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Art. 13 D.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2024

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110 provvedimenti

Altri anni per Art. 13 D.P.R. n. 115 del 2002

Intervento in appello: limiti per il successore
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti dell'intervento in appello del successore a titolo particolare. Se la titolarità del diritto trasferito è contestata, le domande del successore sono inammissibili perché ampliano l'oggetto del giudizio, introducendo un nuovo tema di indagine non consentito in fase di impugnazione. Il caso riguarda la cessione di crediti derivanti da un contratto di appalto.
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Principio di competenza provvigioni: quando tassare?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5322/2024, ha stabilito che un mediatore immobiliare deve dichiarare i ricavi derivanti dalle provvigioni nell'anno di stipula del contratto preliminare, in applicazione del principio di competenza provvigioni. Anche se l'incasso avviene in un anno successivo o il contratto definitivo non viene stipulato, il diritto al compenso sorge con la conclusione dell'affare, che coincide con la firma del preliminare. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a un mediatore il mancato inserimento in dichiarazione di provvigioni maturate nel 2008 ma incassate successivamente. La Corte ha respinto il ricorso del contribuente, confermando che, ai fini fiscali, il momento rilevante è quello in cui la prestazione del mediatore si considera ultimata e il credito certo, ovvero alla firma del preliminare.
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Accertamenti bancari: onere della prova del Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5230/2024, ha chiarito i limiti dell'onere della prova a carico del contribuente in caso di accertamenti bancari. A seguito di un'indagine fiscale scaturita dal possesso di beni di lusso a fronte di un reddito esiguo, la Corte ha stabilito che la motivazione del giudice di merito è valida anche se si basa su una perizia esterna, purché ne condivida criticamente le conclusioni. La Suprema Corte ha rigettato sia il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, che lamentava una violazione delle regole sull'onere probatorio, sia quello del contribuente, confermando la decisione della Commissione Tributaria Regionale.
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Indennità De Maria: esclusa la retribuzione di posizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5070/2024, ha stabilito che la retribuzione di posizione, prevista per il personale sanitario, non può essere inclusa nel calcolo dell'indennità De Maria per il personale universitario equiparato, a meno che non sia stato conferito un effettivo incarico dirigenziale. Il ricorso di un dipendente universitario è stato rigettato perché l'erogazione di tale emolumento non è automatica ma subordinata alla prova dello svolgimento di specifiche funzioni dirigenziali, onere che spettava al lavoratore.
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Comunione legale: guida alla divisione dei beni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ex coniuge che chiedeva la restituzione alla comunione legale di somme prelevate dall'ex moglie e l'aggiornamento del valore di un immobile. La Corte ha chiarito che non c'è obbligo di restituzione se le somme sono state usate per bisogni familiari e la circostanza non è stata contestata. Ha inoltre specificato che per ottenere la rivalutazione di un bene è necessario allegare e provare un significativo mutamento di valore.
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Responsabilità collegio sindacale e compenso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4617/2024, ha rigettato il ricorso dei membri del collegio sindacale di una società fallita, confermando il diniego al loro compenso professionale. La decisione si fonda sulla grave inadempienza ai loro doveri di vigilanza, che ha contribuito al peggioramento dell'insolvenza aziendale. La Corte ha stabilito che l'inerzia dei sindaci di fronte a palesi segnali di crisi, omettendo di convocare l'assemblea o di denunciare le irregolarità al Tribunale, costituisce un inadempimento talmente grave da giustificare l'esclusione totale del credito per i loro compensi dallo stato passivo del fallimento.
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Errore revocatorio: quando il ricorso non è ammesso
Una società ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione, sostenendo un errore di fatto nella valutazione della base per il calcolo dei contributi previdenziali. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che l'errore revocatorio è un rimedio eccezionale che può sanare solo sviste percettive (errori di fatto) e non errori di valutazione o interpretazione giuridica (errori di giudizio). Nel caso di specie, la società contestava il ragionamento della Corte, non una percezione errata degli atti, tentando così di ottenere un nuovo esame del merito.
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Licenziamento disciplinare: quando il dolo è generico
La Corte di Cassazione ha confermato il licenziamento disciplinare di un dipendente di una società di servizi finanziari per aver violato ripetutamente le procedure interne. La Corte ha stabilito che la reiterazione consapevole delle violazioni, come l'omissione dell'uso di codici di sicurezza, integra il 'dolo generico', sufficiente a rompere il vincolo fiduciario e a giustificare il licenziamento per giusta causa, anche in assenza di un provato intento di arrecare un danno economico specifico all'azienda.
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Licenziamento giusta causa: il caso della fattura falsa
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un licenziamento per giusta causa nei confronti di un dipendente che aveva chiesto a un cliente di emettere una fattura fraudolenta per un prodotto mai utilizzato. Tale condotta è stata ritenuta sufficiente a ledere irrimediabilmente il vincolo fiduciario, esponendo l'azienda a rischi significativi. L'ordinanza chiarisce che anche un singolo atto grave può giustificare la sanzione espulsiva, a prescindere da altre infrazioni minori.
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Onere della prova: Cassazione e risarcimento danni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 2576/2024, ha rigettato il ricorso di alcuni imprenditori condannati a risarcire un'associazione ambientalista per danno all'immagine. La decisione ribadisce l'importanza del principio di autosufficienza del ricorso e l'onere della prova a carico di chi impugna una sentenza, confermando che la valutazione del danno rientra nella discrezionalità del giudice di merito se logicamente motivata.
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Progressione verticale: senza autorizzazione è illegittima
Una dipendente pubblica ha richiesto la riclassificazione a una qualifica superiore basandosi su una selezione interna per 920 posti, di cui solo 460 erano stati autorizzati. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, affermando che senza la necessaria autorizzazione per i posti aggiuntivi, non sorge alcun diritto acquisito alla progressione verticale, specialmente dopo che una nuova legge ha modificato le regole. La Corte ha quindi confermato che la riclassificazione era stata correttamente negata.
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Revoca gratuito patrocinio: il potere del giudice
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1712/2024, ha confermato la legittimità della revoca del gratuito patrocinio disposta da un giudice in fase di liquidazione dei compensi, nonostante una precedente ammissione provvisoria da parte del Consiglio dell'Ordine. La decisione si fonda sulla mancanza, nell'istanza originaria, della prescritta autocertificazione reddituale. La Corte ha ribadito che il giudice ha il potere e il dovere di verificare la sussistenza dei requisiti di ammissibilità e che l'assenza della dichiarazione, richiesta a pena di inammissibilità, non può essere sanata tramite un'acquisizione d'ufficio dei documenti da parte del magistrato.
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Incarico dirigenziale: la retribuzione si adegua
Una dirigente medico ha ottenuto il riconoscimento di una retribuzione superiore per aver di fatto diretto una 'struttura semplice' all'interno di un'azienda sanitaria. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni di merito, dichiarando inammissibile il ricorso dell'azienda. La Corte ha stabilito che la qualificazione di un incarico dirigenziale si basa sulle concrete responsabilità e autonomie gestionali, una valutazione di fatto che non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Retribuzione ferie: inclusione indennità variabili
La Corte di Cassazione ha stabilito che nella retribuzione ferie devono essere incluse anche le indennità variabili, come gli incentivi per la condotta e la riserva, se intrinsecamente legate alla mansione. La decisione si basa sul principio europeo secondo cui una diminuzione della paga durante le vacanze potrebbe dissuadere il lavoratore dal goderne. La Corte ha respinto il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando che la nozione di retribuzione onnicomprensiva mira a garantire un riposo effettivo, equiparando la paga feriale a quella percepita durante l'attività lavorativa.
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Danno mancata consegna: no risarcimento senza prova
Un promissario acquirente ha citato in giudizio la parte venditrice per ottenere il trasferimento di un immobile e il risarcimento per la mancata consegna anticipata, pattuita nel contratto preliminare. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 318/2024, ha respinto la richiesta di risarcimento. I giudici hanno chiarito che il danno da mancata consegna non è automatico. L'acquirente deve dimostrare di aver attivamente richiesto la consegna del bene e di aver subito un pregiudizio economico concreto. La clausola di consegna anticipata, infatti, non è un'obbligazione diretta del preliminare, ma si configura come un contratto di comodato collegato, che richiede la consegna materiale del bene per perfezionarsi.
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Danno da demansionamento: onere della prova e risarcimento
Un lavoratore, dequalificato da responsabile informatico a semplici mansioni esecutive, ha ottenuto il risarcimento del danno da demansionamento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 48/2024, ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando che l'onere di provare la legittimità del cambio di mansioni spetta al datore di lavoro. La Corte ha inoltre ribadito che il danno alla professionalità può essere provato anche tramite presunzioni, come la durata della dequalificazione e l'impoverimento delle competenze acquisite.
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Abuso di posizione dominante: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una grande azienda farmaceutica per abuso di posizione dominante. La società aveva attuato una complessa strategia brevettuale per ritardare l'ingresso sul mercato di farmaci generici concorrenti, causando un danno economico al Servizio Sanitario Nazionale. La sentenza chiarisce che anche l'uso di strumenti legali legittimi, se finalizzato a escludere i concorrenti, integra un illecito antitrust. L'accertamento dell'Autorità Garante è stato ritenuto prova privilegiata della condotta, mentre il nesso causale e il danno sono stati provati tramite presunzioni.
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Licenziamento post termine: è valido? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un licenziamento per motivi disciplinari comunicato a un lavoratore dopo la scadenza del suo contratto a tempo determinato. La decisione stabilisce che un licenziamento post termine è legittimo se produce specifici effetti giuridici, come in questo caso l'esclusione del lavoratore dal diritto di precedenza per future assunzioni, previsto dal contratto collettivo. La Corte ha inoltre sottolineato come la mancata impugnazione da parte del lavoratore della decisione di primo grado sulla validità del contratto a termine abbia reso tale punto definitivo (giudicato).
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Esenzione IMU Università e uso indiretto: i limiti
Un'università ha contestato un avviso di accertamento IMU emesso da un comune per diversi immobili. La Corte di Cassazione ha analizzato i presupposti per l'esenzione IMU Università, in particolare nei casi di uso indiretto. Ha stabilito che l'esenzione è valida quando l'immobile è utilizzato da un'altra università strettamente collegata per legge, ma l'ha negata per immobili concessi a terzi che svolgono attività commerciali, come una filiale bancaria, o per le cabine elettriche soggette a servitù.
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Eccesso di potere giurisdizionale: limiti al ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condominio contro una decisione del Consiglio di Stato, che aveva confermato la revoca di una concessione precaria. La Corte ha ribadito che il suo controllo non riguarda errori di giudizio del giudice amministrativo, ma solo i limiti esterni della giurisdizione. Le lamentele sull'interpretazione del contratto non configurano un eccesso di potere giurisdizionale, bensì un potenziale errore di merito, non sindacabile in sede di legittimità.
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