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Art. 1268 Codice Civile

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42 provvedimenti

Delegazione di pagamento: i requisiti secondo la Cassazione
In una controversia relativa a un appalto per la gestione dei rifiuti, la Corte di Cassazione ha esaminato la natura della delegazione di pagamento. Una società di raccolta rifiuti, appaltatrice di un comune, è stata citata in giudizio dall'operatore dell'impianto di smaltimento per il mancato pagamento di alcune fatture. La Corte d'Appello aveva ritenuto la società appaltatrice solidalmente responsabile con il comune, qualificando il rapporto come delegazione di pagamento accettata tacitamente. La Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la semplice ricezione di fatture senza contestazione immediata non è sufficiente a dimostrare l'assunzione di un'obbligazione diretta, in assenza di un chiaro incarico delegatorio da parte del debitore originario (il comune).
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Credito anteriore confisca: quando sorge il diritto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini dell'ammissione al passivo di un'azienda confiscata, un credito derivante da un contratto di factoring è da considerarsi anteriore alla confisca se il contratto è stato stipulato prima della misura di prevenzione. Il momento rilevante è quello della nascita dell'obbligazione di garanzia (la stipula del contratto), non quello del successivo accertamento giudiziale che rende il credito esigibile. La Corte ha anche chiarito che l'azione avviata presso un giudice incompetente conserva i suoi effetti, impedendo la decadenza del diritto.
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Valutazione del giudice di merito: limiti al ricorso
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato inammissibili due ricorsi, uno principale e uno incidentale, relativi a una complessa operazione di finanziamento per l'acquisto di quote societarie. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: la valutazione del giudice di merito sulla ricostruzione dei fatti è insindacabile in sede di legittimità. Il ricorso in Cassazione è limitato alla verifica di errori di diritto e non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sui fatti della causa.
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TFR e divorzio: niente quota se versato in un fondo
Con la sentenza n. 20132/2025, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di TFR e divorzio. Se un coniuge trasferisce il proprio TFR maturato in un fondo di previdenza complementare prima dell'inizio della causa di divorzio, l'altro coniuge non ha diritto alla quota del 40% prevista dalla legge. Questo atto è considerato una legittima disposizione del credito, non una percezione. Tuttavia, la rendita pensionistica derivante da tale conferimento deve essere considerata per la determinazione o la modifica dell'assegno di divorzio, come avvenuto nel caso di specie con l'aumento dell'assegno dal tribunale di merito.
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Legittimazione TFR fallimento: spetta al lavoratore?
Il TFR di una lavoratrice non è stato versato dal datore di lavoro, poi fallito, al fondo pensione designato. La Corte di Cassazione ha stabilito che, di regola, la lavoratrice mantiene il diritto di reclamare tali somme nella procedura fallimentare (legittimazione TFR fallimento), a meno che non sia provata una specifica cessione del credito al fondo. La causa è stata rinviata al tribunale per accertare la natura dell'accordo.
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Legittimazione attiva lavoratore: TFR e fondi pensione
In caso di fallimento del datore di lavoro, la Corte di Cassazione stabilisce che la regola generale riconosce la legittimazione attiva lavoratore per richiedere l'insinuazione al passivo delle quote di TFR non versate al fondo di previdenza complementare. Il trasferimento del TFR si configura di norma come una delegazione di pagamento, che si scioglie con il fallimento, restituendo la titolarità del credito al lavoratore. Sarà onere del curatore fallimentare dimostrare che le parti abbiano invece pattuito una vera e propria cessione del credito a favore del fondo pensione.
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Legittimazione attiva TFR: il diritto del lavoratore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6048/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla legittimazione attiva TFR. In caso di fallimento del datore di lavoro, il lavoratore ha il diritto di agire direttamente per recuperare le quote di TFR destinate a un fondo di previdenza complementare ma non versate. La Corte ha chiarito che il "conferimento" del TFR al fondo va interpretato come una delegazione di pagamento, non come una cessione del credito. Di conseguenza, la titolarità del diritto resta in capo al lavoratore, salvo prova contraria di una specifica cessione del credito.
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TFR fondo pensione: a chi spetta il credito?
Un lavoratore si oppone al rigetto della sua richiesta di ammissione al passivo fallimentare per le quote di TFR non versate al fondo pensione dal datore di lavoro. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6047/2024, accoglie il ricorso. Viene stabilito che il conferimento del TFR al fondo pensione costituisce, di regola, una delegazione di pagamento e non una cessione del credito. Di conseguenza, in caso di fallimento del datore di lavoro, la legittimazione a richiedere le somme non versate spetta al lavoratore, non al fondo.
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Delegazione di pagamento: la Cassazione chiarisce i limiti
L'Agenzia Fiscale aveva applicato un'imposta di registro proporzionale a un atto notarile, qualificandolo come una delegazione di pagamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che non si trattava di una delegazione di pagamento perché l'operazione non si limitava a un cambio di debitore, ma modificava l'oggetto stesso dell'obbligazione originaria (da pecuniaria a obblighi di fare e trasferire immobili) e mancava l'incarico gestorio tipico (jussum delegatorio).
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Truffa contrattuale: annullata l’assoluzione
La Corte di Cassazione annulla la sentenza di assoluzione per due imputati accusati di truffa contrattuale. La Corte ha stabilito che l'utilizzo di documenti falsi per deviare un pagamento costituisce reato, anche se il pagamento era originariamente dovuto a terzi. Il danno per la vittima sussiste, poiché il versamento fraudolento non estingue il debito verso i creditori legittimi. Il caso viene rinviato al giudice civile per le opportune valutazioni.
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Fondo Garanzia TFR: Pagamento senza escussione cedente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33951/2024, ha stabilito che in caso di trasferimento d'azienda seguito dal fallimento del datore di lavoro cessionario, il lavoratore ha diritto all'intervento del Fondo Garanzia TFR per l'intero credito, compresa la quota maturata presso il cedente. La Corte ha rigettato la tesi dell'INPS, secondo cui l'obbligazione del Fondo sarebbe sussidiaria, affermando che il lavoratore non è tenuto ad agire preventivamente contro il cedente per ottenere il pagamento.
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TFR non versato: chi può chiederlo in caso di fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9028/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di TFR non versato al fondo pensione in caso di fallimento del datore di lavoro. Se l'azienda insolvente trattiene le quote di TFR destinate alla previdenza complementare senza versarle, il diritto di richiederle nel passivo fallimentare spetta, di regola, al lavoratore e non al fondo pensione. Questo perché il conferimento del TFR si configura come una delegazione di pagamento che si estingue con il fallimento, ripristinando la piena titolarità del credito in capo al dipendente. Solo in presenza di una specifica e provata cessione del credito, la legittimazione spetterebbe al fondo.
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TFR non versato: chi può chiederlo in caso di fallimento?
La Corte di Cassazione stabilisce che, in caso di fallimento del datore di lavoro, il lavoratore ha il diritto di richiedere il TFR non versato al fondo pensione complementare. L'operazione non è una cessione di credito, ma una delegazione di pagamento che si risolve con l'inadempimento, restituendo al lavoratore la piena titolarità delle somme.
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Delegazione di pagamento: differenze e conseguenze
La Corte di Cassazione analizza la distinzione tra delegatio promittendi e delegatio solvendi. In un caso riguardante un appalto e un subappalto, la Corte ha chiarito che una semplice delegazione di pagamento, senza un'esplicita assunzione di obbligo da parte del delegato, si qualifica come delegatio solvendi. Di conseguenza, l'obbligo di pagamento del delegato verso il creditore delegatario non può superare l'ammontare del suo debito originario verso il delegante. La sentenza di merito è stata cassata per non aver correttamente interpretato la volontà delle parti.
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Azione diretta subappaltatore: no al pagamento dalla PA
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'impresa subappaltatrice che richiedeva il pagamento diretto da un Comune per lavori eseguiti in un appalto pubblico. La decisione conferma che, senza un'esplicita ricognizione di debito o un'autorizzazione al pagamento da parte dell'appaltatore principale, non sussiste un'azione diretta del subappaltatore verso la stazione appaltante. La mancanza di prove sull'esigibilità del credito si è rivelata decisiva.
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Ammissione con riserva: i limiti secondo la Cassazione
Un credito da lavoro, oggetto di accollo cumulativo, viene ammesso al passivo del debitore originario, poi fallito. La Cassazione interviene sul tipo di riserva apposta dal Tribunale, chiarendo che una 'ammissione con riserva' atipica equivale a un'ammissione pura e semplice. La Corte sottolinea che le regole fallimentari non possono alterare la natura dell'obbligazione civilistica, che in questo caso richiedeva solo una richiesta di pagamento al nuovo debitore e non una preventiva escussione del suo patrimonio.
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Ricorso inammissibile e specificità dei motivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente comunale contro una compagnia assicurativa, a causa di gravi carenze procedurali. L'ente contestava la liberazione di una polizza fideiussoria, ma il suo appello è stato respinto per mancanza di specificità, per aver introdotto questioni nuove e per non aver adeguatamente criticato la sentenza di secondo grado. Questa decisione sottolinea il rigore formale necessario per la presentazione di un ricorso inammissibile e le conseguenze di un'azione legale temeraria.
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IRBA illegittima: la Cassazione e il Diritto UE
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità dell'Imposta Regionale sulla Benzina (IRBA), rigettando il ricorso dell'Agenzia delle Dogane. La Corte ha stabilito che l'IRBA è in contrasto con il diritto dell'Unione Europea perché priva di una 'finalità specifica' richiesta dalle direttive comunitarie, essendo destinata al generico bilancio regionale. Di conseguenza, la normativa nazionale è stata disapplicata, annullando la pretesa tributaria anche per gli anni precedenti all'abrogazione della tassa.
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Legittimazione TFR fallimento: chi può agire?
Un lavoratore si vede negare l'insinuazione al passivo per le quote di TFR trattenute ma non versate al fondo pensione dal datore di lavoro, poi fallito. Le corti di merito ritenevano che la legittimazione ad agire spettasse solo al fondo. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo che la regola generale sulla legittimazione TFR fallimento spetta al lavoratore. Il conferimento del TFR al fondo si presume una delegazione di pagamento, non una cessione del credito. Sarà il curatore fallimentare a dover provare l'eventuale esistenza di una cessione. La causa viene rinviata per un nuovo esame.
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TFR non versato: chi può agire in caso di fallimento?
Un lavoratore si è visto negare l'insinuazione al passivo per il TFR non versato al fondo pensione dal datore di lavoro poi fallito. I giudici di merito ritenevano che il diritto di agire spettasse solo al fondo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che, di regola, il conferimento del TFR al fondo pensione costituisce una delegazione di pagamento e non una cessione del credito. Pertanto, la legittimazione attiva a recuperare le somme rimane in capo al lavoratore, a meno che non sia provata una specifica cessione del credito. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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