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Art. 132 Codice Penale — Anno 2026

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551 provvedimenti

Altri anni per Art. 132 Codice Penale

Furto aggravato su auto: condannato il ladro dell’autogrill
L'Imputato è stato condannato per il furto di due borse custodite nel bagagliaio di un'auto ferma nel parcheggio di un autogrill. Il ricorrente ha contestato la propria identificazione, avvenuta tramite telecamere, e l'applicazione della circostanza aggravante. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che il furto di oggetti lasciati temporaneamente all'interno di un veicolo parcheggiato configura l'ipotesi di furto aggravato su auto. Infatti, la breve sosta in autostrada rende consuetudinario e necessario lasciare i bagagli nell'abitacolo o nel portabagagli, confidando nel rispetto della proprietà altrui. L'identificazione è stata ritenuta valida grazie alla corrispondenza dei tratti somatici con un recente fotosegnalamento.
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Circostanze attenuanti generiche: negate se il furto seriale
Il Ricorrente, condannato per plurimi furti aggravati, ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello lamentando il mancato riconoscimento della prevalenza delle circostanze attenuanti generiche rispetto alle aggravanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione sul bilanciamento delle circostanze spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere sindacata in Cassazione, a meno che non sia manifestamente illogica o arbitraria. Nel caso specifico, la Corte d'Appello ha motivato adeguatamente l'equivalenza basandosi sulla serialità dei furti, sulla pluralità delle vittime e sulla gravità del danno. Il Ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Associazione per delinquere e furti: no sconti per i giovani
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per plurimi furti in abitazione e partecipazione a un'associazione per delinquere. I giudici hanno confermato la correttezza del calcolo della pena per il reato continuato, rilevando che gli aumenti per i singoli furti erano vicini al minimo edittale e non richiedevano una motivazione eccessivamente dettagliata. Inoltre, la Suprema Corte ha ribadito che la giovane età e la fedina penale pulita non bastano per ottenere le attenuanti generiche, se non emerge una reale immaturità del soggetto. Infine, per l'integrazione del reato di associazione per delinquere, la volontà di associarsi può essere desunta dal comportamento concreto e dalla commissione dei singoli reati-scopo, senza necessità di un patto formale. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali.
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Spaccio di Droga: L’Attenuante del Danno Lieve non Concessa
Un Lavoratore è stato condannato per detenzione di cocaina a fini di spaccio. Ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata applicazione dell'attenuante del danno patrimoniale di lieve entità e la determinazione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la valutazione dell'attenuante del danno lieve spaccio spetta al giudice di merito, il quale ha correttamente escluso tale circostanza considerando il potenziale guadagno dalle dosi di droga. La determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice, se motivata logicamente e non arbitraria. La pena era già vicina ai minimi edittali.
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Contraffazione di Marchio: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermata
Un commerciante è stato condannato per la vendita di prodotti con marchi contraffatti. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la propria consapevolezza e l'applicazione delle norme sulla contraffazione di marchio. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione dei fatti spetta ai giudici di merito e che la contraffazione del marchio inganna la fede pubblica. L'Imputato dovrà pagare le spese processuali e risarcire l'Azienda Titolare del Marchio.
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Contraffazione di Marchi: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'Imputata per il reato di contraffazione di marchi e ricettazione. L'Imputata aveva venduto prodotti con segni falsi, ingannando la fede pubblica e non fornendo prove sulla provenienza lecita. Il ricorso dell'Imputata è stato dichiarato inammissibile, poiché i motivi presentati miravano a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in Cassazione, o erano mere reiterazioni di argomenti già respinti. La sentenza ha ribadito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. L'Imputata dovrà pagare le spese processuali e risarcire la parte civile.
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Furto e Videosorveglianza: Ricorso inammissibile sul riconoscimento tramite videosorveglianza
Due donne sono state condannate per furto aggravato in un supermercato, identificate grazie al riconoscimento tramite videosorveglianza. Hanno presentato ricorso in Cassazione, contestando la motivazione della sentenza e la quantificazione della pena. La Corte ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto generiche le contestazioni sulla motivazione e infondate quelle sulla pena, ribadendo la discrezionalità del giudice di merito. Le ricorrenti sono state condannate al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Riqualificazione reato rapina: la Cassazione nega l’esercizio arbitrario
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro la condanna per rapina, chiedendo la riqualificazione del reato di rapina in esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Sosteneva di aver agito per riprendere un bene che gli era stato sottratto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la richiesta di riqualificazione non era fondata su motivi specifici, ma su una mera reiterazione di argomenti già respinti in appello. La Corte ha confermato che l'azione del Lavoratore costituiva rapina, poiché aveva usato violenza per appropriarsi di un bene che non era più in suo possesso legittimo. Anche la contestazione sulla misura della pena è stata ritenuta infondata, rientrando nella discrezionalità del giudice di merito.
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Truffa Sentimentale: Inammissibilità Ricorso Penale e Condanna Definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da un imputato condannato per truffa. L'uomo aveva indotto in errore una vittima, facendole credere di nutrire sentimenti per lei, al fine di ottenere un ingiusto profitto. Il ricorso contestava la valutazione delle prove e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, oltre al trattamento sanzionatorio e alla provvisionale. La Suprema Corte ha ritenuto che tali motivi mirassero a una non consentita rivalutazione dei fatti e rientrassero nella discrezionalità del giudice di merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Rapina Impropria: Quando il Furto Diventa Violenza e la Condanna è Certa
Un individuo ha presentato ricorso contro una condanna per rapina impropria, sostenendo che il fatto dovesse essere riqualificato come tentato furto o che la rapina impropria stessa fosse solo tentata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la condotta dell'imputato, che aveva sottratto merce da un supermercato e poi usato violenza per assicurarsi il possesso, integrava pienamente la rapina impropria consumata. La Corte ha ribadito la corretta applicazione dei principi che distinguono la rapina impropria dal tentato furto, e ha ritenuto le motivazioni sulla pena e sul fatto di lieve entità congrue e logiche.
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Truffa: Ricorso Penale Inammissibile, la Corte conferma la pena
Un Imputato, riconosciuto come organizzatore di una truffa per risarcimenti, ha presentato ricorso contro la sua condanna. Egli contestava la mancata applicazione della non punibilità per tenuità del fatto (Art. 131-bis c.p.), l'attenuante del risarcimento (Art. 62 n. 4 c.p.), la negazione delle attenuanti generiche e l'eccessività della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso penale inammissibile. Ha ribadito che le contestazioni sulla graduazione della pena e sulle attenuanti generiche rientrano nella discrezionalità del giudice di merito, soprattutto in presenza di numerosi precedenti penali dell'Imputato.
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Ricorso Penale Inammissibile: La Discrezionalità del Giudice sulla Pena
Un Lavoratore ha presentato un ricorso penale contro una sentenza che contestava la quantificazione della pena e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la determinazione della pena e la valutazione delle attenuanti rientrano nella discrezionalità del giudice di merito, che aveva motivato adeguatamente la sua decisione. Di conseguenza, il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Ricettazione e Inammissibilità Ricorso Penale: la discrezionalità del giudice
Un individuo ha presentato ricorso contro una condanna per ricettazione, contestando la misura della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, ribadendo che la graduazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Le doglianze sulla quantificazione della sanzione, se basate su meri fatti, non sono ammesse in sede di legittimità. Il ricorso è stato ritenuto infondato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Rapina Aggravata: Violenza sul Corpo, Non Solo Strappo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina aggravata e lesioni personali aggravate a carico di un individuo. Il ricorso contestava la motivazione della condanna e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ribadito che la rapina aggravata sussiste quando la violenza è usata per superare la resistenza della vittima e sottrarre un bene, anche se la violenza si estende alla persona. Ha inoltre ritenuto infondata la lamentela sulle attenuanti, già esaminate e negate dal giudice di merito. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna alle spese e al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende.
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Frode informatica: prestare il conto costa la condanna
Un individuo, 'Il Ricorrente', ha impugnato una condanna per frode informatica, reato riqualificato da un'iniziale accusa di riciclaggio. La Corte d'Appello aveva ritenuto provato che il Ricorrente avesse messo a disposizione il proprio conto corrente per far confluire somme indebitamente prelevate tramite intrusioni informatiche, configurando così l'elemento psicologico del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna e la necessità di pagare le spese processuali. La decisione sottolinea l'importanza dell'intenzionalità nel reato di frode informatica.
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Riciclaggio di Denaro: Ricorso Inammissibile, la Cassazione Conferma
Un Lavoratore è stato condannato per riciclaggio di denaro. Ha rimosso tracce di inchiostro da 128 banconote di origine illecita, depositandole sul suo conto e nascondendo altre cinque in casa. Il suo ricorso in Cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che i motivi presentati fossero ripetitivi e non specifici, già esaminati e respinti nei gradi precedenti. Non sono stati riconosciuti vizi nella motivazione sulla responsabilità o sull'elemento psicologico del reato, né sulla mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche o sulla determinazione della pena.
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Riciclaggio di veicoli rubati: quando l’alterazione è reato consumato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per riciclaggio di veicoli rubati a carico di due individui sorpresi mentre alteravano i tratti identificativi di un'auto rubata. I ricorrenti avevano contestato la qualificazione del reato, sostenendo si trattasse di ricettazione o tentativo. La Corte ha ribadito che l'ostacolo all'identificazione della provenienza delittuosa configura il riciclaggio di veicoli rubati. Sono stati respinti anche i motivi relativi alle attenuanti generiche e al trattamento sanzionatorio. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, con condanna alle spese.
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Eccessività della pena: ricorso respinto per una pena già mite
Un imputato, condannato per rapina pluriaggravata, presenta ricorso in Cassazione lamentando l'eccessività della pena. La Corte Suprema, tuttavia, dichiara il ricorso inammissibile. I giudici ribadiscono un principio fondamentale: la determinazione della pena rientra nel potere discrezionale del giudice di merito e non può essere messa in discussione in sede di legittimità, a meno che la decisione non sia palesemente illogica o arbitraria. Nel caso specifico, la Corte ha addirittura notato come la pena applicata fosse particolarmente favorevole, risultando inferiore al minimo legale previsto per quel tipo di reato. L'imputato è stato quindi condannato a pagare le spese processuali.
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Pena eccessiva? No al minimo: il potere discrezionale del giudice
Un condannato presenta ricorso alla Corte di Cassazione, lamentando una pena eccessiva e rivendicando un presunto diritto a ricevere la sanzione minima. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: la determinazione della pena rientra nel pieno potere discrezionale del giudice. Tale potere, esercitato secondo i criteri degli articoli 132 e 133 del codice penale, non può essere messo in discussione in Cassazione, a meno che la decisione del giudice non sia palesemente illogica o arbitraria. Di conseguenza, non esiste un diritto automatico alla pena minima. Il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali.
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Prescrizione Reato Permanente: la Cassazione blocca l’appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per invasione di terreni o edifici. L'imputato sosteneva che la pena fosse eccessiva e che il reato fosse estinto. La Corte ha ribadito un principio fondamentale sulla **prescrizione reato permanente**: il termine per l'estinzione non inizia a decorrere dall'inizio dell'occupazione, ma dal momento esatto in cui la condotta illecita cessa. In questo caso, la cessazione è coincisa con la data della sentenza di primo grado. Di conseguenza, il reato non era prescritto. La Corte ha anche confermato che la valutazione dell'entità della pena è un potere discrezionale del giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità se non illogica.
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