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Art. 13 comma quater d.p.r. n. 115 del 2002

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49 provvedimenti

Recesso socio: quando è opponibile ai terzi?
Un socio receduto da una società in nome collettivo (SNC) si opponeva a decreti ingiuntivi promossi da ex dipendenti, sostenendo che il suo recesso, comunicato alla Camera di Commercio, lo liberasse da obbligazioni successive. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso. Ha stabilito che il recesso socio, per essere opponibile ai terzi, richiede l'iscrizione nel Registro delle Imprese, non essendo sufficiente una mera comunicazione o annotazione. Inoltre, la Corte ha chiarito che il rigetto di una precedente istanza di fallimento non costituisce giudicato vincolante sulla validità del recesso.
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Errore revocatorio: quando è inammissibile il ricorso?
Un gruppo di ex dipendenti ha presentato un ricorso per revocazione contro una sentenza della Cassazione relativa alla cancellazione di uno sconto sulla tariffa energetica. Sostenevano un errore revocatorio, ossia che la Corte avesse trascurato un fatto storico decisivo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la doglianza riguardava un errore di giudizio (una valutazione errata) e non un errore di fatto (una svista materiale), ribadendo che solo quest'ultimo può giustificare la revocazione di una sentenza.
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Notifica Appello Lavoro: le conseguenze dell’omissione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13517/2024, ha confermato l'improcedibilità di un appello in materia di lavoro a causa della totale omissione della notifica del ricorso agli avversari. La Suprema Corte ha chiarito che, a differenza di una notifica viziata, la mancata notifica appello lavoro è un vizio insanabile che non consente la concessione di un nuovo termine per adempiere, determinando la chiusura del processo.
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Responsabilità dirigenziale: omesso controllo e sanzione
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione disciplinare della sospensione a una dirigente pubblica per omessa vigilanza sulle procedure di inserimento dati. La mancata supervisione ha causato la prescrizione di numerose sanzioni amministrative, con un grave danno potenziale per l'ente. La sentenza ribadisce che la valutazione sulla proporzionalità della sanzione spetta al giudice di merito e che la responsabilità dirigenziale include il dovere attivo di organizzare e controllare i processi lavorativi.
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Ordinanza istruttoria: non impugnabile in Cassazione
Un'associazione di proprietari immobiliari ha impugnato in Cassazione un'ordinanza della Corte d'Appello che disponeva la rinotifica di un atto a una sua diversa sede territoriale, ritenendola la parte corretta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che l'atto impugnato era una mera ordinanza istruttoria. Tale provvedimento, non avendo carattere decisorio e definitivo, non è suscettibile di ricorso straordinario per cassazione.
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Rimborso spese mezzo proprio: spetta all’autista?
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiude un caso relativo al diritto di un autista al rimborso spese per l'uso del mezzo proprio. La Corte d'Appello aveva riconosciuto tale diritto, ritenendo inadeguato un accordo sindacale che prevedeva un compenso forfettario, interpretato come retribuzione per lavoro straordinario e non come rimborso. La controversia si è conclusa con un accordo transattivo tra le parti, che ha portato all'estinzione del giudizio di cassazione.
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Responsabilità precontrattuale PA: quando è esclusa?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5290/2024, ha chiarito i limiti della responsabilità precontrattuale della PA. Il caso riguarda alcuni lavoratori assunti a seguito di un concorso pubblico, successivamente annullato dal giudice amministrativo. La Suprema Corte ha rigettato la loro richiesta di risarcimento danni, stabilendo che la responsabilità dell'ente pubblico è esclusa quando i lavoratori erano a conoscenza delle irregolarità della procedura concorsuale. Essendo stati convenuti nel giudizio amministrativo, non potevano vantare un affidamento incolpevole nella validità del contratto.
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Prova lavoro straordinario: la valutazione dei testimoni
Una lavoratrice ricorre in Cassazione per il mancato riconoscimento del lavoro straordinario. La Corte rigetta il ricorso, confermando che la valutazione sull'attendibilità dei testimoni e la prova del lavoro straordinario sono di competenza esclusiva del giudice di merito, non sindacabili in sede di legittimità se la motivazione è logica.
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Sospensione illegittima contratto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un'azienda pubblica per la sospensione illegittima del contratto di un lavoratore. La cessazione dei finanziamenti, deliberata un anno dopo l'inizio della sospensione, non può giustificare retroattivamente l'interruzione del rapporto, dando diritto al lavoratore al risarcimento del danno.
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Prescrizione crediti di lavoro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1067/2024, ha confermato che la prescrizione crediti di lavoro decorre dalla cessazione del rapporto se questo non è assistito da 'stabilità reale'. A seguito delle riforme del 2012, la ridotta tutela contro i licenziamenti illegittimi giustifica la sospensione del termine prescrizionale durante il rapporto, poiché il lavoratore potrebbe temere ritorsioni. La Corte ha rigettato il ricorso di due società di trasporto, consolidando un importante principio a tutela dei lavoratori.
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Premio di collaborazione: prevale il contratto individuale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 774/2024, ha stabilito che un accordo sindacale peggiorativo non può modificare un trattamento più favorevole, come un premio di collaborazione, previsto nel contratto individuale di lavoro. Inoltre, ha confermato che la prescrizione dei crediti di lavoro decorre dalla fine del rapporto a seguito delle riforme sulla stabilità.
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Termine notifica sanzione: da quando decorre? Chiarimenti
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di 90 giorni per la notifica di una sanzione amministrativa per lavoro irregolare decorre dalla data di conclusione completa dell'accertamento da parte dell'autorità competente, e non dalla semplice ricezione di un primo verbale ispettivo. Nel caso specifico, un'azienda aveva contestato la tardività di una sanzione, sostenendo che il termine dovesse partire dalla ricezione di un verbale di un ente previdenziale. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'amministrazione ha diritto a completare le proprie indagini, come l'audizione di testimoni, prima che il termine per la notifica sanzione inizi a decorrere, specialmente in casi di una certa complessità.
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Immunità giurisdizionale stato estero: no reintegra
Un dipendente di un'ambasciata estera in Italia impugna il licenziamento, chiedendo la reintegra nel posto di lavoro e il risarcimento per mobbing. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, negando la giurisdizione italiana sulla domanda di reintegra in base al principio dell'immunità giurisdizionale stato estero. Tale richiesta, infatti, inciderebbe sui poteri sovrani di organizzazione dello Stato estero. La Corte rigetta anche le ulteriori domande risarcitorie per carenza di allegazioni specifiche.
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Cessione d’azienda: debiti e responsabilità
La Cassazione chiarisce i limiti della responsabilità dell'acquirente in una cessione d'azienda. In assenza di pattuizione contraria e di iscrizione nei libri contabili, l'acquirente non risponde dei debiti del cedente verso un agente. Rigettati sia il ricorso principale degli eredi dell'agente sia quello incidentale dell'azienda cedente.
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Onere della prova: Cassazione su lavoro subordinato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La decisione si fonda sull'incapacità del ricorrente di soddisfare l'onere della prova e sulla formulazione di motivi di ricorso non specifici o volti a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità. La Corte ha ribadito che spetta al lavoratore dimostrare concretamente gli indici della subordinazione.
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Prescrizione crediti retributivi: la Cassazione decide
Un docente del pubblico impiego ha agito in giudizio per ottenere differenze retributive, ma la sua richiesta è stata parzialmente respinta per prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del docente, confermando che la prescrizione crediti retributivi nel pubblico impiego decorre in costanza di rapporto. Inoltre, ha ribadito che la prova di un atto interruttivo della prescrizione deve essere chiara e inequivocabile, e non può basarsi su mere presunzioni.
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Procura speciale: ricorso in Cassazione inammissibile
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni dipendenti pubblici per un difetto nella procura speciale. L'atto, datato prima della sentenza impugnata e riferito al grado d'appello, è stato ritenuto invalido, impedendo l'esame del merito sulla richiesta di indennità. L'avvocato è stato condannato a pagare le spese.
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Chat privata: licenziamento illegittimo secondo Cassazione
Un lavoratore è stato licenziato dopo che la sua azienda ha scoperto messaggi vocali con contenuti offensivi inviati in una chat privata tra colleghi. La Corte di Cassazione ha confermato che il licenziamento è illegittimo. La sentenza stabilisce che le conversazioni in una chat chiusa sono protette dalla segretezza della corrispondenza garantita dalla Costituzione. Di conseguenza, il loro contenuto non può costituire una giusta causa di licenziamento, anche se un partecipante alla chat li rivela al datore di lavoro, poiché il potere disciplinare dell'azienda non può invadere la sfera privata del dipendente.
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Valutazione delle prove: il limite del giudice di merito
Una controversia di lavoro per differenze retributive arriva in Cassazione. L'ordinanza ribadisce un principio fondamentale: la valutazione delle prove, incluse le testimonianze, è di competenza esclusiva del giudice di merito. Il ricorso viene respinto perché la Suprema Corte non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la legittimità e la coerenza della motivazione. Viene inoltre chiarito che i poteri istruttori d'ufficio del giudice non possono sopperire alle mancanze probatorie delle parti.
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Notifica visura camerale: è valida? La Cassazione
Una società di costruzioni ha contestato una condanna al pagamento, sostenendo l'invalidità della notifica iniziale basata sull'indirizzo del legale rappresentante risultante dalla visura camerale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la notifica visura camerale è valida quando supportata da elementi di fatto, come la presenza di una cassetta postale intestata. La Corte ha inoltre ribadito l'inammissibilità dei ricorsi che mescolano indistintamente più vizi processuali.
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