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Art. 13 D.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2024

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110 provvedimenti

Altri anni per Art. 13 D.P.R. n. 115 del 2002

Contratto PA: la forma scritta è sempre necessaria
Una società di servizi ha richiesto il pagamento per un'attività di verifica fiscale svolta per un Comune, sostenendo fosse un'estensione di un contratto esistente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La motivazione centrale è la mancanza di un contratto PA in forma scritta 'ad substantiam' per il servizio specifico, requisito inderogabile per la validità degli accordi con la Pubblica Amministrazione. Non è possibile desumere la volontà dell'ente da atti impliciti o estendere contratti esistenti a prestazioni diverse e non previste.
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Azione revocatoria fallimentare: limiti del curatore
La Suprema Corte dichiara inammissibili i ricorsi di un curatore fallimentare e dell'Agenzia delle Entrate in un caso di azione revocatoria fallimentare. La decisione sottolinea che il curatore non può subentrare in un'azione avviata da un creditore contro un debitore diverso dalla società fallita, poiché ciò costituirebbe una domanda nuova e inammissibile, alterando la causa petendi originaria.
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Tutela possessoria vs proprietà: la Cassazione decide
Un proprietario, con sentenza definitiva che accerta il suo diritto, si oppone all'esecuzione di un precedente ordine di reintegra a favore di un possessore. La Cassazione chiarisce che la tutela possessoria deve essere eseguita prima che il diritto di proprietà possa essere fatto valere per rientrare nel bene, respingendo l'opposizione.
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Responsabilità amministratori: quando è inammissibile
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i confini della responsabilità degli amministratori verso terzi. Il caso riguarda una richiesta di risarcimento avanzata dal nuovo socio di una società sportiva contro i precedenti amministratori e la società controllante, accusati di averne causato il dissesto finanziario. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando la necessità di contestare specificamente le motivazioni della sentenza d'appello e di fornire una prova rigorosa del danno diretto subito, distinto da quello riflesso patito dalla società.
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Denuncia vizi costruttivi: quando scatta il termine
Un acquirente cita in giudizio l'impresa costruttrice per gravi difetti (infiltrazioni d'acqua) nel suo immobile. Dopo una prima sentenza sfavorevole, la Corte d'Appello condanna l'impresa al risarcimento. L'impresa ricorre in Cassazione sostenendo che la denuncia vizi costruttivi fosse tardiva. La Suprema Corte rigetta il ricorso, chiarendo che il termine di un anno per la denuncia decorre non dalla prima manifestazione del problema, ma dal momento in cui l'acquirente ha piena e oggettiva consapevolezza della gravità del vizio e della sua causa, momento che può coincidere con una perizia tecnica.
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Transazione e IVA: quando il pagamento è esente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33296/2024, ha stabilito che la somma versata in esecuzione di un accordo transattivo per chiudere una lite su inadempienze contrattuali ha natura risarcitoria e, pertanto, è esclusa dal campo di applicazione dell'IVA. L'analisi del rapporto tra transazione e IVA chiarisce che se l'accordo non crea un nuovo rapporto giuridico (transazione non novativa), il pagamento non costituisce corrispettivo per un servizio, ma un indennizzo non imponibile.
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Prova del credito: l’estratto di ruolo è decisivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un agente della riscossione contro la decisione di un Tribunale che ne aveva respinto l'istanza di ammissione al passivo fallimentare. La causa verteva sulla corretta prova del credito, che secondo i giudici non era stata fornita in modo adeguato. L'agente aveva depositato un prospetto riepilogativo invece del necessario estratto di ruolo. La Suprema Corte ha chiarito che contestare la valutazione delle prove documentali da parte del giudice di merito non costituisce un motivo valido per un ricorso per cassazione, confermando l'importanza di una documentazione precisa per la prova del credito.
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Rivalutazione contributiva: la domanda dell’erede
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32288/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto. Il caso riguardava la richiesta di un'erede di ottenere il beneficio per il coniuge defunto, il quale, in vita, non aveva mai presentato la relativa domanda amministrativa all'INPS. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, affermando che la domanda amministrativa non è una mera condizione di procedibilità, ma un elemento costitutivo del diritto stesso. Di conseguenza, se il lavoratore non presenta la domanda, il diritto non entra mai nel suo patrimonio e, pertanto, non può essere trasmesso agli eredi per successione.
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Mutuo di scopo: quando un prestito non lo è davvero
Una società immobiliare e i suoi fideiussori hanno citato in giudizio un istituto di credito, sostenendo che il finanziamento ricevuto fosse un "mutuo di scopo" e che la banca fosse inadempiente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che si trattava di un normale mutuo edilizio. Per essere qualificato come mutuo di scopo, è necessario che la banca abbia un interesse diretto e specifico nel raggiungimento dell'obiettivo finanziato, non solo nel garantire il proprio credito.
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Vincolo di subordinazione: quando il contratto è nullo
La Corte di Cassazione conferma la riqualificazione di contratti a progetto in rapporti di lavoro subordinato per una società di servizi. La decisione si basa sulla mancanza di un progetto specifico e sulla presenza del vincolo di subordinazione, evidenziato dal potere direttivo e di controllo esercitato di fatto dal datore di lavoro. Viene inoltre chiarito che il verbale di accertamento dell'ispettorato non è autonomamente impugnabile, essendo un atto endoprocedimentale.
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