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Art. 13 Costituzione — Anno 2025

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288 provvedimenti

Altri anni per Art. 13 Costituzione

Sequestro preventivo terzi: i limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due terzi contro un sequestro preventivo terzi. La Corte stabilisce che i terzi, cui sono stati sequestrati beni, possono contestare solo la titolarità del bene e la propria estraneità al reato, ma non la competenza territoriale del giudice che ha emesso il provvedimento.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione lo rigetta
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile, chiarendo i limiti del proprio sindacato. La sentenza analizza i motivi legati al vizio di motivazione, al principio della "doppia conforme" e alla necessità di dimostrare un concreto pregiudizio in caso di presunti errori procedurali, confermando la condanna emessa in appello.
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Partecipazione associazione mafiosa: il ruolo del coniuge
Una donna, coniuge di un capo clan, era stata condannata per partecipazione ad associazione mafiosa sulla base di intercettazioni. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna con rinvio. Pur validando la retroattività di una nuova norma sulle intercettazioni, la Corte ha ritenuto le prove insufficienti a dimostrare una reale partecipazione all'associazione mafiosa. La sentenza distingue nettamente tra la lealtà familiare e un contributo attivo e consapevole alla vita del clan, fissando un principio cruciale sulla valutazione della prova in contesti di criminalità organizzata.
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Procurata inosservanza di pena: il limite familiare
La Corte di Cassazione conferma la condanna per diversi familiari di un latitante per il reato di procurata inosservanza di pena. La sentenza chiarisce che, sebbene esista una solidarietà familiare, questa non può tradursi in un aiuto attivo e organizzato volto a sottrarre il congiunto all'esecuzione della pena. Le condotte, consistenti nell'organizzare spostamenti con auto di scorta e nel fornire appoggio logistico, sono state ritenute idonee a integrare il reato, superando il limite della mera assistenza morale.
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Confisca di prevenzione: quando non è revocabile
Due soggetti hanno richiesto la revoca di una confisca di prevenzione definitiva, basandosi su una successiva sentenza della Corte Costituzionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la confisca resta valida se fondata su un presupposto autonomo e sufficiente (come il vivere con proventi di attività illecite), non toccato dalla dichiarazione di incostituzionalità. Inoltre, la Corte ha ribadito la tardività dell'istanza, presentata oltre i termini di legge.
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Pericolosità sociale: no a misure senza continuità
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di misure di prevenzione personali e patrimoniali nei confronti di un soggetto. La decisione si fonda sul principio che la pericolosità sociale richiede l'abitualità' delle condotte delittuose, ovvero una continuità nel tempo. La presenza di lunghi intervalli temporali senza attività criminali provate impedisce di considerare sussistente tale requisito, non potendo tali 'vuoti' essere colmati da mere congetture. La sentenza ribadisce la necessità di un approccio rigoroso e tassativo, in linea con i principi costituzionali.
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Sospensione custodia cautelare: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato contro la sospensione della custodia cautelare. La Corte ha stabilito che la particolare complessità del dibattimento, dovuta all'elevato numero di imputati, alla mole di prove e a difficoltà organizzative dell'ufficio giudiziario, costituisce una valida ragione per la sospensione dei termini, senza violare il principio di ragionevole durata del processo.
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Ordinanza di archiviazione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato dalla persona offesa contro una ordinanza di archiviazione. La Corte chiarisce che, a seguito della riforma del 2017, l'unico rimedio esperibile è il reclamo al tribunale monocratico e solo per vizi procedurali legati alla violazione del contraddittorio, non per contestare il merito della decisione. Il ricorrente, avendo adito la corte sbagliata per motivi non consentiti, è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Periculum in mora: necessario per il sequestro
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8388/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero, confermando che il sequestro preventivo di un bene, anche se finalizzato a una confisca già disposta in primo grado, richiede sempre una motivazione specifica sul periculum in mora. La Corte ha stabilito che l'urgenza di anticipare gli effetti della confisca deve essere dimostrata con elementi concreti e attuali, assenti nel caso di specie dove lo stato del bene era immutato da anni.
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Proroga trattenimento CPR: il termine non è perentorio
La Corte di Cassazione ha stabilito che il mancato rispetto del termine di cinque giorni per decidere sulla sospensione del diniego di protezione internazionale non invalida la proroga trattenimento di un richiedente asilo in un CPR. La Corte distingue la disciplina della detenzione da quella del procedimento giudiziario, affermando che la detenzione resta legittima fino alla decisione sulla sospensiva, basandosi su normative autonome.
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Perequazione stipendio: No a leggi incostituzionali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dipendente pubblico che chiedeva una perequazione dello stipendio basata su una legge regionale. La Corte ha stabilito che una norma dichiarata incostituzionale non può generare diritti soggettivi perfetti né un legittimo affidamento, in quanto invade la competenza esclusiva dello Stato in materia di ordinamento civile e trattamento economico dei dipendenti.
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Legittimo affidamento: nessun diritto da legge incostituzionale
Una dipendente pubblica ha richiesto un adeguamento retributivo basato su una legge regionale, successivamente dichiarata incostituzionale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che non può sorgere alcun diritto, né invocarsi il principio di legittimo affidamento, da una norma incostituzionale, soprattutto in presenza di un precedente giudicato sfavorevole.
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Legge incostituzionale: nessun diritto per il dipendente
Una dipendente pubblica ha richiesto un adeguamento retributivo basato su una legge regionale, successivamente dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso, stabilendo che una legge incostituzionale non può generare diritti soggettivi perfetti né un legittimo affidamento, soprattutto in presenza di un precedente giudicato sfavorevole sulla stessa questione.
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Legge regionale incostituzionale: No ad aumenti di stipendio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una dipendente pubblica che chiedeva un adeguamento di stipendio basato su una legge regionale incostituzionale. La Corte ha stabilito che una norma dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale non può creare diritti soggettivi né fondare un legittimo affidamento, specialmente se la questione era già stata decisa con una precedente sentenza passata in giudicato.
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Perequazione retributiva: no a norma incostituzionale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una dipendente pubblica che chiedeva la perequazione retributiva sulla base di una legge regionale. Tale legge, che mirava a parificare il trattamento economico di anzianità, era stata in seguito dichiarata incostituzionale. La Corte ha stabilito che da una norma incostituzionale non può sorgere alcun diritto soggettivo, né può essere invocato un legittimo affidamento, soprattutto in presenza di un precedente giudicato sfavorevole alla stessa ricorrente sulla medesima questione.
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Perequazione retributiva: no a diritti da legge incostituzionale
Una dipendente pubblica ha richiesto una perequazione retributiva basandosi su una legge regionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, confermando le decisioni precedenti. La motivazione principale è che la legge in questione è stata dichiarata incostituzionale e, inoltre, sulla stessa questione esisteva già una precedente sentenza definitiva (giudicato) che aveva respinto la richiesta della lavoratrice. Di conseguenza, non può sorgere alcun diritto né un legittimo affidamento da una norma anticostituzionale.
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Legge incostituzionale: nessun diritto acquisito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dipendente pubblico che chiedeva un adeguamento retributivo basato su una legge regionale successivamente dichiarata incostituzionale. La Corte ha ribadito che da una legge incostituzionale non può sorgere alcun diritto soggettivo e che il principio del legittimo affidamento non è invocabile, soprattutto in presenza di un precedente giudicato sfavorevole sulla medesima questione.
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Perequazione retributiva: no a diritti su leggi incostituzionali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una dipendente pubblica che chiedeva la perequazione retributiva basata su una legge della Regione Abruzzo. La legge era stata precedentemente dichiarata incostituzionale, e una precedente sentenza della Cassazione aveva già rigettato la domanda della lavoratrice, creando un giudicato. La Corte ha ribadito che non può sorgere alcun diritto soggettivo da una norma incostituzionale, né può essere invocato il legittimo affidamento.
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Ricorso per cassazione: inammissibile senza avvocato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione presentato da un detenuto avverso un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. Il motivo dell'inammissibilità risiede in un vizio di forma: il ricorso era stato sottoscritto personalmente dal ricorrente e non, come richiesto a pena di inammissibilità dalla legge, da un difensore iscritto all'albo speciale della Corte di Cassazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento presentato da un imputato per reati di rapina. L'appello si basava sul mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, un motivo non previsto dalla legge per l'impugnazione delle sentenze di patteggiamento. La Corte ha ribadito che i motivi di ricorso sono tassativi e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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