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Art. 124 l. fall.

10 provvedimenti

Diritto di rivalsa: la banca perde contro l’assuntore
Una banca subisce un'azione di revocatoria fallimentare e deve restituire le somme ricevute da una società in amministrazione straordinaria. Successivamente, un terzo assuntore propone un concordato fallimentare, impegnandosi a pagare i creditori chirografari in una determinata percentuale. La banca esercita il proprio diritto di rivalsa per recuperare quanto restituito, pretendendo l'intera percentuale concordataria dall'assuntore. L'assuntore si oppone, sostenendo che la banca ha diritto solo alla quota residua non distribuita nei precedenti riparti. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della banca, stabilendo che l'assuntore risponde solo nei limiti degli impegni assunti nel concordato omologato. Per la parte restante del credito, la banca deve rivolgersi alla società debitrice originaria.
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Concordato fallimentare: l’assuntore non paga oltre i limiti
Una banca ha chiesto l'ammissione al passivo di una società fallita per debiti di conto corrente e contratti derivati. Durante l'opposizione all'esclusione, è stato omologato un concordato fallimentare proposto da un terzo assuntore, che ha versato una somma fissa per pagare i creditori. Il Tribunale ha accolto l'opposizione della banca, ma ha dichiarato l'assuntore direttamente debitore dell'intero importo. L'assuntore ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando che il giudice è andato oltre le richieste iniziali (vizio di ultra petita) e ha violato i limiti del concordato fallimentare. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'assuntore, stabilendo che non si può condannare l'assuntore al pagamento diretto oltre i limiti della proposta omologata.
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Accollo del debito tributario: Fisco contro concordato
Un'azienda ha proposto un concordato fallimentare per rilevare i debiti di una società fallita, prevedendo la totale liberazione di quest'ultima anche per i debiti con il Fisco. I giudici di merito hanno rifiutato l'omologazione del concordato, ritenendo che l'accollo del debito tributario non possa mai essere liberatorio per il contribuente originario, in base allo Statuto del contribuente. L'assuntore ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo la prevalenza delle norme fallimentari. La Suprema Corte, rilevando l'assenza di precedenti specifici e la complessità della questione che vede contrapposte le norme tributarie e quelle fallimentari, ha deciso di non pronunciarsi immediatamente e ha rinviato la causa alla pubblica udienza per una trattazione approfondita.
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Concordato fallimentare: regole per i terzi
La Corte di Cassazione ha stabilito che per le procedure aperte prima del Codice della Crisi si applica la vecchia disciplina del **concordato fallimentare**. La sentenza chiarisce che le formalità rigorose per la proposta non riguardano i terzi e che l'ordine di comunicazione ai creditori impedisce la presentazione di nuove proposte concorrenti.
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Produzione documenti in appello: i limiti del 345 cpc
La Corte di Cassazione ha cassato una sentenza d'appello che aveva ammesso un documento decisivo prodotto tardivamente. Il caso riguardava una controversia immobiliare in cui la società attrice aveva introdotto una nuova scrittura privata solo in secondo grado. La Corte ha ribadito che la produzione di documenti in appello è eccezionale e deve essere rigorosamente motivata, cosa che la corte territoriale non aveva fatto. L'ordinanza ha anche dichiarato improcedibile il ricorso incidentale della società per tardivo deposito, confermando la severità delle preclusioni processuali.
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Diritto di voto nel concordato: il conflitto di interessi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22843/2025, ha stabilito che il diritto di voto nel concordato fallimentare non può essere escluso sulla base di una mera inimicizia personale tra il creditore e il proponente. Un conflitto di interessi, per giustificare l'esclusione, deve essere oggettivo e preesistente alla votazione. La Corte ha inoltre confermato che il creditore, il cui voto decisivo sia stato illegittimamente 'sterilizzato', ha sempre l'interesse ad agire per opporsi all'omologazione del concordato, a prescindere da una valutazione di convenienza economica dell'alternativa fallimentare.
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Estinzione del processo: cosa succede se rinunci?
Un creditore ha rinunciato a un ricorso in Cassazione dopo la chiusura di un fallimento. La Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, stabilendo che le spese del rinunciante sono irripetibili perché la controparte non si era costituita. La decisione chiarisce che la rinuncia non comporta il raddoppio del contributo unificato, previsto solo per rigetto o inammissibilità.
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Credito di regresso fideiussore: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha chiarito che il credito di regresso del fideiussore sorge solo con l'integrale pagamento del debito principale. Di conseguenza, il fideiussore non può chiedere l'ammissione al passivo del debitore fallito con riserva prima di aver effettuato tale pagamento, poiché il suo credito non è ancora giuridicamente esistente. La sentenza analizza l'evoluzione giurisprudenziale sul tema, consolidando l'orientamento secondo cui il pagamento è un elemento costitutivo del diritto di regresso e non una mera condizione di esigibilità.
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Concordato Fallimentare: Quando è valido l’accordo
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un concordato fallimentare approvato nonostante l'assenza di una perizia di stima. La Corte ha stabilito che gli accordi privati tra la società proponente e i creditori ipotecari, che accettavano un soddisfacimento parziale, sono legittimi, soprattutto a fronte di un'approvazione unanime della proposta. È stato inoltre respinto il ricorso basato su un presunto abuso del diritto, in quanto la valutazione di convenienza economica del concordato rispetto alla liquidazione è un'analisi di merito non sindacabile in sede di legittimità.
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Decreti tassi soglia: il giudice deve conoscerli
Una banca ha contestato la parziale reiezione del suo credito in una procedura fallimentare. Durante il processo, è stato omologato un concordato e il debitore è tornato solvibile. La banca ha riassunto la causa, ma il debitore ha sollevato un'eccezione di usura. La Corte di Cassazione ha stabilito che il tribunale ha errato sia nel condannare il debitore al pagamento (invece di decidere solo sulla distribuzione dei fondi accantonati), sia nell'addossare al debitore l'onere di produrre i decreti ministeriali sui tassi soglia. La Corte ha ribadito che i decreti tassi soglia sono atti normativi che il giudice è tenuto a conoscere e applicare.
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