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Art. 13, comma 1-bis d.P.R. 115 del 2002

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50 provvedimenti

Prescrizione arricchimento senza causa: la Cassazione
Un professionista ha citato in giudizio un Comune per ottenere un indennizzo per arricchimento senza causa relativo a un progetto di urbanizzazione. La Cassazione ha confermato la decisione di merito, rigettando il ricorso e dichiarando la prescrizione del diritto. La Corte ha chiarito che il termine di prescrizione per l'arricchimento senza causa decorre da quando la Pubblica Amministrazione utilizza l'opera, non dalla successiva stipula del contratto d'appalto. Inoltre, un'azione contrattuale non interrompe la prescrizione per quella di arricchimento.
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Compenso professionale avvocato: chi paga il conto?
La Corte di Cassazione chiarisce che il soggetto obbligato a corrispondere il compenso professionale avvocato è colui che conferisce direttamente l'incarico, anche se agisce come mandatario con rappresentanza per un'altra entità. In questo caso, una società di gestione crediti che aveva nominato un legale per sostenere la posizione di una banca è stata condannata a pagare le parcelle, poiché è stata identificata come il cliente diretto del professionista. La Corte ha inoltre rettificato l'importo del compenso e il tasso di interesse applicabile, accogliendo le richieste del legale.
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Usucapione servitù: la prova è decisiva in Cassazione
La Cassazione rigetta il ricorso in un caso di actio negatoria, confermando l'acquisizione per usucapione servitù di veduta. La Corte ha ritenuto provata la preesistenza ventennale di una terrazza, nonostante piccole modifiche, basandosi su testimonianze e perizie. La decisione sottolinea che l'onere della prova del diritto spetta a chi lo vanta.
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Riduzione ipoteca: quando è negata al non proprietario
Una società chiede la riduzione ipoteca su immobili ricevuti in permuta ma non ancora completati. La Cassazione rigetta il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. Poiché la proprietà non era stata trasferita a causa del mancato completamento dei lavori, la società non aveva il diritto di ottenere la riduzione, nonostante il suo interesse ad agire.
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Usucapione comproprietario: quando è esclusa la prova
Una comproprietaria costruisce su un cortile comune e rivendica la proprietà esclusiva tramite usucapione del comproprietario. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, confermando l'ordine di demolizione. La Corte chiarisce che, affinché l'usucapione tra comproprietari sia valida, il possesso deve essere esclusivo e palesemente incompatibile con i diritti degli altri, impedendo loro l'uso del bene. La semplice costruzione su una porzione di cortile, lasciando accessibile il resto, non soddisfa questo requisito.
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Esenzione ICI cooperative: conta la dimora abituale
Una società cooperativa edilizia in liquidazione ha richiesto l'esenzione ICI per gli alloggi assegnati ai soci, sostenendo che fossero le loro abitazioni principali. Il Comune ha negato il beneficio, poiché i soci avevano trasferito la residenza anagrafica solo successivamente all'anno d'imposta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della cooperativa, stabilendo che, sebbene la nozione di abitazione principale si basi sulla dimora abituale effettiva e non solo sulla residenza anagrafica, spetta al contribuente (in questo caso la cooperativa) fornire la prova di tale utilizzo. In assenza di prove, l'esenzione ICI cooperative non può essere concessa.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e contributo unificato
Una lavoratrice, dopo aver impugnato in Cassazione una sentenza della Corte d'Appello relativa a differenze retributive, ha deciso di procedere con la rinuncia al ricorso. La Suprema Corte, prendendo atto della volontà della parte, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di particolare rilievo è la statuizione secondo cui, in caso di estinzione per rinuncia, non sussistono i presupposti per il pagamento del doppio del contributo unificato a carico del ricorrente.
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Terreno verde pubblico: IMU dovuta? La Cassazione
Un contribuente ha impugnato degli avvisi di accertamento IMU relativi a un'area di sua proprietà, classificata dal piano urbanistico come "verde attrezzato pubblico", sostenendone la non edificabilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la destinazione a verde pubblico non esclude l'oggettivo carattere edificabile del terreno ai fini fiscali. Tale vincolo incide sulla determinazione del valore venale dell'immobile e quindi sulla base imponibile, ma non sulla sua soggezione all'imposta. La Corte ha inoltre specificato che il caso rientra nell'ambito della perequazione urbanistica, dove l'edificabilità è una qualità intrinseca del terreno stesso.
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Retribuzione ferie: indennità variabili incluse
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1496/2024, ha stabilito che le indennità variabili corrisposte in modo continuativo, come quelle per attività di scorta e di riserva, devono essere incluse nel calcolo della retribuzione ferie. La Corte ha rigettato il ricorso di una società di trasporti, confermando che escludere tali compensi potrebbe dissuadere i lavoratori dal godere del loro diritto alle ferie, in linea con i principi della direttiva europea 2003/88/CE. La decisione sottolinea la prevalenza del diritto europeo sulla contrattazione collettiva nazionale quando si tratta di tutelare diritti fondamentali del lavoratore.
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Estinzione del processo: cosa succede dopo l’accordo
Una società aveva impugnato in Cassazione la sentenza della Corte d'Appello che confermava l'illegittimità del licenziamento di un dipendente. Tuttavia, prima della decisione, le parti hanno raggiunto un accordo. Di conseguenza, la società ha rinunciato al ricorso, portando la Corte di Cassazione a dichiarare l'estinzione del processo, chiudendo così la vicenda legale senza una pronuncia nel merito.
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Licenziamento giusta causa: autonomia del giudice civile
Un lavoratore, direttore di un ufficio, veniva licenziato per giusta causa con l'accusa di essersi appropriato di somme di denaro destinate a dei clienti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore, confermando la legittimità del licenziamento. La Corte ha stabilito che, ai fini del licenziamento per giusta causa, il giudice civile può accertare autonomamente la gravità dei fatti, utilizzando come prove atipiche anche gli atti di un processo penale non ancora concluso, senza dover attendere la sentenza definitiva. La rottura del vincolo fiduciario è stata ritenuta provata a prescindere dall'esito penale.
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Errore di fatto: quando la Cassazione non si corregge
Una società elettrica nazionale ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un 'errore di fatto' in una disputa sulla TOSAP con un Comune. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la doglianza della società non riguardava un errore percettivo, ma un errore di valutazione giuridica, il quale non è un presupposto valido per la revocazione secondo l'art. 395 n. 4 c.p.c.
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Errore di fatto: quando è inammissibile la revocazione
Un contribuente ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione, sostenendo un errore di fatto relativo alla notifica di un avviso di accertamento. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che l'errore di fatto idoneo alla revocazione deve essere un errore percettivo commesso dalla stessa Corte di Cassazione su atti del proprio giudizio, e non un riesame delle valutazioni di fatto già decise dai giudici di merito.
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Errore di fatto: revocazione negata dalla Cassazione
Una società energetica ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione per un presunto errore di fatto riguardo la determinazione della base imponibile ICI di un parco eolico. La società sosteneva che la Corte avesse erroneamente indicato che il valore derivasse dalle scritture contabili anziché da una perizia di stima. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che non sussiste un errore di fatto revocatorio, poiché il valore della perizia era stato effettivamente recepito nel bilancio della società, base corretta per il calcolo dell'imposta. La decisione sottolinea la distinzione tra errore percettivo e valutazione giuridica.
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Lavoro effettivo e NASpI: le ferie valgono come giorni
La Corte di Cassazione ha stabilito che i giorni di ferie goduti e retribuiti devono essere inclusi nel calcolo delle trenta giornate di 'lavoro effettivo' richieste per accedere all'indennità di disoccupazione NASpI. Un istituto previdenziale aveva negato il sussidio a una lavoratrice, ma i giudici hanno respinto il ricorso, affermando che le ferie sono una componente essenziale e non una semplice assenza dal lavoro, consolidando così un importante principio a tutela dei lavoratori.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Un ente pubblico di formazione aveva impugnato in Cassazione una sentenza d'Appello che riconosceva un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con un suo dipendente. Durante il processo, l'ente ha rinunciato al ricorso a seguito di un accordo con il lavoratore. La Corte di Cassazione, preso atto della rinuncia e della sua accettazione, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiudendo definitivamente la controversia senza una decisione nel merito.
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Accertamento soci: conti correnti e onere prova
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un accertamento fiscale a carico di una società a ristretta base, operante nel settore artistico. L'accertamento si fondava sulle movimentazioni bancarie dei soci, considerate ricavi non dichiarati. La Corte ha rigettato il ricorso della società, confermando il principio secondo cui, in tali contesti, le movimentazioni sui conti personali dei soci si presumono riferibili all'attività d'impresa, salvo che il contribuente fornisca una prova contraria rigorosa. L'onere della prova in caso di accertamento soci ricade quindi interamente su di loro.
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Estinzione processo: rinuncia e accettazione in Cassazione
Un lavoratore, dopo aver impugnato una sentenza sfavorevole della Corte d'Appello, ha deciso di rinunciare al proprio ricorso in Cassazione. Le società controparti hanno accettato la rinuncia. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, stabilendo la compensazione delle spese legali tra le parti e l'insussistenza dei presupposti per il versamento di un ulteriore contributo unificato da parte del ricorrente.
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Obbligo di comunicazione lavoratore: la Cassazione
La Cassazione conferma l'illegittimità del licenziamento di un lavoratore, reintegrato ma non riammesso in servizio, che aveva trovato un altro impiego. Manca l'obbligo di comunicazione se l'azienda non prova di averlo informato sulla sua posizione (es. CIGS) e non fa un'offerta concreta di reintegro.
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Giurisdizione pignoramento: la decisione della Corte
Un contribuente ha impugnato un atto di pignoramento presso terzi, sostenendo il difetto di giurisdizione della commissione tributaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la giurisdizione del giudice ordinario. La Corte ha chiarito che la giurisdizione del giudice tributario sorge solo se l'atto di pignoramento è il primo atto con cui il contribuente viene a conoscenza della pretesa fiscale. Poiché in questo caso il contribuente aveva già impugnato in precedenza le cartelle esattoriali sottostanti, la sua conoscenza della pretesa era pregressa, radicando la competenza del giudice ordinario per le questioni esecutive.
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