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Art. 13 comma 1 quater d.p.r. n° 115/02 — Anno 2023

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50 provvedimenti

Altri anni per Art. 13 comma 1 quater d.p.r. n° 115/02

Legittimazione attiva: prova dell’attività svolta
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un avvocato per il pagamento di compensi professionali, confermando la decisione della Corte d'Appello. La mancanza di prove sull'effettiva attività difensiva svolta e un appello non specifico sulla questione della legittimazione attiva sono stati decisivi per il rigetto.
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Opere inamovibili: quando diventano dello Stato?
Una società concessionaria di un'area demaniale marittima vi costruiva una scogliera per proteggere il proprio porto turistico. Alla scadenza della concessione, la società chiedeva la restituzione dei massi o un indennizzo. La Corte di Cassazione ha stabilito che la scogliera, in quanto opera inamovibile la cui rimozione ne comporterebbe la distruzione, viene acquisita per legge (ipso iure) dalla proprietà dello Stato senza alcun compenso per il concessionario, in applicazione dell'art. 49 del codice della navigazione.
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Notifica inesistente: appello inammissibile
La Corte di Cassazione conferma l'inammissibilità di un appello a causa della notifica inesistente dell'atto alla controparte. Viene chiarito che la costituzione in giudizio al solo fine di eccepire il vizio non ha effetto sanante, distinguendo nettamente la notifica inesistente da quella semplicemente nulla, che è sanabile.
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Compenso avvocato transazione: quando paga la controparte
Un avvocato ha citato in giudizio il suo ex cliente e la controparte (un condominio) per il pagamento delle sue spettanze, dopo che questi avevano concluso una transazione a sua insaputa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del legale contro il condominio, specificando che la responsabilità solidale per il compenso dell'avvocato in caso di transazione, prevista dall'art. 68 della Legge Professionale Forense, si applica unicamente allo specifico procedimento oggetto dell'accordo e non all'intera controversia. La Corte ha inoltre confermato la negligenza del professionista per aver lasciato scadere un atto di precetto.
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Successione necessaria e limiti alla prova in appello
Eredi agiscono in riduzione per lesione della quota di legittima. La Cassazione chiarisce i limiti alla produzione di nuove prove in appello nella successione necessaria e il calcolo del diritto di abitazione del coniuge, confermando le preclusioni processuali.
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Eredità giacente: intervento del creditore e limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28282/2023, ha stabilito l'inammissibilità dell'intervento del creditore del defunto nella procedura di eredità giacente, qualora questo sia finalizzato a ottenere un accertamento definitivo sulla qualità di erede dei chiamati. La Suprema Corte ha ribadito che la procedura di eredità giacente ha natura conservativa e non contenziosa, pertanto l'accertamento di diritti, come la qualità di erede, deve avvenire in un separato giudizio di cognizione. È stato invece confermato che la condanna alle spese è legittima anche in questa sede, qualora emerga una soccombenza in fase di reclamo.
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Clausola risolutiva espressa: il limite della buona fede
Una società finanziaria invoca la clausola risolutiva espressa contro un ente pubblico per un lieve ritardo nel pagamento di una rata di un accordo transattivo. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, stabilisce che l'esercizio di tale clausola deve rispettare il principio di buona fede. Un inadempimento di minima entità, che non pregiudica l'interesse del creditore, non giustifica la risoluzione se questa rappresenta un abuso del diritto.
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Abuso usufrutto: quando si perde il diritto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11627/2023, ha chiarito che l'abuso usufrutto giustifica la decadenza dal diritto solo in presenza di atti di grave entità, che determinano un perimento o un deterioramento irreversibile del bene. La trasformazione di un garage in locale abitativo, se di modesta entità rispetto al valore totale dell'immobile e suscettibile di ripristino, non è stata ritenuta sufficiente a comportare la cessazione del diritto, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva respinto la domanda dei nudi proprietari.
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Risarcimento danni agricoltura: onere della prova
Un'azienda agricola ha citato in giudizio un vivaio per aver fornito piante di vite difettose, chiedendo la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni. Sebbene la risoluzione sia stata concessa, la richiesta di risarcimento danni in agricoltura è stata respinta in tutti i gradi di giudizio per mancanza di prova. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che l'azienda non è riuscita a dimostrare l'effettiva perdita economica subita, né come danno emergente né come lucro cessante.
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Usucapione fondo rustico: ricorso inammissibile
Un soggetto ha richiesto di essere dichiarato proprietario di un terreno agricolo per usucapione, ma la sua domanda è stata respinta sia in primo grado che in appello. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La ragione principale risiede nella mancata dimostrazione del 'possesso' necessario per l'usucapione, poiché l'individuo aveva iniziato a occupare il fondo come semplice detentore, riconoscendo la proprietà altrui, senza mai provare un successivo mutamento della sua condizione in possessore. L'impugnazione è stata giudicata un tentativo non consentito di riesaminare le prove e i fatti, compito che spetta esclusivamente ai giudici di merito.
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