LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 13 comma quater del d.p.r. n. 115 del 2002

35 provvedimenti

Errore di fatto revocatorio: quando non si applica
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione basato su un presunto errore di fatto revocatorio. Il caso riguarda un lavoratore licenziato che, dopo la sentenza, ha prodotto nuove prove (intercettazioni) per dimostrare l'intento ritorsivo del datore di lavoro. La Corte ha stabilito che non sussiste un errore di fatto, ma un tentativo di far rivalutare il merito della causa, attività preclusa in sede di legittimità. Le nuove prove sono state ritenute irrilevanti poiché il licenziamento era fondato anche su altre motivazioni accertate, come assenze ingiustificate.
Continua »
Responsabilità solidale: quando cessa per l’azienda?
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della responsabilità solidale in caso di affitto e successiva retrocessione d'azienda. Un lavoratore ha richiesto il pagamento di un'indennità alla società affittuaria per un periodo successivo alla restituzione dell'azienda al proprietario originario, fallito nel frattempo. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che la responsabilità solidale dell'affittuario non si estende ai crediti maturati dopo la retrocessione, poiché in quel momento la società affittuaria è ormai estranea al rapporto obbligatorio.
Continua »
Lavoro subordinato: onere della prova del lavoratore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di una lavoratrice che chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato per un periodo coperto da contratti di collaborazione autonoma. La Corte ha stabilito che non è sufficiente contestare la veridicità del contratto formale; il lavoratore ha l'onere di provare concretamente gli elementi tipici della subordinazione, come l'assoggettamento al potere direttivo del datore di lavoro. La valutazione dei fatti spetta al giudice di merito e non è, di norma, sindacabile in Cassazione.
Continua »
Orario di lavoro: il tempo per arrivare alla postazione
La Cassazione ha stabilito che l'orario di lavoro include il tempo che il dipendente impiega dall'ingresso in azienda al login sul computer. Questo periodo è considerato a disposizione del datore di lavoro e deve essere retribuito. La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda di telecomunicazioni, confermando la decisione della Corte d'Appello e sottolineando che le attività preparatorie e necessarie per iniziare la prestazione lavorativa rientrano a pieno titolo nell'orario di lavoro.
Continua »
Licenziamento condotta extra-lavorativa: la Cassazione
Un dipendente di un'azienda automobilistica è stato licenziato per la detenzione di un ingente quantitativo di sostanze stupefacenti. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento per condotta extra-lavorativa, stabilendo che un comportamento così grave rompe irrimediabilmente il rapporto di fiducia con il datore di lavoro, a prescindere dall'impatto diretto sulle mansioni lavorative.
Continua »
Appalto genuino: la Cassazione chiarisce i criteri
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con l'azienda committente, pur essendo dipendente di una cooperativa di facchinaggio. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che si trattava di un appalto genuino. La decisione si fonda sulla prova che la cooperativa esercitava un effettivo potere direttivo e organizzativo sui propri dipendenti (gestione turni, ferie, potere disciplinare) e forniva gli strumenti di lavoro, elementi sufficienti a qualificare il contratto come un legittimo appalto di servizi e non come una mera fornitura di manodopera.
Continua »
Ricorso per cassazione: limiti alla prova del lavoro
Un lavoratore si rivolge alla Corte di Cassazione dopo che il tribunale ha respinto la sua richiesta di ammissione al passivo fallimentare per un presunto rapporto di lavoro subordinato. La Corte Suprema respinge l'appello, sottolineando che il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per una nuova valutazione delle prove o per contestare le decisioni discrezionali del giudice di merito sulla gestione dei testimoni, a meno che non vengano dedotte specifiche violazioni procedurali. La decisione del tribunale viene quindi confermata.
Continua »
Responsabilità solidale appalti: anche per società pubbliche
Una società a partecipazione pubblica, committente in un contratto di appalto, è stata ritenuta responsabile per il mancato pagamento del TFR ai dipendenti della ditta appaltatrice. La Corte di Cassazione ha confermato che la disciplina sulla responsabilità solidale appalti si estende anche a tali società, in quanto considerate soggetti privati, e che l'obbligazione copre l'intero TFR maturato, poiché il diritto sorge al momento della cessazione del rapporto di lavoro.
Continua »
Mutuo consenso: fine rapporto dopo 9 anni di silenzio
Una lavoratrice, formalmente impiegata da un'agenzia, agisce in giudizio contro l'azienda utilizzatrice nove anni dopo la cessazione del rapporto per ottenerne il riconoscimento. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, stabilendo che un ritardo così prolungato e ingiustificato, unito al reperimento di un'altra occupazione, configura un'ipotesi di risoluzione del rapporto per mutuo consenso, anche nel contesto di un contratto di somministrazione.
Continua »
Regolamento di competenza: quando è inammissibile?
Un lavoratore ha proposto un ricorso per mobbing, ma il Tribunale lo ha dichiarato improcedibile, indicando la competenza della sezione fallimentare dello stesso ufficio. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il successivo regolamento di competenza, chiarendo che si trattava di una questione di rito e ripartizione interna degli affari, non di una vera questione di competenza tra uffici diversi. Secondo il principio dell'apparenza, il mezzo corretto sarebbe stato l'appello.
Continua »
Scorrimento graduatorie: inammissibile senza accordo
Una candidata, idonea in una graduatoria di un ente pubblico, ha richiesto l'assunzione presso un'altra amministrazione tramite lo scorrimento graduatorie. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta per due motivi: la mancanza di una decisione formale di assunzione da parte del secondo ente e l'assenza di un accordo tra le due amministrazioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché la candidata non ha efficacemente contestato entrambe le motivazioni autonome della sentenza di secondo grado, rendendo la decisione definitiva.
Continua »
Rinuncia al ricorso: niente doppia tassa se c’è accordo
Un lavoratore aveva impugnato il rigetto della sua domanda di conversione di un contratto a termine. Nelle more del giudizio in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo, portando alla rinuncia al ricorso. La Corte ha dichiarato estinto il giudizio, specificando che in caso di rinuncia al ricorso per accordo sopravvenuto, non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, poiché la sanzione è prevista solo per le impugnazioni pretestuose o dilatorie.
Continua »
Recesso contratto progetto: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del recesso da un contratto a progetto per il periodo in cui la prestazione lavorativa è stata sospesa prima che la causa giustificativa (cessazione di un finanziamento pubblico) fosse formalmente deliberata. La motivazione del recesso non può avere efficacia retroattiva, pertanto la sospensione anticipata costituisce un inadempimento contrattuale che dà diritto al risarcimento del danno.
Continua »
Licenziamento tardivo: la conoscenza dei fatti
La Corte di Cassazione ha stabilito che un licenziamento non è tardivo se l'azione disciplinare è avviata quando il datore di lavoro acquisisce piena e certa conoscenza dei fatti, anche se ciò avviene anni dopo l'accaduto. Nel caso specifico, un dipendente di banca è stato licenziato per furto dopo una condanna penale. Il licenziamento è stato ritenuto legittimo perché la piena conoscenza dei fatti è stata acquisita solo tramite una notizia di stampa, e non da precedenti segnalazioni parziali.
Continua »
Somministrazione pubblico impiego: diritti economici
La Corte di Cassazione ha stabilito che i lavoratori in somministrazione presso la Pubblica Amministrazione, anche in caso di contratto illegittimo non convertibile, hanno diritto alla stessa progressione economica dei dipendenti a tempo indeterminato. Questa decisione si fonda sul principio di non discriminazione, garantendo la parità di trattamento economico per tutta la durata del rapporto di lavoro. La sentenza chiarisce che l'impossibilità di trasformare il contratto non elimina il diritto a un equo compenso, comprensivo degli scatti di anzianità.
Continua »
Indennità agente unico: quando è dovuta anche se soppressa
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità agente unico spetta al lavoratore anche se formalmente soppressa, qualora le mansioni che la giustificavano, come la vendita di biglietti, continuino a essere svolte in modo continuativo e non meramente occasionale. La sentenza sottolinea che la continuità della prestazione lavorativa prevale sulla soppressione formale del compenso, garantendo l'irriducibilità della retribuzione.
Continua »
Indennità agente unico: diritto anche se soppressa
La Cassazione conferma il diritto di un dipendente del settore trasporti a percepire l'indennità agente unico, anche dopo la sua formale soppressione, poiché le mansioni accessorie di vendita biglietti continuavano ad essere svolte. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che la continuità della prestazione giustifica la conservazione del trattamento economico equivalente, in applicazione del principio di irriducibilità della retribuzione.
Continua »
Ricorso per cassazione: i motivi di impugnazione
Una lavoratrice ha presentato ricorso per cassazione dopo che la Corte d'Appello ha ribaltato una sentenza di primo grado a lei favorevole, relativa al riconoscimento di mansioni superiori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: se la sentenza impugnata si fonda su più ragioni, ciascuna di per sé sufficiente a sorreggerla, il ricorrente deve impugnarle tutte con successo. Poiché la lavoratrice non ha efficacemente contestato tutte le motivazioni della Corte d'Appello, il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile per difetto di interesse.
Continua »
Licenziamento orale: l’onere della prova sul lavoratore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice che sosteneva di aver subito un licenziamento orale. La Corte ha ribadito che, in caso di licenziamento orale, l'onere della prova grava interamente sul lavoratore, il quale deve dimostrare in modo inequivocabile la volontà del datore di lavoro di interrompere il rapporto. Il comportamento della lavoratrice, che ha continuato a chiedere incarichi dopo il presunto licenziamento, è stato considerato contraddittorio e ha contribuito a indebolire la sua posizione.
Continua »
Inquadramento professionale: la valutazione delle prove
Un dipendente di un'azienda di trasporti ha richiesto un inquadramento professionale superiore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando le decisioni dei tribunali di merito. La sentenza ribadisce che la valutazione delle prove e delle testimonianze è di competenza esclusiva del giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, se non per vizi logici gravi o assenza di motivazione.
Continua »