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Art. 1226 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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229 provvedimenti

Altri anni per Art. 1226 Codice Civile

Lastrico solare: quando è un bene condominiale?
La Corte di Cassazione ha rinviato a pubblica udienza la decisione su un caso complesso riguardante la proprietà di un lastrico solare. La controversia nasce da una terrazza, inizialmente di proprietà esclusiva, che la Corte d'Appello ha considerato divenuta bene comune perché in un successivo atto di trasferimento non era stata ribadita la riserva di proprietà. Data l'importanza della questione, la Suprema Corte ha ritenuto necessario un approfondimento prima di stabilire un principio di diritto definitivo.
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Versamento in conto capitale: quando non è un credito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28734/2024, ha stabilito che un versamento in conto capitale effettuato da un socio non genera un diritto di credito esigibile. Di conseguenza, la successiva cessione di tale presunto credito è nulla per inesistenza dell'oggetto. La Corte ha sottolineato che per qualificare la natura del versamento è decisiva l'interpretazione della volontà delle parti, basata su elementi come le scritture contabili, i bilanci e il comportamento complessivo, piuttosto che sulla mera assenza di una delibera di aumento di capitale.
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Danno da lucro cessante: la liquidazione equitativa
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che condannava il promittente venditore al risarcimento del danno da lucro cessante in favore della società promissaria acquirente per inadempimento di un contratto preliminare di vendita immobiliare. L'ordinanza ribadisce la legittimità della liquidazione equitativa del danno, basata anche su documenti acquisiti d'ufficio dal consulente tecnico (CTU), quando la prova del suo esatto ammontare risulta difficile.
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Perdita di chance: come si calcola il risarcimento?
Un'azienda subisce un inadempimento contrattuale e perde un'importante commessa. La Cassazione interviene sul calcolo del danno da perdita di chance, annullando la decisione della Corte d'Appello perché la quantificazione equitativa del danno era arbitraria e priva di motivazione, stabilendo che deve basarsi su criteri logici e verificabili.
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Risarcimento del danno: no all’arricchimento del leso
In una causa per danni a un muretto di confine, la Cassazione stabilisce un principio fondamentale sul risarcimento del danno: la riparazione non deve tradursi in un ingiustificato arricchimento per la parte danneggiata. Se la ricostruzione rende l'opera qualitativamente superiore all'originale, il risarcimento deve essere limitato al valore del bene preesistente, escludendo l'eccessiva onerosità per il danneggiante. La Corte ha inoltre annullato la liquidazione equitativa di un danno agricolo per mancanza di prova.
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Natura condominiale: strada comune, cancello rimosso
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo la natura condominiale di una strada di accesso a un complesso di villette a schiera. Di conseguenza, è stata ritenuta illegittima l'installazione di un cancello da parte di un condomino che impediva l'uso della strada agli altri proprietari. Il ricorso è stato respinto, con condanna alla rimozione del cancello e al risarcimento del danno, basandosi sulla presunzione di comunione dei beni destinati al servizio delle unità immobiliari, in assenza di un titolo contrario.
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Domanda riconvenzionale: appello o Cassazione?
Un cliente contesta la parcella del suo avvocato e avanza una domanda riconvenzionale per responsabilità professionale. La Cassazione chiarisce che, nel rito speciale per gli onorari, la decisione sulla domanda principale è ricorribile in Cassazione, mentre quella sulla domanda riconvenzionale va impugnata con l'appello. Il ricorso è quindi parzialmente inammissibile.
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Danno in re ipsa: la Cassazione nega il risarcimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31278/2025, ha negato il risarcimento a un gruppo di cittadini i cui immobili erano stati temporaneamente confiscati a seguito di una lottizzazione abusiva. Sebbene la confisca sia stata poi revocata, la Corte ha stabilito che la temporanea indisponibilità del bene non costituisce un danno in re ipsa. I proprietari non avevano fornito alcuna prova di un pregiudizio concreto, patrimoniale o non patrimoniale, derivante dalla vicenda. La restituzione degli immobili è stata considerata una forma di risarcimento sufficiente, in assenza di altre prove di danno.
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Nullità atto notarile: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30827/2025, ha stabilito che la nullità di un atto notarile di divisione immobiliare per vizi urbanistici è di natura 'testuale'. Ciò significa che la nullità scatta per la mancata menzione del titolo abilitativo, non per la non veridicità della dichiarazione che l'immobile sia stato costruito prima del 1967. Se il titolo esiste ed è riferibile all'immobile, l'atto è valido anche in presenza di una dichiarazione inesatta, che può essere sanata con un atto di conferma successivo.
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Competenza territoriale: dove si fa causa per software?
Una società cliente ha citato in giudizio il proprio fornitore di software per inadempimento contrattuale presso il Tribunale di Milano. Il fornitore ha eccepito l'incompetenza, sostenendo che il foro competente fosse Pisa. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, ha dato ragione al fornitore, stabilendo che per determinare la competenza territoriale si deve guardare al luogo di esecuzione dell'obbligazione principale e fondamentale del contratto, e non a quello di eventuali attività accessorie o preparatorie svolte altrove.
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Interversio possessionis: come diventare proprietari
La Corte di Cassazione ha stabilito che la ricostruzione di un immobile a proprie spese, originariamente detenuto per ragioni di servizio, costituisce un valido atto di interversio possessionis. Questo atto trasforma la detenzione in possesso, permettendo di acquisire la proprietà per usucapione ventennale, a condizione che il termine si compia prima che il bene diventi parte del patrimonio indisponibile di un ente pubblico.
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Rivalutazione monetaria: obbligo di motivazione
In una causa per vizi di un immobile, la Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene la rivalutazione monetaria sia implicitamente inclusa nella richiesta di risarcimento, il giudice ha l'obbligo di motivare in modo trasparente i criteri di calcolo usati. La mancata indicazione di come è stato determinato l'adeguamento ISTAT rende la sentenza nulla per difetto di motivazione, poiché impedisce alle parti di verificarne la correttezza.
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Danno presunto: come si calcola il risarcimento?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26884/2024, chiarisce che la violazione delle distanze legali non genera un risarcimento automatico. Il danneggiato deve allegare un pregiudizio concreto. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva liquidato il danno senza specificare i criteri di calcolo, introducendo il concetto di danno presunto che richiede una prova, anche per presunzioni, del pregiudizio subito.
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Superamento limite appalto: obblighi dell’appaltatore
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26563/2024, ha chiarito la responsabilità in caso di superamento del limite di spesa in un contratto di appalto. La Corte ha stabilito che l'appaltatore non viola il principio di buona fede se il committente, anche grazie all'assistenza di un direttore dei lavori, era in grado di comprendere che la prosecuzione delle opere avrebbe comportato il superamento del limite pattuito, il quale funzionava come soglia per la rinegoziazione dei prezzi e non come tetto invalicabile.
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Occupazione illegittima: no usucapione senza prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25505/2024, ha rigettato il ricorso di un soggetto che, dopo aver occupato un immobile per decenni, ne rivendicava la proprietà per usucapione. La Corte ha stabilito che la semplice occupazione non basta: è necessario dimostrare l'inizio e le modalità del possesso con 'animus possidendi'. Inoltre, ha confermato che in caso di occupazione illegittima di un bene fruttifero, come un immobile in zona di pregio, il danno per il proprietario è presunto e non necessita di una prova specifica.
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Distanze legali: Piani urbanistici e deroghe
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24814/2024, ha chiarito i limiti delle deroghe alle distanze legali tra costruzioni previste dai piani urbanistici locali. Il caso riguardava una sopraelevazione che violava le norme di un Piano Particolareggiato. La Corte ha rigettato il ricorso del costruttore, confermando la condanna alla parziale demolizione e al risarcimento del danno, stabilendo che le deroghe sono legittime solo se inserite in piani attuativi che disciplinano in modo unitario un'intera zona, bilanciando l'interesse pubblico del governo del territorio con i diritti dei privati.
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Danno da occupazione illegittima: la prova è a carico del proprietario
Una società di distribuzione elettrica occupa illegittimamente una porzione di un parcheggio privato con delle cabine. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24009/2024, ha stabilito che, sebbene l'occupazione sia illegittima e le strutture vadano rimosse, il risarcimento del danno non è automatico. Il proprietario ha l'onere di provare specificamente il pregiudizio economico subito. La sentenza chiarisce che il cosiddetto 'danno da occupazione illegittima' non può essere presunto ('in re ipsa'), ma deve essere dimostrato con prove concrete, come la perdita di specifiche opportunità di guadagno.
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Lucro cessante appalto: la Cassazione e il criterio 10%
In una lunga controversia relativa a un contratto di logistica, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che liquidava il danno da lucro cessante in via equitativa. A seguito dell'inadempimento della società committente, che aveva azzerato le commesse, la società appaltatrice chiedeva il risarcimento. Data la difficoltà di provare l'esatto utile netto perso, i giudici hanno ritenuto legittimo applicare per analogia il criterio del 10% del corrispettivo non percepito, mutuato dalla disciplina degli appalti pubblici, rigettando il ricorso della società di logistica.
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Vizio occulto: quando un difetto è eliminabile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un difetto in un immobile, qualificato come vizio occulto, se eliminabile, non giustifica una richiesta di riduzione del prezzo. Nel caso di specie, l'assenza di un allaccio idrico autonomo è stata considerata un vizio sanabile tramite l'installazione di un nuovo contatore. Di conseguenza, l'acquirente avrebbe potuto richiedere solo il rimborso dei costi di ripristino, non una diminuzione del valore dell'immobile. Il ricorso degli acquirenti è stato rigettato.
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Danno da occupazione: non è in re ipsa, serve prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21130/2024, ha esaminato un caso di compravendita immobiliare contestata. Pur rigettando la richiesta del venditore di rescindere il contratto per lesione a causa della mancanza di prove scritte, ha accolto il motivo di ricorso relativo al risarcimento del danno. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: il danno da occupazione senza titolo non è presunto (in re ipsa), ma deve essere specificamente provato dal proprietario, dimostrando la concreta perdita di opportunità di guadagno, come la mancata locazione del bene.
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