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Art. 1227 Codice Civile — Sezione Prima Civile

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241 provvedimenti

Altri anni per Art. 1227 Codice Civile

Responsabilità della banca: assegni falsi e diligenza
Una società ha citato in giudizio il proprio istituto di credito per il pagamento di numerosi assegni con firma falsa, incassati da una dipendente infedele. Dopo due sentenze sfavorevoli, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, riaffermando i principi sulla responsabilità della banca. L'ordinanza chiarisce che la banca ha l'onere di dimostrare di aver agito con la diligenza professionale richiesta, verificando la firma sullo specimen, e che la familiarità con il portatore del titolo non attenua questo dovere. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Obblighi restitutori: no all’art. 1227 c.c. post risoluzione
La Corte di Cassazione, in un caso relativo a investimenti in obbligazioni argentine, ha stabilito un principio fondamentale sugli obblighi restitutori a seguito della risoluzione di un contratto di intermediazione finanziaria. La Corte ha chiarito che il dovere del creditore di non aggravare il danno (art. 1227 c.c.) non si applica alle pretese di restituzione. Di conseguenza, il rifiuto dell'investitore di aderire a un'offerta pubblica di scambio (OPSV) non può ridurre l'importo che la banca inadempiente è tenuta a restituire. La sentenza conferma invece che l'investitore deve restituire le cedole percepite e che la mala fede della banca non è presunta ma va provata.
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Garanzia qualità prodotto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la garanzia sulla qualità di un prodotto, anche se deperibile come il vino, è vincolante se prevista da chiare clausole contrattuali. In un caso di cessione di quote di un'azienda vinicola, la Corte ha annullato la decisione di merito che aveva escluso la responsabilità del venditore per un difetto di qualità emerso dopo la vendita. La Suprema Corte ha affermato che le pattuizioni esplicite prevalgono su una presunta accettazione del rischio da parte dell'acquirente, ribadendo l'importanza del tenore letterale del contratto.
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Assegno per posta: concorso di colpa tra chi invia e la banca
Una società assicuratrice inviava un assegno non trasferibile tramite posta ordinaria. Il titolo veniva rubato e incassato da un truffatore presso un istituto di credito. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo un concorso di colpa. La spedizione di un assegno per posta ordinaria è stata ritenuta una condotta negligente che ha contribuito a causare il danno, riducendo così il diritto al risarcimento integrale nei confronti della banca negoziatrice, a sua volta responsabile per la mancata corretta identificazione del presentatore.
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Assegno per posta ordinaria: il concorso di colpa
Una società di assicurazioni ha inviato un assegno non trasferibile tramite posta ordinaria. Il titolo è stato rubato e incassato fraudolentemente presso una banca. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo un concorso di colpa al 50% tra la banca, responsabile per l'errata identificazione del presentatore, e la società mittente. Quest'ultima è stata ritenuta negligente per aver scelto una modalità di spedizione, come l'invio di un assegno per posta ordinaria, notoriamente rischiosa e per non aver verificato la ricezione del titolo.
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Clausola penale: riduzione e poteri del giudice
In una controversia tra ex coniugi soci, la Corte di Cassazione conferma la drastica riduzione di una clausola penale prevista in un patto parasociale. La Suprema Corte stabilisce che il giudice, nel ridurre la penale, può valutare il comportamento complessivo del creditore, come il suo 'disimpegno' verso la società, che dimostra un mutato e ridotto interesse all'adempimento, giustificando così la diminuzione dell'importo originariamente pattuito.
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Interesse ad agire: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in una complessa vicenda di occupazione illegittima di un fondo durata decenni. La decisione si fonda sulla carenza di interesse ad agire dei ricorrenti, i quali avevano già ottenuto una sentenza che garantiva loro il risarcimento fino all'effettivo rilascio dell'immobile. La Corte sottolinea inoltre altri vizi procedurali, come la proposizione di questioni nuove in sede di legittimità e la mancata impugnazione di tutte le 'rationes decidendi' della sentenza precedente.
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Sospensione processo fideiussione: la Cassazione decide
Un garante si opponeva a un decreto ingiuntivo basato su una fideiussione, avviando contemporaneamente una causa separata per farne dichiarare la nullità per violazione della normativa antitrust. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in questi casi, il giudizio sul pagamento deve essere sospeso. La decisione sulla nullità, di competenza di un giudice specializzato, è infatti un presupposto logico indispensabile per decidere sulla richiesta di pagamento. Di conseguenza, è stata ordinata la sospensione del processo per fideiussione in attesa della definizione dell'altra causa.
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Negligenza cliente: quando la banca non è responsabile
Un professionista ha citato in giudizio la propria banca a seguito di prelievi non autorizzati effettuati dalla sua collaboratrice per un decennio. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che la grave negligenza del cliente, consistita nel non aver mai controllato gli estratti conto, ha interrotto il nesso di causalità. Questa condotta omissiva è stata ritenuta la causa principale del danno, esonerando l'istituto di credito da ogni responsabilità. La decisione sottolinea come la negligenza del cliente possa annullare il diritto al rimborso.
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Assegno circolare clonato: colpa grave del traente
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di assegno circolare clonato, la responsabilità non ricade sulla banca emittente se il danno è stato causato esclusivamente dal comportamento gravemente imprudente del cliente. Nel caso specifico, un acquirente aveva inviato via chat la foto dell'assegno a un venditore online sconosciuto per l'acquisto di un'auto, consentendo così la frode. La Corte ha ritenuto che tale condotta negligente abbia interrotto il nesso causale, esonerando gli istituti di credito da ogni responsabilità.
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Acquisizione sanante: giurisdizione e indennizzo
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha definito i contorni della procedura di acquisizione sanante (art. 42-bis d.P.R. 327/2001). Il caso riguardava un Comune che, dopo aver occupato illegittimamente un terreno per decenni, lo ha acquisito formalmente. La Corte ha stabilito che la competenza a decidere sull'indennizzo spetta al giudice ordinario, anche se viene chiesta la nullità dell'atto. Ha inoltre chiarito che il termine per contestare l'importo è quello di prescrizione decennale e che il calcolo deve basarsi sul valore di mercato del bene al momento del decreto di acquisizione, non dell'originaria occupazione.
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Responsabilità banca per illecito: il cliente cauto
Un cliente viene truffato da un direttore di banca per un investimento mai avvenuto. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33854/2024, ha escluso la responsabilità della banca, ribaltando la decisione d'appello. La Suprema Corte ha ritenuto decisiva la condotta anomala del cliente, il quale aveva consegnato somme ingenti con modalità non tracciabili e non aveva mai contestato l'assenza delle operazioni sui suoi estratti conto. Tale comportamento ha interrotto il nesso di occasionalità necessaria tra le mansioni del dipendente e il danno subito, esonerando l'istituto di credito da ogni obbligo risarcitorio.
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Responsabilità da prospetto: la Cassazione decide
Una società di investimento ha citato in giudizio una compagnia assicurativa per i danni subiti a seguito della sottoscrizione di un aumento di capitale basato su un prospetto informativo rivelatosi falso e reticente. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha ribadito i principi fondamentali in materia di responsabilità da prospetto, specificando che esiste una presunzione di nesso causale tra le informazioni scorrette e il danno. L'onere di provare l'irrilevanza di tali informazioni per la scelta dell'investitore spetta esclusivamente all'emittente.
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Risoluzione contratto appalto per inadempimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33268/2024, ha chiarito i criteri per la risoluzione contratto appalto in caso di inadempimenti reciproci tra stazione appaltante e appaltatore. La Corte ha stabilito che la risoluzione unilaterale da parte della P.A. non è un atto autoritativo, ma un rimedio privatistico. Il giudice deve quindi valutare comparativamente le condotte per determinare quale inadempimento sia prevalente. Nel caso di specie, le gravi carenze progettuali della stazione appaltante sono state ritenute più significative delle mancanze dell'appaltatore, giustificando la risoluzione a carico della prima e la sua condanna al risarcimento danni.
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Concorso di colpa assegno: spedizione e responsabilità
Una società di servizi postali era stata ritenuta unica responsabile dalla Corte d'Appello per aver pagato un assegno non trasferibile rubato. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un concorso di colpa per l'assegno tra l'istituto pagatore e la società mittente, poiché quest'ultima, spedendo il titolo tramite posta ordinaria, aveva assunto un rischio ingiustificato. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione del riparto di responsabilità.
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Pagamento titolo clonato: la banca è responsabile
Un cliente acquista un vaglia postale per pagare della merce. Invia una foto del titolo al venditore, che si rivela essere un truffatore. Quest'ultimo clona il titolo e lo incassa presso una banca tramite una procedura elettronica. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità della banca per l'indebito pagamento del titolo clonato, ma anche il concorso di colpa del cliente per aver condiviso la foto, riducendo così il suo risarcimento.
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Concorso di colpa: assegno spedito per posta ordinaria
La Corte di Cassazione ha stabilito il principio del concorso di colpa per chi invia un assegno non trasferibile tramite posta ordinaria. Nel caso esaminato, un titolo rubato è stato incassato fraudolentemente. La Corte ha ritenuto che la scelta di un metodo di spedizione non sicuro contribuisce al danno, riducendo così la responsabilità dell'istituto pagatore. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione che tenga conto di questa corresponsabilità.
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Concorso di colpa: assegno spedito per posta ordinaria
Una società assicurativa spediva un assegno non trasferibile tramite posta ordinaria. Il titolo veniva sottratto e incassato fraudolentemente presso un ufficio postale. La Corte di Cassazione ha stabilito il principio del concorso di colpa, ripartendo la responsabilità tra il mittente, per aver scelto un metodo di spedizione rischioso, e l'istituto negoziatore, tenuto a una rigorosa diligenza nell'identificazione del presentatore. La sentenza di merito che aveva addebitato l'intera colpa all'ufficio postale è stata annullata con rinvio.
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Responsabilità della banca: il fatto del dipendente
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un istituto di credito a risarcire dei clienti truffati da un proprio dipendente. L'ordinanza analizza i confini della responsabilità della banca ex art. 2049 c.c., chiarendo che essa sussiste quando le mansioni del dipendente hanno agevolato l'illecito. Viene inoltre affermata l'ammissibilità della prova testimoniale per dimostrare la consegna materiale di somme di denaro, quando questa rappresenta un mero fatto storico e non la stipula di un contratto formale.
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Prescrizione danni investimenti: quando decorre?
La Corte di Cassazione stabilisce un principio cruciale sulla prescrizione danni investimenti. In un caso di perdite su obbligazioni a seguito del default dell'emittente, la Corte ha rigettato il ricorso di un istituto di credito, confermando che il termine di prescrizione decennale per l'azione di risarcimento non decorre dalla data dell'investimento, ma dal momento in cui il danno patrimoniale si è manifestato in modo concreto e oggettivamente percepibile, ovvero dal default della società emittente. La sentenza protegge gli investitori, riconoscendo che il diritto al risarcimento sorge solo quando la perdita diviene effettiva.
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