La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per frode in assicurazione a seguito di un incidente simulato contro un cancello. L'imputato contestava la tempestività della querela, l'utilizzabilità delle dichiarazioni rese all'investigatore privato dell'assicurazione e il mancato ascolto di un testimone. La Suprema Corte ha chiarito che il termine per sporgere querela decorre dallo spirare dei trenta giorni previsti per i rilievi dell'assicurazione, rendendo tempestiva la denuncia. Inoltre, le dichiarazioni raccolte dall'investigatore privato non rientrano nelle investigazioni difensive dell'avvocato e sono pienamente utilizzabili. Infine, la testimonianza richiesta è stata ritenuta superflua poiché i danni al cancello erano palesemente incompatibili con l'impatto narrato. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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