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Art. 13 comma 1 quater dpr n. 115/02

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57 provvedimenti

Trasferimento lavoratore: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del trasferimento di un lavoratore in un altro comune, disposto dall'azienda per assegnargli una qualifica superiore precedentemente riconosciuta da un tribunale. Il ricorso del dipendente, che lamentava l'illegittimità del provvedimento, è stato respinto. La Corte ha ritenuto che il trasferimento del lavoratore fosse giustificato da comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive, in quanto nella sede di destinazione si era creata una posizione vacante corrispondente al nuovo livello, mentre non ve ne erano nella sede di origine. Anche il ricorso incidentale dell'azienda è stato rigettato.
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Lavoratori ASU: no compenso oltre 80 ore mensili
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso di alcuni lavoratori ASU che richiedevano il pagamento delle ore eccedenti il limite di 80 mensili. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la normativa di riferimento (D.Lgs. 468/97) prevede un compenso integrativo solo per le ore che superano il limite settimanale di 20 ore o quello giornaliero di 8, senza fare riferimento a un tetto mensile. Pertanto, il superamento delle 80 ore mensili non dà, di per sé, diritto a un compenso extra per i lavoratori ASU.
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Termine di decadenza: il silenzio rigetto lo fa partire
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di decadenza per impugnare un'ordinanza-ingiunzione decorre dalla formazione del silenzio-rigetto su un precedente ricorso amministrativo. Una successiva e tardiva decisione esplicita dell'amministrazione è irrilevante e non può riaprire i termini, anche se indica la facoltà di proporre opposizione. La Corte ha quindi rigettato il ricorso di un'associazione, confermando l'inammissibilità dell'opposizione perché presentata oltre il termine di decadenza.
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Contestazione tardiva: licenziamento inefficace
La Corte di Cassazione conferma l'inefficacia di un licenziamento a causa di una contestazione tardiva. Nonostante la gravità della condotta del lavoratore, il datore di lavoro ha atteso oltre il termine ragionevole per avviare il procedimento disciplinare. La sentenza ribadisce la centralità del principio di immediatezza a tutela del diritto di difesa del lavoratore.
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Onere di contestazione: quando è troppo tardi?
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso degli eredi di un lavoratore relativo al risarcimento per un contratto a termine illegittimo. Il punto cruciale della decisione è la tardività con cui gli eredi hanno messo in discussione un pagamento che l'azienda sosteneva di aver già effettuato. La Corte ha chiarito che l'onere di contestazione va esercitato nel primo atto difensivo utile, in questo caso l'atto di appello, e non successivamente. Anche la richiesta di TFR è stata respinta perché non inclusa nella causa originaria.
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Responsabilità solidale appalti: le società in house
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23450/2025, ha stabilito che una società in house, interamente partecipata da enti pubblici, è soggetta alla responsabilità solidale appalti per i crediti dei lavoratori dell'appaltatore. La Corte ha chiarito che tali società, pur essendo soggette al Codice degli appalti, mantengono la loro natura di soggetto di diritto privato e non possono beneficiare dell'esclusione prevista per le Pubbliche Amministrazioni.
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Danno comunitario: no a contratto singolo e breve
La Corte di Cassazione ha stabilito che il risarcimento forfettario per danno comunitario non si applica all'illegittimità di un singolo e breve contratto di collaborazione occasionale stipulato con una società a partecipazione pubblica. La Corte ha chiarito che tale sanzione è prevista solo per l'abusiva reiterazione di contratti a termine, non per un unico episodio. Di conseguenza, pur confermando l'impossibilità di convertire il rapporto in un impiego a tempo indeterminato per la natura pubblica del datore di lavoro, ha annullato la condanna al risarcimento precedentemente disposta dalla Corte d'Appello.
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Ne bis in idem: Cassazione su risarcimento danni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che chiedeva un ingente risarcimento danni a tre ex dirigenti per la gestione di prodotti finanziari. La Corte ha confermato la decisione di merito, applicando il principio del 'ne bis in idem' per uno dei dirigenti, poiché una richiesta di risarcimento per la stessa condotta era già stata respinta in un precedente giudizio di lavoro. Per gli altri due, ha stabilito che la valutazione della loro responsabilità è un accertamento di fatto non riesaminabile in sede di legittimità. La sentenza chiarisce che non si può riproporre la stessa domanda cambiando solo la qualificazione giuridica dei fatti.
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Uso aziendale: quando la prassi diventa diritto
La Corte di Cassazione ha stabilito che i benefit, come buoni pasto e premi di produttività, erogati costantemente da un'azienda speciale ai propri dipendenti, costituiscono un 'uso aziendale' e diventano un diritto acquisito. La richiesta di restituzione delle somme da parte dell'azienda è stata respinta, poiché il rapporto di lavoro di tali enti è regolato dal diritto privato e l'uso aziendale integra il contratto con condizioni di maggior favore.
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Onere della prova DVR: chi prova l’inadeguatezza?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva la conversione del contratto a termine per la presunta mancata predisposizione di un Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) specifico per una delle sedi di lavoro. La Corte ha chiarito che, una volta che il datore di lavoro produce in giudizio il DVR, l'onere della prova DVR si sposta sul lavoratore, il quale deve allegare e dimostrare gli elementi specifici che rendono tale documento inadeguato. In assenza di tale prova, il ricorso è stato dichiarato inammissibile per difetto di autosufficienza.
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Sospensione cautelare: quando è legittima?
Un lavoratore, indagato in un procedimento penale, veniva sottoposto a sospensione cautelare dal proprio datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della misura, specificando che la sospensione cautelare prevista dal contratto collettivo non è una sanzione disciplinare, ma un provvedimento provvisorio e autonomo. La sua validità è legata all'esito del procedimento penale e non richiede le garanzie procedurali tipiche delle sanzioni disciplinari.
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Contratto di lavoro intermittente: requisiti alternativi
Una lavoratrice ha contestato la legittimità del suo contratto di lavoro intermittente, chiedendone la conversione in un rapporto a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che i requisiti soggettivi (età) e oggettivi (discontinuità dell'attività) per questo tipo di contratto sono alternativi e non cumulativi. Inoltre, la Corte ha precisato che la mancata valutazione dei rischi da parte del datore di lavoro non comporta automaticamente la conversione del rapporto.
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Manleva cessione azienda: debiti pregressi occulti
La Corte di Cassazione conferma che, in una cessione d'azienda, la società venditrice deve tenere indenne l'acquirente dai debiti di lavoro pregressi e non esposti in bilancio. Il caso riguardava il pagamento di ore di straordinario convertite in permessi non goduti dai lavoratori prima del trasferimento. L'attivazione della clausola di manleva cessione azienda è stata ritenuta corretta, in quanto i debiti, seppur maturati prima, si sono manifestati economicamente dopo la cessione, obbligando l'acquirente al pagamento. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della società venditrice, confermando la sua responsabilità finale.
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Cessione ramo d’azienda: i requisiti di autonomia
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando inefficace una cessione di ramo d'azienda nel settore del recupero crediti. La sentenza stabilisce che, per essere legittima, la cessione deve riguardare un'entità che possieda una preesistente e reale autonomia funzionale, e non una struttura creata artificialmente per la cessione e dipendente dalla società cedente per operare. La mancanza di autonomia e la dipendenza operativa hanno reso la cessione invalida, con il conseguente ripristino dei rapporti di lavoro presso l'azienda cedente.
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Onere della prova demansionamento: chi deve provarlo?
La Cassazione ha stabilito che l'onere della prova del demansionamento grava sul lavoratore. In un caso contro una società di servizi postali, è stato respinto il ricorso di un dipendente che non ha dimostrato di svolgere mansioni superiori dopo un cambio di reparto, negandogli così il risarcimento.
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Scrittura privata compravendita: vale come vendita?
Una sentenza della Corte d'Appello analizza il valore di una scrittura privata di compravendita immobiliare in una disputa familiare. La Corte ha stabilito che, se il testo manifesta la volontà di trasferire immediatamente il bene, il contratto è definitivo e non preliminare. Di conseguenza, l'azione per l'accertamento dell'autenticità delle firme è imprescrittibile. La Corte ha rigettato l'appello della venditrice, che sosteneva la natura preliminare dell'atto e la simulazione, confermando il trasferimento di proprietà al compratore.
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Fideiussione omnibus: validità e onere della prova
Una società e i suoi garanti si opponevano a un decreto ingiuntivo per un debito bancario, sollevando questioni sulla validità di un contratto derivato e di una fideiussione omnibus. La Corte d'Appello ha respinto le principali doglianze, chiarendo che la prova della natura anticoncorrenziale della fideiussione spetta a chi la eccepisce e che la banca adempie al suo onere probatorio depositando contratto e estratti conto. La sentenza ha inoltre affermato che la garanzia si estende ai debiti derivanti da operazioni finanziarie se confluiti nel conto corrente garantito, accogliendo parzialmente gli appelli incidentali.
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