irregolare, è valida se l'atto raggiunge la cancelleria. Questo principio sana il vizio procedurale, rendendo efficace il deposito dalla data di ricezione. La Corte ha inoltre ribadito che l'onere di provare la tempestività dell'opposizione a decreto ingiuntivo non comporta una sanzione di improcedibilità e la prova può emergere da qualsiasi atto del processo.
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Poteri amministratore società: limiti e terzi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di costruzioni, confermando che i limiti ai poteri dell'amministratore di una società, derivanti da statuto o delibere, non sono opponibili ai terzi contraenti in buona fede. Il caso riguardava un contratto d'appalto per lavori edili in cui si contestava che l'amministratore della società committente avesse superato il tetto di spesa autorizzato. La Corte ha ribadito che, secondo l'art. 2384 c.c., tali limiti non inficiano la validità del contratto verso l'esterno, a meno che il terzo non abbia agito intenzionalmente a danno della società.
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Termine breve Rito Fornero: Cassazione inammissibile
Una lavoratrice impugna il licenziamento, ma il suo ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile. La Corte Suprema ribadisce che il termine breve di 60 giorni per l'impugnazione, previsto dal Rito Fornero, decorre dalla semplice comunicazione via PEC della sentenza d'appello, confermando la rigidità di tale scadenza processuale.
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Competenza arbitrale: l’impugnazione di delibere
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui limiti della competenza arbitrale in ambito societario. Il caso riguardava l'impugnazione di una delibera assembleare di una cooperativa edilizia. La Corte ha stabilito che una clausola statutaria che devolve agli arbitri le controversie relative all'interpretazione e applicazione delle delibere non include anche le impugnazioni volte ad annullare le delibere stesse. Tale interpretazione restrittiva è dovuta al fatto che l'arbitrato costituisce una deroga alla giurisdizione ordinaria. Pertanto, la competenza arbitrale non sussiste quando la delibera è l'oggetto dell'impugnazione e non il fondamento della domanda.
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Riempimento abusivo: la prova spetta al firmatario
Un fideiussore contesta la validità di una garanzia, sostenendo un riempimento abusivo del modulo firmato in bianco. La Corte d'Appello respinge il ricorso, chiarendo la distinzione tra riempimento 'contra pacta' (contro gli accordi) e 'absque pactis' (senza accordi). Nel primo caso, l'onere della prova grava sul firmatario, mentre solo il secondo caso, assimilabile a un falso materiale, richiede la querela di falso. La Corte ha ritenuto che il fideiussore non abbia fornito prove sufficienti a sostegno della sua tesi.
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Impugnazione senza motivazione: quando scade il termine
Una società appella una sentenza di primo grado, ma il giudice decede prima di depositarne le motivazioni. La Corte di Cassazione chiarisce che in caso di impugnazione senza motivazione, il termine lungo per appellare decorre dal deposito del decreto presidenziale che attesta tale impossibilità, non da una notifica successiva. Di conseguenza, l'appello presentato oltre un anno dopo tale deposito è stato dichiarato tardivo e inammissibile.
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Esdebitazione e patteggiamento: no al beneficio
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18520/2025, ha stabilito che un imprenditore fallito non può ottenere il beneficio dell'esdebitazione se ha riportato una condanna penale tramite patteggiamento per reati connessi all'attività d'impresa. La Corte chiarisce due punti fondamentali: primo, la sentenza di patteggiamento è equiparata a una sentenza di condanna ai fini della normativa fallimentare; secondo, l'estinzione del reato che consegue al patteggiamento non equivale alla riabilitazione, unico requisito che permetterebbe di superare l'ostacolo della condanna. La decisione sottolinea il rigore del legislatore nel valutare la meritevolezza del debitore, negando il beneficio della liberazione dai debiti in presenza di un precedente penale specifico, consolidando l'orientamento sull'incompatibilità tra esdebitazione e patteggiamento.
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Termine lungo impugnazione: la data di deposito decide
Un professionista ha presentato ricorso in Cassazione contro un'ordinanza che respingeva la sua richiesta di compenso. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, chiarendo che il termine lungo impugnazione di sei mesi decorre dalla data di deposito del provvedimento in cancelleria e non dalla successiva data di iscrizione a repertorio. La decisione sottolinea l'importanza del rispetto rigoroso dei termini processuali.
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Patteggiamento esdebitazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato che una sentenza di patteggiamento per bancarotta fraudolenta è pienamente equiparabile a una sentenza di condanna ai fini della concessione dell'esdebitazione. Di conseguenza, tale sentenza impedisce al fallito di ottenere la liberazione dai debiti residui. La Corte ha inoltre chiarito che la recente "Riforma Cartabia", che attenua gli effetti extra-penali del patteggiamento, non è retroattiva. La decisione sottolinea che la condanna penale, anche se patteggiata, costituisce un "fatto storico" che dimostra la mancanza di meritevolezza del debitore, bloccando l'accesso al beneficio.
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Interruzione prescrizione indennità: quando non basta
La Cassazione chiarisce i requisiti per l'interruzione prescrizione indennità di esproprio. Una richiesta di 'conversione' della domanda in appello e una lettera informativa al Comune non sono state ritenute atti idonei, confermando l'estinzione del diritto del proprietario per decorso del termine decennale.
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Gestione Separata INPS: obbligo per professionisti
Un professionista, anche lavoratore dipendente, ha contestato l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS per i redditi da libera professione. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo, specificando che il versamento del solo contributo integrativo alla cassa professionale non è sufficiente a esonerare. Tuttavia, ha accolto il motivo di ricorso relativo alla prescrizione dei contributi per alcune annualità, rinviando la causa alla Corte d'Appello per una nuova valutazione su questo specifico punto.
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Estinzione del giudizio: la guida completa al caso
Un'associazione ha rinunciato al proprio ricorso in Cassazione contro un Comune. La Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, decidendo per la compensazione integrale delle spese legali. La decisione si fonda sulla presenza di 'gravi ed eccezionali ragioni', identificate nell'effettiva prestazione di un servizio alla base della controversia, sebbene in assenza di un contratto formale.
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Gestione Separata Ingegneri: obbligo di iscrizione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ingegnere, confermando l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata Ingegneri presso l'INPS. Anche se iscritto all'albo e versante il solo contributo integrativo alla propria cassa professionale (Inarcassa), il professionista è tenuto a versare i contributi alla Gestione Separata per i redditi professionali non coperti da altra previdenza, in virtù del principio di universalità delle tutele.
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