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Art. 1207 Codice Civile

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69 provvedimenti

Recesso anticipato: l’onere della prova del danno
Un dirigente della pubblica amministrazione, il cui contratto era stato interrotto prima della scadenza a causa di una clausola di 'spoil system', ha fatto ricorso. La Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola è nulla. In caso di recesso anticipato illegittimo, l'onere di provare l'esatto ammontare dei guadagni percepiti dal lavoratore altrove (aliunde percipiendum), al fine di ridurre il risarcimento, spetta al datore di lavoro e non al dipendente. Inoltre, il giudice ha il dovere di utilizzare i propri poteri istruttori per quantificare il danno qualora esista un principio di prova.
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Obbligo retributivo in appalto illecito: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma il diritto alla retribuzione per una lavoratrice impiegata tramite un appalto di manodopera illecito. La sentenza stabilisce che l'obbligo retributivo del datore di lavoro sorge dal momento della formale offerta della prestazione lavorativa (messa in mora), anche se la prestazione non è stata effettivamente svolta a causa del rifiuto del datore stesso. Viene inoltre chiarito che un atto di messa in mora contenuto in un ricorso giudiziario, anche se successivamente dichiarato nullo, conserva la sua efficacia.
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Obbligo retributivo: stipendio dovuto senza lavoro?
Una lavoratrice ottiene il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato e l'ordine di reintegro, ma il datore di lavoro non ottempera. La Cassazione conferma l'obbligo retributivo del datore di lavoro per il periodo di mancata prestazione, stabilendo che la messa in mora iniziale è sufficiente e non serve una nuova offerta di lavoro dopo la sentenza.
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Pensione e rapporto di lavoro: cosa succede al posto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 18209/2024, ha stabilito che la percezione della pensione di anzianità non comporta l'automatica estinzione del rapporto di lavoro. In un caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima, il lavoratore ha diritto alla reintegrazione anche se nel frattempo è andato in pensione. Tuttavia, il diritto alle retribuzioni matura solo dal momento della formale messa in mora del datore di lavoro. La sentenza chiarisce la distinzione tra la relazione previdenziale e quella lavorativa, confermando che la compatibilità tra pensione e rapporto di lavoro è la regola, salvo esplicita volontà contraria del dipendente.
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Risoluzione concordato preventivo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione concordato preventivo di una società per inadempimento. La Corte ha stabilito che la mancata soddisfazione dei creditori, dovuta a una liquidità inferiore alle attese, giustifica la risoluzione a prescindere da una colpa specifica del debitore, poiché la funzione primaria del concordato è tutelare i creditori.
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Obbligo retributivo cessione illegittima: la Cassazione
Con l'ordinanza n. 15276/2024, la Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo retributivo di un'azienda cedente nei confronti dei lavoratori in caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima. Anche se i dipendenti hanno lavorato per la società cessionaria, il rapporto giuridico con il datore di lavoro originario non si è mai interrotto. La Corte ha stabilito che le somme dovute hanno natura di retribuzione e non di risarcimento, rigettando sia il ricorso principale dell'azienda che quello incidentale dei lavoratori.
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Doppia retribuzione: sì al doppio stipendio
In un caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata inefficace, la Corte di Cassazione ha stabilito il diritto del lavoratore a una doppia retribuzione. Il lavoratore, pur avendo prestato servizio per la società acquirente, ha diritto a ricevere lo stipendio anche dalla società cedente, la quale aveva illegittimamente rifiutato la sua prestazione lavorativa. La Corte ha chiarito che si configurano due distinti rapporti di lavoro, uno di diritto con il cedente e uno di fatto con il cessionario, giustificando così il doppio compenso senza possibilità di detrazione.
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Spese di custodia veicolo sequestrato: chi paga?
La Cassazione chiarisce che le spese di custodia di un veicolo sequestrato, dopo la comunicazione del dissequestro, gravano sul soggetto indicato nel provvedimento come avente diritto alla restituzione, ovvero il proprietario. Irrilevanti i rapporti interni con la compagnia assicurativa che ha già pagato l'indennizzo per furto. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva applicato una norma poi dichiarata incostituzionale per la liquidazione forfettaria delle spese.
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Clausola risolutiva espressa: i limiti della buona fede
La Corte di Cassazione analizza un caso di mutuo fondiario, stabilendo che l'attivazione di una clausola risolutiva espressa da parte di una banca deve rispettare il principio di buona fede. Se il presupposto che giustifica la risoluzione viene meno per iniziativa del debitore, l'azione della banca può essere considerata illegittima. Tuttavia, ciò non esonera il debitore dal pagare le rate successive; un eventuale rifiuto del creditore deve essere contrastato con gli strumenti formali previsti dalla legge, come l'offerta reale, per non incorrere in inadempimento.
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Offerta non formale: quando è valida per il debitore?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8763/2024, chiarisce i requisiti dell'offerta non formale. Un committente, dopo aver ricevuto una richiesta di pagamento per lavori edili, inviava un telefax offrendo una somma inferiore. La Corte ha stabilito che tale comunicazione non costituisce un'offerta non formale valida ai sensi dell'art. 1220 c.c., poiché non metteva effettivamente e immediatamente la somma a disposizione del creditore. Di conseguenza, il debitore è stato condannato al pagamento degli interessi maturati fino al momento del pagamento effettivo, avvenuto in corso di causa.
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Risoluzione contratto: quando la restituzione è parziale
In un caso di compravendita di un macchinario industriale difettoso, la Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione contratto per mancanza di qualità essenziali. Tuttavia, ha riformato la sentenza d'appello, stabilendo che l'obbligo del venditore di restituire il prezzo è limitato alla somma effettivamente ricevuta e non all'intero importo pattuito, accogliendo parzialmente il ricorso del venditore.
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Assenza ingiustificata: licenziamento illegittimo
Un'agente di polizia municipale, sospesa cautelativamente a seguito di una condanna penale, veniva licenziata per assenza ingiustificata dopo non aver comunicato tempestivamente la successiva assoluzione in appello. La Corte di Cassazione, confermando la decisione dei giudici di merito, ha ritenuto inammissibile il ricorso del Comune, stabilendo che il licenziamento basato sulla sola assenza ingiustificata è illegittimo se non vi è un provvedimento formale di riammissione in servizio da parte del datore di lavoro.
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Natura retributiva obbligo: cessione d’azienda nulla
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3505/2024, ha ribadito un principio cruciale in materia di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima. Il caso riguarda una lavoratrice che, dopo la declaratoria di nullità del trasferimento, ha offerto la propria prestazione lavorativa all'originario datore di lavoro (cedente), il quale l'ha rifiutata. La Corte ha confermato che le somme dovute dal datore di lavoro cedente hanno natura retributiva e non risarcitoria. Di conseguenza, lo stipendio percepito dalla lavoratrice presso il datore di lavoro cessionario non può essere detratto, consolidando un orientamento a tutela del lavoratore.
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Valore della causa: come si calcola per le spese legali
La Corte di Cassazione chiarisce come determinare il valore della causa in una controversia di affitto agrario. In caso di domanda di risoluzione del contratto e di pagamento canoni, il valore si calcola sommando il valore della domanda di risoluzione (pari ai canoni residui fino a scadenza) a quello dei canoni richiesti. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente limitato il valore della causa alla sola morosità accertata, incidendo sulla corretta liquidazione delle spese legali.
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Interposizione di manodopera: obbligo retributivo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31612/2024, ha rigettato il ricorso di una società informatica, confermando la sua condanna al pagamento delle retribuzioni in favore di un gruppo di lavoratrici. Il caso riguardava una presunta interposizione di manodopera illecita. La Corte ha ribadito due principi fondamentali: le somme dovute ai lavoratori hanno natura retributiva e non risarcitoria, e l'obbligo di pagamento decorre dalla messa in mora, che può essere validamente contenuta nell'atto introduttivo del giudizio, senza dover attendere la pronuncia del giudice.
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Ferie non godute: il diritto all’indennità del dirigente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10031/2025, si è pronunciata sul caso di un dirigente pubblico con contratti a termine reiterati. La Corte ha stabilito il suo diritto al pagamento delle ferie non godute, invertendo l'onere della prova a carico del datore di lavoro. Ha invece rigettato la domanda di conversione del rapporto in tempo indeterminato, ma ha riconosciuto il diritto agli arretrati contrattuali specificamente richiesti.
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Esclusione socio cooperativa: motivi inammissibili
Una socia impugnava la delibera di esclusione da una cooperativa edilizia per il mancato pagamento delle quote di un mutuo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. I motivi del ricorso sono stati ritenuti inammissibili perché tentavano una rivalutazione dei fatti, mancavano di autosufficienza e, soprattutto, non si confrontavano con la vera ragione della decisione impugnata (la genericità e novità delle censure sollevate in appello). Il caso sottolinea l'importanza di formulare motivi di impugnazione specifici e pertinenti alla ratio decidendi della sentenza che si intende contestare.
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Messa in mora del datore: quando è dovuta la paga?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche a fronte di una sentenza che accerta l'esistenza di un rapporto di lavoro, i dipendenti non hanno diritto alla retribuzione per i periodi non lavorati se non hanno formalmente offerto la propria prestazione lavorativa. Senza una specifica messa in mora del datore, viene a mancare il presupposto per il diritto allo stipendio. Di conseguenza, le lavoratrici sono state condannate a restituire le somme precedentemente ricevute.
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Cessione ramo d’azienda: doppio stipendio legittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che in caso di cessione ramo d'azienda dichiarata illegittima, il lavoratore ha diritto alla retribuzione dal datore di lavoro originario (cedente) anche se ha continuato a lavorare e percepire uno stipendio dal nuovo datore (cessionario). La Corte ha chiarito che si configurano due rapporti di lavoro distinti: uno 'de iure' con il cedente, ripristinato dalla sentenza, e uno 'de facto' con il cessionario. Pertanto, la retribuzione percepita non può essere detratta da quella dovuta dal cedente, che si trova in mora credendi per non aver accettato la prestazione lavorativa offerta dal dipendente.
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Licenziamento e esclusione: reintegra dopo due sentenze
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto alla reintegrazione di una socia lavoratrice, prima licenziata e successivamente esclusa da una cooperativa. Entrambi gli atti sono stati annullati in giudizi separati. La Corte ha stabilito che l'annullamento della delibera di esclusione costituisce un fatto nuovo che supera il precedente giudicato che negava la reintegra, dando così diritto alla lavoratrice di ottenere la piena tutela ripristinatoria e risarcitoria.
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