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Art. 121 Codice Civile

18 provvedimenti

Inattendibilità del bilancio: esenzione negata alla società
Una società debitrice ha impugnato l'apertura della liquidazione giudiziale sostenendo di essere un'impresa minore esente dalla procedura concorsuale. A supporto della richiesta ha presentato i bilanci degli ultimi tre esercizi. I giudici hanno riscontrato l'inattendibilità del bilancio a causa dell'omessa registrazione di un ingente debito accertato con sentenza definitiva e della sopravvalutazione di crediti e immobilizzazioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la valutazione sull'attendibilità dei documenti spetta esclusivamente ai giudici di merito. Decaduta la presunzione di veridicità dei conti, la società è stata assoggettata alla liquidazione e sanzionata per lite temeraria.
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Liquidazione giudiziale società: quando l’attivo non basta
La Corte di Cassazione ha confermato l'apertura della liquidazione giudiziale società per un'impresa immobiliare in fase di liquidazione volontaria. Alcuni professionisti avevano richiesto la procedura concorsuale per ottenere il pagamento dei compensi. La società contestava il credito e sosteneva di possedere immobili con valore superiore ai debiti. La Suprema Corte ha chiarito due principi essenziali. Per chiedere la procedura non occorre un credito accertato con sentenza definitiva, essendo sufficiente una verifica incidentale del giudice. Inoltre, per le imprese non operative rileva l'insolvenza statica, ossia la reale e tempestiva capacità di realizzare l'attivo per pagare i creditori. L'incertezza sui tempi di vendita degli immobili e il costante aumento dei debiti confermano lo stato di insolvenza. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società debitrice, condannandola alle spese di giudizio.
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Liquidazione giudiziale: ricorso tardivo e perdita della causa
La vicenda nasce dalla richiesta di apertura della liquidazione giudiziale presentata da una società creditrice nei confronti di un'impresa debitrice. Dopo che il Tribunale e la Corte d'Appello hanno confermato la misura concorsuale, l'impresa debitrice ha proposto ricorso in Cassazione contestando la legittimità del credito e lo stato di insolvenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. La cancelleria della Corte d'Appello aveva infatti notificato la sentenza d'ufficio tramite PEC, facendo decorrere il termine breve di trenta giorni previsto dal Codice della crisi d'impresa. L'impresa ha erroneamente atteso la notifica a cura della controparte, facendo scadere i termini per impugnare. L'impresa debitrice perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese legali.
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Apertura della liquidazione giudiziale: il debito resta valido
Alcuni creditori richiedono l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di un imprenditore individuale. L'imprenditore sostiene di non superare la soglia legale di cinquecentomila euro di debiti. A suo avviso la revoca di un decreto ingiuntivo bancario di oltre settantacinquemila euro, avvenuta per difetto di prova sulla cessione del credito, ridurrebbe il passivo totale sotto il limite di legge. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La mancata prova della cessione del credito modifica soltanto la titolarità del diritto di riscuotere, ma lascia del tutto inalterata l'esistenza del debito originario iscritto in contabilità. Il totale dei debiti dell'imprenditore rimane superiore alla soglia e la procedura proseguirà regolarmente con condanna dell'imprenditore alle spese legali.
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Liquidazione giudiziale: quando scatta l’insolvenza
La Corte d'Appello ha confermato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società in liquidazione volontaria. Nonostante la richiesta di rinvio per trattative stragiudiziali, il giudice ha privilegiato la celerità processuale. L'insolvenza è stata accertata verificando l'insufficienza dell'attivo patrimoniale a coprire i debiti, inclusi quelli erariali emersi da precedenti procedure.
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Liquidazione giudiziale: impresa agricola o commerciale?
La Corte d'Appello ha confermato la liquidazione giudiziale per una società che invocava lo status di impresa agricola. I giudici hanno rilevato la prevalenza dell'attività commerciale e un evidente stato di insolvenza causato da debiti non onorati e procedure esecutive pendenti.
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Liquidazione giudiziale: l’apertura della procedura
Il Tribunale ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società commerciale a seguito della rinuncia di quest'ultima alla precedente domanda di concordato preventivo. La decisione si fonda sull'accertato stato di insolvenza della debitrice e sul superamento della soglia debitoria minima prevista dalla legge, confermando la sussistenza di tutti i requisiti previsti dal Codice della Crisi d'Impresa.
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Insolvenza in liquidazione: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha definito i criteri per accertare lo stato di insolvenza di una società in liquidazione volontaria. Il caso riguarda una struttura alberghiera che aveva deliberato la liquidazione dopo la notifica di un ricorso per liquidazione giudiziale. La Suprema Corte ha stabilito che il liquidatore possiede il potere di proseguire l'attività d'impresa per conservarne il valore, anche senza specifica autorizzazione assembleare. Tuttavia, la valutazione dell'insolvenza in questa fase non può limitarsi a un calcolo matematico tra attivo e passivo. Il giudice deve verificare se i beni siano concretamente liquidabili in tempi ragionevoli, specialmente se gravati da pignoramenti che ne ostacolano la vendita.
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Liquidazione Giudiziale: competenza e prova impresa
La Corte di Cassazione ha confermato l'apertura della Liquidazione Giudiziale nei confronti di una società che aveva contestato tardivamente la competenza territoriale del tribunale. Il provvedimento chiarisce che l'eccezione di incompetenza deve essere sollevata entro la prima udienza di comparizione. Inoltre, la Corte ha ribadito che spetta al debitore l'onere di provare rigorosamente lo status di impresa minore per evitare la procedura, sottolineando come l'omesso deposito dei bilanci degli ultimi tre esercizi renda estremamente difficile dimostrare il mancato superamento delle soglie dimensionali previste dalla legge.
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Liquidazione giudiziale: onere prova impresa minore
La Corte di Cassazione ha confermato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di un imprenditore individuale che non è riuscito a dimostrare la propria qualifica di impresa minore. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché presentato oltre il termine di trenta giorni dalla notifica della sentenza di appello. Nel merito, la Corte ha ribadito che l'onere della prova circa il mancato superamento delle soglie dimensionali grava interamente sul debitore. La produzione di modelli fiscali incompleti, privi di dati su ricavi e debiti, non è sufficiente ad assolvere tale onere, indipendentemente dal regime fiscale forfettario adottato dall'imprenditore.
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Insolvenza e rottamazione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha confermato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società e dei suoi soci, nonostante l'avvenuta ammissione alla rottamazione quater. Il punto centrale della decisione riguarda la sussistenza dello stato di insolvenza, inteso come incapacità strutturale e non transitoria di adempiere alle obbligazioni con mezzi normali. La Corte ha stabilito che l'ingente debito erariale, unito all'assenza di beni mobili o immobili aggredibili e alla cessazione dell'attività produttiva da anni, costituisce prova inequivocabile della crisi, rendendo irrilevante il pagamento tempestivo di una singola rata del piano di rientro fiscale.
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Liquidazione Giudiziale: no atto notarile per la domanda
Un socio di maggioranza ha impugnato la sentenza che apriva la liquidazione giudiziale della sua società, sostenendo che la domanda dell'amministratore fosse formalmente invalida e costituisse un abuso del processo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un importante principio: la domanda di liquidazione giudiziale, a differenza di altri strumenti di regolazione della crisi, non necessita di verbale notarile. È sufficiente che sia sottoscritta dal legale rappresentante. Inoltre, ha chiarito che il socio non può eccepire l'abuso del processo per bloccare la procedura se lo stato di insolvenza è accertato.
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Liquidazione giudiziale: prova del credito e oneri
Una creditrice ha richiesto l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società che aveva acquisito un ramo d'azienda dalla sua originaria debitrice. La Corte di Cassazione, dichiarando inammissibile il ricorso della società, ha confermato che per avviare la procedura non è necessario un credito definitivamente accertato e che l'onere di provare la non assoggettabilità alla liquidazione grava interamente sul debitore, il quale non può limitarsi a produrre bilanci non approvati o non depositati.
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Accettazione del deposito: il ritiro estingue il debito
Una società venditrice, dopo aver impugnato una sentenza che la obbligava a trasferire un immobile, ha ritirato la somma depositata dalla società acquirente a titolo di prezzo. Pur avendo dichiarato di ritirare la somma 'con riserva', la Corte di Cassazione ha stabilito che tale atto costituisce una piena e incondizionata accettazione del deposito. Di conseguenza, l'obbligazione di pagamento si considera adempiuta, la condizione sospensiva per il trasferimento della proprietà avverata, e le ragioni dell'appello vengono meno. Il ritiro materiale del denaro prevale su qualsiasi riserva generica.
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Rinvio pregiudiziale: quando è inammissibile?
Una Corte d'Appello ha sollevato un rinvio pregiudiziale per sapere se, revocata una liquidazione giudiziale, potesse decidere su una domanda subordinata di liquidazione controllata assorbita in primo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il rinvio inammissibile, poiché il quesito non presentava i requisiti di rilevanza, grave difficoltà interpretativa e novità, riaffermando il dovere primario del giudice di merito di interpretare la legge.
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Liquidazione giudiziale: quando si è insolventi?
Il Tribunale di Monza ha dichiarato aperta la liquidazione giudiziale di una società edile su istanza di un creditore. La decisione si fonda sulla prova dello stato di insolvenza, desunto da ingenti debiti fiscali e previdenziali, dall'irreperibilità della società e da un pignoramento infruttuoso, evidenziando come l'onere di provare la non soggezione alla procedura gravi sul debitore.
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Liquidazione giudiziale: quando si apre la procedura?
Con la sentenza del 19/05/2025, il Tribunale di Verona, Sezione Procedure Concorsuali, ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società commerciale. La decisione scaturisce dal ricorso di un creditore per un debito di quasi 900 mila euro. Il Tribunale ha accertato lo stato di insolvenza della società, basandosi su prove quali il mancato deposito dei bilanci, l'ingente debito fiscale e l'esito infruttuoso dei pignoramenti. La sentenza conferma che la presenza di questi elementi, unita al superamento delle soglie di legge, costituisce presupposto sufficiente per avviare la procedura di liquidazione giudiziale.
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Liquidazione giudiziale: quando si apre la procedura?
Il Tribunale di Trento ha disposto l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società, respingendo le sue eccezioni. La società debitrice sosteneva di non essere soggetta alla procedura in quanto 'impresa minore' e contestava la legittimità del credito. Il Tribunale ha affermato che la legittimazione del creditore era incontestabile, poiché basata su un decreto ingiuntivo definitivo. Inoltre, la società debitrice non ha fornito la prova di possedere congiuntamente tutti i requisiti per essere considerata 'impresa minore'. Infine, lo stato di insolvenza è stato confermato da numerosi debiti non pagati verso il ricorrente, l'erario e altri fornitori, superando ampiamente la soglia di legge.
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