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Art. 12 Codice Civile

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492 provvedimenti

Lavoro effettivo NASpI: sì anche senza prestazione
Un lavoratore, licenziato e poi reintegrato per ordine del giudice, non veniva riammesso in servizio ma continuava a percepire retribuzione e contributi. Dopo un secondo licenziamento, l'INPS negava la NASpI per mancanza del requisito del "lavoro effettivo". La Cassazione ha stabilito che il concetto di lavoro effettivo NASpI ha valenza giuridica: il requisito è soddisfatto ogni volta che sussiste il diritto a retribuzione e contribuzione, anche se la prestazione lavorativa è rifiutata ingiustamente dal datore di lavoro.
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Residenza lavorativa: legittima clausola selettiva
Un'azienda di trasporti ha escluso alcuni dipendenti da una selezione interna a causa di una clausola che richiedeva una pregressa "residenza lavorativa" nel territorio di destinazione. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di tale requisito, ritenendolo una scelta organizzativa ragionevole e non arbitraria, finalizzata a garantire una conoscenza approfondita del territorio necessaria per la mansione. Il ricorso dei lavoratori è stato quindi respinto.
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Retribuzione per ferie: quali voci includere?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13044/2025, ha stabilito che le indennità perequativa e compensativa, essendo intrinsecamente legate alle mansioni svolte, devono essere incluse nel calcolo della retribuzione per ferie. La decisione si fonda sul principio eurounitario secondo cui la retribuzione durante le ferie deve essere tale da non dissuadere il lavoratore dal godere del proprio diritto al riposo. La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando le sentenze di merito che davano ragione ai dipendenti.
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Giudicato e rapporti di lavoro: la decisione passata
Un ex lettore universitario ha richiesto differenze retributive per il periodo 2009-2017, basandosi su un precedente giudicato che gli riconosceva un parametro retributivo superiore per il periodo fino al 2008. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'efficacia del precedente giudicato si estende anche ai periodi successivi. La Corte ha chiarito che se una legge, pur sopravvenuta, è già stata valutata e ritenuta inapplicabile nel primo giudizio, la decisione passata in giudicato mantiene la sua autorità vincolante per il futuro, garantendo certezza nei rapporti giuridici di durata.
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Giudicato esterno: vincolante per il futuro? La Cassazione
Una lavoratrice ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro per differenze retributive relative al periodo 2009-2017, chiedendo l'applicazione dello stesso criterio di calcolo stabilito in una precedente sentenza definitiva. La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta, invocando una nuova legge. La Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il principio del giudicato esterno rende la precedente sentenza vincolante anche per i periodi successivi, poiché la questione dell'applicabilità della nuova legge era già stata decisa in via definitiva tra le parti.
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Giudicato esterno: la Cassazione ne riafferma il valore
Il caso analizza una disputa tra una collaboratrice linguistica e un'università per differenze retributive. La Corte di Cassazione ha rafforzato il principio del giudicato esterno, stabilendo che una precedente sentenza definitiva, che definisce il metodo di calcolo della retribuzione, mantiene la sua efficacia per i periodi futuri dello stesso rapporto di lavoro. La Corte ha chiarito che se la sentenza passata in giudicato ha già escluso l'applicazione di una nuova legge (ius superveniens), quest'ultima non può essere invocata per modificare i diritti già accertati.
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Contratto monofirma: la Cassazione conferma la validità
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di una società e del suo garante contro una banca. La Corte ha confermato la validità del contratto monofirma, ritenendo sufficiente la sola sottoscrizione del cliente se il contratto è redatto per iscritto e una copia è consegnata. Ha inoltre chiarito che il disconoscimento di una copia deve essere specifico, indicando le differenze con l'originale. Infine, ha qualificato la garanzia prestata come un contratto autonomo, limitando le eccezioni opponibili dal garante.
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Revoca dimissioni periodo prova: sì alla reintegra
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore può legittimamente revocare le proprie dimissioni anche se presentate durante il periodo di prova. La normativa sulle dimissioni telematiche e sulla facoltà di revoca entro sette giorni si applica pienamente, prevalendo sul principio di libera recedibilità del patto di prova. A seguito della revoca, l'azienda deve reintegrare il dipendente per consentirgli di completare il periodo di prova, poiché il rapporto di lavoro si considera come mai interrotto.
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Condono tombale: non blocca la verifica sui crediti
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una società che, dopo aver posto in essere operazioni finanziarie complesse per creare crediti d'imposta fittizi, ha richiesto un condono tombale. L'Agenzia delle Entrate aveva negato il condono, ritenendolo un atto in frode alla legge. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, stabilendo un principio fondamentale: il condono tombale definisce i debiti fiscali del contribuente ma non sana né rende intoccabili i crediti d'imposta, che l'Amministrazione Finanziaria ha sempre il potere di verificare e contestare.
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Spese di lite: vittoria parziale e condanna
Due cittadine si opponevano a un ingente atto di precetto da parte di un ente comunale. Sebbene avessero ottenuto una riduzione, anche se minima, dell'importo dovuto, la Corte d'Appello le aveva condannate a pagare gran parte delle spese di lite. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando il principio fondamentale che chi vince, anche solo parzialmente, non può mai essere condannato a pagare le spese legali della controparte. In questi casi, il giudice può al massimo disporre la compensazione delle spese di lite.
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Mutatio Libelli: quando non puoi cambiare domanda
Un agente commerciale ottiene un decreto ingiuntivo per provvigioni non pagate. Nel successivo giudizio di opposizione, tenta di modificare la base della sua pretesa, sostenendo che le somme fossero un compenso fisso per un altro incarico. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando tale modifica una inammissibile 'mutatio libelli'. Il creditore, nel giudizio di opposizione, non può introdurre una domanda nuova e diversa rispetto a quella posta a fondamento del ricorso monitorio.
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Assegno familiare: prova del reddito è obbligatoria
La richiesta di un lavoratore per l'assegno familiare destinato ai parenti all'estero è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che il richiedente non ha fornito prove adeguate del requisito reddituale. La sentenza ribadisce che allegare e dimostrare la propria situazione reddituale è un presupposto essenziale per ottenere il beneficio, e tale mancanza non può essere sanata in fasi successive del giudizio.
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Assegno nucleo familiare: prova del reddito è onere
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di un lavoratore per l'assegno nucleo familiare destinato ai parenti residenti all'estero. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione del requisito reddituale in primo grado. Secondo la Corte, l'onere della prova grava sul richiedente e non è possibile produrre documenti essenziali per la prima volta in appello se non esiste una precedente traccia probatoria.
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Assegno nucleo familiare: prova del reddito essenziale
La Cassazione rigetta il ricorso di un cittadino straniero per l'assegno nucleo familiare, confermando che la mancata prova del requisito reddituale impedisce il riconoscimento del diritto. L'onere della prova grava sul richiedente, che deve allegare in modo specifico i redditi propri e del nucleo, non potendo sopperire con una richiesta tardiva di produzione documentale in appello.
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Assegni nucleo familiare: la prova del reddito è onere
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un lavoratore straniero per gli assegni nucleo familiare, confermando che la prova del requisito reddituale è un onere del richiedente. La semplice attestazione di famiglia non è sufficiente e la mancata allegazione specifica dei fatti reddituali in primo grado impedisce la produzione di nuovi documenti in appello.
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Termine riscossione spese penali: non c’è decadenza
Una contribuente si opponeva a una cartella di pagamento per multe e ammende penali, sostenendo che l'ente di riscossione avesse superato il termine per l'iscrizione a ruolo del debito. I giudici di merito le avevano dato ragione, annullando la cartella. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che il termine per la riscossione delle spese penali non è perentorio. Di conseguenza, il suo superamento non provoca la decadenza del diritto di riscossione né la nullità dell'atto, confermando la piena validità della pretesa creditoria.
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Rapporto di lavoro in cooperativa: la Cassazione decide
La Cassazione ha stabilito che il rapporto di lavoro in cooperativa può persistere anche dopo l'esclusione del socio lavoratore. In un caso di cessione d'azienda, la società acquirente è stata condannata a versare i contributi previdenziali, poiché la cessazione del vincolo associativo non implica automaticamente la fine del rapporto di lavoro subordinato.
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Tassazione piattaforme offshore: la Cassazione conferma
Una società energetica ha impugnato un avviso di accertamento per IMU e TASI relativo a una piattaforma offshore, sostenendo la mancanza di potestà impositiva del Comune sul mare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della tassazione delle piattaforme offshore. La Corte ha stabilito che la sovranità dello Stato si estende al mare territoriale e con essa la potestà impositiva dei comuni costieri. Per gli immobili non iscritti al catasto, come la piattaforma, è corretto utilizzare il criterio contabile per determinare la base imponibile.
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Tassazione piattaforme offshore: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la tassazione piattaforme offshore per IMU e TASI è legittima da parte dei comuni costieri. Una società energetica aveva impugnato un avviso di accertamento, sostenendo che la propria piattaforma, situata in acque territoriali, fosse fuori dalla giurisdizione fiscale del comune. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che il territorio comunale si estende concettualmente al mare antistante e che la piattaforma beneficia di servizi e infrastrutture a terra (porti, strade, servizi amministrativi), giustificando l'imposizione fiscale. La mancanza di accatastamento non è un ostacolo, potendosi utilizzare il metodo contabile per determinare la base imponibile.
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Tassazione piattaforme offshore: la Cassazione conferma
Una società energetica ha contestato un avviso di accertamento per IMU e TASI relativo a una piattaforma offshore, sostenendo la mancanza di potestà impositiva del Comune costiero. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della tassazione delle piattaforme offshore. La Corte ha stabilito che la potestà impositiva comunale si estende al mare territoriale antistante e che le piattaforme, pur non essendo accatastate, sono considerabili immobili tassabili sulla base del loro valore contabile, in quanto beneficiano dei servizi e delle infrastrutture fornite dal Comune sulla costa.
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