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Art. 1223 Codice Civile

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1479 provvedimenti

Retribuzione di risultato: diritto o risarcimento?
Una dipendente pubblica ha richiesto il pagamento della retribuzione di risultato, nonostante l'ente non avesse fissato gli obiettivi annuali. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'inerzia del datore di lavoro costituisce un inadempimento contrattuale che non dà diritto al pagamento diretto del premio, ma al risarcimento del danno per perdita di chance. La domanda della lavoratrice, volta a ottenere l'adempimento e non il risarcimento, è stata quindi respinta.
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Danno non patrimoniale: risarcimento per ritardo aereo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5601/2024, ha confermato il diritto dei passeggeri a ottenere il risarcimento del danno non patrimoniale per lo stress e il disagio subiti a causa di un grave ritardo aereo e della ritardata consegna del bagaglio. La Corte ha chiarito che tale risarcimento è aggiuntivo rispetto alla compensazione pecuniaria prevista dal Regolamento CE 261/2004 e può essere liquidato in via equitativa quando il danno, pur essendo provato nella sua esistenza, non è quantificabile nel suo preciso ammontare.
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Responsabilità solidale banca per bonifico errato
Una cliente esegue bonifici indicando un beneficiario ma fornendo l'IBAN di un altro soggetto. La Cassazione ha confermato la responsabilità solidale della banca (per illecito extracontrattuale) e del soggetto che ha ricevuto indebitamente le somme (per ripetizione dell'indebito). La diversità dei titoli di responsabilità non osta alla solidarietà, dato l'unico evento dannoso subito dalla cliente.
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Nesso causale: condotta del danneggiato lo esclude
Una correntista ha citato in giudizio il proprio istituto di credito per il mancato pagamento di un assegno tratto su un conto cointestato e bloccato a seguito di eventi successori, sostenendo che ciò le avesse causato un danno relativo a un'operazione immobiliare fallita. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, dichiarando il ricorso inammissibile. È stato stabilito che non sussisteva alcun nesso causale tra la condotta della banca e il danno, poiché quest'ultimo era attribuibile esclusivamente alle scelte contrattuali irragionevoli e svantaggiose compiute dalla stessa correntista.
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Difetti immobile: risarcimento per isolamento acustico
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5074/2024, ha confermato il diritto al risarcimento per gravi difetti di un immobile, specificamente per carente isolamento acustico. Gli acquirenti, costretti a trasferirsi a causa dei rumori intollerabili, hanno ottenuto il rimborso dei costi di costruzione per eliminare i vizi e dei canoni di locazione sostenuti. La Corte ha stabilito che il superamento dei limiti di legge sull'inquinamento acustico presume l'intollerabilità del rumore e che il costo per una nuova abitazione rappresenta un danno diretto e risarcibile quando l'immobile difettoso diventa inabitabile.
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Ricorso inammissibile: le regole della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da due soci di una società conduttrice contro una sentenza di condanna al pagamento di canoni di locazione e penali. Il ricorso è stato giudicato tale per una serie di vizi procedurali, tra cui la mancanza di specificità dei motivi, il tentativo di ottenere una nuova valutazione dei fatti e la mancata contestazione della ratio decidendi della sentenza d'appello. La Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di merito, sottolineando l'importanza di redigere un ricorso che rispetti rigorosamente i requisiti formali previsti dal codice di procedura civile.
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Ratio decidendi: appello inammissibile se errato
Un investitore ha perso una causa contro una banca per l'acquisto di titoli finanziari poi falliti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile perché le censure mosse non colpivano la vera ratio decidendi della sentenza d'appello, ovvero la mancata prova del danno, ma si concentravano su argomentazioni secondarie e non decisive, rese dalla Corte solo "per completezza".
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Cessione ramo d’azienda: il doppio rapporto di lavoro
La Cassazione, in un caso di cessione ramo d'azienda illegittima, stabilisce che si creano due rapporti di lavoro distinti: uno 'de iure' con l'azienda cedente e uno 'de facto' con la cessionaria. Di conseguenza, l'accordo transattivo con la cessionaria non estingue il diritto del lavoratore a ricevere le retribuzioni dalla cedente.
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Doppio risarcimento pensione negata: la Cassazione
Un lavoratore si vede negare ingiustamente la pensione anticipata per esposizione all'amianto. La Corte d'Appello gli riconosce sia la pensione retroattiva sia un risarcimento del danno. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4908/2024, annulla la parte relativa al risarcimento, stabilendo che concedere sia la pensione arretrata sia un risarcimento per i ratei persi costituisce un inammissibile doppio risarcimento, poiché il danno patrimoniale è già ristorato dal pagamento retroattivo della prestazione.
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Responsabilità amministratore: la prova del danno
Una recente sentenza della Cassazione analizza la responsabilità amministratore di condominio per la mancata copertura assicurativa a seguito di un incendio. Il ricorso di una condomina è stato respinto perché, pur accertata la colpa dell'amministratore per il mancato pagamento del premio, non è stata fornita la prova del nesso causale tra questa condotta e il danno economico lamentato. La Corte ha ritenuto che la somma già ottenuta dal terzo responsabile fosse in linea con quanto l'assicurazione avrebbe liquidato, escludendo un ulteriore risarcimento.
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Corrispondenza chiesto pronunciato: errore e condanna
Una società committente subisce un danno per la contaminazione di una partita di vetro durante le operazioni portuali. La Corte di Cassazione interviene per correggere un errore di calcolo della Corte d'Appello, la quale aveva condannato la società di trasporto a un risarcimento ridotto, ignorando un pagamento già effettuato dalla committente. La Suprema Corte ha riaffermato l'inderogabile principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato, condannando la società di trasporto al pieno risarcimento del danno, poiché il precedente credito era già stato saldato.
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Termine lungo impugnazione: il ricorso tardivo è K.O.
Una ricercatrice si è rivolta alla Corte di Cassazione per un presunto ritardo nella sua assunzione che le avrebbe precluso la partecipazione a un concorso. Tuttavia, la Corte ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. La ragione risiede nel mancato rispetto del termine lungo per l'impugnazione, fissato a sei mesi dalla pubblicazione della sentenza d'appello. Poiché nelle cause di lavoro non si applica la sospensione feriale dei termini, il ricorso, presentato oltre la scadenza, non ha potuto essere esaminato nel merito, confermando l'importanza cruciale del rispetto delle scadenze processuali.
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Mancata riattivazione rapporto: ricorso inammissibile
Un'Azienda Sanitaria, condannata a costituire un rapporto di lavoro con una lavoratrice, non ottempera. La lavoratrice ottiene la condanna al pagamento delle retribuzioni. L'Azienda ricorre in Cassazione lamentando vizi procedurali. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile perché mira a una rivalutazione dei fatti e difetta di autosufficienza, confermando il diritto della lavoratrice alle retribuzioni per la mancata riattivazione rapporto di lavoro.
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Responsabilità commercialista: prova del danno essenziale
Un'avvocatessa ha citato in giudizio la sua ex-contabile per un consiglio fiscale errato che l'ha costretta a versare l'IVA non riscossa dai clienti. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di risarcimento, sottolineando che la responsabilità commercialista non è sufficiente. Il cliente deve dimostrare con prove documentali (fatture, pagamenti) di aver subito un danno effettivo, cosa che in questo caso non è avvenuta.
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Accordi sindacali e CIGS: l’interpretazione del giudice
Una compagnia aerea ha impugnato la sentenza che la condannava per illegittima collocazione di alcuni piloti in Cassa Integrazione (CIGS), basandosi su specifici accordi sindacali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'interpretazione degli accordi sindacali aziendali spetta al giudice di merito e non è sindacabile in Cassazione se non per vizi di motivazione, riaffermando la decisione di condanna al risarcimento del danno.
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Criteri scelta CIGS: appello inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una compagnia aerea contro la sentenza che aveva giudicato illegittima la collocazione in Cassa Integrazione di alcuni piloti. La Suprema Corte ha ribadito che l'interpretazione degli accordi sindacali aziendali e la valutazione delle prove sui criteri scelta CIGS sono di competenza esclusiva dei giudici di merito e non possono essere riesaminate in sede di legittimità, se non per vizi di motivazione o violazione di canoni ermeneutici.
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Definizione Agevolata: stop al processo tributario
Un contribuente, in lite con l'Agenzia delle Entrate per la tassazione di somme ricevute a seguito di un contratto immobiliare non concluso, ha aderito alla Definizione Agevolata (Rottamazione-quater), chiedendo la sospensione del processo in Cassazione. La Corte, con ordinanza interlocutoria, ha rilevato una mancanza di collegamento chiaro tra la domanda di adesione e l'atto fiscale oggetto del giudizio. Pertanto, ha rinviato la causa, concedendo alle parti 60 giorni per fornire i necessari chiarimenti prima di decidere sulla sospensione e sull'estinzione del processo.
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Liquidazione equitativa danno: il ruolo del perito
Un proprietario di un appartamento subisce un incendio ma l'assicurazione non paga perché l'amministratore non ha versato il premio. La Cassazione conferma la condanna dell'amministratore al risarcimento, basando la quantificazione del danno su una valutazione equitativa. L'ordinanza chiarisce che, una volta accertata la responsabilità, il giudice può procedere alla liquidazione equitativa del danno utilizzando come base una perizia, anche se non formalmente ratificata.
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Concessione alloggio di servizio: serve forma scritta?
Una società di servizi ha agito contro un ex dipendente per la restituzione di un immobile concesso in uso come alloggio di servizio. La Cassazione ha stabilito che la concessione alloggio di servizio, scaduta quando l'ente era ancora pubblico, non poteva trasformarsi tacitamente in locazione, essendo necessaria la forma scritta ad substantiam per i contratti della P.A. La precedente decisione di merito è stata cassata.
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Sequestro conservativo penale: quando perde efficacia
La Cassazione chiarisce che il sequestro conservativo penale, disposto in un processo concluso con condanna generica, perde efficacia se la causa civile per la liquidazione del danno non viene iniziata entro i termini previsti dal codice di procedura civile (art. 669-octies e novies). Il ritardo nell'azione civile, nel caso di specie quasi cinque anni, smentisce il requisito del periculum in mora, rendendo la misura cautelare inefficace.
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