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Art. 1226 Codice Civile — Sezione Sezioni Unite Civile

7 provvedimenti

Altri anni per Art. 1226 Codice Civile

Occupazione senza titolo: quando spetta il risarcimento
Una società immobiliare proprietaria di diverse aree all'interno di un complesso residenziale conveniva in giudizio il condominio. La proprietaria contestava l'occupazione senza titolo di tali spazi, destinati a parcheggi, chiedendone la restituzione e il risarcimento dei danni per l'impossibilità di venderli. La Corte d'Appello riconosceva la proprietà ma negava i danni per carenza probatoria. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno risolto il contrasto giurisprudenziale sul punto. I giudici hanno chiarito che il danno da perdita della facoltà di godimento si presume e può essere liquidato in base al canone di locazione di mercato, mentre le ulteriori occasioni perse di vendita o affitto a canone maggiorato richiedono prova specifica. La Corte ha quindi accolto il ricorso della società, cassando la sentenza impugnata per una nuova valutazione del risarcimento.
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Danni da esondazione: rimborso spese e perizia senza quietanza
Due proprietari agricoli hanno citato l'amministrazione pubblica chiedendo il risarcimento danni da esondazione di un torrente demaniale non curato. I giudici di merito hanno riconosciuto la responsabilità dell'ente ma hanno ridotto l'importo per un presunto concorso di colpa dei proprietari, negando le prove testimoniali sulla manutenzione dei canali privati ed escludendo le spese del perito di parte non ancora saldate. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei danneggiati: il giudice non può rigettare le prove orali decisive e poi imputare la mancata prova al danneggiato. Inoltre, le spese del consulente tecnico di parte vanno rimborsate d'ufficio come spese di lite anche se la fattura non è stata ancora quietanzata.
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Immobile pubblico inutilizzato e danno erariale confermato
Un ente locale ha ottenuto finanziamenti pubblici europei e regionali per ristrutturare un immobile privato da destinare a sede di un centro documentale protetto per almeno venti anni. Nonostante il completamento dei lavori, la struttura è rimasta inutilizzata senza ricevere la destinazione stabilita. La Corte dei Conti ha condannato l'ex direttore dell'ente gestore a risarcire la Regione per il mancato utilizzo pubblico del bene, qualificando il pregiudizio come danno erariale. Il dirigente ha impugnato la decisione dinanzi alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, lamentando un presunto eccesso di potere e violazioni di legge da parte dei giudici contabili. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna risarcitoria.
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Occupazione senza titolo: risarcimento dovuto anche senza prove
Una società immobiliare acquista all'asta degli immobili che vengono però occupati abusivamente da un privato. La società chiede il risarcimento dei danni per l'impossibilità di vendere o locare i beni. La Corte d'Appello rigetta la domanda ritenendo che il danno non sia automatico e manchi la prova scritta delle trattative perse. Le Sezioni Unite della Cassazione risolvono un contrasto stabilendo che l'occupazione senza titolo non produce un danno automatico (in re ipsa), ma un "danno presunto". Il proprietario deve allegare la perdita della possibilità di godere del bene. Se l'occupante non contesta specificamente, il danno si considera provato e può essere calcolato in base al valore di mercato degli affitti. La Corte accoglie il ricorso della società, ammettendo anche la prova per testimoni delle vendite sfumate.
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Danno da alluvione e prove incerte: legittima la valutazione equitativa
Un'azienda subisce ingenti danni a seguito di un'alluvione e cita in giudizio il Ministero per ottenere il risarcimento. La difficoltà di provare l'esatto ammontare del danno, a causa di perizie discordanti e documentazione incompleta, spinge i giudici a procedere con una valutazione equitativa del danno. Il Ministero contesta questa decisione, ritenendola illegittima per carenza di prove. La Corte di Cassazione, però, rigetta il ricorso. I giudici supremi stabiliscono che, una volta provata l'esistenza del danno, se la sua quantificazione precisa è impossibile, il ricorso alla valutazione equitativa è corretto e legittimo. Il Ministero viene quindi condannato a risarcire l'azienda.
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Giurisdizione Corte dei Conti: società in house
Una società di trasporto pubblico, qualificata come "società in house", ha citato in giudizio l'agente della riscossione per i danni derivanti dalla prescrizione di alcuni crediti non riscossi. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno affermato la giurisdizione della Corte dei Conti, poiché il caso riguarda un "agente contabile" che gestisce denaro pubblico, configurando una questione di contabilità pubblica e non una semplice controversia contrattuale.
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Giurisdizione Corte dei Conti: il caso società in house
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito la giurisdizione della Corte dei Conti in una controversia tra una società di trasporti pubblici 'in house' e un'agenzia di riscossione. La causa, intentata per il mancato recupero di crediti, è stata ritenuta di natura contabile e non civile, poiché riguarda la gestione di denaro pubblico da parte di un agente contabile. La decisione sottolinea che la natura pubblica della società creditrice e dei fondi gestiti è determinante per radicare la giurisdizione contabile.
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