LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 12 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

119 provvedimenti

Altri anni per Art. 12 Codice di Procedura Penale

Contestazioni a catena: tra custodia in carcere e libertà
Il Ricorrente ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che respingeva la richiesta di inefficacia della custodia cautelare per decorrenza dei termini. La difesa sosteneva l'applicazione delle contestazioni a catena, chiedendo la retrodatazione dei termini della seconda ordinanza (per estorsione) alla data della prima (per associazione mafiosa), ritenendo i reati strettamente connessi e desumibili dagli stessi atti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accertamento della connessione tra reati e la desumibilità degli indizi dagli atti sono valutazioni di merito riservate al giudice territoriale. La Cassazione non può sostituirsi a tale valutazione se la motivazione del provvedimento impugnato è logica e completa. Di conseguenza, l'imputato resta in carcere e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Utilizzabilità delle intercettazioni: da colpevole a innocente
Una donna era stata condannata per favoreggiamento personale per aver taciuto alla polizia il nome dell'aggressore del fratello, vittima di tentato omicidio. La prova della sua reticenza derivava da alcune intercettazioni telefoniche disposte proprio per indagare sul tentato omicidio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della donna, stabilendo che tali registrazioni non potevano essere usate per un reato diverso e meno grave come il favoreggiamento. La Suprema Corte ha chiarito che l'utilizzabilità delle intercettazioni in procedimenti diversi è vietata se il nuovo reato non rientra nei limiti edittali previsti dalla legge per disporre le intercettazioni stesse. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna perché il fatto non sussiste.
Continua »
Competenza territoriale reati tributari: ko la sede fittizia
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo nei confronti della Legale Rappresentante di una società, accusata di aver utilizzato fatture false emesse da una società cartiera. La difesa contestava la competenza territoriale del Tribunale di Verona, sostenendo che la competenza spettasse a Milano o Lodi. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo un importante principio sulla competenza territoriale reati tributari: quando la sede della società emittente è fittizia e non è possibile individuare il luogo esatto di emissione delle fatture, la competenza si radica nel luogo in cui è avvenuto il primo accertamento del reato. Nel caso specifico, le indagini e il sequestro dei documenti erano partiti da Verona, rendendo così legittimo l'operato del tribunale locale.
Continua »
Contestazioni a catena: la Cassazione frena i doppi arresti
L'Indagato ha proposto ricorso contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che negava la retrodatazione della custodia cautelare in carcere. La difesa sosteneva che i fatti contestati nella seconda ordinanza fossero anteriori alla prima misura, configurando l'ipotesi di contestazioni a catena. Il Tribunale aveva respinto l'istanza ritenendo erroneamente che i fatti del secondo procedimento fossero successivi a quelli del primo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarendo che la retrodatazione ex art. 297 c.p.p. richiede che i reati della seconda ordinanza siano stati commessi prima dell'emissione (e non dei fatti) della prima misura. La sentenza impugnata e' stata annullata con rinvio.
Continua »
Contestazione a catena: spaccio e associazione non si sommano
Il Ricorrente, accusato di far parte di un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La difesa ha invocato la contestazione a catena, chiedendo la retrodatazione dei termini di custodia cautelare. Sosteneva che i fatti fossero identici a quelli di un precedente arresto per spaccio e che i termini massimi fossero ormai scaduti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la contestazione a catena non si applica automaticamente se i procedimenti pendono davanti a uffici giudiziari diversi per ragioni di competenza e se il reato associativo, più grave e complesso, è emerso solo successivamente grazie a nuove prove e dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Di conseguenza, la misura cautelare in carcere resta pienamente valida ed efficace.
Continua »
Intercettazioni contestate ma utilizzabili: condanne confermate
Quattro imputati sono stati condannati per diversi reati, tra cui furti aggravati, ricettazione e incendio. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la valutazione degli indizi, il riconoscimento vocale e l'utilizzabilità delle intercettazioni provenienti da un altro procedimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la valutazione globale degli indizi, supportata da riscontri oggettivi come i tracciamenti GPS, supera la soglia dell'oltre ogni ragionevole dubbio. Inoltre, l'utilizzabilità delle intercettazioni è legittima in presenza di una forte connessione tra i reati indagati, senza necessità di un identico disegno criminoso. Di conseguenza, le condanne precedenti sono state confermate in via definitiva.
Continua »
Emissione di fatture per operazioni inesistenti: arresti validi
Due indagati, accusati del reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti, hanno impugnato l'ordinanza cautelare (arresti domiciliari e obbligo di dimora) contestando la competenza territoriale del Tribunale di Pisa e l'attualità delle esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi. I giudici hanno chiarito che, ai fini della valutazione della pericolosità sociale e del rischio di reiterazione del reato, il giudice può legittimamente considerare il numero elevato di fatture false emesse, in quanto indice di un dolo intenso e di una spiccata capacità a delinquere. Inoltre, l'attualità del pericolo non richiede che la condotta illecita sia ancora in corso, ma si fonda su una prognosi di continuità del rischio basata sulla personalità del soggetto e sulle modalità del fatto.
Continua »
Utilizzabilità delle intercettazioni: la corruzione cede al trojan
Il caso riguarda Il Ricorrente, indagato per corruzione, che contesta l'utilizzabilità delle intercettazioni provenienti da un altro procedimento penale avviato per reati di stampo mafioso e riciclaggio. Il Ricorrente mira a far dichiarare inutilizzabili tali prove per poter richiedere l'indennizzo per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, poiché il nuovo procedimento è stato iscritto dopo il 31 agosto 2020, si applica la nuova disciplina dell'articolo 270 del codice di procedura penale. Questa norma consente l'uso di intercettazioni nate in altri procedimenti per i reati contro la pubblica amministrazione puniti con reclusione non inferiore a cinque anni, come la corruzione. Di conseguenza, Il Ricorrente perde il ricorso e le intercettazioni restano pienamente utilizzabili.
Continua »
Custodia in carcere e contestazione a catena: la Cassazione annulla
Il Tribunale del Riesame di Catania aveva negato la retrodatazione dei termini di custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva l'esistenza di una contestazione a catena, poiché i fatti erano connessi a un precedente provvedimento cautelare emesso a Reggio Calabria e gli elementi indiziari erano già noti agli inquirenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando che il giudice del riesame ha errato nell'escludere il vincolo di connessione tra gli episodi di spaccio. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza impugnata, rinviando il caso al Tribunale di Catania per una nuova valutazione sulla decorrenza dei termini di custodia.
Continua »
Competenza territoriale: lo spaccio singolo non va al distretto
Un uomo, accusato di spaccio individuale di cocaina, ha contestato la misura dell'obbligo di firma. La difesa ha eccepito l'incompetenza del Giudice per le indagini preliminari distrettuale, sostenendo che il reato non fosse connesso all'associazione a delinquere contestata ad altri indagati nello stesso procedimento. Il Tribunale del Riesame ha rigettato l'eccezione, ma la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. I giudici di legittimità hanno stabilito che la competenza territoriale speciale della Procura distrettuale non si estende automaticamente ai reati singoli senza una motivazione chiara sul legame di connessione con il reato associativo. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
Continua »
Competenza per territorio: scontro tra Milano e Brescia
Il caso nasce da un'indagine per calunnia e diffamazione che coinvolgeva un magistrato e un avvocato. Il Giudice per le indagini preliminari di Brescia ha archiviato la posizione del magistrato e ha dichiarato la propria incompetenza per la parte restante riguardante l'avvocato, restituendo gli atti a Milano. Gli imputati hanno fatto ricorso in Cassazione denunciando l'abnormità della decisione per mancata promozione di un conflitto di competenza. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. Ha stabilito che, una volta archiviata la posizione del magistrato, cessa la competenza speciale e si applica la ordinaria competenza per territorio senza che operi la conservazione della giurisdizione. Il provvedimento del giudice bresciano è dunque pienamente legittimo e non abnorme.
Continua »
Sequestro probatorio di dispositivi elettronici: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il sequestro probatorio di dispositivi elettronici (un telefono e due computer) appartenenti a un indagato per bancarotta fraudolenta. L'indagato contestava la competenza del Tribunale e lamentava la mancanza di motivazione sulle finalità del sequestro. I giudici hanno chiarito che il sequestro è legittimo poiché i dati informatici sono indispensabili per ricostruire i rapporti societari e le condotte distruttive. Inoltre, il tribunale del riesame può integrare la motivazione del pubblico ministero. L'indagato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Conflitto di competenza: quando il processo si sdoppia
Un tribunale, diviso tra la sua composizione monocratica (giudice unico) e collegiale (tre giudici), ha sollevato un conflitto di competenza davanti alla Corte di Cassazione. Il caso riguardava quaranta capi d'accusa contro diversi imputati. Il giudice monocratico aveva trasmesso l'intero processo al collegio, ritenendo tutti i reati connessi a uno di competenza collegiale. Il collegio ha però rifiutato la competenza per gran parte delle accuse, non ravvisando alcun legame concreto. La Cassazione ha risolto il conflitto di competenza stabilendo che, in mancanza di una reale connessione (legame investigativo o logico) tra i reati, le accuse minori devono essere giudicate dal giudice monocratico. Di conseguenza, ha rispedito indietro gli atti per i reati minori, dividendo il processo.
Continua »
Retrodatazione della custodia cautelare: quando viene negata
L'Indagato, arrestato prima per furto e poi per associazione a delinquere, chiedeva la retrodatazione della custodia cautelare per il secondo reato, sostenendo che gli indizi fossero già noti agli inquirenti al momento del primo arresto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la retrodatazione della custodia cautelare non scatta per la semplice conoscenza storica dei fatti, ma richiede che gli atti iniziali contengano già un quadro indiziario completo e maturo, tale da consentire al pubblico ministero di richiedere subito la misura senza ulteriori indagini. Di conseguenza, l'indagato rimane in custodia e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Favoreggiamento personale: lo scanner anti-cimici non salva i condannati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di quattro soggetti condannati per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e favoreggiamento personale. Tra le condotte contestate, spicca quella di un uomo che aveva utilizzato uno scanner elettronico per individuare e rimuovere le microspie piazzate dalla polizia giudiziaria sull'auto di un complice. La difesa sosteneva l'inutilizzabilità delle intercettazioni provenienti da un altro procedimento e l'assenza di un reale danno alle indagini. I giudici hanno invece confermato la validità delle prove, evidenziando che la rimozione delle cimici ha effettivamente interrotto le registrazioni, integrando pienamente il reato di favoreggiamento personale. Tutti i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Sequestro preventivo per riciclaggio: annullato per reato all’estero
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di sequestro preventivo di cinquemila euro a carico di un cittadino straniero accusato di ricettazione e riciclaggio. L'indagato aveva ricevuto denaro di provenienza illecita su un conto corrente in Belgio tramite un bonifico dalla Lituania. I giudici di legittimità hanno stabilito che il giudice italiano non ha giurisdizione per la ricettazione avvenuta interamente all'estero. Inoltre, la Corte ha chiarito che l'autore del reato presupposto non può rispondere anche del reato di riciclaggio. Di conseguenza, il provvedimento di sequestro preventivo per riciclaggio è stato annullato con rinvio al Tribunale di Piacenza per un nuovo esame della vicenda.
Continua »
Retrodatazione della custodia cautelare: no ai reati di mafia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza che disponeva la sua custodia in carcere per estorsione mafiosa e incendio. La difesa chiedeva la retrodatazione della custodia cautelare, sostenendo che i fatti fossero già noti all'epoca di un precedente arresto per associazione mafiosa. La Suprema Corte ha chiarito che la retrodatazione non opera automaticamente per la sola comune matrice mafiosa dei reati, occorrendo una reale connessione o la desumibilità dei fatti dagli atti precedenti. Poiché la nuova informativa di reato era successiva al primo arresto e i reati rispondevano a dinamiche diverse, la richiesta è stata respinta. L'indagato resta in carcere e dovrà pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Competenza per territorio: la Cassazione decide tra Como e Napoli
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto negativo di competenza tra il GUP di Napoli e la Corte d'Appello di Milano. L'Imputato era accusato di peculato a Napoli e falso a Como. Al momento dei fatti le pene erano identiche, ma una successiva riforma ha inasprito la sanzione per il peculato prima dell'avvio dell'azione penale. Il GUP di Napoli sosteneva la competenza di Como basandosi sulla pena vigente al momento del reato. La Cassazione ha stabilito che la competenza per territorio per reati connessi si determina individuando il reato più grave in base alla pena vigente al momento dell'esercizio dell'azione penale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la competenza del GUP di Napoli.
Continua »
Retrodatazione della custodia cautelare: il no della Cassazione
L'Indagato ha richiesto la retrodatazione della custodia cautelare per decorrenza dei termini di fase, in relazione a due diverse ordinanze per reati di droga. Sebbene i fatti della seconda ordinanza fossero desumibili prima dell'emissione della prima, i procedimenti erano nati da indagini separate di diversi organi di polizia giudiziaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la retrodatazione della custodia cautelare non opera se la separazione dei procedimenti non deriva da una scelta deliberata del Pubblico Ministero, bensì da filoni investigativi autonomi. L'Indagato resta quindi in custodia cautelare.
Continua »
Utilizzabilità delle intercettazioni: respinto il ricorso
Un Pubblico Ufficiale della Guardia di Finanza è stato sospeso per un anno dall'esercizio delle sue funzioni con l'accusa di corruzione. Secondo l'accusa, l'uomo, insieme a un collega, avrebbe accettato promesse di denaro da un imprenditore in cambio di informazioni riservate su indagini e intercettazioni in corso. La difesa ha contestato l'utilizzabilità delle intercettazioni provenienti da un altro procedimento per reati fiscali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura cautelare. I giudici hanno stabilito la piena utilizzabilità delle intercettazioni in quanto sussiste un legame di connessione sostanziale tra i reati originari e la corruzione. Inoltre, le conversazioni intercettate tra terzi non costituiscono una chiamata in correità e possono essere valutate liberamente dal giudice come prova diretta o indizio grave, senza necessità di riscontri esterni.
Continua »