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Art. 1227 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

121 provvedimenti

Altri anni per Art. 1227 Codice Civile

Vizi del bene immobile compravenduto: spetta il risarcimento
La vicenda riguarda la compravendita di un complesso immobiliare. La Società Venditrice si era impegnata a svolgere la manutenzione invernale dell'impianto termico dopo la firma del contratto preliminare. Non avendo consegnato le chiavi della centrale termica, La Società Acquirente ha scoperto soltanto ad agosto, forzando la porta, il grave danno causato dal gelo e dal mancato svuotamento dell'impianto. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna della venditrice al risarcimento dei danni per oltre 130.000 euro. La Corte ha stabilito che la presenza di vizi del bene immobile compravenduto risponde sia alla garanzia edilizia per vizi occulti, sia all'inadempimento dell'obbligo specifico di manutenzione assunto dal venditore, non essendoci stata alcuna decadenza del compratore impossibilitato ad accedere ai locali.
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Difetti Costruttivi: la Prescrizione Risarcimento Danni non scatta subito
Un Condominio ha citato in giudizio un'Azienda Appaltatrice e il suo Direttore dei Lavori per gravi difetti di costruzione, inclusi distacchi di rivestimenti esterni. L'Azienda si è difesa sostenendo la prescrizione risarcimento danni, affermando che i vizi erano noti da tempo. La Corte di Cassazione ha confermato che il termine di prescrizione per il risarcimento danni per gravi difetti costruttivi decorre solo dal momento in cui il committente acquisisce piena e sicura conoscenza della gravità dei difetti e delle loro cause, spesso a seguito di un accertamento tecnico. La Corte ha ritenuto che i danni iniziali (infiltrazioni) fossero distinti dai successivi (distacchi), rendendo la denuncia del Condominio tempestiva.
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Risarcimento danni appalto: niente prescrizione per gli eredi
I proprietari di immobili danneggiati da lavori edili in un fondo vicino hanno agito in giudizio per ottenere il risarcimento danni appalto. Gli eredi dell'appaltatore e del direttore dei lavori hanno contestato le pretese, eccependo la prescrizione dei diritti e sostenendo l'esistenza di un giudicato sul concorso di colpa dei danneggiati. La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi. I giudici hanno chiarito che non si era formato alcun giudicato idoneo a far scattare la prescrizione anticipata. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato il diritto al risarcimento per il mancato utilizzo degli immobili rimasti inagibili fino alla demolizione. Il danno è stato correttamente dimostrato tramite presunzioni e quantificato in via equitativa dal giudice. Gli eredi dei responsabili sono stati condannati in solido al pagamento delle spese legali.
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Regolamento di confini: mappe catastali superate dalle prove
Due proprietari di terreni limitrofi hanno avviato una lite giudiziaria per stabilire l'esatta linea divisoria tra i rispettivi fondi e richiedere il risarcimento per rami sporgenti. I ricorrenti pretendevano l'applicazione esclusiva dei confini risultanti dalle mappe catastali. La Corte d'Appello ha invece accertato la linea reale tramite perizia tecnica e testimonianze dirette, rigettando le richieste risarcitorie poiché i proprietari avevano impedito la potatura spontanea offerta dai vicini. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione. Nell'azione di regolamento di confini, il giudice può ricorrere alle risultanze catastali solo in via sussidiaria, quando mancano altre prove testimoniali o peritali certe. I ricorsi sono stati rigettati, con condanna dei ricorrenti principali al rimborso della maggior parte delle spese processuali.
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Risarcimento del danno: Quando il giudice non può negarlo d’ufficio
Due privati hanno ceduto un terreno a una società in cambio di immobili da costruire, riscontrando poi vizi e difetti. Hanno chiesto il risarcimento del danno per la mancata disponibilità degli immobili. Il Tribunale e la Corte d'Appello avevano rigettato in parte la richiesta di risarcimento, ritenendo che i privati avrebbero potuto evitare o ridurre il danno accettando gli immobili nello stato in cui si trovavano. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che il giudice non può rilevare d'ufficio (di sua iniziativa) l'eccezione relativa al fatto colposo del creditore che aggrava il danno (Art. 1227, comma 2 c.c.), se la società non l'ha espressamente sollevata. La sentenza ha quindi riaperto la questione del risarcimento del danno.
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Risoluzione del contratto preliminare e calcolo del danno
Un promissario acquirente stipula un accordo per comprare una villa, ma rifiuta ingiustificatamente di procedere al rogito definitivo. Il proprietario invia una formale diffida ad adempiere e ottiene la risoluzione del contratto preliminare per grave inadempimento della controparte. I giudici di merito riconoscono al venditore un ingente risarcimento per il deprezzamento commerciale dell'immobile, calcolando la perdita di valore al momento della perizia tecnica d'ufficio anziché alla data dell'inadempimento definitivo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'acquirente, stabilendo che il danno patrimoniale da svalutazione deve essere quantificato con rigoroso riferimento al momento storico in cui si verifica lo scioglimento definitivo del vincolo contrattuale, evitando così un ingiustificato arricchimento a carico del compratore.
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Risoluzione del contratto per inadempimento e colpa delle parti
Un committente e un'impresa stipulano un accordo per lavori di escavazione e ripristino ambientale. L'esecuzione si blocca e le parti si accusano a vicenda chiedendo entrambe la risoluzione del contratto per inadempimento e il risarcimento dei danni. I giudici di merito accertano che il committente ha ritardato le opere necessarie, mentre l'impresa è rimasta inerte senza sollecitare l'avvio dei lavori, violando la buona fede. La Corte d'Appello rigetta le domande di risoluzione e risarcimento di entrambe le parti, negando però anche il saldo dei lavori già svolti dall'impresa. La Corte di Cassazione conferma il rigetto della risoluzione per colpa reciproca, ma accoglie il ricorso dell'impresa sul compenso: se il contratto resta valido per difetto di risoluzione, il diritto al pagamento delle opere effettivamente eseguite rimane integro e deve essere valutato.
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Infiltrazioni d’acqua in condominio: paga il privato, non l’ente
Il proprietario di un appartamento subisce danni al bagno a causa di infiltrazioni d'acqua provenienti dall'immobile sovrastante. Gli eredi della proprietaria dell'appartamento superiore negano la responsabilità, attribuendo il problema alla colonna fecale condominiale o ai lavori di ristrutturazione. Il Tribunale e la Corte d'Appello accertano invece che il danno deriva dalla rottura di tubature private e condannano gli eredi al risarcimento. La Corte di Cassazione conferma la decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ribadisce che la responsabilità per le infiltrazioni d'acqua in condominio ricade sul custode dell'immobile da cui origina il danno (Art. 2051 c.c.), il quale può liberarsi solo provando il caso fortuito. Gli eredi non hanno fornito tale prova e devono quindi risarcire la danneggiata e pagare le spese legali.
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Destinazione d’uso urbanistica: ufficio venduto come deposito
Un acquirente riceve in permuta un immobile pattuito come ufficio, scoprendo solo in seguito che la reale destinazione d'uso urbanistica consente esclusivamente l'utilizzo come deposito. L'acquirente agisce in giudizio contro il venditore per il risarcimento dei danni. Il venditore eccepisce la decadenza e la prescrizione dell'azione e chiama in causa i precedenti proprietari per essere sollevato da ogni responsabilità. La Corte di Cassazione rigetta i ricorsi del venditore. I giudici confermano che la falsa dichiarazione del venditore sulla destinazione d'uso urbanistica esonera l'acquirente da verifiche preventive, rendendo inapplicabili i brevi termini di decadenza. Il venditore viene condannato al risarcimento del danno, mentre la sua domanda di garanzia verso i precedenti proprietari è prescritta, poiché il termine decennale decorreva dalla stipula del loro vecchio contratto del 1988.
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Risarcimento danni per infiltrazioni: l’impresa paga sempre
Un condomino ha subito gravi danni al proprio appartamento a causa di infiltrazioni d'acqua piovana durante i lavori di rifacimento del lastrico solare dell'edificio. Il proprietario ha chiesto il risarcimento danni per infiltrazioni all'impresa appaltatrice e al condominio. I giudici di merito hanno condannato l'impresa, ritenendo che le piogge autunnali non costituissero un evento eccezionale e che l'impresa avrebbe dovuto adottare adeguate cautele, come la copertura con teli impermeabili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa, confermando la condanna. La Corte ha stabilito che l'accertamento tecnico preventivo è utilizzabile come prova atipica anche se una parte non vi ha partecipato, purché sia garantito il successivo diritto di difesa nel giudizio di merito.
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Responsabilità del rivenditore per i vizi occulti della merce
Un'azienda acquirente ha comprato del cellophane da un rivenditore per confezionare tappi di sughero sterili. Il materiale si è rivelato difettoso a causa della mancanza di un componente chimico essenziale, provocando la rottura degli involucri e la perdita di sterilità dei tappi. Di conseguenza, i clienti dell'acquirente hanno restituito la merce. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità del rivenditore per i danni subiti dall'acquirente. I giudici hanno stabilito che chi rivende prodotti industriali risponde dei vizi della merce se non dimostra di aver eseguito controlli periodici o a campione, anche qualora i difetti non siano visibili a occhio nudo. La richiesta di rivalsa del rivenditore contro il produttore è stata respinta per mancanza di prove certe sulla provenienza di quel preciso lotto di merce.
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Progetti errati e danni: la responsabilità del progettista
Un'azienda committente ha affidato a una società di progettazione l'elaborazione di calcoli e disegni per costruire sette serbatoi industriali. Dopo l'installazione, sono emersi gravi difetti di stabilità. La committente ha quindi chiesto la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità del progettista per colpa grave. Essendo una società altamente specializzata, il progettista avrebbe dovuto verificare con diligenza la stabilità dei serbatoi, soprattutto dopo i solleciti ricevuti. La Corte ha rigettato il ricorso del progettista, confermando l'obbligo di risarcire i danni subiti dalla committente, compresi i costi per la consulenza tecnica di un terzo ingegnere incaricato di rimediare agli errori.
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Responsabilità dell’appaltatore: meno colpa ma stesso danno?
La controversia nasce dai gravi difetti riscontrati su due impianti fotovoltaici installati da un appaltatore sui tetti di una società committente. La Corte d'Appello aveva ridotto il concorso di colpa della committente dal sessanta al trenta per cento per omessa manutenzione, ma aveva poi confermato la stessa somma di risarcimento del primo grado, creando un'insanabile contraddizione logica. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della committente, sancendo che la sentenza è nulla se la motivazione è totalmente incomprensibile e contraddittoria. La Suprema Corte ha chiarito che la responsabilità dell'appaltatore ai sensi dell'articolo 1669 del codice civile ha natura extracontrattuale e non è esclusa dal pagamento del prezzo o dall'accettazione dell'opera. La causa viene quindi rinviata alla Corte d'Appello per una nuova decisione coerente.
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Conclusione del contratto via email: il recesso costa caro
Un fornitore ha citato in giudizio un acquirente chiedendo il risarcimento dei danni per il mancato acquisto di 1.000 kg di dolcificante. L'acquirente sosteneva che lo scambio di messaggi di posta elettronica non avesse determinato la conclusione del contratto, mancando l'accordo su elementi essenziali come il pagamento. La Corte d'Appello ha invece accertato l'esistenza del vincolo contrattuale, condannando l'acquirente al risarcimento. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che la valutazione sull'effettiva conclusione del contratto e sull'interpretazione delle email spetta esclusivamente al giudice di merito. Di conseguenza, l'acquirente è stato condannato a risarcire il danno da mancato guadagno e a pagare le spese processuali.
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Accordo di manleva: spese legali perse per scelta autonoma
Due società digitali chiedono il rimborso delle spese legali sostenute in una causa negli Stati Uniti, avviata da una nota attrice. Le società si basano su un accordo di manleva firmato con una società di orologi, la quale si era impegnata a coprire i costi del contenzioso. Tuttavia, l'accordo prevedeva una condizione precisa: l'utilizzo di un unico avvocato scelto dalla società di orologi. Le società digitali hanno invece nominato difensori propri senza consenso. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso delle società digitali, confermando le decisioni dei precedenti gradi di giudizio. La Corte stabilisce che la violazione dei patti contrattuali, come la nomina autonoma dei difensori, fa perdere il diritto al rimborso delle spese legali. Le ricorrenti sono condannate a pagare le spese di giudizio.
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Contratto di fornitura: piastrelle difettose e risarcimento
Un'impresa costruttrice ha acquistato piastrelle per rivestire la facciata di un edificio pubblico. Le piastrelle consegnate in più lotti presentavano evidenti differenze di colore e gravi difetti strutturali che ne causavano la rottura. L'azienda fornitrice ha sostenuto che si trattasse di ordini separati e che l'oggetto fosse indeterminato. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, confermando l'esistenza di un unico contratto di fornitura con consegne ripartite. Il fornitore è stato ritenuto responsabile per non aver avvisato l'acquirente del rischio di variazioni cromatiche e per aver consegnato merce difettosa. La Suprema Corte ha condannato il fornitore al risarcimento dei danni e al pagamento delle spese legali, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Responsabilità cose in custodia: il garage umido esclude i danni
Una commerciante ha chiesto il risarcimento dei danni al condominio per la merce deteriorata a causa di infiltrazioni d'acqua nel suo garage, attribuendo la colpa ai lavori sulla terrazza sovrastante. I giudici hanno respinto la domanda poiché le infiltrazioni erano note da anni e la donna ha comunque depositato materiale deteriorabile. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che in tema di responsabilità cose in custodia il danneggiato deve dimostrare il nesso causale. La condotta imprudente della danneggiata, che ha ignorato il pericolo noto, integra il caso fortuito ed esclude il risarcimento, interrompendo il legame tra la cosa e il danno.
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Mancata collaborazione del creditore: quando il venditore perde
I Proprietari vendono un immobile alla Promissaria Acquirente. L'accordo prevede che quest'ultima saldi parte del prezzo ristrutturando un magazzino. I lavori si bloccano perché il magazzino era un abuso edilizio non sanato dai Proprietari, che poi cacciano la controparte dal cantiere. I Proprietari chiedono la risoluzione del contratto e i danni. La Cassazione rigetta il ricorso dei Proprietari: la prestazione è diventata impossibile per la mancata collaborazione del creditore, che non ha sanato l'abuso edilizio preesistente e ha impedito l'accesso al cantiere. Vince la Promissaria Acquirente.
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Gru crollata: il concorso di colpa del danneggiato taglia i danni
Durante i lavori di ristrutturazione di una banchina portuale, il braccio di una gru crolla a causa dell'errato serraggio dei morsetti da parte dell'Appaltatore. Il Committente chiede il risarcimento dei danni. I giudici di merito accertano un concorso di colpa del danneggiato pari al 20% a carico del Committente per aver consentito il posizionamento verticale del braccio. La Cassazione conferma la responsabilità concorrente, stabilendo che il giudice può rilevare d'ufficio il concorso di colpa. Inoltre, accoglie il ricorso dell'Assicuratore sulla producibilità in appello delle condizioni di polizza per dimostrare i limiti del massimale, poiché non costituiscono un'eccezione in senso stretto. Infine, stabilisce che la rivalutazione monetaria del danno va calcolata d'ufficio fino alla sentenza d'appello.
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Vendita di aliud pro alio: compra una casa, riceve un magazzino
L'Acquirente ha acquistato dall'Azienda Venditrice un immobile destinato a uso abitativo, rivelatosi poi un magazzino privo di licenza edilizia, allaccio idrico, scarico fognario e abitabilità. L'Acquirente ha quindi chiesto la risoluzione del contratto per grave inadempimento. I giudici di merito hanno accolto la domanda, ravvisando una vendita di aliud pro alio. L'Azienda Venditrice ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando tra l'altro la mancata attivazione dell'Acquirente per sanare i vizi e ottenere i canoni di locazione dall'inquilina. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la consegna di un immobile privo di abitabilità e di allacci essenziali configura una vendita di aliud pro alio. L'Acquirente vince definitivamente la causa, ottenendo la risoluzione del contratto e il risarcimento del danno, mentre l'Azienda Venditrice viene condannata a pagare le spese di giudizio.
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