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Art. 127-ter Codice di Procedura Civile — Sezione Terza Civile

14 provvedimenti

Altri anni per Art. 127-ter Codice di Procedura Civile

Estinzione del giudizio: deposita gli atti in ritardo, causa persa
La Corte di Cassazione ha confermato l'estinzione del giudizio decisa dalla Corte d'Appello. Una parte aveva depositato le proprie conclusioni scritte il giorno stesso dell'udienza 'cartolare', cioè quella che si svolge solo con lo scambio di documenti. La Cassazione ha stabilito che tale deposito è tardivo. Le norme, sia quelle emergenziali sia quelle ordinarie, richiedono che gli atti siano depositati prima della data dell'udienza. Di conseguenza, il mancato rispetto di questo termine ha causato correttamente la chiusura anticipata del processo. La parte che ha agito in ritardo ha perso la causa ed è stata condannata a pagare le spese legali.
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Improcedibilità dell’appello: giudice non vede l’atto, ma la Cassazione non interviene
Una compagnia aerea si è vista dichiarare l'improcedibilità dell'appello perché il giudice non ha visto le note scritte depositate telematicamente per l'udienza. La compagnia ha quindi fatto ricorso alla Corte di Cassazione, sostenendo che si trattasse di un errore. La Cassazione ha però dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che l'omessa valutazione di un documento depositato non è una violazione di legge da contestare in Cassazione, ma un errore di fatto. Questo tipo di errore va corretto con altri strumenti legali, come la correzione di errore materiale o la revocazione, non con il ricorso all'ultimo grado di giudizio.
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Udienza a trattazione scritta: tra inerzia e termini flessibili
In un giudizio di appello, la Corte fissava un'udienza a trattazione scritta. Di fronte al mancato deposito delle note da parte di entrambi i contendenti, il giudice assegnava un secondo termine di 14 giorni. Persistendo l'inerzia, la causa veniva cancellata dal ruolo con conseguente estinzione del processo. La parte ricorrente impugnava la decisione, sostenendo che anche il secondo termine dovesse rispettare il limite minimo di 15 giorni previsto per il primo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che il secondo termine per l'udienza a trattazione scritta è rimesso alla discrezionalità del giudice. Il contrasto tra la rigidità del primo termine e la flessibilità del secondo trova giustificazione nel disinteresse già manifestato dalle parti, permettendo al giudice di gestire i tempi per garantire la ragionevole durata del processo.
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Rito del lavoro: validità della sentenza telematica
Una dipendente pubblica ha impugnato il ricalcolo del canone di locazione per un alloggio di servizio, inizialmente stabilito secondo l'equo canone e poi elevato ai prezzi di mercato dall'amministrazione. La controversia, soggetta al rito del lavoro, è giunta in Cassazione focalizzandosi sulla validità della sentenza d'appello. Il nodo centrale riguarda l'omessa lettura del dispositivo in udienza, sostituita da una trattazione scritta durante l'emergenza pandemica. La Suprema Corte ha rilevato un contrasto giurisprudenziale sull'obbligo di deposito telematico immediato del dispositivo nelle udienze cartolari, rinviando la causa alla pubblica udienza per una decisione nomofilattica.
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Nullità della sentenza locatizia e udienza cartolare
L'ordinanza affronta il tema della nullità della sentenza locatizia emessa durante il periodo emergenziale Covid-19. Il caso riguarda un occupante che lamenta l'omessa lettura del dispositivo in udienza, rito invece richiesto dal codice per i processi locatizi. La Corte rileva un contrasto giurisprudenziale sull'obbligatorietà del deposito telematico immediato della decisione nelle udienze a trattazione scritta.
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Regolamento di competenza d’ufficio: quando è tardivo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un regolamento di competenza d'ufficio sollevato da un Tribunale delle Acque Pubbliche in una causa per danni da allagamento. La richiesta è stata ritenuta tardiva, in quanto non proposta alla prima udienza utile, e infondata nel merito, poiché il giudice a cui la causa è stata riassunta non può sollevare un conflitto se ritiene che la competenza sia per valore o territorio, anziché per materia come erroneamente stabilito dal primo giudice.
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Decorrenza termine perentorio: udienza o comunicazione?
La Corte di Cassazione chiarisce la regola sulla decorrenza termine perentorio. Se un'ordinanza è pronunciata in udienza, il termine per l'impugnazione o per il prosieguo del giudizio decorre da quel momento, e non da una successiva comunicazione della cancelleria. Anche se il giudice scrive per errore che il termine decorre dalla 'comunicazione', tale indicazione non ha valore e non sposta il dies a quo, essendo un semplice 'lapsus calami'. Il caso riguardava l'opposizione agli atti esecutivi di un Comune, dichiarata inammissibile per tardività.
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Ricorso incidentale tardivo: inammissibilità in Cassazione
Un creditore contesta due compravendite immobiliari ritenendole simulate. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso principale per vizi procedurali e, di conseguenza, dichiara tardivi due ricorsi incidentali. La decisione si fonda sul principio del ricorso incidentale tardivo, che deve essere proposto entro 40 giorni dalla notifica del ricorso principale, a pena di decadenza, indipendentemente dal termine lungo per impugnare.
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Danno in re ipsa: la Cassazione nega il risarcimento
Una ditta di autotrasporti, privata dell'uso di un muletto e di un piazzale, ha chiesto il risarcimento dei danni. La Cassazione ha respinto il ricorso, negando il concetto di danno in re ipsa e ribadendo che la parte lesa deve sempre fornire la prova concreta del pregiudizio economico subito. L'assenza di tale prova impedisce sia il risarcimento che la liquidazione equitativa.
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Eccezione di incompetenza: i termini perentori del giudice
Un istituto di credito si oppone a un precetto, eccependo la compensazione con un credito maggiore. Il Tribunale si dichiara incompetente per valore solo nella sentenza finale. La Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che l'eccezione di incompetenza del giudice è tardiva se non sollevata nei termini previsti dalla riforma (art. 171-bis c.p.c. o prima udienza), radicando così la competenza.
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Eccezione di incompetenza: la guida completa
Una società alimentare ha citato in giudizio un'azienda di telecomunicazioni presso il Tribunale di Modena. Quest'ultima ha sollevato un'eccezione di incompetenza, sostenendo che il foro competente fosse quello di Milano. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'eccezione era incompleta perché non contestava tutti i possibili fori alternativi previsti dalla legge. Di conseguenza, ha dichiarato la competenza del Tribunale di Modena, sottolineando l'importanza di una corretta formulazione dell'eccezione di incompetenza.
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Violazione del contraddittorio: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte d'Appello per violazione del contraddittorio. La decisione era stata deliberata prima della scadenza del termine concesso a una parte per depositare le proprie note di replica, vanificando di fatto il suo diritto di difesa. Il caso trae origine da una controversia sulla responsabilità professionale di un avvocato. La Suprema Corte ha ribadito che il rispetto dei termini processuali è essenziale per garantire un giusto processo.
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Travisamento della prova: quando è inammissibile
Una società conduttrice ha citato in giudizio la società locatrice per la restituzione di somme versate in eccesso rispetto al canone pattuito per un affitto d'azienda. Le richieste sono state respinte in primo e secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la procedura seguita in appello era legittima in base alle norme emergenziali Covid-19 e che il cosiddetto travisamento della prova non costituisce motivo valido per un ricorso in Cassazione, ma per un diverso rimedio processuale.
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Nesso causale inquinamento: la prova in giudizio
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul difficile onere della prova del nesso causale inquinamento e malformazioni congenite. Un cittadino aveva citato in giudizio un grande gruppo industriale, attribuendo la propria patologia alle emissioni nocive di una raffineria. I tribunali di primo e secondo grado avevano respinto la domanda, non ritenendo raggiunta la prova del legame causale secondo il criterio del 'più probabile che non', data la presenza di possibili cause alternative (pesticidi, fumo). La Cassazione ha confermato la decisione nel merito, ritenendo inammissibili le censure sulla valutazione delle prove, ma ha accolto il motivo relativo alle spese legali, disponendone l'integrale compensazione per l'assoluta novità della questione fattuale trattata.
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