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Art. 1168 Codice Civile

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170 provvedimenti

IMU immobile occupato: esenzione possibile?
Una società immobiliare ha contestato il pagamento dell'IMU per un edificio abusivamente occupato da terzi per oltre due anni. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso, ha stabilito che l'imposta non è dovuta. La decisione si fonda su una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo imporre l'IMU su un immobile occupato, in quanto la perdita di disponibilità del bene fa venir meno la capacità contributiva del proprietario, presupposto fondamentale di ogni tributo.
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Opposizione di terzo: possesso vs proprietà
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito i limiti dell'opposizione di terzo. Dei soggetti, possessori di un immobile, si sono opposti a una sentenza che riconosceva la proprietà di un bene ad altri per usucapione. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la semplice tutela del possesso ('ius possessionis') non può prevalere su un diritto di proprietà accertato in giudizio ('ius possidendi'). Per avere successo, chi propone l'opposizione di terzo deve dimostrare di essere titolare di un diritto autonomo e incompatibile, come la proprietà acquisita per usucapione, prova che in questo caso non è stata fornita.
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Accessio possessionis: come provare il possesso
Un'azienda, dopo aver acquistato un albergo tramite asta giudiziaria, ha citato in giudizio i precedenti proprietari per ottenere la reintegrazione nel possesso di un'area adibita a parcheggio. Il Tribunale ha respinto il ricorso, stabilendo che il nuovo proprietario non ha fornito la prova di un possesso effettivo e concreto sull'area nel periodo tra l'acquisto e la presunta turbativa. La sentenza chiarisce che il principio dell'accessio possessionis non è sufficiente per le azioni possessorie se non è accompagnato dalla prova dell'effettiva immissione in possesso.
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Detentore qualificato: tutela anche a contratto scaduto
Un locatore, dopo la scadenza del contratto di locazione, installava un cancello impedendo l'accesso all'inquilino. Il Tribunale ha confermato l'ordine di reintegrazione, stabilendo che l'inquilino è un detentore qualificato e ha diritto alla tutela possessoria fino alla riconsegna dell'immobile. Bloccare l'accesso principale costituisce spoglio, anche in presenza di altri ingressi.
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Animus spoliandi: quando manca l’intenzione di spoglio
Una proprietaria ha citato in giudizio l'ex moglie del figlio per aver occupato un suo appartamento. La Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado, rigettando la domanda di reintegrazione nel possesso per mancanza di 'animus spoliandi'. È stato ritenuto che l'occupante fosse in buona fede, indotta a credere dal suo ex marito di avere il permesso della proprietaria. Di conseguenza, mancava l'elemento psicologico necessario per configurare lo spoglio.
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Convivente superstite: diritto di restare nella casa
Il Tribunale di Torino ha respinto la richiesta degli eredi di accedere alla casa familiare del defunto, riconoscendo il diritto prevalente del convivente superstite di continuare ad abitarvi. L'accesso temporaneo concesso agli eredi è stato qualificato come mera ospitalità e non come acquisizione del possesso. La decisione stabilisce che il convivente superstite può legittimamente cambiare le serrature per tutelare il proprio domicilio, senza che ciò costituisca uno spoglio illegittimo nei confronti degli eredi.
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Servitù di passaggio: quando la cortesia non basta
Un avvocato agisce in giudizio per vedersi riconoscere il possesso di una servitù di passaggio su una rampa privata, negata dai nuovi proprietari che hanno cambiato la serratura di un cancello. Il Tribunale di Napoli rigetta la domanda, stabilendo che l'uso del passaggio era basato sulla mera tolleranza e amicizia con il precedente proprietario, non su un possesso effettivo tutelabile ai sensi di legge.
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Occupazione abusiva: condanna al rilascio immobile
Un'ordinanza del Tribunale di Ancona affronta un caso di occupazione abusiva di un immobile di edilizia residenziale pubblica. Un soggetto si era introdotto clandestinamente in un alloggio vuoto, manomettendo anche le utenze. L'ente gestore dell'immobile ha agito in giudizio con un'azione di reintegrazione nel possesso. Il Giudice ha accolto la domanda, ordinando l'immediato rilascio dell'appartamento, riconoscendo che l'occupazione clandestina e contro la volontà del gestore costituisce spoglio e che l'ente gestore è un detentore qualificato legittimato ad agire.
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Lesione possessoria: quando l’uso è solo passaggio?
Un'ordinanza del Tribunale di Brescia affronta un caso di presunta lesione possessoria in aree comuni. Una proprietaria ha citato in giudizio i suoi vicini per aver posizionato mobili, piante e una piscina in un androne e cortile condivisi. Il giudice ha respinto il ricorso, stabilendo che, non essendo impedito il passaggio a piedi e non avendo la ricorrente specificato quale altro 'uso più vario' del bene le fosse stato precluso, non sussiste una lesione possessoria tutelabile. La decisione sottolinea l'importanza di provare un pregiudizio concreto e specifico al proprio possesso, al di là di un generico fastidio.
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Spoglio condominiale: ordine di rimozione tubazioni
Dei condomini hanno citato in giudizio il proprio condominio per spoglio condominiale, accusandolo di aver rimosso e sostituito tubazioni private nel loro appartamento senza autorizzazione, durante un intervento di manutenzione. Il Tribunale di Bari, supportato dalle conclusioni di una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) che ha confermato l'illegittimità dell'operato, ha accolto il ricorso. Ha ordinato al condominio l'immediato ripristino dello stato originario delle tubazioni a proprie spese e ha fissato una penale giornaliera per ogni giorno di ritardo nell'esecuzione dei lavori.
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