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Art. 13 comma 1quater del d.p.r. n. 115 del 2002

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29 provvedimenti

Lavoro subordinato: quando non è riconosciuto
Una professionista sanitaria ha richiesto il riconoscimento del suo rapporto di collaborazione pluriennale come lavoro subordinato. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11937/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. È stato ribadito che, per qualificare un rapporto come subordinato, è essenziale provare la soggezione del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, elemento non riscontrato nel caso di specie.
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Estinzione processo: rinuncia e accettazione in appello
Una società sanitaria aveva presentato un ricorso per revocazione contro una precedente ordinanza della Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo. La società ha depositato un atto di rinuncia al ricorso, che è stato accettato dai lavoratori. Di conseguenza, la Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del processo, ponendo fine alla controversia senza una decisione nel merito e confermando l'accordo tra le parti sulla compensazione delle spese legali.
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Rimessione in termini: guasto tecnico non basta
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso depositato tardivamente. La richiesta di rimessione in termini, motivata da un guasto al dispositivo di firma digitale, è stata respinta. La Corte ha chiarito che un problema tecnico interno all'organizzazione del difensore non costituisce una 'causa non imputabile' assoluta, poiché la parte non ha dimostrato l'impossibilità di adottare soluzioni alternative per rispettare la scadenza.
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Mansioni superiori: prova e onere in Cassazione
Un lavoratore ha citato in giudizio due aziende per ottenere il pagamento di differenze retributive legate a presunte mansioni superiori. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio per insufficienza di prove, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove è di competenza esclusiva dei giudici di merito e che il lavoratore non era riuscito a dimostrare adeguatamente le sue pretese.
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Inquadramento lavorativo: limiti del ricorso in Cassazione
Una lavoratrice ha impugnato in Cassazione la decisione della Corte d'Appello relativa al suo inquadramento lavorativo, che aveva ridotto il livello e le conseguenti differenze retributive. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo il proprio ruolo di giudice di legittimità e non di merito. L'ordinanza sottolinea che la Cassazione non può riesaminare i fatti o le prove, come le mansioni effettivamente svolte, ma solo verificare la corretta applicazione della legge, confermando la validità della valutazione operata dalla Corte territoriale.
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Specificità motivi ricorso: Cassazione inammissibile
Un gruppo di lavoratori ha presentato ricorso in Cassazione contro una decisione della Corte d'Appello che limitava le loro pretese retributive. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della mancata specificità dei motivi. Secondo i giudici, l'atto era una mera raccolta di documenti precedenti, privo di un'argomentazione giuridica chiara e dell'indicazione precisa delle norme violate, contravvenendo così ai requisiti procedurali.
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Cessazione materia del contendere: accordo in Cassazione
Una controversia di lavoro, giunta in Cassazione dopo una sentenza d'appello favorevole alla lavoratrice, si conclude con una dichiarazione di cessazione della materia del contendere. Le parti hanno infatti raggiunto un accordo transattivo privato, comunicandolo alla Corte. Di conseguenza, la Cassazione ha terminato il giudizio senza pronunciarsi nel merito e senza statuire sulle spese, prendendo atto della volontà concorde delle parti.
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Prescrizione crediti: riserva di agire non basta
Un lavoratore ha citato in giudizio la sua ex azienda per differenze retributive, ma la sua richiesta è stata respinta in appello per intervenuta prescrizione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che, in tema di prescrizione crediti, una generica "riserva di agire" contenuta in un altro atto giudiziario non è sufficiente a interrompere il decorso del termine quinquennale. È necessaria una chiara e inequivocabile richiesta di pagamento.
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Indennità vacanza contrattuale: quando spetta?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un gruppo di lavoratori del settore sanitario che richiedevano il pagamento dell'indennità di vacanza contrattuale per il periodo tra la scadenza di un CCNL e il suo rinnovo. La Corte ha stabilito che tale indennità non è un diritto automatico, ma la sua erogazione può essere subordinata a specifiche condizioni definite dalla contrattazione collettiva, come in questo caso la negoziazione a livello regionale che teneva conto delle difficoltà finanziarie del settore. La richiesta è stata respinta anche sotto il profilo della retribuzione adeguata (art. 36 Cost.), poiché la sufficienza va valutata sull'intero trattamento economico e non su un singolo elemento.
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