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Art. 12 delle preleggi

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508 provvedimenti

Assegno nucleo familiare: prova reddito per familiari
La Corte di Cassazione ha stabilito che per ottenere l'assegno per il nucleo familiare per i familiari residenti all'estero, il lavoratore straniero soggiornante di lungo periodo deve fornire la prova completa del reddito dell'intero nucleo familiare, inclusi i componenti non residenti in Italia. La mancata dimostrazione di tale requisito reddituale complessivo comporta il rigetto della domanda, in quanto costituisce un elemento essenziale per il riconoscimento del diritto al beneficio.
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Assegno familiare: prova del reddito è essenziale
La richiesta di un cittadino straniero per l'assegno familiare è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, sottolineando che il richiedente non aveva fornito la prova del reddito del proprio nucleo familiare. Tale prova è considerata un requisito essenziale e la sua mancanza ha reso impossibile accogliere la domanda, confermando che l'onere di dimostrare i fatti a fondamento del proprio diritto spetta sempre a chi agisce in giudizio.
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Requisito reddituale ANF: onere della prova del richiedente
Un cittadino straniero si è visto negare l'Assegno per il Nucleo Familiare (ANF) in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, stabilendo che il richiedente ha l'onere di allegare e dimostrare fin dall'inizio il possesso del requisito reddituale familiare. Tale requisito non è una mera condizione per il pagamento, ma un elemento costitutivo essenziale del diritto stesso, la cui mancanza di prova determina il rigetto della domanda.
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Valore indiziario mutuo: Cassazione su accertamento
Una società di costruzioni ha venduto immobili a un prezzo dichiarato inferiore all'importo del mutuo ottenuto dagli acquirenti. L'Agenzia delle Entrate ha utilizzato questo dato come valore indiziario mutuo per un accertamento fiscale. La Corte di Cassazione, annullando la decisione di merito, ha ribadito che un mutuo di importo superiore al prezzo di compravendita costituisce una presunzione grave, precisa e concordante di maggiori corrispettivi, legittimando la rettifica fiscale in assenza di prove contrarie fornite dal contribuente. La sentenza impugnata è stata cassata per 'motivazione apparente'.
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Accertamento socio società: la Cassazione decide
In un caso di accertamento al socio di una società fallita a ristretta base partecipativa, la Corte di Cassazione ha emesso un'importante ordinanza. È stato stabilito che il socio ha la legittimazione per impugnare l'avviso di accertamento notificato alla società (l'atto presupposto), in quanto da esso deriva la sua personale responsabilità fiscale. La Corte ha inoltre confermato che il raddoppio dei termini per l'accertamento, legato a violazioni penalmente rilevanti, non si applica all'IRAP. Infine, è stata ribadita la validità della presunzione di distribuzione degli utili extra-contabili ai soci nelle società con pochi membri.
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Onere della prova correntista: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito contro la condanna al pagamento di una somma a un correntista. Il ricorso, basato su una presunta violazione delle norme sull'onere della prova correntista in presenza di documentazione bancaria parziale, è stato respinto per mancanza di autosufficienza e perché le motivazioni del giudice di merito erano conformi alla giurisprudenza consolidata e non presentavano vizi logici tali da giustificare un intervento di legittimità.
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Controllo giudiziario dopo interdittiva antimafia
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5514/2025, ha stabilito che un'impresa può richiedere il controllo giudiziario volontario anche se ha ricevuto una seconda interdittiva antimafia, a condizione che quest'ultima sia stata impugnata. La Corte ha chiarito che, nonostante la mancata impugnazione della prima interdittiva, il carattere temporaneo e non definitivo di tale misura consente di accedere agli strumenti di tutela in occasione del suo rinnovo. La decisione annulla il provvedimento della Corte d'Appello che aveva dichiarato inammissibile l'istanza, sostenendo che ogni provvedimento di aggiornamento dell'interdittiva è un atto autonomo. L'ammissibilità della richiesta di controllo giudiziario non implica l'automatico accoglimento, che resta subordinato alla valutazione di merito del giudice della prevenzione.
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Inadempimento contrattuale: quando si applica?
In un complesso caso di inadempimento contrattuale derivante da un'operazione immobiliare speculativa, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del promissario acquirente. L'ordinanza chiarisce che la statuizione sulla soccombenza virtuale, contenuta in una sentenza che dichiara cessata la materia del contendere, può passare in giudicato se non viene impugnata, precludendo un nuovo esame dei fatti. Viene inoltre confermata l'ampia nozione di 'imprenditore' ai fini dell'applicazione degli interessi moratori nelle transazioni commerciali.
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NASpI e lavoro autonomo: obbligo di comunicazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che chi percepisce l'indennità NASpI e svolge un'attività di lavoro autonomo preesistente deve comunicare il reddito presunto all'ente previdenziale entro 30 giorni dalla domanda. L'omissione o il ritardo in questa comunicazione comporta la decadenza dal diritto al sussidio. Questa ordinanza chiarisce che l'obbligo di comunicazione, finalizzato a verificare lo stato di bisogno effettivo, si applica non solo alle nuove attività ma anche a quelle già in essere al momento della richiesta della NASpI.
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Azione di reintegrazione: il diritto alla sentenza
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di spoglio del possesso di una scaletta. Anche se la vittima recupera autonomamente il bene, persiste il suo interesse ad ottenere una sentenza. L'azione di reintegrazione serve infatti a dichiarare l'illegittimità della condotta, regolare le spese legali e consentire un'eventuale richiesta di risarcimento danni.
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Requisito reddituale assegno familiare: onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino straniero per il riconoscimento dell'assegno per il nucleo familiare. La decisione sottolinea che il richiedente ha l'onere di provare il requisito reddituale dell'intero nucleo familiare, inclusi i membri residenti all'estero. La mancata dimostrazione di tale reddito complessivo, considerato un elemento costitutivo del diritto, ha portato alla conferma delle sentenze di merito che avevano negato il beneficio.
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Assegno Nucleo Familiare: prova del reddito essenziale
Un cittadino straniero si è visto negare l'assegno nucleo familiare perché non ha fornito prova adeguata del reddito complessivo della sua famiglia, i cui membri risiedevano in parte all'estero. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che l'onere di dimostrare tutti i requisiti, incluso quello reddituale, spetta interamente al richiedente. La mancanza di questa prova è stata decisiva per il rigetto della domanda.
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Assegno familiare: la prova del reddito è decisiva
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un cittadino straniero per l'ottenimento dell'assegno per il nucleo familiare. La decisione si fonda sulla mancata e completa prova del reddito dell'intero nucleo familiare, inclusi i componenti residenti all'estero. La Suprema Corte ha sottolineato che la dimostrazione del requisito reddituale è un elemento costitutivo del diritto e non una mera condizione per l'erogazione, confermando così le sentenze dei gradi precedenti.
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Assegno nucleo familiare: onere della prova del reddito
La richiesta di un lavoratore straniero per l'assegno nucleo familiare è stata definitivamente respinta. La Corte di Cassazione ha confermato che il richiedente ha l'onere della prova di dimostrare il reddito complessivo di tutto il nucleo familiare, inclusi i membri residenti all'estero. La mancata fornitura di tale prova impedisce il riconoscimento del diritto, poiché il requisito reddituale è un elemento costitutivo della prestazione.
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Requisito reddituale assegno familiare: onere prova
La Corte di Cassazione conferma il diniego dell'assegno per il nucleo familiare a un lavoratore per il mancato assolvimento dell'onere della prova. Il caso evidenzia come il requisito reddituale familiare sia un elemento costitutivo del diritto, la cui dimostrazione, anche per i familiari residenti all'estero, spetta interamente al richiedente. La mancata allegazione e prova di tale requisito rende il ricorso inammissibile, senza possibilità di sanatoria in sede di legittimità.
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Assegno nucleo familiare: prova del reddito essenziale
La richiesta di un cittadino straniero per l'assegno nucleo familiare è stata respinta per non aver fornito prova sufficiente del reddito totale del suo nucleo familiare, compresi i membri residenti all'estero. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi inferiori, sottolineando che la dimostrazione del requisito reddituale è una condizione obbligatoria per ottenere il beneficio e un onere che ricade interamente sul richiedente.
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Abusi edilizi: tutele per chi compra un immobile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24008/2025, ha esaminato il caso di un acquirente che scopriva abusi edilizi su un immobile dopo la compravendita. La Corte ha chiarito che la dichiarazione generica del venditore sull'epoca di costruzione non lo esonera da responsabilità per ampliamenti abusivi successivi. La vicenda, qualificata non come 'aliud pro alio' ma come vendita di cosa gravata da oneri, ha portato a una riduzione del prezzo e a un risarcimento parziale del danno, cassando con rinvio la sentenza d'appello per una nuova valutazione di alcuni aspetti del risarcimento.
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Clausola sociale: obblighi per l’azienda subentrante
Una società di trasporti, subentrando in un appalto di TPL, ha disdetto unilateralmente gli accordi di secondo livello. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha stabilito che la clausola sociale e le specifiche del capitolato d'appalto obbligavano l'azienda a mantenere tali accordi per due anni, rendendo illegittima la disdetta e dovuto il pagamento delle differenze retributive al lavoratore.
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Clausola sociale: obblighi per chi subentra in appalto
La Corte di Cassazione ha stabilito che la società subentrante in un appalto di trasporto pubblico è tenuta a rispettare gli accordi aziendali preesistenti se una clausola sociale nel bando di gara lo prevede. La Corte ha ritenuto illegittima la disdetta unilaterale di tali accordi, confermando il diritto dei lavoratori alle differenze retributive, poiché la clausola sociale e il capitolato d'appalto creano un obbligo contrattuale vincolante per l'azienda, anche per un periodo di tempo definito.
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Notifica cartella di pagamento: i vizi procedurali
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento e le relative cartelle esattoriali, sostenendo di non averle mai ricevute. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha parzialmente accolto il ricorso. Pur ritenendo non fondate le critiche sulla motivazione della sentenza d'appello, ha ravvisato un vizio decisivo nella procedura di notifica cartella di pagamento: la mancata prova dell'effettivo invio della 'comunicazione di avvenuta notifica' (C.A.N.) per le cartelle notificate tramite deposito in casa comunale. Questo difetto ha portato la Corte a cassare la sentenza e a rinviare il caso al giudice di merito per una nuova valutazione, anche in merito all'interruzione della prescrizione.
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