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Art. 1227 Codice Civile — Anno 2025

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262 provvedimenti

Altri anni per Art. 1227 Codice Civile

Correzione errore materiale: il caso della Cassazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta un'istanza di correzione errore materiale. Un precedente provvedimento presentava una palese contraddizione tra la motivazione, che accoglieva il primo motivo di ricorso di un istituto bancario, e il dispositivo, che invece accoglieva il secondo. La Corte, riconoscendo l'errore palese, ha rettificato l'ordinanza per garantire coerenza, affermando che tale procedura non serve a modificare la decisione, ma solo a sanare discordanze evidenti.
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Concorrenza sleale del dipendente: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ex dipendente di una società di vigilanza, confermando la sua condanna al risarcimento dei danni per concorrenza sleale. Il lavoratore, tramite una società di comodo, aveva ottenuto un subappalto dalla propria datrice di lavoro a prezzi gonfiati, violando il dovere di fedeltà. La Corte ha ritenuto provata la condotta illecita e ha confermato le sentenze dei gradi precedenti, sottolineando l'inviolabilità del principio di lealtà nel rapporto di lavoro.
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Responsabilità della banca per promotore: il caso
Un istituto di credito è stato ritenuto responsabile per le azioni fraudolente di un suo ex promotore finanziario. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, sottolineando che la banca non aveva adeguatamente informato la cliente della cessazione del rapporto con il promotore. Tuttavia, il risarcimento è stato dimezzato a causa del concorso di colpa della risparmiatrice, che aveva fornito al promotore i propri codici di home banking. Questa decisione chiarisce i confini della responsabilità della banca e l'importanza della prudenza del cliente.
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Responsabilità della banca: nesso con il promotore
La Cassazione conferma la responsabilità della banca per la truffa di un promotore finanziario ai danni di un cliente. È stato ritenuto sussistente il nesso di occasionalità necessaria tra l'illecito e le mansioni del promotore, nonostante le modalità anomale di trasferimento fondi, poiché il cliente ha agito sulla base della fiducia riposta nel rapporto con la banca.
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Risoluzione contratto investimento: obblighi di restituzione
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità di un intermediario finanziario per carenza informativa nella vendita di obbligazioni. L'ordinanza chiarisce un punto cruciale: in caso di risoluzione contratto investimento, l'investitore è tenuto a restituire le cedole percepite, a causa dell'effetto retroattivo previsto dalla legge. La buona fede del cliente rileva solo ai fini del calcolo degli interessi sulle somme da restituire, non per trattenere il capitale dei frutti incassati.
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Gestione patrimoniale: la banca risponde dei danni
La Corte di Cassazione interviene su un caso di mala gestio in un contratto di gestione patrimoniale, in cui una banca aveva quasi azzerato un ingente patrimonio. L'ordinanza rigetta il ricorso della banca e accoglie parzialmente quello del cliente, cassando la sentenza d'appello. Vengono affermati principi chiave sulla responsabilità dell'intermediario per lo scostamento dal benchmark, sul conflitto di interessi non sanabile da clausole generiche e sul diritto al risarcimento del lucro cessante. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Risarcimento per furto: la prova della proprietà
Un cittadino subisce un furto in casa facilitato da un ponteggio. In appello, il suo risarcimento viene ridotto perché non ha fornito prova rigorosa della proprietà di alcuni gioielli appartenuti alla moglie defunta. La Cassazione ribalta la decisione, stabilendo che nell'azione per risarcimento per furto, di natura personale, è sufficiente una prova presuntiva della riconducibilità del danno, senza la necessità di una 'probatio diabolica' sulla titolarità dei beni. Viene confermata la responsabilità dell'impresa edile.
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Responsabilità da contatto sociale del professionista
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un geometra al risarcimento dei danni in favore del proprietario di un immobile, nonostante l'assenza di un contratto diretto tra i due. L'incarico per la ristrutturazione era stato conferito dalla società conduttrice dell'immobile, ma i lavori erano risultati non conformi. I giudici hanno stabilito che l'affidamento riposto dal proprietario nella competenza del professionista ha generato una responsabilità da contatto sociale, con conseguenti obblighi di protezione la cui violazione ha dato luogo al risarcimento.
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Lavori extracontrattuali: la prova in appalto
Una società committente si opponeva a un decreto ingiuntivo per il pagamento di lavori di ristrutturazione, contestando l'esistenza di lavori extracontrattuali. L'impresa appaltatrice, tramite domanda riconvenzionale, chiedeva il pagamento di un importo maggiore per le opere aggiuntive. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha rigettato il ricorso della committente, stabilendo che le prove, incluse le perizie e le pratiche edilizie, dimostravano una modifica sostanziale del progetto originario, legittimando la rideterminazione dell'intero compenso. Il caso evidenzia i limiti del sindacato della Cassazione sulla valutazione delle prove compiuta dai giudici di merito.
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Concorso di colpa: la Cassazione sulla caduta per tombino
Una cittadina cade a causa di un tombino non livellato durante una sagra. La Corte d'Appello riconosce un concorso di colpa del 50%, dimezzando il risarcimento. La Corte di Cassazione conferma la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della danneggiata e sottolineando l'importanza della prudenza e della prevedibilità del pericolo da parte della vittima.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: errore fatale
Una famiglia intenta una causa per risarcimento danni contro un Comune a seguito di una caduta in bicicletta. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte dichiara l'improcedibilità del ricorso Cassazione perché i ricorrenti non hanno depositato, entro il termine perentorio, la copia della sentenza impugnata corredata della relata di notifica. Questo errore procedurale, non sanabile, ha comportato la definitiva chiusura del caso e pesanti sanzioni economiche per i ricorrenti.
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Responsabilità professionale consulente: il nesso causale
Un'impresa ha citato in giudizio la sua società di consulenza per la perdita di sgravi contributivi, causata da una domanda presentata in modo incompleto. Nonostante l'errore iniziale del consulente, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, escludendo la sua responsabilità professionale. La causa diretta del danno è stata individuata nell'omessa risposta del cliente alla richiesta di integrazione dati da parte dell'INPS, un'azione che solo il cliente poteva compiere accedendo al proprio cassetto previdenziale. Questo comportamento ha interrotto il nesso causale tra l'inadempimento del consulente e il danno finale.
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Risarcimento danni servitù: il proprietario ha diritto
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento danni servitù per il proprietario del fondo dominante, anche se l'attività agricola è svolta dal coniuge. Il caso riguardava una controversia tra fratelli, in cui uno aveva impedito l'accesso al fondo dell'altro piantando un vigneto sulla servitù di passaggio. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo la distinzione tra legittimazione ad agire e titolarità del diritto, e confermando la condanna al risarcimento per la mancata raccolta.
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Concorso di colpa: la provocazione non giustifica la violenza
La Corte di Cassazione ha escluso il concorso di colpa della vittima in un caso di aggressione fisica. Sebbene la lite fosse nata da una richiesta di denaro, la reazione violenta dell'aggressore è stata giudicata "assolutamente sproporzionata", rendendolo unico responsabile del danno. La Corte ha inoltre confermato la validità della liquidazione equitativa del danno morale, ritenendola adeguata alla gravità del fatto, indipendentemente dalla durata della prognosi medica.
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Responsabilità consulente del lavoro: doveri e rischi
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità professionale di un consulente del lavoro per non aver informato tempestivamente una società cliente di irregolarità contributive che hanno causato la perdita di importanti sgravi. La sentenza chiarisce che il dovere di informazione è diretto e non può essere delegato a terzi intermediari. La negligenza del professionista, consistita nell'omessa verifica preliminare e nella mancata comunicazione di avvisi cruciali, è stata ritenuta la causa diretta del danno subito dall'azienda, quantificato nella perdita dei benefici contributivi.
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Responsabilità da cose in custodia: quando è inammissibile
Una donna cade a causa di un gradino scheggiato e cita in giudizio l'ente proprietario dell'immobile. Dopo due sentenze sfavorevoli, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che non è sua competenza riesaminare le prove o i fatti già accertati dai giudici di merito. L'analisi si concentra sui limiti del ricorso per cassazione in materia di responsabilità da cose in custodia e sulla condotta del danneggiato.
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Omessa vigilanza: responsabilità e prescrizione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28119/2025, affronta un caso di omessa vigilanza da parte di un'autorità di controllo su un intermediario finanziario fallito. La Corte stabilisce che la domanda di ammissione al passivo fallimentare dell'intermediario interrompe la prescrizione anche nei confronti dell'autorità, data la natura risarcitoria del credito e la responsabilità solidale. Tuttavia, annulla la sentenza d'appello per carenza di motivazione riguardo all'effettiva sussistenza della colpa dell'autorità, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Obblighi restitutori: no all’art. 1227 c.c. post risoluzione
La Corte di Cassazione, in un caso relativo a investimenti in obbligazioni argentine, ha stabilito un principio fondamentale sugli obblighi restitutori a seguito della risoluzione di un contratto di intermediazione finanziaria. La Corte ha chiarito che il dovere del creditore di non aggravare il danno (art. 1227 c.c.) non si applica alle pretese di restituzione. Di conseguenza, il rifiuto dell'investitore di aderire a un'offerta pubblica di scambio (OPSV) non può ridurre l'importo che la banca inadempiente è tenuta a restituire. La sentenza conferma invece che l'investitore deve restituire le cedole percepite e che la mala fede della banca non è presunta ma va provata.
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Garanzia qualità prodotto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la garanzia sulla qualità di un prodotto, anche se deperibile come il vino, è vincolante se prevista da chiare clausole contrattuali. In un caso di cessione di quote di un'azienda vinicola, la Corte ha annullato la decisione di merito che aveva escluso la responsabilità del venditore per un difetto di qualità emerso dopo la vendita. La Suprema Corte ha affermato che le pattuizioni esplicite prevalgono su una presunta accettazione del rischio da parte dell'acquirente, ribadendo l'importanza del tenore letterale del contratto.
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Ingiusta detenzione: condotta ostativa e risarcimento
Un uomo, assolto dall'accusa di associazione mafiosa, ottiene in appello un indennizzo per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione annulla la decisione, stabilendo che il giudice deve valutare autonomamente la condotta dell'interessato. Frequentazioni ambigue e conversazioni tra terzi che ne evidenziano la pericolosità possono costituire una condotta con colpa grave che ha causato la detenzione, escludendo così il diritto al risarcimento. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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