La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che, pur riducendo la pena detentiva per un furto, aveva aumentato la pena pecuniaria da 200 a 620 euro. Il vizio rilevato non è la violazione del divieto di 'reformatio in peius', ma la totale assenza di motivazione riguardo all'aumento della sanzione economica, specialmente a fronte della documentata condizione di disagio dell'imputata. La Corte ha ribadito che il giudice deve sempre spiegare le ragioni della commisurazione della pena pecuniaria, tenendo conto delle condizioni economiche del reo.
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