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Art. 13, comma 1-bis, del d.P.R. 115 del 2002

29 provvedimenti

Cessazione materia del contendere: accordo che estingue
La Corte di Cassazione, con ordinanza, dichiara la cessazione della materia del contendere in un caso tra un ente previdenziale e un professionista. Le parti avevano raggiunto un accordo di conciliazione durante il giudizio di legittimità. La Corte stabilisce che tale accordo fa venire meno la necessità di una pronuncia, annullando le sentenze precedenti e specificando che non si applica il raddoppio del contributo unificato, previsto solo per i ricorsi respinti o inammissibili.
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Rimborso acconti IRPEF: quando decorre la decadenza?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10529/2023, ha chiarito un punto cruciale sul rimborso acconti IRPEF. Nel caso di un versamento eccessivo dovuto a un errore di calcolo preesistente (come la tassazione di immobili storici), il termine di decadenza di 48 mesi per la richiesta di rimborso decorre dalla data di ogni singolo acconto, e non dal successivo pagamento del saldo. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del contribuente, che sosteneva l'indeterminabilità del reddito al momento degli acconti.
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Modifica unilaterale contratto: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la modifica unilaterale del contratto di agenzia è illegittima se comporta un aggravio del lavoro per l'agente. Nel caso esaminato, un'azienda farmaceutica aveva aggiunto nuovi prodotti al portafoglio di un'agente, che si era rifiutata di accettare la variazione. La Corte ha chiarito che gli accordi collettivi di settore, che prevedono la possibilità di variazioni unilaterali, si riferiscono solo a riduzioni di lieve entità (zona, clienti, provvigioni) e non a modifiche qualitative o quantitative che aumentano la prestazione richiesta. Di conseguenza, il recesso dell'azienda è stato giudicato illegittimo, confermando il diritto dell'agente alle indennità di fine rapporto.
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Estinzione del processo: rinuncia al ricorso
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del processo a seguito della rinuncia al ricorso da parte di una società di servizi aeroportuali. La rinuncia è avvenuta dopo un accordo sindacale con i lavoratori, che originariamente contestavano il loro inquadramento contrattuale. La decisione pone fine alla controversia legale.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione e la specificità
Un lavoratore si rivolge alla Corte di Cassazione dopo che la sua richiesta di nullità di alcuni contratti di lavoro è stata respinta a causa di un precedente accordo di conciliazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile perché i motivi presentati erano generici e non conformi al principio di specificità richiesto dalla legge, ribadendo che un appello deve contenere critiche chiare e dettagliate per essere esaminato nel merito.
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Prescrizione benefici amianto: quando inizia a decorrere?
Un pensionato ha richiesto la rivalutazione dei contributi per esposizione all'amianto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decorrenza della prescrizione benefici amianto dalla data del pensionamento, ritenendo che a quel momento il lavoratore avesse già consapevolezza del proprio diritto. La domanda, presentata dopo oltre dieci anni, è stata considerata tardiva.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: onere prova
Una società coinvolta in una frode carosello IVA ha impugnato un avviso di accertamento, sostenendo che l'Agenzia delle Entrate non avesse provato la sua consapevolezza dello schema fraudolento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ribadendo che in caso di operazioni soggettivamente inesistenti, una volta che l'amministrazione fornisce prove presuntive del coinvolgimento del contribuente, spetta a quest'ultimo dimostrare di aver agito con la massima diligenza per evitare di essere coinvolto. La Corte ha ritenuto sufficienti gli indizi raccolti, come l'assenza di una reale struttura operativa della società.
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Rendita catastale e imbullonati: la Cassazione chiarisce
Un istituto di credito ha impugnato la determinazione della rendita catastale di un proprio immobile, sostenendo che l'Agenzia fiscale avrebbe dovuto applicare la normativa del 2015 che esclude dal calcolo il valore dei macchinari ("imbullonati"). La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che tale normativa si applica a specifiche procedure di aggiornamento e non a variazioni catastali standard dovute a interventi edilizi. La Corte ha inoltre ribadito che la facoltà di rinviare un'udienza per consentire una conciliazione è una scelta discrezionale del giudice e non un obbligo.
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Esenzione IMU costruttori: dichiarazione o decadenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14927/2024, ha stabilito che l'esenzione IMU per i costruttori è subordinata alla presentazione di un'apposita dichiarazione entro i termini di legge, a pena di decadenza. La Corte ha respinto il ricorso di una società immobiliare, chiarendo che la conoscenza da parte del Comune della destinazione degli immobili non sostituisce questo onere formale. È stato inoltre confermato che gli avvisi di accertamento non devono necessariamente allegare le delibere comunali, in quanto atti pubblici e conoscibili.
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Improcedibilità ricorso cassazione: le conseguenze
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso cassazione presentato da un'associazione sportiva a causa del tardivo deposito dell'atto in cancelleria. L'ordinanza sottolinea come il mancato rispetto del termine perentorio di venti giorni dalla notifica impedisca l'esame nel merito del ricorso, comportando la condanna alle spese e al versamento di un ulteriore contributo unificato.
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Ricorso per cassazione: inammissibile se prolisso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in materia di diritto immobiliare. La decisione non entra nel merito della lite tra condomini, ma si fonda su un vizio di forma: il ricorso per cassazione, di 56 pagine, è stato giudicato caotico, prolisso e privo della necessaria esposizione sommaria dei fatti, violando così i requisiti dell'art. 366 c.p.c. e rendendo impossibile per la Corte comprendere la vicenda processuale.
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Correzione errore materiale: quando la Cassazione può?
La Corte di Cassazione interviene per rettificare una propria precedente ordinanza affetta da un palese errore materiale. Nello specifico, era stata indicata una sede giudiziaria errata per il rinvio della causa ed era stata omessa la statuizione sull'inammissibilità di un ricorso incidentale. La Corte, accogliendo l'istanza della parte ricorrente, chiarisce che la correzione di errore materiale può avvenire anche d'ufficio, senza necessità di un formale ricorso, ai sensi dell'art. 391 bis c.p.c., ripristinando così la corretta dicitura nel provvedimento.
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Prescrizione crediti lavoro: decorrenza e stabilità
La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 33066/2024, ha respinto il ricorso di un'azienda, confermando che la prescrizione dei crediti di lavoro decorre dalla cessazione del rapporto. La Corte ha ribadito che, nonostante le riforme legislative recenti, il rapporto di lavoro non gode di una stabilità tale da giustificare una decorrenza del termine in costanza di rapporto, a causa dell'incertezza sulla tutela in caso di licenziamento illegittimo.
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Esenzione IMU abitazione principale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32183/2024, ha rigettato il ricorso di una contribuente che chiedeva l'esenzione IMU abitazione principale per un immobile in comproprietà con il fratello e la riduzione per un altro immobile ritenuto inagibile. La Corte ha chiarito che l'esenzione spetta solo sulla quota di proprietà dell'immobile in cui si ha effettivamente la residenza. Per l'inagibilità, ha stabilito che è onere del contribuente dimostrare la persistenza dello stato di fatiscenza nel tempo, non potendosi presumere che una condizione accertata anni prima sia rimasta invariata.
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Iscrizione catastale ICI: basta per pagare le tasse?
Una società ha impugnato un avviso di accertamento ICI relativo a un immobile in costruzione, sostenendo che non fosse tassabile poiché non ultimato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio consolidato: ai fini dell'applicazione dell'ICI, il presupposto unico e sufficiente è l'iscrizione catastale ICI dell'immobile, a prescindere dal suo effettivo completamento o dalla sua abitabilità.
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Autotutela tributaria: atto definitivo non si tocca
Una società ha impugnato un'ingiunzione di pagamento per ICI e IMU, basata su avvisi di accertamento mai contestati e divenuti definitivi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che i vizi di un atto tributario definitivo non possono essere fatti valere successivamente, nemmeno tramite un'istanza di autotutela tributaria. La Corte ha chiarito che il potere di autotutela è discrezionale per l'amministrazione e non rappresenta un rimedio alternativo per il contribuente che ha lasciato scadere i termini per l'impugnazione.
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Provvigione mediatore immobiliare: il nesso causale
Un'agenzia immobiliare chiedeva il pagamento della provvigione per una compravendita, ma la sua richiesta è stata respinta. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno negato il diritto alla provvigione mediatore immobiliare, poiché l'acquirente era venuto a conoscenza dell'immobile e aveva concluso l'affare grazie all'intervento determinante di una seconda agenzia. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che per maturare il diritto alla provvigione è indispensabile un nesso di causalità adeguato tra l'attività del mediatore e la conclusione effettiva del contratto, nesso che in questo caso era stato interrotto.
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Improcedibilità del ricorso: copia non depositata
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33954/2024, ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso per il mancato deposito della copia autentica della sentenza impugnata. Il caso, originato da una causa di scioglimento di comunione, evidenzia il rigore formale richiesto dall'art. 369 c.p.c., sottolineando che la mancanza di tale adempimento non è sanabile, salvo eccezioni qui non applicabili, portando alla condanna del ricorrente alle spese.
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Indennità di occupazione: quando è dovuta?
Un ex marito, che utilizzava in via esclusiva un appartamento cointestato all'estero, ha fatto ricorso in Cassazione dopo essere stato condannato a versare un'indennità di occupazione all'ex moglie. La Corte ha rigettato il ricorso, specificando che non è possibile chiedere in sede di legittimità una nuova valutazione dei fatti. Ha inoltre confermato che l'indennità è dovuta dal momento in cui l'altro comproprietario manifesta la volontà di utilizzare il bene, e ha ribadito l'inammissibilità dei motivi di ricorso che mirano a un riesame del merito della causa.
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Travisamento della prova: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un contribuente contro una cartella esattoriale. La Corte chiarisce che l'errore del giudice di merito nel leggere un documento (travisamento della prova) non può essere contestato con un normale ricorso, ma richiede lo strumento specifico della revocazione, rendendo di fatto il ricorso inammissibile.
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