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Art. 13 Costituzione — Sezione Settima Penale

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252 provvedimenti

Altri anni per Art. 13 Costituzione

Rinnovazione dibattimentale appello: quando è negata?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La richiesta di rinnovazione dibattimentale in appello per sentire un nuovo testimone è stata respinta perché ritenuta non necessaria ai fini della decisione, dato che le prove raccolte nel primo grado erano considerate complete e logicamente sufficienti a fondare il giudizio di colpevolezza. La Corte ribadisce il carattere eccezionale di tale istituto processuale.
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Patteggiamento in appello: limiti al ricorso
Un soggetto, dopo aver concordato la pena in secondo grado tramite il cosiddetto "patteggiamento in appello", ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata assoluzione e la non concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'accordo sulla pena limita la cognizione del giudice e implica una rinuncia ai motivi relativi alla responsabilità, precludendo un riesame nel merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e motivazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per spaccio di stupefacenti. I ricorrenti lamentavano un vizio di motivazione, ma la Corte ha stabilito che le loro doglianze miravano a una nuova valutazione dei fatti, compito escluso dal giudizio di legittimità. La sentenza impugnata era stata ritenuta adeguatamente motivata, basandosi su intercettazioni, video-riprese e una confessione, rendendo il ricorso generico e quindi inammissibile.
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Ricorso Patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per un reato di spaccio. La decisione si fonda sulla riforma del 2017 (art. 448 co. 2-bis c.p.p.), che limita strettamente i motivi di impugnazione. Un vizio nella motivazione sulla colpevolezza non rientra tra questi, rendendo il ricorso patteggiamento non valido. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Patteggiamento in appello: limiti del giudice
Un imputato, dopo aver concordato una riduzione di pena tramite patteggiamento in appello per reati di droga, ricorre in Cassazione lamentando la mancata valutazione di una causa di assoluzione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che nel patteggiamento in appello, a seguito della rinuncia ai motivi, il giudice non è tenuto a motivare sul mancato proscioglimento ex art. 129 c.p.p., poiché la sua cognizione è limitata ai punti concordati tra le parti.
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Ricorso in Cassazione: avvocato non abilitato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione, originato da un appello convertito, a causa della mancanza di abilitazione del difensore al patrocinio presso le giurisdizioni superiori. La pronuncia sottolinea che non esistono deroghe a tale requisito, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Patteggiamento in appello: il ricorso è inammissibile
Un soggetto, dopo aver ottenuto una riduzione di pena tramite un accordo in appello per detenzione di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione contestando la propria responsabilità. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il patteggiamento in appello implica una rinuncia a contestare la colpevolezza, limitando la discussione alla sola entità della pena concordata.
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Inammissibilità ricorso: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un condannato avverso il diniego di affidamento in prova ai servizi sociali. La Corte ha ritenuto manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata riguardo alla disciplina transitoria, confermando che la valutazione della condotta collaborativa è un presupposto necessario. L'inammissibilità del ricorso ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: no a misure alternative
Un condannato a tre anni di reclusione si è visto negare dal Tribunale di Sorveglianza le misure alternative alla detenzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, sottolineando che i motivi presentati miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La decisione si fonda sulla mancata collaborazione del condannato con i servizi sociali e sulla sua storia pregressa, elementi già correttamente valutati dal tribunale di merito.
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Proroga 41 bis: la Cassazione sulla pericolosità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del 41 bis. La Corte ha chiarito che per l'estensione del regime speciale non servono 'fatti nuovi', ma è sufficiente dimostrare la persistenza della capacità del condannato di mantenere contatti con l'organizzazione criminale. La valutazione del Tribunale di Sorveglianza, basata sul profilo criminale, sul ruolo di vertice e sull'operatività del clan, è stata ritenuta corretta e adeguatamente motivata.
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Revoca affidamento in prova: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato contro la revoca dell'affidamento in prova. La decisione è stata motivata dal comportamento del soggetto, che, avendo assunto stupefacenti e alcol, ha dimostrato di non aderire al programma di recupero, rendendo legittima la revoca. La Corte ha ribadito che, in tali casi, il Tribunale di Sorveglianza ha il potere discrezionale di determinare la pena residua da scontare.
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Regime 41-bis: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro la proroga del regime 41-bis per un detenuto, confermando la decisione del Tribunale di Sorveglianza. La Corte ha ritenuto che il ricorso non contestasse adeguatamente la logica della decisione impugnata, la quale aveva correttamente valutato la persistente capacità del condannato di mantenere legami con l'associazione criminale sulla base del suo ruolo di vertice e della sua pericolosità sociale.
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Violazione sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione della sorveglianza speciale. I giudici hanno ribadito che qualsiasi inosservanza degli obblighi imposti, anche se di modesta entità come un rientro in ritardo, costituisce reato, confermando l'orientamento giurisprudenziale consolidato. L'appello è stato respinto anche riguardo la quantificazione della pena, ritenuta congrua.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 45919/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in appello (c.d. concordato in appello), aveva impugnato la sentenza lamentando il mancato esame delle cause di proscioglimento. La Corte ha ribadito che l'accordo sulla pena implica la rinuncia ai motivi relativi alla responsabilità, formando un giudicato sul punto e precludendo la possibilità di sollevare tali questioni in Cassazione.
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Prelievo ematico senza consenso: è valido? Cassazione
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un automobilista sottoposto a prelievo ematico senza consenso dopo un incidente. Poiché l'imputato era in stato di incoscienza in ospedale, il consenso non era necessario per l'accertamento del tasso alcolemico, in linea con la giurisprudenza consolidata.
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Rito abbreviato e nullità: quando si perde il diritto
Un'imputata, condannata per guida in stato di ebbrezza, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando l'inutilizzabilità delle sue dichiarazioni spontanee e degli esami del sangue, eseguiti senza l'avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo un principio fondamentale: la scelta del rito abbreviato comporta la rinuncia a eccepire determinate nullità procedurali, che si considerano così sanate. La decisione conferma che tale scelta processuale preclude la possibilità di contestare vizi come l'omesso avviso al difensore.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando è reato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per resistenza a pubblico ufficiale. La difesa sosteneva che la perquisizione fosse illegittima, ma la Corte ha stabilito che le obiezioni erano mere doglianze sui fatti, non consentite in sede di legittimità. La condanna per resistenza, detenzione di arma e ricettazione è stata quindi confermata, ribadendo che la Cassazione non può riesaminare il merito della vicenda.
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Ricorso Patteggiamento: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di patteggiamento per reati legati agli stupefacenti. L'appello si basava sulla presunta mancanza di motivazione della sentenza. La Corte ha ribadito che, a seguito delle riforme, il ricorso patteggiamento è consentito solo per motivi tassativamente elencati dalla legge, tra cui non rientra il vizio di motivazione sulla colpevolezza. La scelta del patteggiamento implica una rinuncia a contestare tali aspetti.
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Pena sospesa: quando viene negata per reati fiscali
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per occultamento di documenti contabili. La Corte conferma che una precedente condanna e la complessità dell'evasione fiscale giustificano la negazione della pena sospesa, anche se un'altra accusa è caduta in prescrizione. La sentenza chiarisce inoltre che per configurare il reato di occultamento è sufficiente un'impossibilità 'relativa' di ricostruire la contabilità.
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Ricorso inammissibile: quando è colpa del ricorrente
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un imputato che chiedeva una nuova valutazione per ottenere l'attenuante del ravvedimento operoso. La Corte ha stabilito che la collaborazione parziale non era sufficiente e, data la colpa nel proporre l'appello, ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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