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Art. 13 c. 1 quater D.P.R. n. 115 del 2002

64 provvedimenti

Abuso Contratti a Termine: Rinuncia al Ricorso Rende Inammissibile l’Appello
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcuni lavoratori che lamentavano l'abuso dei contratti a termine nel settore scolastico. In primo grado e appello, alcuni avevano ottenuto il risarcimento del danno per la reiterazione abusiva dei contratti, ma non la conversione a tempo indeterminato, specialmente se già immessi in ruolo. Altri avevano visto le loro domande rigettate. I lavoratori hanno proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, hanno rinunciato al ricorso. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, poiché la rinuncia, pur non notificata formalmente, indicava la volontà di non proseguire. Nessuna spesa è stata liquidata.
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Lavoro Subordinato: Rinuncia al Ricorso e Estinzione del Giudizio
Un Lavoratore aveva chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con un Ente Pubblico e il pagamento delle differenze retributive. La Corte d'Appello aveva parzialmente accolto la sua richiesta. L'Ente Pubblico ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, sia l'Ente Pubblico che il Lavoratore hanno dichiarato di voler rinunciare agli atti del giudizio. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso, senza pronunciarsi sulle spese processuali, poiché l'accettazione della rinuncia esime il giudice da tale compito.
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Contratti a Termine Scuola: Rinuncia al Ricorso e Inammissibilità
Una docente, dopo aver avuto contratti a termine scuola ritenuti illegittimi, ha presentato ricorso in Cassazione per ottenere un risarcimento. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento, considerando la stabilizzazione (assunzione a tempo indeterminato) già ottenuta come sanzione sufficiente. Durante il processo in Cassazione, l'insegnante ha rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché la rinuncia, sebbene non notificata formalmente, ha dimostrato la volontà di non proseguire la causa. Le spese legali sono state compensate.
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Rinuncia al ricorso: la forma prevale sull’intenzione in Cassazione
Una Lavoratrice, docente, aveva presentato ricorso in Cassazione contro il Ministero per questioni relative a contratti a tempo determinato, dopo che la Corte d'Appello aveva rigettato le sue domande. Prima dell'udienza, la Lavoratrice ha depositato un atto di **rinuncia al ricorso**. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene la **rinuncia al ricorso** sia un atto unilaterale, deve essere notificata alla controparte. Poiché questa notifica non è avvenuta, il ricorso è stato dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Le spese legali sono state compensate.
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Benefici ex dipendenti: l’azienda può toglierli? La Cassazione
Un gruppo di pensionati ha fatto causa alla loro ex Azienda energetica per mantenere il diritto a una tariffa agevolata sulla fornitura di energia elettrica. L'Azienda aveva cancellato questo vantaggio, previsto da un vecchio accordo collettivo, tramite una nuova intesa sindacale. La Corte di Cassazione ha preso atto della rinuncia al ricorso da parte dei pensionati, dichiarando estinto il giudizio. Di conseguenza, la precedente sentenza sfavorevole ai pensionati è diventata definitiva. La vicenda conferma che i benefici ex dipendenti, se derivanti da accordi collettivi, possono essere legittimamente modificati o eliminati da accordi successivi, anche quando erano stati concessi a tempo indeterminato.
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Condotta antisindacale per cene aziendali? Il sindacato rinuncia
Un sindacato accusa un'azienda di condotta antisindacale per aver organizzato incontri conviviali con altre sigle sindacali, escludendolo. I giudici di primo e secondo grado respingono la richiesta, non ravvisando alcuna illegalità. Il sindacato ricorre in Cassazione, ma prima della decisione finale, rinuncia al ricorso. La Suprema Corte, prendendo atto della rinuncia, dichiara estinto il giudizio. Di conseguenza, la sentenza d'appello che dava ragione all'azienda diventa definitiva, chiudendo la vicenda a favore di quest'ultima.
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Soppressione benefici pensionati: rinunciano e pagano le spese
Un gruppo di pensionati ha fatto causa alla loro ex Azienda per la soppressione di un beneficio storico: la tariffa agevolata sull'energia elettrica. L'Azienda aveva eliminato questo vantaggio tramite un nuovo accordo aziendale. Dopo aver perso nei primi gradi di giudizio, i pensionati hanno presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, hanno rinunciato al ricorso. La Corte Suprema ha quindi dichiarato il processo estinto, rendendo definitiva la sentenza precedente sfavorevole ai pensionati. La vicenda si è conclusa con la conferma della soppressione benefici pensionati e la loro condanna al pagamento delle spese legali.
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Concorso pubblico: rinuncia in Cassazione, addio al posto fisso
Una candidata a un posto pubblico contesta la decisione di una Provincia di non assumerla utilizzando una graduatoria diversa da quella in cui lei era inserita. Dopo aver perso nei primi gradi di giudizio, la candidata presenta ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, decide di ritirarsi, presentando una formale rinuncia. La Corte Suprema, prendendo atto della sua volontà, dichiara l'estinzione del giudizio per rinuncia. Questa decisione chiude definitivamente la controversia, rendendo finale la precedente sentenza sfavorevole alla candidata e stabilendo che ogni parte paghi le proprie spese legali.
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Azienda rinuncia al ricorso: condannata per carenza di interesse
Un'Azienda aveva presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza che riconosceva l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato con un suo dipendente. Durante il processo, tuttavia, l'Azienda ha comunicato di aver rinunciato al ricorso, avendo raggiunto un accordo con il Lavoratore. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'inammissibilità del ricorso per carenza di interesse. Questo principio stabilisce che l'interesse a proseguire una causa deve esistere per tutta la sua durata. La rinuncia dimostra che tale interesse è venuto meno. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e l'Azienda è stata condannata a pagare le spese legali al Lavoratore, chiudendo definitivamente la questione a favore di quest'ultimo.
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Ricorso senza vantaggi? Inammissibile per interesse all’impugnazione
Un'Amministrazione Pubblica ha presentato ricorso in Cassazione contro una decisione che coinvolgeva diversi lavoratori. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di un reale e concreto **interesse all'impugnazione**. I giudici hanno stabilito un principio fondamentale: un appello non può essere un semplice esercizio teorico per ottenere una sentenza giuridicamente più corretta. La parte che impugna deve sempre dimostrare quale utilità pratica e tangibile otterrebbe dalla modifica della decisione precedente. In assenza di tale prova, il ricorso viene considerato un inutile dispendio di attività processuale e viene respinto.
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Prescrizione risarcimento danno: guida completa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31086/2023, ha confermato che la responsabilità di un ente pubblico per l'abuso di contratti a termine è di natura contrattuale. Di conseguenza, il diritto del lavoratore al risarcimento del danno si estingue con la prescrizione ordinaria di dieci anni, non con termini più brevi. La Corte ha rigettato il ricorso dell'ente, stabilendo che la norma applicabile (art. 36 del D.Lgs. 165/2001) configura una responsabilità contrattuale, consolidando un importante principio a tutela dei lavoratori pubblici e chiarendo i termini per la prescrizione del risarcimento danno.
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Stabilizzazione lavoratore: diritto all’assunzione vince
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ente pubblico in liquidazione, confermando il diritto alla stabilizzazione di una lavoratrice. L'ordinanza chiarisce che il diritto all'assunzione, se accertato con sentenza dichiarativa, non può essere annullato da una legge successiva (ius superveniens) che ponga l'ente in liquidazione, poiché il diritto si era già consolidato nel patrimonio della lavoratrice.
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Rinuncia al ricorso: guida alla procedura ed effetti
Un'azienda sanitaria, condannata in appello a risarcire un dirigente per la mancata graduazione delle sue funzioni, presenta ricorso in Cassazione. Successivamente, l'azienda decide di effettuare una rinuncia al ricorso, che viene accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione, prendendo atto della rinuncia, dichiara estinto il giudizio, rendendo così definitiva la sentenza di condanna emessa in appello.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Un'Azienda Sanitaria, condannata a risarcire un dirigente per la mancata graduazione delle funzioni, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, la successiva rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte, ha portato la Corte a dichiarare l'estinzione del giudizio, chiudendo definitivamente la controversia senza una decisione nel merito.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte di un'azienda sanitaria. La controversia originaria riguardava la richiesta di risarcimento danni di un dirigente medico per la mancata graduazione delle funzioni dirigenziali. L'azienda, dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione, per poi rinunciarvi. La Corte, preso atto della rinuncia e della sua accettazione, ha estinto il procedimento senza pronunciarsi sulle spese, poiché l'accettazione è pervenuta direttamente dalla parte.
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Rinuncia al ricorso: quando si estingue il giudizio
Un dirigente medico aveva ottenuto in appello il risarcimento del danno da parte di un'azienda sanitaria per la mancata graduazione delle funzioni dirigenziali. L'ente sanitario ha presentato ricorso in Cassazione, ma prima della decisione ha effettuato una rinuncia al ricorso, che è stata accettata dalla controparte. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, rendendo definitiva la sentenza d'appello.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio di Cassazione
Un'azienda sanitaria pubblica aveva impugnato una sentenza che la condannava a risarcire alcuni dirigenti medici per l'omessa graduazione delle funzioni. Prima della decisione, l'azienda ha presentato una rinuncia al ricorso, che è stata accettata. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, rendendo definitiva la sentenza di condanna precedente senza entrare nel merito della questione.
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Rinuncia al ricorso: quando si estingue il giudizio
Un'Azienda Sanitaria, dopo aver impugnato in Cassazione una condanna al risarcimento danni per omessa graduazione delle funzioni dirigenziali, ha presentato una rinuncia al ricorso. Accettata dalla controparte, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza statuire sulle spese legali.
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Rinuncia al ricorso: quando si estingue il giudizio
Un'azienda sanitaria, dopo essere stata condannata a risarcire un proprio dirigente medico per l'omessa graduazione delle funzioni, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha operato una rinuncia al ricorso, che è stata accettata dal medico. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, chiarendo le conseguenze in materia di spese legali e di applicabilità delle sanzioni processuali.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Un'azienda sanitaria, condannata a risarcire un dirigente medico per mancata graduazione delle funzioni, aveva presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha presentato una formale rinuncia al ricorso, che è stata accettata dalla controparte. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla controversia senza una decisione nel merito.
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