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Art. 13 comma 1-quater del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 — Anno 2025

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338 provvedimenti

Altri anni per Art. 13 comma 1-quater del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

Spese di giudizio Agenzia Entrate: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento, lamentando in Cassazione un'omessa pronuncia sui motivi d'appello. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, chiarendo due punti fondamentali: un'intimazione basata su una sentenza non richiede motivazione autonoma e le spese di giudizio Agenzia Entrate sono dovute dal soccombente anche quando l'ente si difende con propri funzionari, sebbene con una riduzione del 20%.
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Onere della prova: risarcimento negato per danni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due proprietarie che chiedevano un risarcimento danni al loro immobile, asseritamente causati da lavori di scavo commissionati da un Comune. La decisione finale si fonda sulla mancata dimostrazione, secondo l'onere della prova, del nesso di causalità tra i lavori e i danni, e sull'assenza di prove relative a una colpa del Comune nella scelta o nella vigilanza dell'impresa appaltatrice.
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Specificità dell’appello: inammissibile se generico
Una società ricorre in Cassazione dopo il rigetto della sua richiesta di pagamento da parte di un Comune. La Corte dichiara il ricorso inammissibile perché le censure si concentrano su motivazioni secondarie (obiter dictum) della sentenza d'appello, senza contestare la ragione principale del rigetto: la mancata specificità dell'appello stesso.
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Notifica al socio: onere della prova sul Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4812/2025, ha stabilito un importante principio in materia di notifica al socio. Se l'Amministrazione Finanziaria invia più atti in un'unica busta e il destinatario contesta di averli ricevuti tutti, spetta all'ente impositore l'onere di provare l'effettivo contenuto della spedizione. Nel caso specifico, un socio non amministratore aveva ricevuto la notifica di un accertamento destinato alla società. La Corte ha ritenuto infondato il ricorso del Fisco, che non ha fornito la prova di aver inviato al socio anche un atto a lui personalmente destinato, oltre a quello societario.
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Occupazione senza titolo: Cassazione e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da tre privati contro un Comune in un caso di occupazione senza titolo di terreni demaniali. La vicenda, iniziata con un'occupazione abusiva nel 1993, ha visto i ricorrenti sollevare questioni di giurisdizione e procedurali. La Suprema Corte ha rigettato tutti i motivi, sottolineando come il ricorso fosse viziato da gravi carenze formali e non riuscisse a contestare efficacemente la logica giuridica della sentenza d'appello, che aveva già accertato l'occupazione illegittima e ridotto parzialmente il risarcimento dovuto.
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Cessata materia del contendere: il caso in Cassazione
Un contribuente impugnava diverse intimazioni di pagamento. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ricorreva in Cassazione. Durante il procedimento, aderiva a due diverse forme di definizione agevolata per sanare i debiti oggetto della causa. Di conseguenza, sia il contribuente che l'Agenzia delle Entrate chiedevano alla Corte di chiudere il caso. La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessata materia del contendere per sopravvenuta carenza di interesse, compensando le spese legali tra le parti.
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Appello rito locatizio: errore che costa caro
Una società immobiliare propone appello in una causa di locazione utilizzando un atto di citazione invece del ricorso, depositandolo inoltre fuori termine. La Corte di Cassazione conferma la decisione di improcedibilità, stabilendo che le specifiche norme procedurali per l'appello rito locatizio non sono derogate dalle leggi di semplificazione generale. La Corte ha inoltre sanzionato la società per abuso del processo, avendo agito in palese contrasto con principi giurisprudenziali consolidati.
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Violazione distanze: quando l’ampliamento è illegale
Un proprietario amplia una veranda, violando le normative. I vicini lo citano in giudizio. La Cassazione conferma la condanna all'arretramento della costruzione, chiarendo i limiti della modifica della domanda in corso di causa e sottolineando che la valutazione dei fatti spetta al giudice di merito. La sentenza evidenzia come un ampliamento che aumenta la superficie utile e modifica la sagoma dell'edificio costituisca una violazione distanze se non rispetta i regolamenti locali e il principio di prevenzione.
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Caparra e risarcimento per occupazione illegittima
Un promittente venditore cita in giudizio i promissari acquirenti per la risoluzione di un contratto preliminare, dopo il loro rifiuto di stipulare il definitivo a causa di un vincolo minore e facilmente sanabile. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, stabilisce un principio fondamentale: il venditore che recede legittimamente dal contratto ha diritto sia a trattenere la caparra confirmatoria, sia a ottenere un risarcimento per l'illegittima occupazione dell'immobile da parte degli acquirenti inadempienti. Questi due rimedi, infatti, tutelano da pregiudizi diversi e sono quindi cumulabili.
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Foro del consumatore: una società semplice è consumatore?
Una società semplice ha avviato un'azione legale contro una società di mediazione immobiliare. Quest'ultima ha contestato la competenza del tribunale adito, indicando una clausola contrattuale che stabiliva un foro diverso. La Corte di Cassazione ha stabilito che una società semplice non può essere qualificata come consumatore, pertanto non si applica il Foro del consumatore e deve essere rispettato il foro concordato nel contratto.
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Esenzione IMU A/10: la Cassazione conferma il no
Una contribuente ha richiesto l'esenzione IMU per un immobile accatastato come A/10 (ufficio), sostenendo di utilizzarlo come abitazione principale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la classificazione catastale oggettiva è l'unico criterio valido. Poiché la categoria A/10 non è residenziale, non può beneficiare dell'esenzione IMU per l'abitazione principale, indipendentemente dall'uso effettivo. Per ottenere l'agevolazione, è necessario prima impugnare e modificare l'accatastamento dell'immobile.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e autosufficienza
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in materia di tassa automobilistica. L'appello del contribuente è stato respinto per carenza del principio di autosufficienza, in quanto non specificava adeguatamente i motivi di doglianza e tentava di ottenere un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità. La decisione sottolinea la differenza tra errore di diritto e travisamento della prova, condannando il ricorrente al pagamento di sanzioni per abuso del processo.
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Errore di fatto: quando la revocazione è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione basato su un presunto errore di fatto. La Corte chiarisce che una valutazione errata del giudice sul rispetto degli oneri processuali non costituisce un errore di fatto (mera svista), ma un errore di giudizio, non impugnabile con questo strumento. Inoltre, l'errore denunciato non sarebbe stato decisivo, poiché la decisione originale si fondava su molteplici e autonome ragioni giuridiche.
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Usucapione immobile pubblico: quando è impossibile?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni eredi che chiedevano di essere riconosciuti proprietari per usucapione di un immobile pubblico. Il bene era stato occupato per decenni, ma la Corte ha stabilito che la loro relazione con l'immobile era di mera detenzione, derivante da un originario rapporto di locazione del loro avo con l'ente pubblico. Senza un atto di 'interversione del possesso' che trasformi la detenzione in possesso pieno, e data la natura di bene appartenente al patrimonio indisponibile, l'usucapione immobile pubblico è stata esclusa, con condanna degli occupanti al risarcimento del danno.
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Agevolazioni fiscali fondazioni: la prova richiesta
Una fondazione bancaria si è vista negare le agevolazioni fiscali dall'Amministrazione Finanziaria per gli anni d'imposta dal 1994 al 1998. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5914/2025, ha chiarito che per ottenere tali benefici non è sufficiente destinare gli utili a scopi sociali. La fondazione deve fornire la prova positiva che la sua attività prevalente sia di promozione sociale e culturale, e non la gestione, anche indiretta, della partecipazione nella società bancaria. L'onere della prova grava interamente sull'ente, che deve superare la presunzione di attività gestoria.
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Integrazione del contraddittorio: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso a causa della mancata integrazione del contraddittorio nei confronti degli eredi di una parte deceduta. I ricorrenti non hanno adempiuto all'ordine del giudice né hanno fornito prova adeguata della loro qualità di unici eredi, rendendo l'impugnazione proceduralmente viziata in modo insanabile.
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Regolamento competenza: inammissibile contro G.E.
Un contribuente ha proposto opposizione a un pignoramento tributario. Il giudice dell'esecuzione ha dichiarato l'atto inammissibile. Il contribuente ha allora presentato un ricorso per regolamento di competenza, ma la Cassazione lo ha a sua volta dichiarato inammissibile. La Corte ha chiarito che l'ordinanza del giudice dell'esecuzione che chiude la fase sommaria non è definitiva e, in ogni caso, i suoi provvedimenti sulla competenza non sono impugnabili con questo strumento.
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Acque pubbliche: quando un fosso è demanio idrico?
Una proprietaria di un immobile contesta un ordine di demolizione, sostenendo che il terreno su cui ha costruito è privato poiché il fosso sottostante è una fognatura e non un corso d'acqua demaniale. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, confermando la decisione del tribunale specializzato. La Corte chiarisce che la distinzione fattuale tra un corso d'acqua e una fognatura spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità. Viene ribadito che le acque pubbliche fanno parte del demanio inalienabile dello Stato.
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Ottemperanza: non c’è litisconsorzio necessario
Una società, dopo aver ottenuto l'annullamento di una cartella esattoriale, ha avviato un giudizio di ottemperanza per la cancellazione del ruolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente, il quale lamentava la mancata partecipazione di un altro socio al giudizio. La Corte ha chiarito che, sebbene il litisconsorzio necessario sia un principio fondamentale nei giudizi di accertamento tributario verso le società di persone, esso non si applica alla fase successiva di ottemperanza, che ha il solo scopo di dare esecuzione a una decisione già definitiva.
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Decadenza potere impositivo: sisma e termini fiscali
Una contribuente, colpita dal sisma del 1990, ha ricevuto una cartella di pagamento nel 2006 per tributi degli anni 1991-1993. La Corte di Cassazione ha confermato la decadenza del potere impositivo dell'Amministrazione Finanziaria, stabilendo che le normative speciali che consentono la sospensione o rateizzazione dei pagamenti non estendono i termini di prescrizione per l'azione di riscossione. Di conseguenza, l'atto impositivo è stato annullato perché emesso fuori tempo massimo.
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