LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1217 Codice Civile

Pagina 2 di 4

68 provvedimenti

Cessione ramo azienda e pensione: la guida legale
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un lavoratore coinvolto in una cessione ramo azienda dichiarata illegittima. Nonostante il dipendente avesse iniziato a percepire la pensione di anzianità, la Corte ha stabilito che tale circostanza non estingue il rapporto di lavoro con l'azienda cedente né impedisce il ripristino del contratto. L'incompatibilità tra pensione e reddito da lavoro rileva solo sul piano previdenziale e non incide sulla validità del vincolo contrattuale. Tuttavia, il diritto alle retribuzioni arretrate decorre solo dalla formale messa in mora del datore di lavoro.
Continua »
Recesso ante tempus: tutele nel lavoro autonomo
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al compenso integrale per un collaboratore coordinato e continuativo il cui contratto era stato sospeso unilateralmente dall'ente committente prima della scadenza. Il cuore della vicenda riguarda il recesso ante tempus: la Corte ha stabilito che l'apposizione di un termine in un contratto di collaborazione parasubordinata impedisce il recesso libero (ad nutum). Di conseguenza, lo scioglimento anticipato è legittimo solo in presenza di una giusta causa. In assenza di tale motivazione, la sospensione configura una mora del creditore, obbligando il committente a pagare l'intero compenso residuo senza che il lavoratore debba provare di aver offerto la propria prestazione.
Continua »
Appalto Illecito e Obbligo Retributivo: Paga Anche Chi Rifiuta
Una lavoratrice, impiegata tramite un appalto di servizi, ottiene una sentenza che riconosce l'esistenza di un rapporto di lavoro diretto con l'azienda committente a causa di un appalto illecito. Nonostante l'ordine di riammissione, l'azienda non la fa rientrare. La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale: l'obbligo retributivo per appalto illecito scatta già con la notifica del primo ricorso giudiziale. Quell'atto vale come offerta della prestazione lavorativa e mette in mora l'azienda. Non è necessaria una nuova richiesta formale dopo la sentenza per avere diritto allo stipendio. L'azienda che rifiuta la prestazione deve pagare le retribuzioni maturate.
Continua »
Obbligo retributivo cedente: il datore di lavoro paga
La Corte di Cassazione conferma che, in caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima, l'obbligo retributivo del cedente verso il lavoratore è di natura salariale e non risarcitoria. Il datore di lavoro originario, che non riammette in servizio il dipendente, è tenuto a corrispondere l'intera retribuzione, senza poter detrarre quanto percepito dal lavoratore presso l'azienda cessionaria (c.d. aliunde perceptum). La sentenza ribadisce che il rapporto di lavoro prosegue legalmente con il cedente, il quale si trova in una situazione di mora del creditore.
Continua »
Trasferimento ramo d’azienda: obblighi del cedente
La Cassazione conferma che in caso di trasferimento ramo d'azienda illegittimo, l'obbligo del datore di lavoro cedente che non ottempera all'ordine di reintegra ha natura retributiva e non risarcitoria. Di conseguenza, non è possibile detrarre quanto percepito dal lavoratore presso il cessionario. L'obbligo di pagare l'intera retribuzione sorge dalla mora del creditore (datore di lavoro).
Continua »
Cessione ramo d’azienda: illegittima? I tuoi diritti
Un lavoratore, trasferito attraverso una illegittima cessione ramo d'azienda, ha citato in giudizio il suo datore di lavoro originario per ottenere il pagamento delle retribuzioni non corrisposte. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto a ricevere l'intero stipendio dal datore di lavoro originario, anche se nel frattempo aveva lavorato per la nuova azienda. La Corte ha chiarito che la pretesa del lavoratore ha natura retributiva e non risarcitoria, respingendo le difese dell'azienda basate sul giudicato e sulla prescrizione.
Continua »
Cessione ramo d’azienda: obblighi del datore cedente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30087/2023, ha stabilito che in caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima, il datore di lavoro originario (cedente) è tenuto a pagare le retribuzioni al lavoratore. Questo obbligo sorge dal momento in cui il lavoratore mette a disposizione le proprie energie lavorative, anche se di fatto ha continuato a lavorare per la società acquirente (cessionaria). La Corte ha rigettato il ricorso della società cedente, confermando la duplicità del rapporto di lavoro: uno 'de iure' con il cedente e uno 'di fatto' con il cessionario, e ha ribadito che il pagamento ricevuto dal cessionario non libera il cedente dal proprio obbligo retributivo.
Continua »
Cessione ramo d’azienda illegittima: paga la cedente
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione di ramo d'azienda illegittima, la società cedente è tenuta a pagare le differenze retributive ai lavoratori. Questo obbligo sussiste dal momento in cui i dipendenti mettono a disposizione le proprie energie lavorative, anche se di fatto hanno continuato a lavorare per la società cessionaria. La sentenza chiarisce che il pagamento ricevuto dalla cessionaria non estingue l'obbligazione retributiva della cedente, confermando un principio di duplicità dei rapporti di lavoro: uno di diritto con la cedente e uno di fatto con la cessionaria.
Continua »
Opposizione all’esecuzione: limiti e giudicato
Una società ha presentato un'opposizione all'esecuzione contro l'azione esecutiva di una ex dipendente, sostenendo che il titolo giudiziale non fosse ad essa opponibile. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'opposizione all'esecuzione non può essere utilizzata per sollevare questioni relative al merito del credito già coperte da una sentenza definitiva (giudicato). L'opposizione è limitata a fatti verificatisi successivamente alla formazione del titolo esecutivo.
Continua »
Cessione ramo d’azienda: retribuzione o risarcimento?
La Cassazione chiarisce la natura delle somme dovute al lavoratore in caso di illegittima cessione ramo d'azienda. Prima della sentenza che accerta la nullità, si ha diritto al risarcimento del danno (con detrazione di quanto percepito altrove), non alla retribuzione piena.
Continua »
Inadempimento contratto preliminare: le conseguenze
In un caso di compravendita immobiliare, la Corte di Cassazione ha affrontato le conseguenze dell'inadempimento del contratto preliminare da parte del venditore. La Corte ha rigettato il ricorso del venditore, confermando il suo inadempimento, e ha accolto quello del compratore, stabilendo che gli interessi sul saldo prezzo sono dovuti solo dal momento in cui la sentenza di trasferimento coattivo passa in giudicato, e non dall'inizio della causa, poiché il rifiuto del compratore di stipulare era legittimo.
Continua »
Risoluzione consensuale: la forma è tutto? Analisi.
La Corte di Cassazione stabilisce che la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro non può avvenire per fatti concludenti, come la prolungata assenza del lavoratore, ma richiede il rispetto delle procedure telematiche previste dalla legge (D.Lgs. 151/2015), pena l'inefficacia dell'atto. Nonostante la declaratoria di sussistenza del rapporto, al lavoratore non spetta la retribuzione se non ha formalmente messo a disposizione le proprie energie lavorative, costituendo in mora il datore di lavoro.
Continua »
Cessione ramo d’azienda nulla: stipendio integrale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31185/2025, ha rigettato il ricorso di una società IT, confermando la sua condanna al pagamento integrale delle retribuzioni a favore di alcuni lavoratori. Il caso riguarda una cessione di ramo d'azienda dichiarata nulla. I giudici hanno ribadito che, in tale ipotesi, il rapporto di lavoro con il cedente non si interrompe mai. Di conseguenza, il datore di lavoro che non riammette in servizio il dipendente che offre la propria prestazione è tenuto a versare l'intera retribuzione, senza poter detrarre quanto percepito dal lavoratore presso l'azienda cessionaria. Questa decisione consolida un orientamento giurisprudenziale consolidato in materia di cessione ramo d'azienda nulla.
Continua »
Obbligo retributivo: stipendio dovuto senza lavoro?
Una lavoratrice ottiene il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato e l'ordine di reintegro, ma il datore di lavoro non ottempera. La Cassazione conferma l'obbligo retributivo del datore di lavoro per il periodo di mancata prestazione, stabilendo che la messa in mora iniziale è sufficiente e non serve una nuova offerta di lavoro dopo la sentenza.
Continua »
Pensione e rapporto di lavoro: cosa succede al posto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 18209/2024, ha stabilito che la percezione della pensione di anzianità non comporta l'automatica estinzione del rapporto di lavoro. In un caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima, il lavoratore ha diritto alla reintegrazione anche se nel frattempo è andato in pensione. Tuttavia, il diritto alle retribuzioni matura solo dal momento della formale messa in mora del datore di lavoro. La sentenza chiarisce la distinzione tra la relazione previdenziale e quella lavorativa, confermando che la compatibilità tra pensione e rapporto di lavoro è la regola, salvo esplicita volontà contraria del dipendente.
Continua »
Lavoro autonomo subordinato: risarcimento pieno
Una collaborazione giornalistica ultra-decennale, formalmente inquadrata come lavoro autonomo, è stata riqualificata come rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio cruciale: in caso di riqualificazione di un lavoro autonomo subordinato, al lavoratore spetta il risarcimento integrale del danno (retribuzioni perse) e non la più limitata indennità forfettaria prevista per altre forme di contratti illegittimi, rafforzando così la tutela contro l'uso improprio di tali contratti.
Continua »
Rapporto di lavoro full time: prova e accordo tacito
Una lavoratrice assunta senza un contratto part-time scritto rivendica un rapporto di lavoro full time. La Cassazione conferma la presunzione di tempo pieno, ma chiarisce che una prassi consolidata di sospensione del lavoro (lavoro solo nei giorni di apertura di un locale), supportata da un accordo sindacale, costituisce una clausola tacita del contratto. Il datore di lavoro non può modificare unilateralmente tale clausola, riducendo le giornate garantite, senza un nuovo consenso del lavoratore.
Continua »
Contratto part time nullo e rapporto full time
La Cassazione chiarisce le conseguenze di un contratto part time nullo per assenza di forma scritta. Sebbene il rapporto si presuma full time, il giudice può riconoscere un accordo tacito tra le parti per la sospensione della prestazione lavorativa. In questo caso, i lavoratori, dipendenti di una discoteca, si vedono riconosciuto il diritto a una garanzia minima di giornate retribuite, pattuita tacitamente e non modificabile unilateralmente dall'azienda.
Continua »
Atto di appello: i requisiti di ammissibilità
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione di inammissibilità di un atto di appello in una causa di lavoro. La Corte ha chiarito che, per essere valido, l'atto di appello non richiede formule sacramentali o un 'progetto alternativo di sentenza', ma deve individuare chiaramente le parti della sentenza contestate e fornire specifiche argomentazioni critiche, senza essere una mera ripetizione delle difese di primo grado. La valutazione della Corte d'Appello, che aveva ritenuto l'atto confuso e generico, è stata giudicata non coerente con i principi di diritto.
Continua »
Atto di appello: i requisiti di ammissibilità
Un lavoratore si è visto dichiarare inammissibile l'appello per presunti vizi formali. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo i requisiti di ammissibilità dell'atto di appello. La Suprema Corte ha specificato che non sono richieste formule sacramentali, ma è essenziale individuare chiaramente i punti contestati della sentenza di primo grado e fornire argomentazioni specifiche per confutarli, garantendo così il diritto di difesa.
Continua »