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Art. 130 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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191 provvedimenti

Altri anni per Art. 130 Codice di Procedura Penale

Correzione dell’errore materiale: limiti e modifiche del reato
Il Giudice dell'esecuzione aveva disposto la correzione dell'errore materiale di una sentenza penale, eliminando l'indicazione dell'aggravante dalla contestazione del reato di furto in abitazione e trasformandolo in furto semplice. Tale modifica ha comportato una riqualificazione favorevole del reato in fase esecutiva. Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso in Cassazione denunciando la violazione delle regole sulla correzione degli atti. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la correzione dell'errore materiale non può mai modificare la sostanza del provvedimento o alterare il giudicato. La procedura serve unicamente a eliminare difformità formali tra la reale volontà del magistrato e la sua rappresentazione scritta. Pertanto, l'ordinanza correttiva è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Correzione dell’errore materiale e calcolo di inizio pena
Un detenuto ottiene l'unificazione delle condanne per continuazione con rideterminazione della pena a trenta anni di reclusione. L'ordinanza non riporta la data iniziale di decorrenza della carcerazione. Il condannato presenta istanza di correzione dell'errore materiale per far inserire la data di inizio pena. La Corte di Appello respinge la richiesta. Il ricorrente propone ricorso per Cassazione. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso. La determinazione della decorrenza, il calcolo del presofferto e l'individuazione del fine pena competono esclusivamente al Pubblico Ministero tramite ordine di esecuzione. Il giudice dell'esecuzione non possiede tale potere dichiarativo e la correzione non può integrare elementi estranei alla decisione originaria. Il condannato subisce la condanna alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Correzione errore materiale e spese legali tra Stato e privati
La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta di correzione errore materiale inerente alla liquidazione delle spese legali stabilita in favore delle parti civili. Nel dispositivo originario, l'imputato era stato condannato a rimborsare unitariamente i costi del giudizio a due distinte parti civili. Successivamente è emerso che una delle parti civili beneficiava del patrocinio a spese dello Stato, mentre l'altra provvedeva in autonomia alle proprie spese legali. La Cassazione ha chiarito la necessità di scindere le due posizioni. Il condannato deve rimborsare direttamente la parte civile non ammessa al beneficio pubblico. La quota spettante alla parte civile ammessa al gratuito patrocinio deve invece essere liquidata dalla Corte di Appello tramite separato decreto ed essere versata direttamente in favore dello Stato.
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Correzione di errore materiale: il giudice di rinvio cambia
La Corte di Cassazione è intervenuta con una procedura di correzione di errore materiale per rettificare un'indicazione errata presente nel dispositivo di una precedente sentenza. In quel provvedimento, i giudici avevano disposto l'annullamento parziale della decisione impugnata, rinviando il caso per un nuovo giudizio davanti alla Sezione distaccata di Taranto della Corte di Appello di Lecce. Tuttavia, in base alla normativa processuale penale, la competenza corretta spettava a un'altra Sezione della Corte di Appello di Lecce della sede principale. Per evitare incertezze sulla competenza e rettificare la svista formale, la Suprema Corte ha ordinato la correzione del testo. Con questa decisione, il processo prosegue regolarmente dinanzi all'organo giudicante corretto.
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Correzione errore materiale: quando la svista non annulla l’atto
Il Ministero dell'Interno ha segnalato un errore di battitura nell'intestazione di una sentenza della Corte di Cassazione. Il documento riportava erratamente che il ricorso riguardava un decreto del Giudice di Pace anziché un provvedimento della Corte d'Appello. Trattandosi di una svista formale che non incide sulla decisione finale, la Suprema Corte ha applicato la correzione errore materiale. I giudici hanno rettificato l'indicazione dell'organo giudiziario senza svolgere un'udienza formale, disponendo che la cancelleria annoti la modifica direttamente sugli originali della sentenza.
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Omessa applicazione della pena accessoria: sentenza annullata
Il Tribunale ha condannato L'Imputato a oltre quattro anni di reclusione per reati in materia di sostanze stupefacenti. La sentenza presentava tuttavia due gravi vizi: l'omessa applicazione della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici, obbligatoria per pene superiori a tre anni, e una confusione materiale nell'individuazione del reato più grave per il calcolo della sanzione base. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto l'impugnazione, precisando che la mancata applicazione della sanzione accessoria costituisce una vera violazione di legge non sanabile con semplice rettifica. Di conseguenza, i giudici hanno disposto l'annullamento della sentenza con rinvio per un nuovo giudizio.
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Spese della parte civile: limiti correzione errore materiale
La Parte Civile ha presentato istanza per la correzione errore materiale, lamentando l'omessa condanna di alcuni Imputati al pagamento delle spese processuali nel giudizio di legittimità. La Corte di Cassazione ha chiarito che il rimedio generale per la correzione errore materiale si applica a tutte le parti quando vi sia discrepanza tra volontà e forma. Tuttavia, nel merito ha rigettato la richiesta della Parte Civile. L'esclusione della condanna alle spese non derivava da una svista, ma dalla scelta consapevole della Corte: i ricorsi degli Imputati riguardavano solo il trattamento sanzionatorio, ambito in cui la presenza della parte civile non produce effetti e non giustifica il rimborso spese. Inoltre, per altri soggetti, l'omissione dipendeva dalla mancata richiesta da parte dell'avvocato. La Corte ha quindi rigettato l'istanza e integrato d'ufficio il dispositivo, formalizzando il rigetto della liquidazione.
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Estinzione del reato per morte del reo: annullata la condanna
Un uomo condannato nei giudizi di merito per tentata violenza sessuale è deceduto prima che la Corte di Cassazione pronunciasse verdetto definitivo. La Suprema Corte, in un primo momento, aveva dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, ignorandone l'avvenuto decesso. Successivamente, accertata la morte dell'uomo antecedente alla sentenza di legittimità, i giudici hanno revocato la propria decisione. La giurisprudenza stabilisce che la scomparsa dell'imputato rende qualsiasi sentenza successiva giuridicamente inesistente. Pertanto, la Cassazione ha dichiarato l'estinzione del reato per morte del reo e ha annullato la condanna d'appello senza rinvio.
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Correzione di errore materiale: annullata la condanna al PM
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso relativo alla correzione di errore materiale presente in una precedente decisione. Il Procuratore Generale aveva proposto ricorso contro il diniego di una misura di prevenzione nei confronti di un cittadino. La Suprema Corte aveva dichiarato inammissibile l'impugnazione della Pubblica Accusa. Tuttavia, nella stesura del ruolo d'udienza e del dispositivo erano presenti due sviste evidenti. Il cittadino era stato indicato erroneamente come ricorrente insieme alla pubblica accusa. Inoltre, il Procuratore Generale era stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende. I giudici hanno chiarito che la Pubblica Accusa non può subire sanzioni pecuniarie. Pertanto, la Cassazione ha ordinato la correzione di errore materiale eliminando la condanna pecuniaria ed eliminando la qualifica di parte ricorrente al cittadino.
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Correzione errore materiale: vietato cambiare la condanna
Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso contro un'ordinanza del giudice dell'esecuzione. Quest'ultimo, intervenendo sulla qualificazione di alcuni reati, aveva rimosso la dicitura 'bis' dalle contestazioni di furto in abitazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarendo che la correzione errore materiale non può mai modificare la sostanza della decisione né trasformare la fattispecie in un reato meno grave. La procedura ex art. 130 c.p.p. serve unicamente a sanare una divergenza formale e grafica tra la reale volontà del giudice e la sua stesura finale. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno annullato l'ordinanza impugnata e disposto un nuovo esame del caso.
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Errore materiale nella sentenza penale: il refuso non annulla la pena
Un imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando una discrepanza testuale nel calcolo della pena per la continuazione dei reati. La motivazione della Corte d'Appello menzionava un aumento di sei mesi anziché di quattro mesi. I giudici supremi hanno respinto l'impugnazione chiarendo che tale discrepanza costituisce un semplice refuso di scrittura. Il testo del dispositivo ha confermato integralmente la condanna del primo grado senza alterare la pena finale. La presenza di un banale errore materiale nella sentenza penale non invalida la pronuncia e non autorizza il ricorso in sede di legittimità se il dispositivo resta immutato ed eseguibile. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso e ha condannato il ricorrente al versamento delle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Correzione errore materiale: la Cassazione corregge la data
La Procura della Repubblica ha richiesto ai giudici di legittimità la correzione errore materiale di un'ordinanza penale precedentemente emessa. Nel documento originario, l'intestazione riportava una data di nascita errata per l'imputato, indicando l'anno 1964 al posto del reale anno 1984. La Suprema Corte ha accolto la richiesta evidenziando come tale discrepanza derivasse da una mera svista di battitura. Il collegio ha disposto la rettifica immediata dell'atto senza modificare la sostanza del provvedimento, riallineando il testo alla realtà anagrafica corretta.
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Correzione errore materiale e rinvio alla Corte competente
La Suprema Corte ha disposto la correzione errore materiale in relazione a una propria precedente decisione penale. I giudici di legittimità avevano annullato con rinvio la condanna emessa a carico dell'Imputato per ricalcolare il trattamento sanzionatorio. Il dispositivo iniziale trasmetteva tuttavia gli atti a una diversa sezione della Corte di Appello di Perugia. Tale ufficio giudiziario dispone in realtà di una sola sezione penale, rendendo impossibile la celebrazione del nuovo giudizio nella stessa sede. Per sanare la svista senza alterare la decisione di merito, i giudici hanno rettificato il testo indicando quale giudice del rinvio la Corte di Appello di Firenze.
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Correzione errore materiale: data errata nella sentenza penale
La Corte di Cassazione è intervenuta su segnalazione della Corte di Appello per rettificare un dato anagrafico presente nell'intestazione di una precedente sentenza penale. Nello specifico, il documento riportava erroneamente il giorno di nascita di uno dei ricorrenti come 02/11/1961 invece di quello corretto del 05/11/1961. I giudici supremi hanno disposto la correzione errore materiale tramite ordinanza, evidenziando come una semplice discrepanza documentale non incida sulla validità della decisione di merito e possa essere sanata senza alterare il contenuto del provvedimento originario.
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Correzione di errore materiale: la Cassazione sblocca gli atti
La Suprema Corte di Cassazione è intervenuta per rimediare a una omissione formale avvenuta al termine di un precedente giudizio penale. Nella decisione originaria, i giudici avevano annullato la sentenza impugnata a carico dell'Imputato a causa dell'avvenuto accertamento definitivo dei reati contestati. Tuttavia, la cancelleria e il collegio avevano omesso di inserire nel dispositivo la formale disposizione di rinvio del fascicolo. I giudici hanno quindi applicato la procedura per la correzione di errore materiale. Con tale intervento, la Corte ha integrato il testo del provvedimento, ordinando espressamente l'invio degli atti alla Corte di Appello territoriale per il prosieguo del processo.
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Omessa dichiarazione dei redditi: l’errore sulla data non salva
La Corte d'Appello confermava la condanna nei confronti di una contribuente per il reato di omessa dichiarazione dei redditi relativa all'anno di imposta 2014. Nel definire il processo, il giudice correggeva un errore materiale presente nel capo di accusa, indicante per sbaglio il 2014 anziché il 2015 come data di consumazione dell'illecito. L'imputata ricorreva per Cassazione lamentando la violazione del diritto di difesa per mutamento dell'accusa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: la semplice rettifica del termine di presentazione non stravolge il fatto storico, specie quando la contribuente conosceva perfettamente la contestazione fiscale.
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Danneggiamento seguito da incendio: colpa, dolo e pericolo
Un giovane ha appiccato ripetutamente il fuoco ai quadri elettrici di un immobile in ristrutturazione mediante l'uso di benzina. Il proprietario ha sorpreso l'autore sul fatto mentre le fiamme rischiavano di estendersi alla vegetazione e agli edifici vicini. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità per il reato di danneggiamento seguito da incendio, respingendo le tesi difensive sulla presunta assenza di pericolo e sul dolo. La Suprema Corte ha precisato che il delitto sussiste quando l'agente intende solo danneggiare la cosa, ma crea un pericolo concreto per la pubblica incolumità. I giudici hanno tuttavia annullato senza rinvio la condanna alle spese per la parte civile, poiché il giudice d'appello aveva integrato illegittimamente la decisione con un provvedimento separato successivo.
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Correzione errore materiale: vietato mutare l’assoluzione in pena
Un ex amministratore di condominio subisce un processo per mancata consegna di documenti contabili e inottemperanza a un ordine giudiziale civile. La Corte d'Appello pronuncia inizialmente un dispositivo di non doversi procedere per difetto di querela. Successivamente, la Corte corregge il testo senza convocare le parti e inserisce una condanna a due mesi di reclusione per il reato di mancata esecuzione dolosa del provvedimento del giudice. La Suprema Corte accoglie il ricorso dell'imputato. La procedura di correzione errore materiale non può stravolgere la decisione originaria trasformando un proscioglimento in una condanna. Inoltre, i giudici di merito non hanno provato l'effettiva conoscenza dell'ordine civile da parte dell'imputato.
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Furto aggravato: ricorso generico e sanzione confermata
L'Imputato ha presentato ricorso per contestare la condanna per furto aggravato e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. Il ricorrente lamentava anche la presenza di errori nell'indicazione degli articoli di legge e la contestazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha giudicato infondate e generiche le doglianze difensive, rilevando che i giudici di merito hanno motivato adeguatamente ogni aspetto della decisione. Di conseguenza, il Collegio ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'Imputato al pagamento delle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Correzione di errore materiale: la svista non blocca l’atto
Durante un procedimento penale davanti alla Corte di Cassazione, gli uffici giudiziari hanno commesso una svista nella redazione del ruolo d'udienza. Nello specifico, il documento indicava l'imputata con la formula maschile 'il ricorrente' anziché al femminile 'la ricorrente'. I giudici supremi hanno attivato d'ufficio la procedura per la correzione di errore materiale. Trattandosi di una mera inesattezza formale che non incide sul contenuto sostanziale della decisione, la Corte ha accolto l'istanza e ordinato alla cancelleria di rettificare gli atti originali. Il provvedimento ristabilisce la piena coerenza documentale senza alterare l'esito del giudizio.
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