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Art. 13, comma 13, d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286

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29 provvedimenti

Rescissione del giudicato: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3588/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso per rescissione del giudicato. La Corte ha stabilito che la notifica a mani proprie della citazione a giudizio e la provata conoscenza della lingua italiana sono sufficienti a dimostrare la consapevolezza del processo da parte dell'imputato. Inoltre, è stato ribadito il principio secondo cui l'espulsione dal territorio nazionale non costituisce un legittimo impedimento a comparire in udienza, rendendo infondata la richiesta di riapertura del processo.
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Ricorso generico: inammissibile per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per violazione della legge sull'immigrazione. La decisione si fonda sulla natura del ricorso generico presentato, ritenuto privo di un adeguato substrato contenutistico e di specifiche ragioni di diritto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rientro illegale: inammissibile ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per rientro illegale in Italia a seguito di un provvedimento di espulsione. I giudici hanno ritenuto manifestamente infondate le motivazioni basate sulla presunta assenza di dolo e sulla particolare tenuità del fatto, sottolineando che la giustificazione del rientro era inattendibile e che la gravità era accentuata da una precedente condanna per narcotraffico.
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Reato di reingresso illegale: la buona fede non basta
Un cittadino straniero, già espulso, rientra in Italia presentandosi al confine. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando la condanna per il reato di reingresso illegale. La Corte chiarisce che la buona fede non è una scusante, poiché la procedura legale impone un'autorizzazione preventiva e l'imputato era a conoscenza del divieto.
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Ricorso inammissibile per genericità: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un cittadino condannato per reingresso illegale nel territorio nazionale. L'appello è stato respinto per la sua estrema genericità, non avendo specificato in modo chiaro gli errori di diritto né le contraddizioni della sentenza impugnata, con conseguente condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Circostanze attenuanti generiche: no se l’appello è vago
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso riguardante il diniego delle circostanze attenuanti generiche. I giudici hanno ribadito che, per ottenere il beneficio, non basta l'assenza di elementi negativi, ma servono elementi positivi. Un appello che si limita a criticare genericamente la valutazione sulla 'gravità della condotta' fatta dal giudice di merito, senza indicare fatti specifici trascurati, è inammissibile.
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Recidiva: quando non può essere disapplicata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per rientro illegale in Italia. La Corte ha confermato l'applicazione della recidiva, sottolineando come la pluralità di condanne precedenti, anche per reati diversi, dimostri una perdurante pericolosità sociale che impedisce la disapplicazione di tale aggravante.
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Continuazione tra reati: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla richiesta di applicazione della continuazione tra reati per due gruppi di illeciti: rapine e violazioni di un ordine di espulsione. La Corte ha negato la continuazione per le rapine, poiché mancava la prova di un unico disegno criminoso programmato fin dall'origine. Ha invece annullato con rinvio la decisione sulle violazioni dell'ordine di espulsione, ritenendo la motivazione del giudice precedente insufficiente.
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Recidiva e patteggiamento: estinzione del reato
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello nella parte in cui riconosceva la recidiva basata su un precedente reato definito con patteggiamento. La Corte ha stabilito che, se sono trascorsi i termini di legge (in questo caso, cinque anni), il reato si estingue automaticamente (ipso iure) e non può più essere utilizzato per contestare la recidiva. Di conseguenza, la pena è stata ricalcolata e ridotta, mentre è stata confermata la decisione di non applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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