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Art. 13 D.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2026

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103 provvedimenti

Altri anni per Art. 13 D.P.R. n. 115 del 2002

Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio tributario
Un ente locale ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza riguardante l'accertamento TARES emesso nei confronti di una società agricola. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo extragiudiziale, portando l'ente a depositare una formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la rinuncia è un atto che non richiede accettazione per determinare la fine del processo. Inoltre, è stata esclusa l'applicazione del raddoppio del contributo unificato, poiché la chiusura del caso non è derivata da un rigetto o da un'inammissibilità, ma da una scelta volontaria delle parti.
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Definizione agevolata e termini di impugnazione
Una società e i suoi soci hanno impugnato avvisi di accertamento relativi a imposte non versate. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, in quanto presentato oltre il termine lungo di impugnazione, nonostante l'applicazione della sospensione semestrale prevista per la definizione agevolata. La Corte ha chiarito che il passaggio in giudicato della sentenza, avvenuto prima della richiesta di condono, preclude l'accesso ai benefici della definizione agevolata, poiché il giudicato risponde a un interesse pubblico di stabilità delle decisioni.
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Motivazione rafforzata: quando l’accertamento cade
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro una società operante nel settore del commercio di rottami. La controversia riguardava un avviso di accertamento basato sulla presunta omissione di ricavi. La sentenza impugnata si fondava su due ragioni autonome: la mancanza di una motivazione rafforzata che rispondesse alle osservazioni della contribuente e l'erroneità nel calcolo del costo del venduto. La Suprema Corte ha stabilito che, essendo la contestazione sui calcoli una questione di merito non riesaminabile in sede di legittimità, il ricorso è inammissibile. La decisione ribadisce che il fisco deve fornire una motivazione solida e che, in presenza di più ragioni decisorie, il ricorrente deve riuscire a scardinarle tutte per ottenere l'annullamento.
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Autotutela e cessazione della materia del contendere
Un contribuente ha impugnato un accertamento sintetico basato sul redditometro relativo all'acquisto di un immobile. Dopo una vittoria in primo grado e una sconfitta in appello, il caso è giunto in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, l'Agenzia delle Entrate ha proceduto all'annullamento in autotutela dell'atto impugnato, recependo l'esito di altri contenziosi analoghi favorevoli al contribuente. La Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese di lite e l'esclusione del raddoppio del contributo unificato.
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Indennità di esproprio: validità del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la validità del giudizio per la determinazione della indennità di esproprio anche quando il decreto definitivo interviene durante il processo. Una società aveva impugnato la stima provvisoria offerta da un ente industriale, ottenendo in appello un significativo aumento del ristoro. L'ente ha contestato la procedibilità del ricorso poiché avviato prima del decreto di esproprio, ma la Suprema Corte ha chiarito che tale decreto è una condizione dell'azione che può maturare in corso di causa. È stata inoltre confermata la regolarità della consulenza tecnica, respingendo ogni eccezione di nullità.
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Cessazione della materia del contendere: guida
Una società di trasporti ha impugnato un avviso di liquidazione per imposta di registro superiore a mezzo milione di euro. Dopo una sentenza d'appello favorevole all'Amministrazione Finanziaria, la causa è giunta in Cassazione. Durante il giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo conciliativo, portando alla dichiarazione di cessazione della materia del contendere. La Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese e negando l'applicazione del raddoppio del contributo unificato.
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Ricorso in Cassazione: stop alle nuove questioni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un cittadino straniero contro il decreto di convalida dell'accompagnamento alla frontiera. Il ricorrente lamentava la violazione delle norme sull'informazione per la partenza volontaria. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che tale questione non era stata sollevata durante il giudizio di merito davanti al Giudice di Pace. Poiché il Ricorso in Cassazione ha natura di giudizio di legittimità, è preclusa l'introduzione di nuove questioni di fatto o di diritto che richiedano accertamenti istruttori non compiuti nei gradi precedenti.
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Improcedibilità ricorso cassazione: deposito errato
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato una sentenza tributaria riguardante un rimborso IRAP richiesto da un ente assistenziale internazionale. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato l'**improcedibilità ricorso cassazione** poiché l'ente ricorrente ha depositato inizialmente una sentenza diversa da quella oggetto di impugnazione. Il deposito della copia corretta è avvenuto oltre il termine perentorio di venti giorni previsto dall'art. 369 c.p.c. La Corte ha ribadito che la possibilità di accedere ai fascicoli telematici non esonera la parte dall'obbligo di deposito tempestivo della copia autentica del provvedimento gravato.
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Conciliazione extragiudiziale: fine liti fiscali
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio in una controversia tra l'Agenzia delle Entrate e una società di capitali. Il contenzioso riguardava la deducibilità degli accantonamenti per il Trattamento di Fine Mandato (TFM) degli amministratori. Grazie al raggiungimento di una conciliazione extragiudiziale tra le parti, la materia del contendere è cessata. La Corte ha preso atto dell'accordo, compensando le spese di lite ed escludendo sanzioni aggiuntive sul contributo unificato.
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Autotutela: stop alla causa tributaria in Cassazione
Due contribuenti hanno impugnato una cartella esattoriale relativa a debiti IRPEF ereditati, contestando la regolarità della notifica dell'atto presupposto. Dopo una sentenza favorevole in primo grado e una contraria in appello, la controversia è giunta in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, l'Amministrazione Finanziaria ha esercitato il potere di Autotutela, annullando integralmente l'avviso di accertamento e disponendo lo sgravio delle somme. La Suprema Corte ha dunque dichiarato la cessazione della materia del contendere, cassando senza rinvio la sentenza impugnata e disponendo la compensazione delle spese legali.
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Licenziamento disciplinare: i rischi dei vizi formali
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento disciplinare intimato oltre i termini perentori stabiliti dalla contrattazione collettiva. Nel caso di specie, il datore di lavoro ha inviato la lettera di recesso al settimo giorno dalla scadenza del termine per le giustificazioni, violando il limite di sei giorni previsto dal CCNL Metalmeccanica. Inoltre, è stata accertata la violazione dell'obbligo di audizione orale, espressamente richiesta dal lavoratore. Tali vizi procedurali hanno comportato la condanna della società al pagamento di un'indennità risarcitoria pari a otto mensilità, pur confermando l'estinzione del rapporto di lavoro.
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Autonoma organizzazione IRAP: prova e ritrattabilità
Un professionista ha impugnato una cartella di pagamento relativa al mancato versamento dell'imposta regionale, sostenendo l'assenza di autonoma organizzazione IRAP nonostante avesse inizialmente compilato il quadro impositivo nella dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la dichiarazione fiscale è una dichiarazione di scienza emendabile, ma spetta al contribuente l'onere di provare rigorosamente l'inesistenza del presupposto impositivo qualora decida di ritrattare quanto precedentemente dichiarato. Nel caso specifico, la documentazione prodotta è stata giudicata insufficiente e incerta.
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Reverse charge e ATI: la Cassazione nega il rimborso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'Associazione Temporanea di Imprese (ATI) confermando il diniego di rimborso IVA. Il cuore della controversia riguarda l'applicabilità del reverse charge a un raggruppamento di imprese impegnato nella costruzione di un parco eolico. La Corte ha stabilito che l'ATI non costituisce un unico soggetto passivo d'imposta, né in forma verticale né orizzontale, poiché ogni impresa mantiene la propria autonomia e sopporta individualmente il rischio. Di conseguenza, l'assenza di un'entità fiscale unitaria impedisce l'uso dell'inversione contabile. La ricorrente è stata inoltre condannata per abuso del processo per aver rifiutato una proposta di definizione accelerata.
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Operazioni inesistenti: chi deve provare la frode?
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava un accertamento fiscale contro un imprenditore agricolo, accusato di aver utilizzato fatture per operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'Amministrazione Finanziaria non ha fornito prove sufficienti del coinvolgimento del contribuente nella frode. La sentenza ribadisce che, in tema di IVA, il Fisco deve dimostrare non solo l'inesistenza del fornitore, ma anche che il destinatario della fattura fosse consapevole dell'evasione o avrebbe dovuto esserlo usando l'ordinaria diligenza.
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Competenza territoriale: come scegliere il giudice
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore riguardante la competenza territoriale in una causa di licenziamento. Il ricorrente sosteneva la competenza del Tribunale di Milano o di Siracusa, ma la Corte ha confermato la decisione del giudice di merito in favore del Tribunale di Napoli. La decisione chiarisce che la competenza territoriale non si radica nel semplice luogo di lavoro, ma richiede la presenza di una dipendenza aziendale organizzata presso cui il dipendente prestava servizio al momento della cessazione del rapporto.
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Credito d’imposta ricerca e sviluppo: onere prova
La Corte di Cassazione ha confermato il recupero di un credito d'imposta ricerca e sviluppo indebitamente compensato da una società. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato l'effettività delle attività di ricerca, ritenendole frutto di mera copiatura di lavori universitari. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della contribuente, stabilendo che una comunicazione via PEC priva dei requisiti formali della Legge 53/1994 non fa decorrere il termine breve per l'impugnazione. Inoltre, è stato ribadito che, in tema di benefici fiscali, spetta al contribuente l'onere di provare la sussistenza dei requisiti costitutivi, specialmente a fronte di presunzioni gravi e precise fornite dall'ufficio circa la fittizietà dei costi.
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Procura speciale: errore nel ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un privato contro una compagnia assicurativa a causa di un vizio nella procura speciale. Il ricorrente chiedeva l'indennizzo per un incendio, ma il mandato difensivo faceva esplicito riferimento a una sentenza diversa da quella impugnata. Nonostante la procura fosse materialmente congiunta al ricorso, l'indicazione di un provvedimento estraneo ha fatto venir meno il requisito di specialità, rendendo nullo l'atto e precludendo l'esame del merito della controversia.
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Compensazione spese processuali: quando è legittima?
Un istituto bancario ha impugnato la decisione della Corte di Giustizia Tributaria che, pur accogliendo le sue ragioni nel merito contro l'Amministrazione Finanziaria, aveva disposto la compensazione spese processuali. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la complessità della materia e la novità delle questioni trattate costituiscono gravi ed eccezionali ragioni per compensare i costi di lite. La banca è stata inoltre condannata per abuso del processo per aver insistito nel ricorso nonostante una proposta di definizione accelerata.
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Compensazione spese legali: quando è legittima?
Un istituto bancario ha impugnato un avviso di accertamento relativo alla deducibilità di costi per operazioni di cartolarizzazione. Dopo un rinvio dalla Cassazione, la Corte di Giustizia Tributaria ha annullato l'atto impositivo ma ha disposto la compensazione spese legali tra le parti. La Suprema Corte ha confermato la legittimità di tale scelta, spiegando che la complessità delle questioni trattate e la novità del tema giuridico costituiscono gravi ed eccezionali ragioni che giustificano la deroga al principio di soccombenza.
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Rinuncia al ricorso: stop al raddoppio del contributo
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio relativo a una revocatoria fallimentare a seguito della rinuncia al ricorso presentata dai privati. La controversia riguardava l'inefficacia della vendita di un immobile e il pagamento di un indennizzo per il suo godimento. I giudici hanno stabilito che, in caso di rinuncia accettata dalla controparte, non si applica il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una sanzione prevista solo per rigetto o inammissibilita.
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