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Art. 1173 Codice Civile

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257 provvedimenti

Gravi difetti: quando un vizio è risarcibile? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che non tutti i vizi di costruzione rientrano nella categoria dei "gravi difetti" secondo l'art. 1669 c.c. Nel caso specifico di macchie di umidità causate da una cappa da cucina difettosa, la Corte ha confermato la decisione d'appello, negando il risarcimento. Si è chiarito che, per essere considerati gravi, i difetti, anche se relativi a elementi accessori, devono compromettere in modo apprezzabile la funzionalità e il godimento dell'immobile, cosa non avvenuta in questa fattispecie. È stata inoltre esclusa l'applicabilità della tutela risarcitoria generale dell'art. 2043 c.c., poiché le tutele specifiche per i vizi della cosa venduta prevalgono.
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Risoluzione per impossibilità sopravvenuta: No al Danno
La Corte di Cassazione chiarisce che in caso di risoluzione per impossibilità sopravvenuta di un contratto preliminare, dovuta a fattori esterni non imputabili alle parti, non è dovuto il risarcimento del danno. La vicenda riguardava un contratto per la cessione di quote societarie finalizzato alla realizzazione di una discarica, progetto divenuto impossibile a causa di un contenzioso tra terzi. La Suprema Corte ha stabilito che, in assenza di colpa, l'unica conseguenza della risoluzione è l'obbligo di restituire le prestazioni già ricevute, annullando la precedente condanna al risarcimento delle spese di progettazione.
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Danno erariale: la Cassazione sul risarcimento
La Corte di Cassazione affronta un complesso caso di contrabbando e associazione per delinquere, chiarendo i confini del danno erariale risarcibile in sede penale. La sentenza distingue nettamente tra la pretesa dell'Agenzia delle Dogane, ammessa al risarcimento, e quella dell'Agenzia delle Entrate, esclusa poiché deve agire con gli strumenti di riscossione coattiva. Viene stabilito che il danno per l'erario, quando l'illecito è commesso da terzi rispetto al contribuente, può coincidere con l'imposta evasa, a condizione che l'amministrazione dimostri la perdita del credito.
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Revocazione credito fallimentare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di revocazione di un credito ammesso al passivo di un fallimento. Un curatore scopre, dopo l'ammissione, documenti che provano l'avvenuto pagamento del debito da parte di un terzo. La Corte rigetta il ricorso del creditore, stabilendo che il termine per la revocazione decorre non dalla mera conoscenza dell'esistenza dei documenti, ma dal momento in cui se ne comprende appieno la portata decisiva. Viene inoltre confermato che il pagamento estingue il debito, a prescindere da chi lo abbia effettuato, rendendo legittima la revocazione del credito fallimentare.
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Interessi moratori ASL: quando non si applicano
Una società di factoring ha richiesto gli interessi moratori speciali a un'ASL per il ritardato pagamento di forniture di ausili ortopedici. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che senza un contratto formale scritto, il rapporto non costituisce una "transazione commerciale" ai sensi del D.Lgs. 231/2002. L'obbligazione di pagamento dell'ASL deriva dal completamento di una procedura amministrativa regolamentata e non da un accordo contrattuale, pertanto non sono dovuti gli interessi moratori speciali ma solo quelli ordinari.
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Affidamento incolpevole: PA non responsabile se c’è giudizio
La Corte di Cassazione stabilisce che non sussiste la responsabilità della Pubblica Amministrazione per lesione dell'affidamento incolpevole quando un'autorizzazione amministrativa viene annullata in sede giudiziale e il privato era a conoscenza della pendenza del giudizio. Avviare i lavori in pendenza di un ricorso contro l'autorizzazione costituisce un'assunzione di rischio consapevole da parte dell'impresa, che esclude il diritto al risarcimento dei danni.
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Trasferimento d’azienda: sì all’art. 2112 c.c. nel TPL
Un ex dipendente di una società di trasporti fallita ha rivendicato il diritto alla continuità del rapporto di lavoro con la società subentrante. La Corte di Cassazione ha stabilito che si configura un trasferimento d'azienda, con applicazione dell'art. 2112 c.c., anche quando tra la vecchia e la nuova gestione privata si inserisce una gestione governativa temporanea, definita 'ponte', finalizzata a garantire la continuità del servizio pubblico. La sentenza chiarisce che tale gestione intermedia non interrompe la sequenza del trasferimento, tutelando i diritti dei lavoratori.
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Danno da affidamento: la nuova giurisdizione
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, stabilisce un importante cambiamento in materia di danno da affidamento. A seguito dell'annullamento di un permesso di costruire illegittimo, la richiesta di risarcimento danni da parte dei cittadini non rientra più nella giurisdizione del giudice ordinario, ma in quella esclusiva del giudice amministrativo. La Corte ha ritenuto che la condotta della Pubblica Amministrazione che genera l'affidamento del privato sia inestricabilmente connessa all'esercizio del potere pubblico, soprattutto in materie come l'urbanistica.
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Impugnazione delibera condominiale: come contestare
La Corte di Cassazione chiarisce i termini per l'impugnazione della delibera condominiale. In un caso di opposizione a un decreto ingiuntivo per spese condominiali, i ricorrenti lamentavano errori contabili nel rendiconto. La Corte ha stabilito che tali vizi rendono la delibera annullabile, non nulla, e che deve essere impugnata entro 30 giorni con un'azione specifica. La semplice opposizione al decreto ingiuntivo, senza una domanda di annullamento, non è sufficiente per contestare la validità del rendiconto approvato.
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Litisconsorzio necessario: clausola regolamento
La Corte di Cassazione stabilisce che l'azione per dichiarare nulla o inefficace una clausola del regolamento condominiale contrattuale deve coinvolgere tutti i condomini. La sentenza chiarisce che si tratta di un'ipotesi di litisconsorzio necessario, poiché la decisione sulla ripartizione delle spese ha effetti inscindibili sull'intera compagine condominiale, rendendo invalida la precedente pronuncia emessa a contraddittorio non integro.
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Compensazione impropria: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione interviene su un caso di esecuzione forzata avviata da due lavoratori contro il proprio datore di lavoro. I lavoratori, forti di un'ordinanza cautelare e di una successiva sentenza di merito, richiedevano il pagamento di un'indennità e delle spese legali. Il datore di lavoro si opponeva, sostenendo di aver già versato somme superiori a quelle dovute. La Corte ha risolto la controversia applicando il principio della compensazione impropria, stabilendo che i reciproci debiti e crediti, derivando dallo stesso rapporto di lavoro, dovevano essere bilanciati. Di conseguenza, ha confermato l'obbligo dei lavoratori di restituire le somme percepite in eccesso, ma ha corretto la decisione d'appello specificando che da tale importo dovevano essere detratte le spese legali liquidate nell'ordinanza cautelare, la quale non aveva perso efficacia.
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Uso aziendale: la Cassazione fissa i limiti alla revoca
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12473/2025, ha stabilito che un'azienda non può revocare unilateralmente e implicitamente un uso aziendale favorevole ai dipendenti, come la prassi di non assorbire il superminimo. Per essere legittima, la revoca deve essere giustificata da un mutamento delle circostanze e comunicata formalmente a tutti i lavoratori, in ossequio ai principi di correttezza e buona fede.
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Legittimazione attiva consorzio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12773/2025, ha negato la legittimazione attiva di una società consortile nel richiedere un risarcimento danni a un ente comunale per un contratto di appalto. La Corte ha stabilito che la costituzione di un consorzio per l'esecuzione dei lavori non comporta un automatico subentro nei diritti e obblighi del contratto originario, che restano in capo alle imprese appaltatrici. Pertanto, in assenza di una provata cessione del contratto, il consorzio non può agire in giudizio contro la stazione appaltante.
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Obbligo contrattuale da scritture private: il caso
Un imprenditore ricorre in Cassazione contro una condanna per inadempimento di un obbligo contrattuale derivante da due scritture private. La Corte d'Appello aveva considerato tali accordi vincolanti, riformando la sentenza di primo grado. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando che l'interpretazione del contratto è una valutazione di merito del giudice e che non si possono introdurre nuove questioni legali in sede di legittimità.
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Sfruttamento economico registrazioni: onere della prova
Una casa discografica ha citato in giudizio gli eredi di un compositore e le società editrici per i danni derivanti dal negato sfruttamento economico delle registrazioni musicali in formato digitale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che spetta al produttore (creditore) l'onere della prova di aver avviato concrete trattative per ottenere le licenze necessarie. La Corte ha inoltre escluso l'applicabilità della responsabilità da contatto sociale in assenza di specifici obblighi di protezione imposti dalla legge.
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Responsabilità funzionario: chi paga senza contratto?
Una società che ha continuato a fornire un servizio a un Comune dopo la scadenza del contratto si è vista negare il pagamento. La Cassazione chiarisce la responsabilità del funzionario pubblico in questi casi e dichiara inammissibile il ricorso della società per un vizio processuale: non aver impugnato tutte le motivazioni della sentenza d'appello. La decisione sottolinea che, secondo la normativa, il debito ricade sul funzionario che ha consentito la spesa senza copertura formale.
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Responsabilità del produttore: il caso protesi difettose
Un paziente ha citato in giudizio il produttore di protesi d'anca rivelatesi difettose. I tribunali di primo e secondo grado avevano respinto la richiesta di risarcimento, applicando il termine di decadenza decennale previsto dal Codice del Consumo, decorrente dalla data di immissione in commercio del prodotto. La Corte di Cassazione, pur confermando la correttezza dell'applicazione del termine di decadenza per la specifica azione di responsabilità del produttore, ha cassato la sentenza con rinvio. La Corte ha ritenuto che i giudici di merito abbiano errato nel non valutare la sussistenza di una responsabilità extracontrattuale (ex art. 2043 c.c.) in capo all'azienda, sorta dal momento in cui questa è venuta a conoscenza della difettosità dei suoi prodotti (a seguito di richiami dal mercato) e ha omesso di informare i pazienti già impiantati, violando così un obbligo di protezione e aggravando il danno.
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Affidamento riscatto: no se i lavori sono abusivi
Un'inquilina di un alloggio popolare, dopo aver eseguito lavori di ristrutturazione anche nel sottotetto, confidava di poter acquistare l'intero immobile. L'ente proprietario, riscontrate irregolarità, ha negato il riscatto e ottenuto la risoluzione del contratto di locazione. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, dichiarando inammissibile il ricorso dell'inquilina. La Corte ha stabilito che non può sorgere un legittimo affidamento riscatto alloggio popolare a fronte di un inadempimento grave, come la realizzazione di opere non autorizzate che alterano la struttura dell'immobile.
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Inammissibilità ricorso cassazione: l’autosufficienza
Una società di servizi si opponeva a un decreto ingiuntivo ottenuto da un fornitore di veicoli industriali per il mancato pagamento di un debito, regolato da due scritture private. Dopo la conferma della decisione in primo e secondo grado, la società ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso cassazione, sottolineando come i motivi fossero viziati da difetto di autosufficienza: la ricorrente non aveva riportato integralmente i testi degli accordi contestati, impedendo alla Corte di valutare la fondatezza delle censure senza ricorrere ad atti esterni.
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Risarcimento danno direttiva: la data del reato conta
In un caso di risarcimento del danno per tardiva attuazione di una direttiva europea a tutela delle vittime di reati violenti, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio cruciale. Il diritto alla rivalutazione monetaria della somma liquidata non decorre dalla data di scadenza del termine per il recepimento della direttiva, ma dal giorno in cui si è verificato il fatto dannoso. Questo perché è in quel momento che il soggetto acquisisce lo status di vittima e sorge il suo diritto al risarcimento, configurandosi come un debito di valore che deve essere adeguato al potere d'acquisto del denaro dal momento del danno fino alla liquidazione finale.
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