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Art. 120 Testo Unico Bancario

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117 provvedimenti

Termine lungo impugnazione: un giorno fa la differenza
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso perché notificato un giorno dopo la scadenza del termine lungo impugnazione. L'ordinanza analizza il calcolo del termine, includendo la sospensione feriale e quella straordinaria per Covid-19, sottolineando l'importanza del rispetto perentorio delle scadenze processuali in un contenzioso bancario.
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Anatocismo bancario: la Cassazione esamina delibera CICR
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per la restituzione di somme indebitamente versate a titolo di interessi anatocistici e commissioni. Le corti di merito hanno respinto la domanda. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha ritenuto di particolare rilevanza l'interpretazione della delibera CICR del 9 febbraio 2000 sull'anatocismo bancario. Con ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio della causa a pubblica udienza per una trattazione approfondita, senza decidere nel merito.
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Onere della prova:inammissibilità del ricorso generico
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda contro un istituto di credito, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il caso riguarda l'onere della prova del credito bancario. I ricorrenti non avevano formulato contestazioni specifiche riguardo la documentazione prodotta dalla banca, limitandosi a critiche generiche. La Corte ha ribadito che il ricorso per cassazione non può tradursi in un riesame dei fatti già valutati nei gradi di merito.
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Inammissibilità appello: la specificità dei motivi
Un'azienda e i suoi garanti hanno citato in giudizio un istituto di credito per usura e anatocismo su un contratto di mutuo. Il Tribunale ha respinto le domande e la Corte d'Appello ha dichiarato il gravame inammissibile per mancanza di critiche specifiche alle motivazioni della prima sentenza. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che l'inammissibilità dell'appello deriva dalla mancata contestazione della ratio decidendi del giudice precedente, un errore procedurale fatale.
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Capitalizzazione interessi: l’obbligo del TAE
Una società correntista ha contestato alla propria banca la capitalizzazione interessi trimestrale. La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata indicazione del Tasso Annuo Effettivo (TAE) nel contratto rende inapplicabile la capitalizzazione stessa, non potendosi sanare il vizio con l'applicazione di un tasso sostitutivo. La sentenza della Corte d'Appello è stata cassata con rinvio.
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Usura bancaria: ricorso inammissibile per motivi nuovi
Una società contesta ad un istituto di credito l'applicazione di tassi di usura bancaria e anatocismo su un conto corrente. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei giudici di merito. I motivi sono respinti perché contestano accertamenti di fatto, sollevano questioni nuove e criticano scelte discrezionali del giudice non sindacabili in sede di legittimità.
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Mutuo solutorio: la Cassazione conferma la validità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società e dei suoi garanti che contestavano la validità di un mutuo solutorio, ovvero un prestito finalizzato a coprire un debito preesistente con lo stesso istituto di credito. La Corte ha confermato la piena legittimità di tale contratto, specificando che si perfeziona con la messa a disposizione giuridica della somma, anche se questa viene immediatamente utilizzata per estinguere il debito precedente. È stata inoltre ribadita la validità della normativa post-2000 in materia di anatocismo bancario.
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Clausola a prima richiesta: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione esamina un ricorso relativo a un contratto di garanzia bancaria. La Corte d'Appello aveva condannato una società garante al pagamento, interpretando una clausola di 'pagamento a prima richiesta' come indicativa di un contratto autonomo di garanzia, che impediva al garante di sollevare eccezioni. La società ha impugnato la decisione, sostenendo che si trattasse di una fideiussione ordinaria. La Cassazione, rilevando che la clausola non escludeva espressamente le eccezioni, ha ritenuto la questione meritevole di approfondimento e ha rinviato la causa alla pubblica udienza per definire i criteri interpretativi della clausola a prima richiesta e i suoi effetti sulla tutela del garante.
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Calcolo TEG anatocismo: la Cassazione chiarisce
Una società correntista e i suoi fideiussori hanno citato in giudizio un istituto di credito per l'addebito di interessi anatocistici e usurari. Dopo una condanna in primo grado e la conferma in appello, la Corte di Cassazione ha esaminato il caso. La Suprema Corte ha accolto diversi motivi di ricorso relativi alla prescrizione e a vizi procedurali, ma ha rigettato il motivo centrale sul calcolo TEG anatocismo. Ha stabilito che, in presenza di capitalizzazione legittima, gli interessi passivi diventano capitale e devono essere inclusi nel denominatore della formula per il calcolo del Tasso Effettivo Globale (TEG), al fine di non distorcere la verifica sull'usura. La sentenza è stata cassata con rinvio per i motivi accolti.
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Onere della prova conto corrente: la Cassazione decide
Una società cliente ha citato in giudizio una banca per addebiti illegittimi su un conto corrente. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda a causa della documentazione parziale e della prescrizione. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, chiarendo i principi sull'onere della prova conto corrente. Ha stabilito che un conto può essere ricalcolato anche con estratti conto parziali e che la prescrizione sui versamenti decorre solo dopo aver epurato il saldo dagli addebiti illegittimi.
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Clausola anatocistica: serve nuovo accordo post 2000
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28609/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di contratti bancari. Se una clausola anatocistica in un contratto di conto corrente stipulato prima del 2000 è nulla, l'istituto bancario non può introdurre una nuova forma di capitalizzazione degli interessi tramite un semplice adeguamento unilaterale. È invece necessaria una nuova ed espressa pattuizione tra la banca e il cliente. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva ritenuto legittimo l'adeguamento, ribadendo che la nullità radicale della clausola originaria rende impossibile il giudizio comparativo previsto dalla normativa. La sentenza chiarisce anche che il correntista ha sempre interesse a far dichiarare la nullità di tali clausole, a prescindere dalla possibilità di ottenere una restituzione di somme.
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Anatocismo bancario: no senza nuovo accordo scritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28599/2025, ha respinto il ricorso di un istituto di credito, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato l'illegittimità dell'applicazione dell'anatocismo bancario su un conto corrente. La Corte ha stabilito che, per i contratti stipulati prima della Delibera CICR del 2000, l'introduzione della capitalizzazione degli interessi richiede una nuova e specifica pattuizione scritta tra banca e cliente. La radicale nullità delle clausole anatocistiche preesistenti rende inapplicabile il meccanismo di adeguamento unilaterale da parte della banca, non essendo possibile un confronto con una condizione contrattuale invalida. La sentenza ha inoltre chiarito che la domanda di restituzione dell'indebito include implicitamente quella di rideterminazione del saldo del conto.
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Ripetizione indebito conto aperto: la Cassazione chiarisce
Una società ha citato in giudizio il proprio istituto di credito per l'applicazione di interessi illegittimi e altre spese non dovute su un conto corrente. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4214/2024, ha affrontato il tema della ripetizione indebito conto aperto, confermando che il cliente non può ottenere la restituzione materiale delle somme finché il rapporto è in corso, se i versamenti effettuati hanno avuto natura meramente ripristinatoria della provvista. Può, tuttavia, ottenere l'accertamento del saldo corretto e la rettifica del conto. La Corte ha rigettato sia il ricorso della banca che quello della società correntista.
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Cessione del credito: la Cassazione e il litisconsorzio
Dei fideiussori si opponevano a un decreto ingiuntivo ottenuto da una banca. Dopo la sentenza di primo grado, la banca cedeva il credito a una società terza. I fideiussori, nel ricorrere in Cassazione, notificavano l'atto solo alla banca originaria e non alla nuova società titolare del credito. La Suprema Corte ha rilevato il difetto di contraddittorio, ordinando di notificare il ricorso anche alla società cessionaria, in quanto successore a titolo particolare e litisconsorte necessario nel giudizio.
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Ammortamento alla francese: è legittimo? La Corte decide
Una banca ha appellato una sentenza che dichiarava il suo contratto di mutuo parzialmente nullo a causa del piano di ammortamento alla francese. I mutuatari hanno risposto con un appello incidentale, sostenendo l'usurarietà del contratto. La Corte d'Appello ha accolto l'appello della banca, stabilendo che l'ammortamento alla francese è un metodo di calcolo legittimo e non costituisce anatocismo vietato, in linea con le recenti decisioni della Cassazione. Di conseguenza, l'appello dei mutuatari è stato respinto e il contratto di mutuo è stato dichiarato pienamente valido.
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Polizza all risks TAEG: quando è esclusa dal calcolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante l'inclusione di una polizza all risks nel calcolo del TAEG per la verifica del superamento del tasso soglia usura. La decisione si fonda su motivi procedurali: il ricorrente non ha fornito la prova che la polizza garantisse il rimborso del credito, né ha contestato in modo specifico le motivazioni della corte d'appello, limitandosi a proporre una interpretazione alternativa. La Suprema Corte ha ribadito che il suo ruolo non è riesaminare il merito dei fatti.
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TAEG errato: non basta per la nullità del contratto
Un cliente ha contestato un contratto di finanziamento per un TAEG errato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che un TAEG errato, essendo un mero indicatore informativo, non causa automaticamente la nullità del contratto. Il costo effettivo del finanziamento è desumibile dalla somma delle singole voci di costo presenti nel contratto. La Corte ha anche ribadito che la natura obbligatoria o facoltativa di una polizza assicurativa è una valutazione di fatto riservata ai giudici di merito.
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Ammortamento alla francese: non è causa di nullità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33844/2024, ha respinto il ricorso di due mutuatari che contestavano la validità del loro contratto di mutuo basato su un piano di ammortamento alla francese. I ricorrenti sostenevano che tale metodo generasse anatocismo (interessi su interessi) e che il contratto fosse nullo per indeterminatezza. La Corte, richiamando una precedente decisione delle Sezioni Unite, ha stabilito che l'ammortamento alla francese è legittimo e non causa di per sé nullità contrattuale, anche se la modalità di calcolo degli interessi non è esplicitata in dettaglio.
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Ricorso inammissibile: i limiti del giudizio di Cassazione
Una società ha presentato ricorso in Cassazione contro una banca per una controversia su anatocismo e interessi. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della sua genericità, del tentativo di riesaminare i fatti del caso e della mancata prova documentale degli errori procedurali lamentati. La decisione sottolinea i rigorosi requisiti formali per adire la Corte di Cassazione.
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Ammortamento alla francese: Cassazione e anatocismo
Una coppia di mutuatari ha contestato il proprio contratto di mutuo con ammortamento alla francese, sostenendo la presenza di anatocismo (interessi su interessi). La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33314/2024, ha rigettato il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha chiarito che il piano di ammortamento alla francese non comporta di per sé anatocismo e non rende il contratto nullo per indeterminatezza, allineandosi a un precedente intervento delle Sezioni Unite. Inoltre, ha ribadito che l'onere di provare la mancanza di poteri di rappresentanza del legale della banca spetta alla parte che la contesta.
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