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art. 13, comma 1 quater D.P.R. 30-5-2002 n. 115

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109 provvedimenti

Causa Concreta Swap: la decisione della Cassazione
Un cliente stipula un mutuo e un contratto di swap collegato con finalità di copertura. Successivamente estingue anticipatamente il mutuo ma non lo swap. La Corte di Cassazione ha confermato che, venendo meno il mutuo, il contratto di swap perde la sua causa concreta di copertura, rendendo non dovuti i pagamenti effettuati dopo l'estinzione del finanziamento.
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Responsabilità intermediario: la Cassazione conferma
L'ordinanza analizza la responsabilità dell'intermediario finanziario per gli illeciti del promotore. La Cassazione ha respinto il ricorso di una società di intermediazione, confermando la sua condanna al risarcimento danni a favore di alcuni risparmiatori. La Corte ha stabilito che la responsabilità è di natura contrattuale, con prescrizione decennale, e sussiste anche se il cliente rifiuta di fornire informazioni sulla propria situazione finanziaria, non esonerando il promotore dai suoi doveri informativi.
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Obblighi informativi banca: risoluzione e restituzione
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto di acquisto di titoli ad alto rischio per la violazione degli obblighi informativi della banca. La sentenza chiarisce che il cliente ha diritto alla restituzione del capitale investito, anche se non possiede più i titoli a seguito di operazioni di scambio successive. La Corte ha ritenuto legittima la 'compensazione impropria' tra il debito della banca e il credito del cliente per le somme da quest'ultimo incassate, dichiarando inammissibile il ricorso dell'istituto di credito.
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Responsabilità della banca: l’obbligo di buona fede
Una società immobiliare, dopo aver stipulato un mutuo fondiario garantito da fideiussione, chiede alla banca l'accollo liberatorio del debito residuo da parte dei nuovi acquirenti degli immobili. La banca mantiene un comportamento ambiguo, non rispondendo chiaramente. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità della banca per violazione del dovere di correttezza e buona fede, condannandola a un risarcimento del danno pari alla liberazione del debitore originario e del fideiussore.
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Onere della prova: la continuità tra conti correnti
La Corte d'Appello di Roma ha confermato una sentenza di primo grado, rigettando l'appello di una società che contestava la mancata continuità tra due rapporti di conto corrente. La decisione sottolinea che l'onere della prova grava sulla parte che afferma un fatto. In questo caso, l'appellante non ha fornito tempestivamente la documentazione necessaria a dimostrare il collegamento tra i conti, presentando le prove solo dopo la scadenza dei termini processuali, rendendole inammissibili. La Corte ha ribadito che la Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) non può sopperire alle carenze probatorie delle parti.
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Responsabilità intermediario finanziario per la vendita
Un investitore ha citato in giudizio la sua banca, sostenendo di essere stato indebitamente influenzato a vendere le sue azioni. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, chiarendo che i principali doveri informativi della banca si applicano al momento dell'acquisto, non della vendita. L'appello dell'investitore è stato considerato un tentativo di riesaminare i fatti, non consentito in sede di legittimità. La sentenza sottolinea la distinzione tra la consulenza di una banca e la decisione autonoma di un cliente, definendo i confini della responsabilità intermediario finanziario. L'appello incidentale della banca per la restituzione delle somme versate è stato invece accolto.
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Cessione del credito: chi prova l’esistenza del debito?
Un istituto di credito, in qualità di cessionario di alcuni crediti derivanti da fatture, ha agito contro il consorzio debitore per ottenerne il pagamento. Il consorzio ha contestato l'esistenza stessa dei crediti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribadito due principi fondamentali in materia di cessione del credito: l'onere di provare l'esistenza del credito grava sempre sul cessionario (la banca) e il silenzio del debitore ceduto alla notifica della cessione non costituisce riconoscimento del debito. Di conseguenza, il ricorso della banca è stato dichiarato inammissibile.
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Ricorso fideiussione: i motivi di inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due fideiussori contro una banca. L'ordinanza sottolinea come la presentazione di nuove questioni in Cassazione, la mancata censura della 'ratio decidendi' della sentenza precedente e le richieste di prove esplorative portino inevitabilmente a una pronuncia di inammissibilità. Il caso riguardava una garanzia omnibus per le obbligazioni di una società, e la Corte ha respinto tutti gli otto motivi di ricorso per ragioni prettamente procedurali.
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Licenziamento tardivo per reato: quando è legittimo?
La Corte d'Appello ha confermato la legittimità di un licenziamento per giusta causa intimato a un lavoratore a seguito di una condanna penale definitiva per un reato commesso al di fuori dell'ambito lavorativo. Il punto centrale della controversia era il presunto licenziamento tardivo, poiché l'azienda aveva agito solo dopo la conclusione del processo penale, a distanza di anni dalla conoscenza iniziale dei fatti. La Corte ha stabilito che l'attesa della sentenza passata in giudicato non viola il principio di tempestività, ma rappresenta una scelta prudente e giustificata, soprattutto a fronte della condotta poco trasparente del dipendente, che aveva omesso di fornire informazioni complete sull'evoluzione della sua vicenda giudiziaria.
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