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Art. 116 Codice di Procedura Civile — Sezione Seconda Civile

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Altri anni per Art. 116 Codice di Procedura Civile

Risarcimento lucro cessante: prova del danno
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di risarcimento lucro cessante presentata da un'imprenditrice agricola per il fermo di un trattore in riparazione. La Corte ha ribadito che il danno da fermo tecnico non è automatico (in re ipsa), ma esige la prova specifica della perdita di guadagno e dell'effettiva capacità operativa dell'impresa, non dimostrata nel caso di specie a causa dell'inattendibilità dei testimoni.
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Negozio misto a donazione: guida alla riduzione
La Corte di Cassazione ha confermato la validità della riduzione di un atto qualificato come negozio misto a donazione, ovvero una vendita a prezzo ridotto che cela una liberalità. Il caso riguarda la disputa tra due fratelli per la successione paterna, dove un immobile era stato ceduto a un prezzo inferiore al valore di mercato, ledendo la quota riservata all'altro erede.
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Risoluzione contratto animazione: guida al caso
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione contratto animazione tra una società turistica e un'agenzia di servizi. Il caso nasce dal mancato pagamento delle rate pattuite da parte della struttura ricettiva, che ha spinto l'agenzia a interrompere il servizio. La Corte ha stabilito che l'inadempimento finanziario giustifica il recesso e il pagamento del residuo pattuito, rigettando le contestazioni sulla qualità del servizio basate su testimonianze ritenute inattendibili o valutative.
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Eterodirezione societaria: sanzioni e trasparenza
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione pecuniaria a una società per aver omesso di dichiarare l'eterodirezione societaria esercitata dalla sua controllante. La sentenza chiarisce che il termine per la contestazione dell'illecito decorre solo dal pieno accertamento dei fatti da parte dell'Autorità e che la violazione sussiste anche in assenza di un danno economico concreto, privilegiando la trasparenza del mercato.
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Risoluzione del contratto d’opera: guida legale
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso relativo alla risoluzione del contratto d'opera tra un professionista e un committente. La Corte ha stabilito che i documenti prodotti tramite una consulenza tecnica nulla rimangono acquisiti al processo. Inoltre, ha confermato che la domanda di risoluzione del contratto d'opera può essere introdotta nel corso del giudizio anche se inizialmente era stato chiesto solo il risarcimento dei danni.
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Sopraelevazione in condominio e aspetto architettonico
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una sopraelevazione in condominio realizzata su un lastrico solare, rigettando la richiesta di demolizione. La decisione si basa sul fatto che l'opera, pur modificando lievemente la sagoma dell'edificio, non ne pregiudica l'aspetto architettonico complessivo essendo arretrata e cromaticeamente omogenea. Inoltre, la Corte ha dichiarato inammissibili le contestazioni sulla stabilità statica poiché non sollevate tempestivamente nei precedenti gradi di giudizio.
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Uso della cosa comune: limiti e innovazioni lecite
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due condomini che avevano sopraelevato di 17 cm un'area comune per finalità private. La Corte ha stabilito che tale modifica viola l'uso della cosa comune ai sensi dell'art. 1102 c.c., poiché impedisce il comodo utilizzo dell'area di manovra agli altri proprietari, confermando l'obbligo di ripristino dello stato originario.
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Revocazione sentenza e limiti dell’errore di fatto
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una istanza di revocazione sentenza presentata da un proprietario terriero. Il ricorrente sosteneva che il giudice d'appello fosse incorso in un errore percettivo ignorando una consulenza tecnica (CTU) precedentemente ammessa. La Suprema Corte ha stabilito che se il giudice decide deliberatamente di non valutare una prova ritenendola inammissibile in fase decisionale, si tratta di una scelta di diritto e non di un errore di fatto.
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Servitù apparente: la prova per l’usucapione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33766/2023, ha rigettato il ricorso di alcuni proprietari che chiedevano di riconoscere l'usucapione di una servitù di passaggio. Il caso verteva sul requisito della servitù apparente, ovvero sulla necessità di opere visibili e permanenti. La Corte ha ribadito che l'onere di provare tale apparenza spetta a chi intende far valere il diritto, e la semplice esistenza di una stradina non è sufficiente. È necessario un "quid pluris" che dimostri in modo inequivocabile la specifica destinazione della strada all'esercizio della servitù a vantaggio del fondo dominante.
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Azione di rivendica: chi va citato in giudizio?
Un proprietario agisce in giudizio con un'azione di rivendica per recuperare un terreno, basando il suo diritto sull'usucapione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del possessore, confermando un principio fondamentale: l'azione deve essere intentata esclusivamente contro chi possiede o detiene materialmente il bene al momento della domanda, non contro i precedenti proprietari o gli intestatari catastali. La Corte ha inoltre ribadito che non può riesaminare nel merito le prove già valutate dai giudici di primo e secondo grado.
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Destinazione padre di famiglia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la costituzione di una servitù di passaggio per destinazione del padre di famiglia, basata sulla preesistenza di opere visibili e permanenti. La Corte ha ritenuto irrilevante la successiva trasformazione del tracciato e ha stabilito che un accordo privato posteriore non escludeva esplicitamente la servitù. Il ricorso della proprietaria che negava il diritto di passaggio è stato rigettato.
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Querela di falso: obbligo di avviso al PM in appello
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di appello che aveva dichiarato la falsità di un documento. La decisione è stata invalidata a causa di un vizio di procedura fondamentale: la mancata comunicazione della pendenza del giudizio sulla querela di falso al Procuratore Generale. Questo adempimento è obbligatorio per garantire la tutela dell'interesse pubblico alla veridicità degli atti, e la sua omissione determina la nullità dell'intero procedimento di secondo grado.
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Interpretazione contratto: Cassazione chiarisce
Analisi di una decisione della Cassazione sull'interpretazione contratto di cessione quote societarie. La Corte ha stabilito che una clausola di garanzia per "spese" e "sopravvenienze" relative a un contenzioso in corso copre solo i costi del procedimento pendente al momento della vendita, escludendo i danni e le spese di un nuovo giudizio di merito iniziato successivamente. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso dei compratori.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: onere della prova
Una società di servizi ha presentato ricorso in Cassazione contro una condanna al pagamento per interventi di manutenzione. La Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso per Cassazione perché la società ricorrente, pur avendo dichiarato di aver ricevuto la notifica della sentenza d'appello, non ha depositato la copia autentica con la relativa relata di notifica entro i termini di legge. Questo adempimento è essenziale per dimostrare la tempestività dell'impugnazione secondo il termine breve.
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Decoro architettonico: no a modifiche su parti comuni
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33232/2023, ha confermato la condanna a ripristinare i luoghi per un condomino che aveva annesso illecitamente parti comuni e leso il decoro architettonico dell'edificio con varie opere, tra cui la posa di grosse tubature. La Corte ha ribadito che il rispetto del decoro architettonico è un limite invalicabile, anche quando si interviene su immobili in stato di degrado, e che l'appropriazione di spazi comuni è sempre illegittima.
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Valutazione delle prove: Cassazione e limiti del ricorso
Un imprenditore agricolo ricorre in Cassazione contestando una condanna al pagamento di fatture per forniture. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. Anche gli altri motivi, relativi alla validità dei contratti e alla ripartizione delle spese legali, sono stati respinti per vizi procedurali.
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Prova usucapione: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento dell'usucapione su un terreno. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti o le prove (come testimonianze e fotografie), ma solo di verificare la corretta applicazione della legge. La mancanza di una solida prova usucapione, come la dimostrazione di un possesso continuo e ininterrotto nel tempo, non può essere contestata in sede di legittimità se il giudice di merito ha motivato la sua decisione in modo logico e coerente.
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Servitù coattiva: no se l’ostacolo è creato da te
Un proprietario, dopo aver modificato un edificio che bloccava il suo accesso alla strada, ha richiesto una servitù coattiva sul terreno del vicino. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il diritto di passaggio non può essere concesso se la mancanza di accesso deriva dalle azioni del proprietario stesso, poiché ciò comporterebbe un ingiusto sacrificio dei diritti del vicino.
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Litisconsorzio necessario in appello: errore fatale
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello in un caso di usucapione. La ragione risiede in un vizio procedurale grave: l'atto di appello non era stato notificato a tutte le parti necessarie del giudizio di primo grado. La Corte ha ribadito l'importanza del litisconsorzio necessario in appello, sottolineando che la sua violazione comporta la nullità del procedimento e della sentenza, imponendo un rinvio al giudice d'appello per la corretta integrazione del contraddittorio.
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Responsabilità Comune per allagamenti: Cassazione
Un caso di allagamenti e sversamenti fognari su un fondo privato porta la Cassazione a chiarire i confini della responsabilità del Comune. Inizialmente, i giudici di merito avevano attribuito la colpa esclusivamente alla Provincia per lavori stradali mal eseguiti. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso degli eredi del proprietario, stabilendo che la Corte d'Appello aveva errato nel non valutare la concorrente responsabilità del Comune, custode della rete fognaria e consapevole dei problemi di sversamento. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione del concorso di colpa.
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