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Art. 117 TUIR

31 provvedimenti

Accertamento del passivo fallimentare batte le pretese arbitrali
Una società controllante e la sua controllata avevano adottato il regime del consolidato fiscale. La controllata vantava un credito di rimborso IRES dall'Agenzia delle Entrate, formalmente gestito dalla controllante. Successivamente, la società controllante è stata dichiarata fallita. La controllata ha avviato un arbitrato privato per ottenere la condanna della curatela al versamento diretto delle somme rimborsate. Gli arbitri hanno accolto la domanda, ma la Corte d'Appello ha annullato il lodo. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento. Qualsiasi richiesta di credito o di condanna economica nei confronti di un soggetto insolvente rientra nell'esclusivo accertamento del passivo fallimentare dinanzi al giudice delegato, paralizzando le pretese in sede arbitrale.
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Società di comodo: il reddito minimo non si azzera con le perdite
Una società capogruppo, qualificata come società di comodo, ha aderito al consolidato fiscale nazionale insieme alle sue controllate. Nell'anno d'imposta 2005, la capogruppo ha registrato un reddito effettivo superiore al reddito minimo presunto previsto dalla legge. Tuttavia, ha azzerato l'intera base imponibile compensandola con le perdite fiscali registrate dalle società controllate. L'Agenzia delle Entrate ha rettificato la dichiarazione, ritenendo intoccabile il reddito minimo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che le perdite delle controllate possono compensare solo la quota di reddito eccedente la soglia minima di operatività. Il reddito minimo delle società non operative costituisce infatti una base imponibile incomprimibile, che non può essere azzerata per evitare di aggirare la finalità antielusiva della norma.
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Definizione agevolata: ammessa anche per il credito d’imposta negato
L'Agenzia delle Entrate aveva negato a due società la definizione agevolata di una controversia riguardante un avviso di accertamento IRES. L'ufficio sosteneva che il disconoscimento di un credito d'imposta per ricerca e sviluppo non costituisse un atto impositivo e che, quindi, la lite non fosse definibile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso delle società, stabilendo che la nozione di atto impositivo deve essere interpretata in senso sostanziale. Il diniego di un'agevolazione o di un credito d'imposta produce infatti un effetto equivalente a un avviso di accertamento, determinando un maggior carico fiscale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato il diniego e dichiarato estinto il giudizio. Le società contribuenti ottengono così la chiusura definitiva della lite fiscale.
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Fisco e motivazione apparente: la sentenza scambia la causa
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale che presentava una grave anomalia: pur riportando nell'intestazione i dati corretti della controversia con la Società Consolidante, la motivazione e la decisione facevano riferimento a una causa completamente diversa, riguardante un'altra società controllata e un altro ufficio fiscale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che una decisione basata su fatti estranei alla causa configura una motivazione apparente, determinando la nullità insanabile della sentenza. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la decisione e ha rinviato il caso alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo giudizio.
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Accertamento da studi di settore: nullo se manca la gravità
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di due Società Contribuenti, contestando un maggior reddito d'impresa basato sui parametri degli studi di settore. Le società hanno impugnato l'atto, lamentando la mancanza di una grave incongruenza nello scostamento (pari al 13%) e il difetto di motivazione della sentenza d'appello, che si era limitata a confermare la decisione di primo grado senza un'autonoma valutazione. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, stabilendo che la sentenza d'appello motivata per relationem è nulla se si limita a un rinvio acritico senza verificare in concreto la gravità dello scostamento. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la decisione impugnata, rinviando la causa alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado per un nuovo esame. L'accertamento da studi di settore richiede infatti una motivazione effettiva sulla gravità dello scostamento.
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Consolidato fiscale: sanzioni sdoppiate ma legittime
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società consolidante e a una controllata un'operazione elusiva per l'anno 2006, irrogando sanzioni per infedele dichiarazione nell'ambito del regime di consolidato fiscale. La Corte di secondo grado aveva annullato le sanzioni ritenendole una duplicazione illegittima e invocando il cumulo giuridico. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria. I giudici hanno stabilito che, poiché l'accertamento era iniziato prima del 2011, si applica il vecchio sistema del "doppio livello di accertamento". In questo regime, la società consolidante risponde in solido con la controllata per le sanzioni, e non si applicano le regole sul cumulo giuridico previste per i singoli contribuenti. La sentenza di secondo grado è stata quindi cassata con rinvio.
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Consolidato fiscale: vietato usare le perdite della controllata
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un'azienda un'operazione elusiva finalizzata a sfruttare indebitamente le perdite di una società acquisita. L'azienda aveva optato per il consolidato fiscale, cercando di compensare le perdite pregresse della controllata, derivanti da un credito non svalutato tempestivamente nonostante il fallimento del debitore nel 2004. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando che le perdite maturate prima dell'ingresso nel consolidato fiscale non possono essere trasferite al gruppo per abbattere l'imponibile complessivo. La Corte ha chiarito che il fallimento del debitore fa scattare la presunzione automatica di perdita nell'anno in cui avviene, impedendo il differimento strategico della svalutazione per aggirare i divieti di compensazione.
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Clinica Privata Accreditata? Niente Sconto IRES per Enti Ospedalieri
Una casa di cura privata, parte di un gruppo societario, ha richiesto un rimborso del 50% dell'IRES, invocando l'agevolazione fiscale per enti ospedalieri. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo un principio importante: essere una struttura sanitaria accreditata con il Servizio Sanitario Nazionale non è sufficiente per ottenere questo beneficio. L'agevolazione è riservata esclusivamente a specifici enti pubblici, definiti storicamente come 'enti ospedalieri'. Sebbene la clinica avesse il diritto formale di presentare la richiesta, le mancava il requisito sostanziale. La richiesta di rimborso è stata quindi definitivamente respinta.
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Rimborso Credito IVA Consolidato: No alla Cassa, Sì Compensazione
Una società capogruppo (consolidante) ha richiesto all'Agenzia delle Entrate il rimborso in denaro di un credito IVA trasferitole da una società controllata (consolidata). L'Agenzia ha negato il rimborso. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo un principio chiaro: finché il regime del consolidato fiscale è attivo, i crediti trasferiti dalla società figlia alla madre possono essere usati solo in compensazione per pagare altre imposte del gruppo. Il **rimborso credito IVA consolidato** in forma monetaria non è ammesso in questa situazione. La liquidità del credito è possibile solo in casi diversi, come l'interruzione anticipata del consolidato.
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Giudicato esterno: Fisco sconfitto due volte per la stessa tassa
L'Agenzia delle Entrate contesta a una società una plusvalenza non dichiarata, dando origine a due processi paralleli: uno contro la società operativa e uno contro la capogruppo. La società vince il primo processo in modo definitivo. Quando il secondo processo arriva in Cassazione, i giudici applicano il principio del giudicato esterno tributario. La Corte stabilisce che la prima sentenza, essendo sullo stesso identico fatto e tra le stesse parti sostanziali, chiude automaticamente anche la seconda causa. L'Agenzia delle Entrate perde quindi anche il secondo ricorso, vedendo la sua pretesa annullata definitivamente.
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Efficacia estensiva del giudicato: tassa annullata, sanzione salva
Una società capogruppo riceve una sanzione per un'infedele dichiarazione IRES legata a una plusvalenza non dichiarata da una sua controllata. Tuttavia, la pretesa fiscale sulla plusvalenza era già stata definitivamente annullata in un altro processo. La Corte di Cassazione applica il principio dell'efficacia estensiva del giudicato, stabilendo che la sentenza favorevole ottenuta dalla società controllata si estende anche alla capogruppo. Se il debito fiscale principale è stato cancellato, cade anche la sanzione collegata. L'Agenzia delle Entrate perde il ricorso e la sanzione viene annullata in via definitiva.
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Società in perdita sistematica: crisi reale batte presunzione Fisco
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un'azienda che aveva ricevuto un avviso di accertamento perché considerata una 'società in perdita sistematica'. Il Fisco le contestava un reddito minimo presunto per l'anno 2012. L'azienda, però, nel 2013 era stata ammessa alla procedura di concordato preventivo, a dimostrazione di una crisi reale. La Corte ha stabilito che l'avvio di una procedura concorsuale, come il concordato, è una causa di disapplicazione automatica delle norme sulle società di comodo. Questo principio vale anche per l'anno d'imposta immediatamente precedente all'avvio della procedura. Di conseguenza, la crisi economica effettiva prevale sulla presunzione di elusione fiscale e l'accertamento è stato annullato. L'azienda ha vinto la causa.
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Gruppo di imprese: No ai vantaggi fiscali con la sola parentela
La Corte di Cassazione ha stabilito che il semplice rapporto di parentela tra i soci di diverse aziende non è sufficiente per dimostrare l'esistenza di un collegamento societario e gruppo di imprese. Di conseguenza, i trasferimenti di denaro tra queste società non possono essere automaticamente considerati operazioni infragruppo esenti da tassazione. L'Agenzia delle Entrate ha quindi legittimamente qualificato tali movimenti come sopravvenienze attive (ricavi straordinari), tassandoli come reddito d'impresa. Per ottenere l'esenzione fiscale, l'azienda avrebbe dovuto fornire la prova rigorosa di un'effettiva attività di direzione e coordinamento da parte di una società capogruppo, prova che in questo caso è mancata.
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Collegamento societario: legami familiari non bastano, Fisco vince
L'Agenzia delle Entrate accerta maggiori ricavi a una società per oltre 2 milioni di euro, ricevuti da altre due aziende i cui soci sono parenti del suo. La società si difende sostenendo che i trasferimenti fossero neutri fiscalmente, in quanto avvenuti all'interno di un gruppo di fatto basato su un collegamento societario derivante proprio dai legami familiari. La Cassazione dà ragione al Fisco: il solo rapporto di parentela tra soci non è sufficiente a dimostrare un collegamento societario rilevante. Per farlo, serve la prova concreta che una società eserciti un'influenza notevole sulle decisioni strategiche delle altre. Di conseguenza, i versamenti devono essere considerati ricavi e tassati.
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Litisconsorzio necessario tributario: nullità se manca la capogruppo
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava accertamenti fiscali emessi contro una società in fallimento. Le contestazioni riguardavano l'indebita deduzione di costi infragruppo per premi di fine anno e servizi di magazzino, ritenuti non inerenti. Sebbene i giudici di merito avessero dato ragione alla società, la Corte di Cassazione ha rilevato un vizio procedurale insanabile. Nel regime del consolidato fiscale, la mancata partecipazione al giudizio della società controllante e dei soci configura una violazione del Litisconsorzio necessario tributario. Poiché l'accertamento è unitario, il processo non può svolgersi senza tutti i soggetti interessati. La Suprema Corte ha quindi dichiarato la nullità dell'intero giudizio, rinviando la causa alla Corte di giustizia tributaria di primo grado per la corretta integrazione del contraddittorio.
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Consolidato fiscale: la Cassazione sui costi infragruppo
La Corte di Cassazione ha stabilito che le regole per la determinazione del reddito di ciascuna società sono inderogabili, anche all'interno di un consolidato fiscale. Non è ammesso lo spostamento arbitrario di costi da una società all'altra del gruppo, anche se l'operazione non modifica la base imponibile complessiva. La Corte ha affermato l'interesse dell'Agenzia Fiscale a contestare tali operazioni per garantire il rispetto delle norme fiscali individuali.
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Consolidato nazionale: la mancata impugnazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito un punto cruciale del regime del consolidato nazionale ante 2011. Nel caso specifico, una società consolidata aveva omesso di impugnare un avviso di accertamento di "primo livello" che rettificava il proprio reddito imponibile. Successivamente, ha ricevuto un atto di contestazione per le sanzioni relative a tale rettifica. La Corte ha stabilito che la mancata impugnazione del primo avviso lo ha reso definitivo, legittimando di conseguenza l'atto sanzionatorio. La definitività dell'accertamento sul reddito della singola società preclude ogni successiva contestazione nel merito, rendendo irrilevanti le sorti del giudizio sull'accertamento di "secondo livello" emesso verso la consolidante.
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Costi infragruppo: prova e deducibilità nel consolidato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro due società in consolidato fiscale, confermando la deducibilità di costi infragruppo per servizi di outsourcing. L'Agenzia contestava la loro inerenza, sostenendo una duplicazione di funzioni. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso in quanto mirava a una rivalutazione delle prove, compito esclusivo del giudice di merito. La sentenza sottolinea l'importanza di una solida documentazione a supporto dei costi e il principio processuale per cui, in presenza di una 'doppia ratio decidendi', il ricorso deve contestare validamente entrambe le motivazioni.
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Interpello disapplicativo: errore non blocca il merito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17443/2024, ha stabilito che un'errata dichiarazione di inammissibilità di un interpello disapplicativo da parte dell'Amministrazione Finanziaria non costituisce un vizio tale da invalidare automaticamente il successivo avviso di accertamento. Il giudice tributario non può fermarsi al vizio procedurale ma deve procedere all'esame del merito della controversia, valutando se sussistono o meno i presupposti per la disapplicazione della normativa antielusiva sulle società di comodo.
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Consolidato fiscale e rettifica: l’interesse ad agire
L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deducibilità di costi infragruppo per una società in regime di consolidato fiscale. Le corti di merito avevano negato l'interesse ad agire dell'Agenzia, poiché la rettifica non alterava il reddito complessivo del gruppo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che le regole per la determinazione del reddito di ciascuna società sono inderogabili. Pertanto, l'Agenzia ha sempre interesse a verificare la corretta applicazione delle norme fiscali per ogni singola entità, a prescindere dal regime di consolidato fiscale.
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