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art. 12-bis del d.lgs. n. 74 del 2000

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33 provvedimenti

Sequestro per equivalente: onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di sequestro per equivalente per reati tributari. La Corte ha stabilito che, in caso di illeciti commessi tramite una persona giuridica, l'onere di dimostrare la capienza patrimoniale della società spetta all'indagato che si oppone al sequestro sui propri beni personali. Non è compito del Pubblico Ministero condurre un'indagine preliminare esaustiva sul patrimonio sociale. La sentenza ribadisce che il sequestro per equivalente è legittimo quando non risultano beni disponibili in capo all'ente, e spetta alla fase esecutiva aggredire in via prioritaria il patrimonio della società.
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Confisca profitto reato tributario: esclusa l’IRAP
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5148/2024, ha stabilito un importante principio in materia di confisca del profitto da reato tributario. In un caso di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, la Suprema Corte ha chiarito che l'importo dell'IRAP evasa deve essere escluso dal calcolo della somma da confiscare. Secondo i giudici, l'IRAP non è un'imposta sui redditi in senso tecnico, ma un tributo basato sulla capacità produttiva autonoma dell'impresa, e quindi non rientra nel perimetro del reato contestato. La confisca resta invece valida per IRPEF, IVA e addizionali regionali e comunali.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del curatore di una società fallita contro un sequestro preventivo. La decisione si basa sulla sopravvenuta carenza di interesse, sorta a seguito dell'assoluzione dell'ex amministratrice e della restituzione delle somme al fallimento, eliminando la necessità di una pronuncia nel merito.
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Confisca per equivalente e beni del terzo: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la confisca per equivalente di un immobile, formalmente di proprietà di una società unipersonale della figlia del condannato. La Corte ha stabilito che, ai fini della confisca, rileva la 'disponibilità' effettiva del bene da parte del condannato, non la titolarità formale. L'operazione di cessione societaria è stata ritenuta un artificio per sottrarre il bene alla garanzia patrimoniale dello Stato, escludendo la buona fede della figlia acquirente.
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Confisca per equivalente: obbligo di motivazione
Un imprenditore, condannato per reati tributari, ha visto parzialmente accolto il suo ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha annullato la condanna limitatamente alla confisca per equivalente disposta sui suoi beni personali. Il principio chiave affermato è che il giudice, prima di applicare questa misura, ha l'obbligo di motivare l'impossibilità di procedere con una confisca diretta del profitto del reato sui beni della società. La questione è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Profitto reato tributario: annullato sequestro
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo a carico di un imprenditore accusato di indebita compensazione di debiti tributari con crediti inesistenti. La decisione si fonda sulla distinzione cruciale tra la consumazione del reato e la realizzazione del profitto: poiché l'Agenzia delle Entrate aveva bloccato l'operazione prima del suo perfezionamento, non si è verificato alcun danno effettivo per l'erario né un reale risparmio di spesa per l'imprenditore. Di conseguenza, in assenza di un concreto profitto reato tributario, il sequestro finalizzato alla confisca è stato ritenuto illegittimo.
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Omesso versamento IVA: la crisi non è forza maggiore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un amministratore per omesso versamento IVA e ritenute, stabilendo che la crisi di liquidità dell'azienda non costituisce una causa di forza maggiore. Secondo i giudici, le difficoltà economiche rientrano nel normale rischio d'impresa e la responsabilità penale è esclusa solo se si dimostra di aver fatto tutto il possibile per adempiere agli obblighi fiscali. La sentenza ha però ridotto la durata di una pena accessoria, adeguandola al minimo di legge.
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Appello riqualificato: errore e rimedio processuale
Una società ha impugnato erroneamente in Cassazione un'ordinanza di confisca emessa dal giudice dell'esecuzione. La Suprema Corte, invece di dichiarare l'inammissibilità, ha disposto un appello riqualificato, convertendo il ricorso in opposizione e rinviando gli atti allo stesso giudice. Questa decisione protegge il diritto della parte a un riesame nel merito, applicando il principio del 'favor impugnationis'.
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Sequestro preventivo terzo: obbligo di motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo terzo per vizio di motivazione. Il caso riguardava i beni di una società, sequestrati nell'ambito di un procedimento per riciclaggio a carico di un altro soggetto. La Suprema Corte ha stabilito che il Tribunale del riesame non può limitarsi a richiamare la sentenza di condanna non definitiva, ma deve motivare in modo autonomo e specifico il nesso tra i beni del terzo e il reato contestato, specificando se ne costituiscano il corpo o il profitto.
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Sequestro preventivo terzo: obbligo di motivazione
Una società terza, proprietaria di immobili, ricorre contro un sequestro preventivo disposto nell'ambito di un procedimento per riciclaggio a carico di un altro soggetto. La Cassazione annulla l'ordinanza del Tribunale del riesame, affermando il principio che il giudice deve fornire una motivazione autonoma e specifica sul legame tra i beni e il reato, senza potersi limitare a richiamare una sentenza di condanna non ancora definitiva. L'analisi del sequestro preventivo terzo richiede una valutazione approfondita dei diritti del terzo estraneo al reato.
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Confisca per equivalente: quando è obbligatoria?
La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi contro un'ordinanza di confisca per equivalente per reati tributari. La Corte ha stabilito che la confisca è obbligatoria dopo il patteggiamento, indipendentemente da un precedente sequestro preventivo, e ha confermato la ripartizione del profitto in parti uguali tra i concorrenti in assenza di prove contrarie.
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Omessa dichiarazione e dolo: la Cassazione chiarisce
Un imprenditore, condannato per omessa dichiarazione fiscale, ha presentato ricorso sostenendo di essersi affidato in buona fede a un professionista. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'obbligo dichiarativo è personale e non delegabile. La Corte ha chiarito che il dolo specifico di evasione può essere desunto dall'entità dell'imposta evasa e dalla piena consapevolezza del contribuente riguardo al proprio debito fiscale, rendendo irrilevante la mera 'culpa in vigilando' sul commercialista.
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Confisca obbligatoria: la Cassazione annulla sentenza
Il legale rappresentante di una società era stato condannato per aver utilizzato crediti inesistenti in compensazione. Il giudice di primo grado, però, aveva omesso di disporre la confisca obbligatoria del profitto del reato. La Corte di Cassazione, su ricorso del Procuratore, ha annullato la sentenza proprio su questo punto, ribadendo che la confisca obbligatoria è una sanzione inderogabile che il giudice deve sempre applicare. Il caso è stato rinviato al tribunale per una nuova decisione.
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